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La farfalla impazzita
Anno: 2025
Nazione: Italia
Genere: biografico, drammatico
Casa di produzione: 11 Marzo Film, RAI Fiction
Distribuzione italiana: RAI COM
Durata: 108 minuti
Regia: Kiko Rosati
Sceneggiatura: Mauro Caporiccio, Andrea Porporati
Fotografia: Claudio Cofrancesco
Montaggio: Danilo Perticara
Musiche: Giuliano Taviani, Carmelo Travia
Attori: Elena Sofia Ricci, Massimo Wertmüller, Jürgen Heinrich, Josafat Vagni, Fulvio Pepe
Trailer di “La farfalla impazzita”
Informazioni sul film e dove vederlo in streaming
La farfalla impazzita è liberamente tratto dal libro dal titolo omonimo scritto a quattro mani da Giulia Spizzichino e Roberto Riccardi, pubblicato dalla Casa Editrice Giuntiana. Il film è realizzato dalla casa di produzione 11 Marzo Film in collaborazione con RAI Fiction. È disponibile in prima serata, su RAI Uno, il 29 gennaio in occasione della Giornata della Memoria avvenuta due giorni prima. Il film è stato oggetto di osservazione da parte di 600 ragazzi delle scuole medie e superiori con un’anteprima al cinema Adriano organizzata da Alice nelle Città, proprio per riflettere su quanto accaduto in passato e su cosa si intenda veramente per memoria.
Nel cast del film troviamo Elena Sofia Ricci come protagonista (Diamanti, Rita Levi Montalcini), Massimo Wertmüller (Era Ora, America Latina) e Fulvio Pepe (Palazzina Laf). La regia è affidata a Kiko Rosati, il quale ha già lavorato per la RAI in I casi di Teresa Battaglia (si riforma il sodalizio con Elena Sofia Ricci) e Imma Tataranni – Sostituto Procuratore 3.
Trama di “La farfalla impazzita”
Giulia Spizzichino, ebrea romana segnata dallo sterminio nazista della sua famiglia, affronta i fantasmi del suo passato mezzo secolo più tardi, quando Erich Priebke, esecutore materiale della strage delle Fosse Ardeatine, viene rintracciato in Argentina. La lotta per l’estradizione e per la condanna dell’ex ufficiale nazista è lunga e difficile, ma soprattutto è molto dolorosa per Giulia, che decide comunque di dedicarsi a questa battaglia e infine testimoniare, nonostante ciò riapra tutte le ferite del suo passato.

Recensione di “La farfalla impazzita”
Il titolo riprende il soprannome della protagonista della pellicola, Giulia Spizzichino, e la sua incapacità di trovare quiete per il suo passato traumatico. È proprio ciò che le dice il figlio Marco durante una delle loro discussioni nel film. Marco, che prende il nome da un cugino piccolo di Giulia ucciso dai nazisti, non accetta il dolore che la madre deve sopportare a causa dell’impegno che mette in questa faccenda. Marco però non capisce, perché l’impegno di Giulia Spizzichino non è solo per sé stessa, ma anche per tutte le persone che non possono più abbracciare i loro cari dopo la tragedia dell’Olocausto. Giulia Spizzichino è una di quelle, perché nell’eccidio delle Fosse Ardeatine ha perso ventisei familiari, persone che non torneranno più a casa. Anche se i suoi parenti non ci sono più, Giulia continua a vederli nelle sue memorie, ma soprattutto nei suoi incubi. Per esempio, quando vediamo il legame con il piccolo Marco, il suo cuginetto preferito, come dice lei, non fa altro che struggersi per la perdita di una vita innocente. ‘Che colpa aveva quel bambino?’ si chiede. Continua a immaginarlo per le strade, a casa. Inoltre, non può fare a meno di sentirsi in colpa, come altri reduci che sono tornati a casa. La sorte peggiore non è toccata a lei, l’ha scampata. Questo senso di colpa è il motore che la spinge a parlare e a fare giustizia.
La farfalla impazzita ci porta a riflettere a quanto ancora sia importante parlare di questi argomenti e non dimenticare cosa hanno subito gli ebrei durante la Seconda guerra mondiale. Un trattamento disumano, tremendo, che facciamo fatica a credere sia realmente accaduto, noi persone che non l’abbiamo vissuto. Come possono degli esseri umani compiere simili azioni brutali? Giulia Spizzichino ce lo spiega bene in un memorabile discorso in Argentina ai parenti dei desaparesidos, distaccando il concetto di bestie da quello degli assassini. Perché le bestie agiscono per necessità, è la natura della sopravvivenza. Gli uomini malvagi agiscono per vendetta, per ignoranza. L’associazione tra i due tragici eventi storici è assolutamente adatta, trattandoli entrambi con estremo tatto.
Elena Sofia Ricci è eccellente nell’interpretare Giulia Spizzichino, un ruolo molto difficile e sentito. Incanalare tutto il dolore e la rabbia di Spizzichino è un lavoro attoriale complesso. Il resto del cast è adatto e capace. La scrittura dei personaggi è ben curata, nessuno di essi rimane in disparte. Se interpretare Giulia Spizzichino è difficile, lo è altrettanto interpretare Erich Priebke, l’ufficiale nazista responsabile materiale della strage delle Fosse Ardeatine. Jürgen Heinrich immette tutta la sua personalità, mostrando un uomo rigido e a suo dire non colpevole. Infatti, con la sua capacità attoriale, l’interprete riesce a far provare ribrezzo allo spettatore sentendo ciò che Priebke dichiara, riprendendo parole realmente espresse dall’ex ufficiale. Le reazioni dello spettatore sono le stesse dei presenti in aula al momento del primo verdetto. Un misto tra rabbia e sgomento.
Oltre al cast c’è da lodare il lavoro fatto per le scenografie e le ambientazioni che esse riproducono. Gli anni Novanta sono ben descritti vedendo gli scorci di Roma, dove Giulia Spizzichino vive con il marito, occupandosi pure dei ruoli di mamma e nonna. Ma anche la parentesi argentina, dove Giulia si reca insieme all’avvocato Restelli per smuovere gli animi sulla vera identità di Priebke.
La farfalla impazzita ha un doppio intento: da una parte quello di raccontare una storia a molti poco conosciuta, perché spesso non si ragiona sui familiari delle vittime, lasciati soli a patire un doloroso vuoto. Quel vuoto che non può essere colmato e con cui Giulia Spizzichino ha dovuto convivere fino al giorno della sua morte avvenuta nel 2016 all’età di novant’anni. Un vuoto che non può essere colmato con ricordi dei familiari, che piano piano sfioriscono nella memoria di Giulia. È però emblematica una scena finale del film, dove Giulia entra in casa accompagnata mano nella mano dal cuginetto Marco, in cui riconosce i suoi familiari uccisi alla Fosse Ardeatine in una situazione di idillio. Quasi come a percepire la loro presenza, nonostante non siano fisicamente lì.
L’altro intento è quello di mantenere alto il significato della Giornata della memoria, la quale ha un dovere importante. Il cinema è un’arte che non solo mostra, ma fa anche ragionare. Lo spettatore non solo guarda, ma osserva. Tra le due azioni c’è differenza e questo film ne è la prova. Il regista Kiko Rosati ci mette di fronte a una storia difficile da digerire, ma necessaria affinché non si ripetano certi eventi.
Grazie a questo film si può affermare che la memoria di Giulia Spizzichino è ben avvalorata dai suoi atti di coraggio. Dal suo non voler arrendersi anche di fronte a sconfitta apparentemente certa. Una donna caparbia, la quale forse avrà trovato infine un fiore dove poter riposare quieta.

In conclusione
La farfalla impazzita racconta egregiamente la vera storia di Giulia Spizzichino e il suo dolore per l’Olocausto. Un dolore provocato dalla scomparsa dei parenti cari. In aggiunta un’altra tragedia quale il trattamento dei desaparesidos argentini, causa che sta molto a cuore alla protagonista. Un ottimo racconto storico e di intenso significato per mantenere viva la memoria.
Note positive
- Prove attoriali
- Regia
- Temi trattati con rispetto e cura
- Ambientazione storica
Note negative
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| Colonna sonora e sonoro |
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SUMMARY
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3.9
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