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Emilia Pérez
Titolo originale: Emilia Pérez
Anno: 2024
Nazione: Francia
Genere: musical, commedia, crime
Casa di produzione: Why Not Productions, Page 114, Saint Laurent Productions, Pathé, France 2 Cinéma, Pimienta Films
Distribuzione italiana: Lucky Red
Durata: 2h12min
Regia: Jacques Audiard
Sceneggiatura: Jacques Audiard, Thomas Bidegain, Léa Mysius, Nicolas Livecchi
Fotografia: Paul Guilhaume
Montaggio: Juliette Welfling
Musiche: Clément Ducol,
Camille
Attori: Karla Sofía Gascón, Zoe Saldana, Selena Gomez, Édgar Ramírez, Adriana Paz, Mark Ivanir
Trailer di “Emilia Pérez”
Informazioni sul film e dove vederlo in streaming
Vincitore del Premio della Giuria e del Premio per la miglior interpretazione femminile al Festival di Cannes 2024, oltre a cinque European Film Awards (miglior film, miglior regia, miglior attrice protagonista, miglior montaggio e migliore sceneggiatura) e quattro Golden Globe su dieci nomination (tra cui spicca il premio per la Miglior Canzone Originale assegnato a El mal, composta da Clément Ducol, Camille e Jacques Audiard), Emilia Pérez è un lungometraggio diretto dal cineasta francese Jacques Audiard, noto autore di opere acclamate dalla critica come Regarde les hommes tomber (1994), Il profeta (2009) e Parigi, 13Arr. (2021).
La pellicola, che vanta nel cast la presenza di Zoe Saldana e Selena Gomez, passa dall’essere un musical all’essere un film di narcotrafficanti, dall’essere una storia di transizione a commedia d’amore. All’interno di questa pellicola tutto cambia e tutto rinasca nel racconto di Jacques Audiard, che usufruisce delle note musicali di Camille e Clément Ducol.
Emilia Pérez risulta essere un film sorprendente che va oltre i confini di ogni genere cinematografico. Presentato in Italia alla Festa del cinema di Roma 2024, arriva nei cinema italiani il 9 gennaio 2025 grazie a Lucky Red, mentre nelle sale cinematografiche francesi è stato distribuito dal 21 agosto 2024, grazie a Pathé.
Trama di “Emilia Pérez”
Rita è un avvocato al servizio di un grande studio, più interessato a scagionare i criminali che a consegnarli alla giustizia. Un giorno riceve un’offerta del tutto inaspettata: aiutare un potente boss del cartello messicano della droga a ritirarsi dai suoi loschi affari e sparire per sempre. L’uomo ha in mente di attuare il progetto su cui lavora da anni: diventare la donna che ha sempre sognato di essere. Insoddisfatta del suo lavoro, Rita decide di accettare l’incarico, ignara del fatto che questa scelta cambierà per sempre la vita di molti.

Recensione di “Emilia Pérez”
Sei anni fa ho letto il romanzo Écoute di Boris Razon. A metà del libro, arriva uno spacciatore transgender che vuole sottoporsi a un intervento chirurgico. Dato che nei capitoli successivi il personaggio non era molto sviluppato, ho deciso di iniziare la mia storia con lui. Durante il primo lockdown, ho buttato giù una prima bozza e mi sono reso conto che era più simile a un libretto d’opera che a una sceneggiatura cinematografica: era suddiviso in atti, c’erano poche scenografie, i personaggi erano archetipici… Creare un opera lirica in cinema non era una cosa che m’interessava particolarmente, ma è anche vero che l’idea di fare un’opera mi era passata per la testa mentre lavoravo a Un héros très discret. Con Alexandre Desplat avevamo pensato di scrivere un’opera musicale verista, una storia senza pretese come Nixon in China, L’opera da tre soldi o La tragédie de Carmen di Peter Brook.
L’ispirazione per la storia è indubbiamente il libro di Boris Razon, di cui però ho cambiato i personaggi. Nel libro l’avvocato era un uomo, un tipo stanco e disincantato, uno che non ha più niente da perdere. Io l’ho trasformato in una donna, anche lei avvocato ma giovane, ambiziosa, spregiudicata, cinica e pure nera, visto che a interpretarla è Zoe Saldaña. Insomma, un personaggio con un enorme potenziale di sviluppo che, come Emilia, avrebbe potuto spaziare tra generi diversi: film noir, melodramma, commedia di maniera, musical, telenovela…
Dichiarazioni di Jacques Audiard
Emilia Pérez non può essere definito un film messicano. Questo è evidente perché non racconta realmente del Messico, ma utilizza il paese segnato dal dolore come sfondo per una fantasia musicale che si concentra su un personaggio in bilico tra crudeltà e dolcezza. Guardare questo film è come provare una miscela di sapori strani: inizialmente si resta colpiti dall’insolito gusto, ma poi si è spinti a prendere un altro sorso. È un composto a tratti delirante, che a volte appare incomprensibile rispetto a ciò che i testi delle sue canzoni in spagnolo vogliono esprimere, ma che altre volte risulta sorprendentemente commovente.
Questa “narco-opera” non ha radici messicane, non solo per il fatto che il regista e sceneggiatore Jacques Audiard è francese, ma anche per il fatto che la maggior parte delle riprese è stata effettuata in studi parigini, dove sono state ricostruite le strade di Città del Messico, con un cast internazionale. Perfino il materiale di partenza (un capitolo del romanzo Écoute di Boris Razon) è straniero. Il risultato di questi strati che distanziano il film dal Messico ci trascinano dentro un melodramma visivamente impeccabile e quasi onirico, creato da un artista che non ha legami diretti con il paese d’ambientazione del film. Questo distacco potrebbe essere proprio ciò che permette a Emilia Pérez di esprimersi in modo così disordinato e fuori dagli schemi.
In Emilia Pérez c’è un curioso uso della lingua, poiché nessuno dei tre attori principali ha un accento messicano. Sebbene il regista stesso non parli spagnolo, è particolare l’uso del linguaggio colloquiale, grazie al lavoro di chi ha tradotto il copione ed è qualcosa di raro nelle produzioni americane ambientate in America Latina. Inoltre, Audiard non cerca di far sembrare i personaggi interpretati da Saldaña e Gomez come donne nate e cresciute in Messico e così il cast diventa un altro elemento che arricchisce questo film. È significativo, quindi, che l’unica attrice messicana del cast principale, Adriana Paz, interpreti un personaggio discreto e l’unico privo di un passato di violenza.
Emilia Pérez è un film caratterizzato da una umanità profonda e struggente ed è un dramma realistico, nonostante l’elemento musical, che non si concentra sulla violenza in sé, ma su come essa generi vittime in eterno in un ambiente che sembra non avere redenzione e sono proprio queste le storie che meritano di essere raccontate.
Mi sento molto ingenuo e cerco sempre di fare cose diverse, ma i temi ricorrenti sono proprio la paternità e la violenza: come si fa a liberarsi della violenza dei padri? Devo ammettere che è stato così fin dall’inizio. Il mio primo lungometraggio si chiama proprio Regarde les hommes tomber. Questo avrebbe dovuto attirare la mia attenzione, non crede? Emilia Pérez è fondamentalmente una storia di redenzione: cambiare sesso ti aiuta a vedere la violenza maschile sotto una luce diversa? Onestamente non credo. Magari il personaggio di Emilia ci crede davvero, ma resta comunque invischiato nella violenza. È il percorso che la porta ad allontanarsi da questo ciclo di violenza che è virtuoso in sé. Alla fine, che si perda la vita o si sopravviva, si è imparato qualcosa lungo la strada.

In conclusione
Emilia Pérez è un film incredibile che trascende tutti generi e parla di una storia che merita di essere raccontata e vista da tutti.
Note positive
- Regia
- Soggetto
- Cast
Note negative
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