Frantz (2016). Ciò che resta dopo la guerra

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Trailer di Frantz

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Il 15 gennaio 1930 debuttò a Parigi l’opera teatrale francese “L’Homme que j’ai tué” di Maurice Rostand, che venne successivamente riproposta per gli spettatori inglesi con il titolo “The Man I Killed” per la regia di Reginald Berkeley. Nel 1932, il cineasta tedesco naturalizzato americano Ernst Lubitsch, attraverso una sceneggiatura di Ernest Vajda e Samson Raphaelson, realizzò il primo adattamento cinematografico basato sul testo teatrale, intitolato “L’uomo che ho ucciso” (Broken Lullaby), distribuito in America il 19 gennaio 1932. Nel 2016, François Ozon realizzò una sorta di rivisitazione del testo teatrale del ’30 e del lungometraggio “The Man Whose Conscience Driven”, per creare il lungometraggio drammatico “Frantz“, che vede nel ruolo dei protagonisti l’attrice tedesca Paula Beer e l’attore francese Pierre Niney, in una storia ambientata dopo gli eventi della prima guerra mondiale.

Il film è stato presentato in concorso alla 73a Mostra del Cinema di Venezia nella categoria del Leone d’Oro, dove l’attrice Paula Beer ha ricevuto il Premio Marcello Mastroianni come miglior giovane attrice dell’edizione, per poi essere distribuito in sala il 7 settembre 2016 in Germania e il 29 settembre dello stesso anno. In Italia, è stato distribuito in sala grazie ad Academy Two dal 22 settembre 2016.

Trama di Frantz

Nel 1919, nella pittoresca cittadina tedesca di Quedlimburg, ancora segnata dalle ferite della Prima guerra mondiale, la giovane Anna dedica ogni giorno alla visita della tomba del suo fidanzato Frantz, caduto eroicamente al fronte in Francia. Il paesaggio del cimitero, permeato dal lutto e dalla nostalgia, diventa il teatro delle sue quotidiane riflessioni e preghiere. Un momento cruciale interrompe la monotonia di questo rituale: l’incontro con Adrien, un giovane francese anch’egli recatosi a portare omaggi sulla tomba di Frantz. La presenza di Adrien nella città tedesca fa emergere reazioni sociali intense e sentimenti profondi. Alcuni tedeschi lo scrutano e lo trattano malamente per essere stato il loro nemico, dato che la Francia ha combattuto contro la Germania durante la prima guerra mondiale, mentre i genitori di Frantz e Anna, che vivono insieme, lo accettano inizialmente freddamente e, man mano, sempre più calorosamente, intessendo rapporti interiori alquanto complessi.

Tra Anna e Adrien, in particolare, si sviluppa un legame inaspettato, una connessione che va oltre le barriere nazionali e culturali. Attraverso le loro interazioni, Anna inizia a scoprire lati di sé e informazioni riguardanti il suo defunto fidanzato. L’intricata trama si dipana in una cittadina segnata dalla transizione post-bellica, dove la presenza di Adrien diventa un ponte fragile tra due nazioni che cercano di superare le divisioni del passato.

Frame di Frantz
Frame di Frantz

Recensione di Frantz

Cosa resta dopo la guerra? Il dolore, l’annientamento dell’anima, i rimorsi e i sensi di colpa, i corpi mutilati dei soldati, i cuori spezzati di chi attende il ritorno a casa dei soldati caduti, di quei loro cari che non vedranno mai più, deceduti sui campi di combattimento. “Frantz” è la storia di chi è sopravvissuto ma che non riesce ad andare avanti con le proprie vite, intrappolati dentro un sentimento di profondo malessere che gli impedisce di vivere un’esistenza piena, in cui lasciarsi il passato alle spalle risulta quasi impossibile.

La storia si svolge a Quedlimburg, in Germania, ben quattro anni dopo la fine della prima guerra mondiale. Le vite e le emozioni dei personaggi sembrano però essere rimaste ancorate agli eventi del 1945, a quegli anni della guerra, soprattutto ai lutti che le persone comuni hanno subito, dove ogni cittadino, padre, madre, figlio, moglie, fidanzata, ha avuto a che fare con una perdita devastante, come avviene alla famiglia Hoffmeister. I protagonisti della pellicola sono persone bloccate emotivamente, intrappolate dentro un lutto infinito che impedisce loro di abbracciare nuovamente la vita.

Anna (Paula Beer), con indosso abiti neri, trascorre le sue giornate nella tristezza, occupandosi quotidianamente della tomba del fidanzato Frantz, deceduto in guerra per mano francese. Lei, ogni giorno, decora la tomba dell’amato con dei fiori, l’unico modo per instaurare ancora un rapporto con Frantz. Lei non riesce più a provare gioia, non riesce più a vedersi tra le braccia di un altro uomo, ma con la morte di Frantz anche una parte di lei, quella più gioviale, è venuta a mancare. Altro personaggio rotto è il padre di Frantz, il dott. Hoffmeister, un uomo che sente su di sé il peso per la morte del figlio. Frantz era un pacifista, estraneo alla guerra, ma la volontà del padre patriota lo convinse ad arruolarsi nella truppe tedesche per partecipare alla guerra, dove però ha trovato la sua morte. Il dott. Hoffmeister deve fare i conti con un profondo senso di colpa, una sensazione che prova anche il misterioso francese Adrien Rivoire (Pierre Niney), che si avvicina alla famiglia Hoffmeister e ad Anna affermando di essere un intimo amico del loro Frantz. Adrien Rivoire rappresenta il soldato distrutto a livello psicologico dalla guerra, colui che non riesce più a liberarsi del passato, che non può abbracciare la vita con leggerezza. Adrien, di cui per vincoli di spoiler non possiamo svelarvi troppo, è un personaggio ambiguo, affascinante nella sua scrittura, che incarna l’essenza di quei giovani amanti dell’arte e della poesia costretti ad impugnare le armi contro la loro volontà. Dopo gli eventi del conflitto, quando la guerra è terminata, il giovane francese resta imprigionato in un profondo senso di colpa per ciò che ha fatto, per ciò che ha causato.

Il film “Frantz” di François Ozon si distingue per la sua capacità di creare un’atmosfera straordinariamente suggestiva, immersa in un contesto post-bellico intriso di tristezza e nostalgia. La storia si svolge tra le tombe silenziose, simboli tangibili delle vite spezzate dalla violenza della guerra. In questo scenario, i paesaggi malinconici fungono da sfondo, amplificando la sensazione di desolazione e il peso dell’assenza. Gli occhi riflessivi dei protagonisti, in particolare quelli di Anna e Adrien, diventano finestre dell’anima attraverso le quali lo spettatore può scrutare la complessità delle emozioni umane. Ogni sguardo è carico di significato, trasmettendo il dolore profondo derivante dalla perdita e la ricerca di significato in un mondo segnato dalla distruzione. Il film si dimostra essere un affresco emozionale che esplora il dolore in tutte le sue sfaccettature, dalla malinconia della memoria al profondo senso di colpa indistruttibile. Al centro di questa narrazione intensa, la redenzione emerge come un tema chiave, proponendo la possibilità di guarigione attraverso la compassione e l’empatia. In questo senso, la presenza di Adrien, un francese in una Germania ancora ferita, diventa un simbolo di speranza e di rinascita. I suoi racconti su Frantz, daranno nuova vitalità e nuova speranza nei cuoi della famiglia Hoffmeister, che grazie a lui riesce a ricominciare a vivere, e la sua compagnia farà rinascere sentimenti svaniti e creduti morti nel cuore della giovane Anna. Adrien è colui che porta fuori dal guscio chi era morto, seppur vivo, fino ad allora. La pellicola ci racconta della possibilità di rinascita dopo la tempesta della guerra, che non si manifesta solo come un processo individuale, ma anche come un’opportunità di rinnovamento collettivo. Il film suggerisce che, nonostante le tragedie e le cicatrici indelebili del passato, esiste ancora la speranza di costruire un futuro condiviso basato sulla comprensione reciproca e sulla capacità di guardare al di là delle differenze.

La storia di ‘Frantz’ si concentra su temi di dolore, redenzione e ricerca della felicità, e la fotografia emerge come elemento chiave nella drammaturgia, focalizzandosi interamente sul senso del dolore dei vari personaggi. La scelta cromatica è attentamente ponderata e intelligente, contribuendo a enfatizzare le emozioni. La pellicola adotta principalmente una fotografia in bianco e nero, che sottolinea gli sguardi tristi dei personaggi. Tuttavia, quando nel cuore di essi, soprattutto di Anna, si fa strada una luce di gioia, la scena si colora e i colori emergono sullo schermo. Questo gioco fotografico offre uno sguardo più completo e profondo sui personaggi, consentendoci di percepire maggiormente la loro umanità e tridimensionalità. Un piccolo errore in questo approccio cromatico riguarda la scena del ballo, dove Anna e Adrien sembrano trovare un momento di felicità distante dall’ombra di Frantz nel loro cuore. In questo contesto, la fotografia avrebbe potuto, in certi momenti, come durante il ballo, assumere tonalità a colori, denotando la loro felicità più pura, ma ciò non accade, il che può essere considerato un limite di questa sequenza narrativa.

Paula Beer in Frantz
Paula Beer in Frantz

A livello drammaturgico e di sceneggiatura, la storia si può dividere in due parti distinte. Nella prima parte, abbiamo il viaggio di Adrien in Germania, un luogo che non vede di buon occhio i francesi, i loro nemici durante la guerra. Nella seconda parte, invece, c’è il viaggio di Anna a Parigi, un luogo che non vede di buon occhio i tedeschi. Questa netta divisione del film è funzionale per molti aspetti narrativi: da un lato, dona una maggior tridimensionalità ai due protagonisti, anche se Anna è il personaggio su cui si concentra maggiormente l’intera drammaturgia. Dall’altro lato, il film indaga e svela ciò che il cinema spesso trascura, ovvero i rapporti tra i paesi post-conflitto. I francesi in Germania sono visti male perché sono coloro che hanno ucciso i loro figli e fratelli. D’altro canto, in Francia, accade esattamente la stessa cosa, come Anna apprende sulla propria pelle, venendo giudicata per essere una tedesca, appartenente a quella nazione che ha sterminato molti giovani francesi. Il viaggio di Anna in Francia mette in luce la devastazione della guerra, come si vede nella scena del treno: la ragazza si trova di fronte a panorami distrutti dalla guerra e a volti di uomini martoriati dalle bombe e dal conflitto.

L’intero comparto sceneggiativo, di indubbia qualità, è amplificato dalle scelte stilistiche di regia. François Ozon crea un’opera altamente raffinata e poetica, inondata di quel sapore di realismo ed emotività che solo le grandi opere cinematografiche possiedono. Il cineasta, inoltre, lavora ottimamente con la macchina da presa, posizionando sempre l’obiettivo nel posto giusto, e riesce a tirare fuori il meglio dai suoi attori, con una Paula Beer incredibile. Quest’ultima riesce a far proprio un ruolo complesso come quello di Anna, una giovane donna di ventiquattro anni che deve fare i conti con i suoi sentimenti, piuttosto contrastanti e inquietanti, per certi versi. Paula Beer è l’anima stessa della pellicola, che diventa unica grazie alla sua eccellente performance, mettendo in luce tutto il suo potenziale artistico-interpretativo. Anche gli altri attori hanno dato prova di un’ottima performance, ma la sua è di un altro livello, non a caso ha ottenuto il Premio Marcello Mastroianni al Festival di Venezia.

In conclusione

“Frantz” del regista François Ozon si erge come un’opera cinematografica straordinaria e commovente che trasporta gli spettatori in un viaggio attraverso le complessità della perdita, della colpa e della ricerca di pace interiore. Ambientato nella Germania post-Prima Guerra Mondiale, il film riesce magistralmente a sfidare le barriere culturali e nazionali, mettendo in luce la bellezza della connessione umana che può emergere anche nei momenti più bui della storia. La trama coinvolgente, arricchita da interpretazioni toccanti e da una regia sensibile, esplora la delicata trama delle emozioni umane, mentre i personaggi principali, Anna e Adrien, guidano il pubblico attraverso un viaggio di scoperte personali e di comprensione reciproca. “Frantz” è una testimonianza poetica della resilienza dell’amore e della speranza, il film lascia una profonda impressione, rimanendo inciso nella memoria degli spettatori.

Note Positive:

  • Esplorazione Emotiva: Il film offre un’approfondita esplorazione delle emozioni umane, concentrandosi sul dolore, la colpa e la ricerca della pace interiore.
  • Contesto Post-Bellico: La trama si svolge nella Germania post-Prima Guerra Mondiale, rivelando le conseguenze devastanti della guerra sulle vite delle persone comuni.
  • Atmosfera Suggestiva: Il film crea un’atmosfera straordinariamente suggestiva, immergendosi in un contesto post-bellico intriso di tristezza e nostalgia.
  • Redenzione e Speranza: La storia suggerisce la possibilità di redenzione attraverso la compassione e l’empatia, offrendo la speranza di costruire un futuro basato sulla comprensione reciproca.
  • Fotografia Significativa: L’uso della fotografia, con il cambio di tonalità a colori in momenti chiave, enfatizza le emozioni dei personaggi, contribuendo a creare un’esperienza visiva coinvolgente.
  • Interpretazione Eccellente: Paula Beer, nel ruolo di Anna, offre un’interpretazione eccezionale, diventando l’anima della pellicola e contribuendo al successo artistico del film.
  • Regia Sensibile: François Ozon dimostra una regia sensibile, lavorando con la macchina da presa in modo efficace e tirando fuori il meglio dagli attori.

Note Negative:

  • Errore nella Scelta Cromatica: Alcuni potrebbero notare un limite nella sequenza del ballo, dove la fotografia non assume tonalità a colori per denotare la felicità dei personaggi, potenzialmente mancando un’opportunità espressiva.
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

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