La Distancia (2014): un mistero, una rapina

Condividi su
la distancia locandina

La Distancia

Titolo originale: La Distancia

Anno: 2014

Nazione: Spagna

Genere: Mistero

Casa di produzione: ArcadiaMotion Pictures, Sonar Advanced Music

Distribuzione italiana:

Durata: 1 ora 23 minuti

Regia: Sergio Caballero

Sceneggiatura: Sergio Caballero

Fotografia: Marc Gómez del Moral

Montaggio: Martì Roca

Musiche: Non specificate

Attori: Jinson Añazco, Pere Celma, Alberto Condon, Michal Lagosz, Olga Leontieva

Trailer de La Distancia

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

La Distancia, film diretto da Sergio Caballero e uscito nelle sale nel 2014, è un’opera sperimentale che combina elementi di fantascienza, surrealismo e commedia. Il film è stato presentato in anteprima al Festival Internazionale del Cinema di Sitges 2014, dove ha ricevuto una risposta contrastante da parte della critica. La trama del film è ambientata in una centrale termica abbandonata in Siberia. Un artista, confinato nella centrale, incarica tre nani con poteri sovrannaturali di rubare qualcosa chiamato “La Distanza”. I nani partono per la loro missione, ma lungo la strada incontrano una serie di ostacoli e sfide.

Trama de La Distancia

In un enigmatico scenario, un artista dall’aspetto argilloso trova la sua esistenza confinata in una stanza per ben quattro lunghi anni. Il suo tempo si consuma tra calcoli intricati tracciati su immense lavagne e sui muri circostanti. Sconcertante e sorprendente, decide di scrivere tre lettere destinate a tre piccoli esseri sovrannaturali – uno dotato di udito acuto, un altro capace di spostare gli oggetti a distanza, e il terzo in grado di scrutare nelle profondità delle persone. Chiede loro di riunirsi per una discussione di vitale importanza.

Questo enigmatico artista incarica i tre, dotati di singolari abilità, di sottrarre per lui qualcosa di misterioso denominato ‘La Distancia’. Quest’oggetto dimora all’interno di una centrale termica, un luogo anch’esso intriso di una strana vitalità. La banda dei sei giorni, in un’accelerata corsa contro il tempo, deve progettare un piano ardito e compiere il furto dell’oggetto del suo desiderio

Fotogramma de La Distancia (2014)
Fotogramma de La Distancia (2014)

Recensione La Distancia

Nel passato, il cinema d’autore vantava un rispetto e un’accoglienza unici, in cui gli artisti che si distaccavano dalla norma venivano calorosamente accolti dall’industria cinematografica. Pionieri come Chaplin, Fellini, Kubrick e Truffaut creavano opere cinematografiche uniche, tramite le quali esprimevano la propria essenza e la singolare visione del mondo. Questi capolavori, pur portatori di un’intensità e complessità profonde, venivano presentati come opere di consumo per il vasto pubblico, benché in realtà offrissero una trama più sfumata e impegnativa. Tuttavia, questa tendenza sembra essersi attenuata nel panorama attuale del cinema.

Nell’attuale industria cinematografica, il cinema d’autore sembra avere uno spazio sempre più limitato, poiché si privilegia maggiormente la commercializzazione dei film piuttosto che la profondità narrativa e tematica. La realizzazione di un film coinvolge una vasta gamma di professionisti, dall’illuminazione alla scenografia fino al montaggio e alla sceneggiatura. Il ruolo del regista, tuttavia, sembra essere sempre più assimilato a quello degli altri membri del team, quando invece dovrebbe essere il fulcro centrale, guidando e coordinando ogni aspetto della creazione cinematografica. Il regista dovrebbe supervisionare direttamente il montaggio, la sceneggiatura e altri aspetti cruciali, collaborando con gli specialisti di settore, al fine di imprimere il suo marchio unico, sia fisicamente che mentalmente, sul prodotto finale. Il regista non dovrebbe essere solo un mere lavoratore, ma un artista, dove il film risulti essere il suo dipinto.

In quest’epoca, emergono film con una solida trama narrativa, alcuni dei quali conquistano persino premi prestigiosi come gli Oscar. Tuttavia, molti di questi lavori risultano essere risultato di un sforzo collettivo, in cui il regista sembra non lasciare un’impronta personale, non esprimere la sua visione unica del mondo, ma rimanere oggettivo, limitandosi a mostrare eventi senza offrire un’interpretazione personale. Ciò ha generato un panorama in cui molteplici registi adottano uno stile simile. Gli autori che incarnano lo spirito di artisti come Chaplin sembrano essere scomparsi, ma alcuni riescono ancora a distinguersi all’interno della vasta industria cinematografica, come Woody Allen, Sorrentino, Lynch, Lars Von Trier. Guardando uno dei loro film, anche senza sapere chi sia il regista, è possibile riconoscere la firma unica di Lynch.

Le major cinematografiche hanno orientato le proprie produzioni verso storie ad alto impatto emotivo, azione o impatto visivo, spesso escludendo (con rare eccezioni) tematiche filosofiche. Questa tendenza è più orientata al business che alla qualità. Gli autori stanno sempre più convergendo verso il cinema indipendente, autoproducendo le proprie opere e liberandosi dalle restrizioni imposte dal business. Molti di questi film indipendenti presentano una qualità tecnica persino superiore a molte produzioni industriali. Tuttavia, incontrano difficoltà nell’espandersi oltre i confini nazionali, poiché la loro visibilità internazionale risulta limitata. Come possono essere conosciuti? È grazie alla rete, a piattaforme come Mubi e a individui dedicati alla loro diffusione online e alla traduzione che alcuni di questi eccellenti prodotti d’autore vengono scoperti.

Un regista indipendente veramente talentuoso alla fine troverà il proprio spazio o otterrà il riconoscimento che merita. Questo potrebbe essere il caso di Sergio Caballero, il creatore di ‘Finisterrae‘ e di ‘La Distancia’. In entrambi i film di Caballero, emerge uno stile distintivo caratterizzato da dialoghi essenziali, un tocco di ironia, l’accentuazione di personaggi eccentrici e l’uso di ambientazioni cupe e grigie che simboleggiano il degrado. La sua narrazione si muove con calma e delicatezza, con trame apparentemente vuote e oscure, ma intrise di riflessioni filosofiche e spirituali profonde

La Distancia non è certo un film che accontenterà tutti: mentre per alcuni potrebbe risultare straordinario, per altri potrebbe sembrare una stravaganza inutile. Personalmente, non sono stato completamente soddisfatto; in confronto al precedente lavoro del regista, mi aspettavo di più e in alcuni momenti mi sono ritrovato a chiedermi quando sarebbe finito tutto. Non è un film particolarmente lungo, ma il montaggio risulta troppo lento e si percepisce l’assenza della musica, sostituita solo da rumori di sottofondo. Sergio Caballero conduce con delicatezza il suo pubblico in un mondo stravagante che sembra provenire direttamente dalla sua mente. È interessante notare che il regista stesso ha ammesso di essere partito sul set senza un copione definito, solo con un’idea frammentata, e che la storia ha preso vita durante il montaggio, con molte scene eliminate (molte delle quali presenti nel primo trailer non sono incluse nel film completo). Questa assenza di una sceneggiatura però si denota nel risultato finale.

Per tutta la durata del lungometraggio mi sono chiesto: Che cos’è questa Distancia?.

L’interesse principale del film si concentra su una domanda centrale, una che diventa il motore della nostra visione cinematografica. Man mano che il tempo scorre, cresce l’attesa di scoprire la vera natura di questo oggetto così prezioso. Solo alla fine ci viene rivelato, e è solo a quel punto che possiamo attribuire un significato all’intera vicenda. La trama de La Distancia non è di facile comprensione tematica; è strutturata in modo da offrire più livelli di significato. Sinceramente, penso che ciascuno di noi possa trovare e sperimentare qualcosa di diverso guardandolo, e l’interpretazione sarà influenzata dalla nostra individualità.

I personaggi di La Distancia non appartengono al nostro mondo né al nostro tempo; sono intrappolati, come noi, in un’altra dimensione spazio-temporale della Terra, in un mondo solitario, crudele e malinconico. I tre Nani aprono un varco nella parete con strumenti strani e entrano in una stanza ricca di mille suoni, parole cinesi o giapponesi. Di fronte a loro si apre un’enorme voragine che mostra la vita, un mondo vivace pieno di persone che vagano per il centro di una cittadina. I ladri ne sono ammirati; la scena si sposta sull’artista che, tenendo un coniglio morto, pronuncia le ultime parole dell’opera. La voragine raffigura la vera vita, un mondo di connessioni umane, a differenza della solitudine e della semi-crudeltà in cui vivono. Ammirano con meraviglia ciò che non conoscono, pensandolo superiore alla loro realtà. L’artista, scontento di quella dimensione, desidera fuggire, credendo che non possa esistere un mondo peggiore, ma sarà questa la verità? O forse è solo il nostro pensiero condiviso?

Frame de La Distancia (2014)
Frame de La Distancia (2014)

In conclusione

La Distancia” si presenta come un’esperienza cinematografica coinvolgente e suggestiva, incantando lo spettatore con la sua narrazione enigmatica e la sua immaginifica rappresentazione visiva. Tuttavia, nonostante il suo potenziale nel creare un mondo stravagante e ricco di significati nascosti, il film potrebbe non soddisfare completamente le aspettative di tutti gli spettatori. La lentezza del montaggio e l’assenza di una colonna sonora incisiva potrebbero essere considerate dei punti deboli, riducendo l’impatto emotivo e la fluidità della visione. Nonostante questo, la ricchezza dei simbolismi, la profondità delle riflessioni e la poliedricità dell’interpretazione offrono un’esperienza cinematografica unica e stimolante per coloro che sono disposti a immergersi in un mondo surreale e riflessivo, guidati dalla curiosità di esplorare le profondità nascoste del cinema d’autore contemporaneo

Note positive:

  • Lo stile surreale dell’opera
  • La scelta di non voler raccontare niente di concreto allo spettatore. Per tutto il film assistiamo ad una preparazione per rapire la “Distancia” e quando noi e loro vedono cosa sia questo incredibile oggetto il film termina. Il regista non vuole dare spiegazioni e non sapremo mai cosa faranno i nostri tre protagonisti.

Note negative:

  •  La scelta di non far comunicare i suoi personaggi solo telepaticamente è troppo destabilizzante. Spesso non si comprende (specialmente all’inizio) chi è che sta parlando. Tale scelta è più caotica anche per la scelta ( a volte) in non inquadrare il “nano” che sta in quel momento parlando.
  • Film che sfiora la noia
Condividi su
Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

Articoli: 886

Un commento

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.