Fjord (2026): chi educa chi?

Recensione, trama e cast di Fjord, un film del 2026 scritto e diretto dal cineasta rumeno Cristian Mungiu, presentato al festival di Cannes del 2026.

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Immagine del film al momento non disponibile per motivi di copyright - L'occhio del cineasta
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Fjord

Titolo originale: Fjord

Anno: 2026

Paese: Romania, Francia, Norvegia, Svezia, Danimarca

Genere: drammatico

Casa di produzione: Mobra Films, Why Not Productions, Eye Eye Pictures, Snowglobe Film, Aamu Film Company, Filmgate Films

Distribuzione italiana:

Durata: 146 minuti

Regia: Cristian Mungiu

Sceneggiatura: Cristian Mungiu

Fotografia: Tudor Vladimir Panduru

Montaggio: Mircea Olteanu

Musiche: Kaspar Kaae

Attori: Sebastian Stan, Renate Reinsve, Lisa Carlehed, Ellen Dorrit Petersen, Lisa Love Kongsli, Henrikke Lund‑Olsen

Trailer di “Fjord”

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Fjord è un film drammatico del 2026 scritto, diretto e co‑prodotto da Cristian Mungiu. Al centro della storia ci sono Sebastian Stan e Renate Reinsve, interpreti di una coppia romeno‑norvegese dai valori conservatori che, trasferendosi nel remoto paese natale della moglie, si ritrova sotto osservazione da parte della comunità locale, molto più progressista. L’opera ha debuttato in concorso al Festival di Cannes 2026 il 18 maggio.

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Trama di “Fjord”

Una famiglia rumena-norvegese dalle forti convinzioni religiose si trasferiscono dalla Romana in un piccolo villaggio sulle coste dei fiordi norvegesi. Il padre Mihai è un ingegnere nel campo della sicurezza informatica, mentre la madre Lisbet è un’infermiera. Entrambi di fede evangelista, crescono i propri figli con una rigida educazione e una serie di divieti. Quando la figlia più grande, Elia, si presenta a scuola con i lividi, interverranno i servizi sociali.

Recensione di “Fjord”

La bellezza dei fiordi che porta la famiglia Gherghiou dalla Romana alla Norvegia ci permette di entrare subito in un’ambientazione che riflette fin da subito l’atmosfera che Mungiu ha voluto dare. Il freddo delle cime che si trasmette anche nei suoi abitanti non appena questo nuovo nucleo familiare compie un passo falso, deragliando dai binari di una società che si dice progressista, ma nella realtà fallace come quella conservatrice.

Un cinema di conflitto quello riportato dal cineasta rumeno che si articola in vari livelli: sociale, politico, religioso, linguistico. Da una parte una coppia di genitori conservatori di lingua rumena (in cui lui è rumeno e lei, invece, norvegese), fedeli convinti e stranieri in terra straniera, mentre contro di loro una società che si muove sul pregiudizio, chiudendosi in contrapposizione ai propri ideali progressisti. 

Si innesta così non sono una sfida processuale in cui il mischione di lingue inglese, rumeno e norvegese non fa che aumentare il divario tra i genitori incriminati e il sistema welfaristico della Norvegia. Diventa allora un thriller giudiziario dove la violenza agisce sottopelle, attraverso i suoi personaggi strattonati dalla loro normalità per poter affrontare qualcosa di più grande loro, andando oltre la fede e le proprie convinzioni per poter affrontare un mondo che li fa sentire sbagliati.

Sebbene Mungiu condanni entrambi le fazioni di questa vicenda, regala però un barlume di speranza nelle giovani generazioni, qui rappresentate dalla figlia dei vicini, Noora, nonché dagli stessi ragazzi della famiglia Gheorghiu, dove stringono una forte amicizia nonostante alcune differenze.

Ciò che colpisce della nuova pellicola del cineasta rumeno, che ricordiamo in concorso in questo festival di Cannes 2026, non è tanto nella critica di un mondo in contraddizione con le idee che vuole promuovere. Di fronte a questa vicenda sorgono molti dubbi su chi abbia ragione, addirittura mette in gioco lo spettatore su temi come l’educazione dei figli e la convivenza tra culture diverse. Ci si pone la domanda: la famiglia Gheorghiu ha cresciuto bene i suoi figli? Gli assistenti sociali hanno fatto bene a rimuoverli? Un po’ come la recente e discussa famiglia del bosco, chi può avere l’ultima parola sulla crescita dei propri figli? La famiglia (che sia tradizionale o meno non è rilevante) oppure lo Stato?

In conclusione

Fjord è un’opera che conferma la capacità di Cristian Mungiu di scavare nelle contraddizioni morali e sociali dell’Europa contemporanea, costruendo un racconto teso, stratificato e profondamente umano. Attraverso la vicenda della famiglia Gheorghiu, il regista mette in scena un conflitto che non ha vincitori né soluzioni semplici, ma che interroga lo spettatore su temi complessi come l’educazione, l’integrazione culturale e il ruolo dello Stato nella vita privata. La regia asciutta, il realismo rigoroso e l’uso delle lingue come barriera emotiva amplificano il senso di smarrimento e ingiustizia. Pur nella sua durezza, Fjord lascia spazio a una tenue speranza, incarnata dalle nuove generazioni, più capaci degli adulti di superare pregiudizi e confini invisibili. Un film lucido, necessario e profondamente inquietante.

Note positive

  • Regia rigorosa
  • Realismo potente

Note negative

  • Assenza di una vera catarsi
  • Dialoghi talvolta didascalici

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Gianluca Zanni
Gianluca Zanni