L’amica geniale 4 – Storia della bambina perduta (2024). Un senso di tristezza e delusione sul finale

Recensione, trama e cast de L’Amica Geniale 4: la serie tratta dai romanzi di Elena Ferrante chiude il cerchio tra alti e bassi, lasciando un mix di buone interpretazioni e narrazione frenetica.

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Locandina de L'amica geniale 4 - Storia della bambina perduta

L’amica geniale 4 – Storia della bambina perduta

Titolo originale: L’amica geniale – Storia della bambina perduta

Anno: 2024

Paese: Italia

Genere: Drammatico, Sentimentale

Casa di Produzione: Fandango, The Apartment, Fremantle Italy, Wildside, Mowe

Distribuzione italiana: Rai Fiction

Ideatore: Saverio Costanzo

Stagione: Quarta

Puntate: 10

Regia: Laura Bispuri

Sceneggiatura: Francesco Piccolo, Laura Paolucci, Saverio Costanzo

Montaggio: Carlotta Cristiani

Musica: Max Richter

Attori: Alba Rohrwacher, Irene Maiorino, Fabrizio Gifuni, Gaia Girace, Lino Musella, Eduardo Scarpetta, Sonia Bergamasco, Pier Giorgio Bellocchio, Anna Rita Vitolo, Stefano Dionisi

Trailer di “L’amica geniale 4 – Storia della bambina perduta”

Informazioni sulla stagione e dove vederla in streaming

Il 18 novembre 2018, in prima serata su Rai 1, venne trasmessa la prima puntata della prima stagione de L’Amica Geniale, una serie che conquistò immediatamente il cuore del pubblico italiano, appassionato alle vicende delle due giovanissime protagoniste, Lenù e Lila. Inizialmente interpretate da Elisa Del Genio e Ludovica Nasti, e successivamente da Margherita Mazzucco e Gaia Girace, queste quattro attrici, alla loro prima esperienza nel mondo della recitazione, riuscirono a donare profondità e intensità emotiva a Elena e Raffaella. Grazie proprio alla prima stagione, candidata nel 2019 come miglior serie rivelazione ai Gotham Independent Film Awards, molti spettatori italiani (e non solo) scoprirono la genesi di questa produzione. L’Amica Geniale è una serie prodotta da Wildside, Fandango, Rai Fiction, HBO e Tim Vision, tratta dall’omonima saga letteraria scritta da Elena Ferrante, pseudonimo di una misteriosa scrittrice italiana la cui identità rimane tuttora sconosciuta.

La serie letteraria, composta da quattro romanzi (L’Amica Geniale – 2011, Storia del nuovo cognome – 2012, Storia di chi fugge e di chi resta – 2013, e Storia della bambina perduta – 2014), ha fornito la struttura narrativa alla serie televisiva, articolata in quattro stagioni, ognuna delle quali corrisponde a un libro.

La prima stagione, diretta da Saverio Costanzo (anche showrunner e sceneggiatore di tutte le stagioni), è seguita dalla seconda, intitolata Storia del nuovo cognome, co-diretta da Costanzo e dalla moglie Alice Rohrwacher. La terza stagione, Storia di chi fugge e di chi resta, ha visto alla regia Daniele Luchetti, mentre la quarta e ultima stagione, Storia della bambina perduta, è stata affidata alla cineasta Laura Bispuri, classe 1977, già nota per i suoi film Vergine giurata (2015), Figlia mia (2018) e Il paradiso del pavone (2021). La Bispuri ha preso in mano la serie in un momento narrativo particolarmente delicato, dovendo raccontare gli ultimi eventi della saga e lavorare con un cast quasi completamente rinnovato.

Infatti, la quarta stagione ha segnato l’abbandono del giovane cast delle prime tre stagioni, sostituito da attori in grado di rappresentare i personaggi in età adulta. Al posto di Margherita Mazzucco e Gaia Girace troviamo l’esperta attrice italiana Alba Rohrwacher e Irene Maiorino, semi-sconosciuta al grande pubblico, ma già apparsa nel film Le ragazze non piangono di Andrea Zuliani (2022). La stagione ha inoltre introdotto Edoardo Pesce nel ruolo di Michele Solara e, soprattutto, Fabrizio Gifuni nei panni di Nino Sarratore, l’amore adolescenziale (e non solo) di Lenù e Lila. Tra gli altri attori figurano Lino Musella nel ruolo di Marcello Solara e Stefano Dionisi in quello di Franco Mari.

Questa ultima stagione è stata trasmessa in anteprima mondiale negli Stati Uniti su HBO, dal 9 settembre all’11 novembre 2024. In Italia, invece, è stata presentata il 24 ottobre 2024 come evento speciale alla Festa del Cinema di Roma, con la proiezione dei primi due episodi e una conferenza stampa dedicata. Su Rai 1, la serie è stata trasmessa in prima visione in cinque serate, dall’11 novembre al 9 dicembre 2024, con disponibilità anche su Rai Play.

Nonostante il successo di pubblico di questa stagione, è evidente un significativo calo di spettatori sia in Italia che negli Stati Uniti. In Italia, la prima puntata della prima stagione aveva registrato ben 7.458.000 spettatori con uno share del 28,1%, mentre la quarta stagione ha esordito con 3.968.000 spettatori e uno share del 20,2%, scendendo ulteriormente nell’ultimo episodio a soli 3.314.000 spettatori, pari al 17,02%.

Trama di “L’amica geniale 4 – Storia della bambina perduta”

Lila ed Elena sono ormai due donne adulte, segnate da vite ricche di eventi, scoperte, sconfitte e momenti di rinascita. Entrambe hanno cercato di liberarsi dal rione in cui sono cresciute, un luogo soffocante, intriso di conformismo, violenza e legami difficili da spezzare. Elena è riuscita ad allontanarsi da Napoli, costruendo una carriera di successo come scrittrice. Dopo un matrimonio e una separazione, è madre di due figlie e decide di tornare nella sua città per rincorrere un amore del passato, riemerso nella sua vita: Nino Sarratore, il suo eterno e unico vero amore.

Lila, al contrario, è rimasta a Napoli, affrontando le complessità dei legami familiari e il confronto con il potere della camorra. Nonostante le difficoltà, è riuscita a reinventarsi come imprenditrice nel settore informatico, continuando a esercitare il suo magnetismo e la sua influenza come figura carismatica del rione. La sua vita si intreccia inevitabilmente con quella dei fratelli Solara, incarnazione del potere locale, con cui si trova spesso in conflitto.

Attraverso le numerose sfide che la vita riserva loro, Lila ed Elena scoprono nuovi lati di sé stesse e del loro profondo legame d’amicizia. Sullo sfondo, i cambiamenti della storia d’Italia e del mondo si intrecciano con le loro vicende personali, obbligandole a confrontarsi con un presente che le mette costantemente alla prova.

Alba Rohrwacher, Irene Maiorino in L'amica geniale 4 - Storia della bambina perduta
Alba Rohrwacher, Irene Maiorino in L’amica geniale 4 – Storia della bambina perduta

Intervista con Alba Rohrwacher e Irene Maiorino: “L’Amica Geniale – Storia della bambina perduta” alla Festa del Cinema di Roma 2024

Recensione di “L’amica geniale 4 – Storia della bambina perduta”

La RAI produce prevalentemente fiction, prodotti seriali pensati per un pubblico generalista, in contrapposizione alle grandi serie americane o estere della HBO, rivolte a un pubblico più segmentato e selezionato. Come accade in parte anche per la BBC, la RAI punta a catturare l’interesse di un pubblico di massa, costruendo drammaturgie in grado di coinvolgere ogni fascia d’età: dal bambino alla nonna, dalla persona con la terza elementare al laureato. Questo approccio, pensato per soddisfare un’ampia platea, può talvolta risultare meno efficace per lo spettatore più esigente, privilegiando il collettivismo anziché un target specifico. Un problema simile si sta osservando, purtroppo, anche con Netflix, che tende a cancellare serie non in base alla qualità, ma agli ascolti.

Per abbracciare la massa, le fiction della RAI ricorrono spesso a una narrazione didascalica. Le storie raccontate spaziano tra temi di interesse nazionale (vicende di vita quotidiana, drammi sociali, biografie di figure culturali di rilievo e adattamenti di grandi romanzi popolari) e trame di fantasia che riprendono, frequentemente, schemi narrativi consolidati. Esempi emblematici sono le strutture narrative di Un medico in famiglia e Don Matteo, modelli drammaturgici replicati in numerosi altri prodotti RAI, da Raccontami a Tutto può succedere, fino a Che Dio ci aiuti. Questo approccio riflette una filosofia in cui un formato vincente viene riproposto fino a quando il pubblico non ne manifesta segni di stanchezza.

Va considerato che la RAI, nella creazione delle sue produzioni, non dispone dei grandi budget tipici delle produzioni d’oltreoceano. Questo limite economico spesso comporta sacrifici nella regia, nella fotografia e negli effetti speciali, con una preferenza verso l’impiego di grandi attori piuttosto che un’attenzione alla fattura tecnica del prodotto seriale. Tuttavia, negli ultimi cinque o sei anni, si è notato un tentativo di miglioramento, con la creazione di serie che cercano di alzare l’asticella qualitativa. Produzioni come Noi siamo leggenda, Black Out e La Storia rappresentano esempi di questo rinnovamento, grazie a un approccio innovativo sia sul piano drammaturgico che tecnico, avvicinandosi agli standard delle grandi serie internazionali.

Tra i prodotti della RAI che hanno raggiunto livelli di eccellenza, spiccano La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana ed Esterno Notte di Marco Bellocchio, due opere di alta qualità visiva e narrativa, presentate come grandi eventi di Rai Fiction. In un panorama intermedio si collocano serie come La Storia (di ottima fattura) e L’Amica Geniale, quest’ultima una produzione ambiziosa che però oscilla tra la tradizionale impostazione da fiction e l’aspirazione a essere una grande serie televisiva italiana.

La prima stagione de L’Amica Geniale si distingue per un profilo qualitativo elevato, sia visivamente che narrativamente. Tuttavia, le stagioni successive non sono riuscite a mantenere quello standard, scivolando in didascalismi tipici delle fiction: un’eccessiva enfasi nel rendere tutto esplicito e sottolineato, sia attraverso la regia che con monologhi esterni. Questo approccio ridondante ha finito per appesantire la drammaturgia.

La quarta stagione non è riuscita a superare queste criticità, anzi, ne amplifica gli errori. Il didascalismo rimane il primo grande limite, seguito da una frenesia narrativa evidente. La stagione si affretta nel raccontare un romanzo denso di eventi che intrecciano le vicende personali delle due protagoniste con i grandi cambiamenti della Storia italiana. Purtroppo, questi elementi storici – cruciali per comprendere il contesto politico e culturale dell’Italia degli anni ’80, ’90 e 2000 – vengono trattati in modo superficiale e frammentario. L’unico approccio tangibile alla cronaca nazionale si limita a poche sequenze di notiziari trasmessi su RAI 1, un espediente narrativo che non riesce a restituire la complessità e l’autenticità di quel periodo storico.

La frenesia narrativa di L’Amica Geniale 4 non si limita alla mancata esplorazione della grande Storia d’Italia – un problema riscontrabile in tutte e quattro le stagioni, seppur in misura minore nella prima – ma si riflette anche nel racconto delle vicende personali delle due protagoniste, Elena e Lila. La loro amicizia, centrale nella narrazione, emerge come un rapporto morboso e tossico, caratterizzato più da invidia, gelosia e cattiveria reciproca che da un autentico affetto. Si tratta di una relazione in cui le due donne restano legate più per convenienza che per un reale piacere di stare insieme, un legame che, attraverso alti e bassi, finisce per condizionare profondamente le loro vite sin dall’infanzia e lungo le fasi dell’adolescenza e dell’età adulta.

Lila ed Elena sono due figure femminili apparentemente forti, ma in realtà profondamente fragili e mosse da impulsi egoistici. Non possono essere viste come personaggi positivi, bensì come donne “rotte”, segnate da ambizione, invidia e una complessa relazione con la maternità. Entrambe faticano ad accettare pienamente il loro ruolo di madri: Lila lo vive come un ulteriore vincolo soffocante, mentre Elena appare spesso distaccata e più concentrata, seppur in modo passivo, sui suoi libri e sulla sua carriera. La sua relazione tossica con Nino, un uomo squallido e maschilista, evidenzia ulteriormente le sue fragilità emotive. Nino, politico mediocre e incapace di rispetto verso le donne, rappresenta un ulteriore elemento di degrado emotivo e sociale nella storia.

In questa quarta stagione, L’Amica Geniale pone l’accento sulle due protagoniste e sul loro travagliato rapporto, trascurando altri aspetti del contesto narrativo. Il mondo mafioso del rione, legato all’‘ndrangheta, viene solo accennato, senza un reale approfondimento. Questa lacuna non è esclusiva della serie, ma è presente anche nel romanzo di Elena Ferrante, che in questo capitolo finale si concentra principalmente sull’interiorità dei personaggi piuttosto che sul loro contesto sociale. Se nel medium letterario questa scelta può risultare efficace, sebbene il finale del libro rimanga divisivo a causa di un salto temporale forse troppo drastico, nell’adattamento televisivo l’assenza di un maggiore approfondimento risulta penalizzante.

La serie fatica a distaccarsi dalla controparte letteraria, rimanendo troppo ancorata ai modelli narrativi del libro senza cercare di adattarsi al linguaggio specifico del mezzo seriale. Questo impedisce un’adeguata esplorazione sia delle due protagoniste che del tessuto sociale del rione, che avrebbe potuto arricchire notevolmente la narrazione. Inoltre, molti personaggi secondari, che avrebbero meritato più spazio, vengono praticamente dimenticati in questa stagione, eccezion fatta per Immacolata Greco, uno dei pochi personaggi a ricevere un trattamento approfondito e coerente.

La frenesia nel condurre a termine la storia, unita a una regia priva di un’impronta autoriale, contribuisce a rendere la quarta stagione di L’Amica Geniale un prodotto televisivo didascalico e privo di sequenze realmente memorabili. Questo rappresenta un netto calo rispetto alle stagioni precedenti, che avevano saputo offrire momenti visivamente e narrativamente più incisivi. La mancanza di approfondimento sui personaggi secondari, in particolare le figlie di Elena, caratterizzate in modo superficiale e marginale, è uno degli aspetti più critici. La loro presenza appare funzionale alla trama, ma priva di un reale peso emotivo o narrativo.

Anche alcuni episodi potenzialmente carichi di pathos, come la storia legata a Tina, sono trattati con eccessiva rapidità, sacrificando un’esplorazione emotiva più approfondita. Questo approccio penalizza ulteriormente la serie, che fatica a suscitare emozioni profonde, se non in rari momenti. L’interiorità dei personaggi, un elemento centrale nei romanzi di Ferrante, risulta qui abbozzata e spesso schiacciata dalla necessità di far avanzare la trama.

Tuttavia, nonostante queste debolezze, le interpretazioni del cast rappresentano uno degli aspetti più riusciti della stagione. Alba Rohrwacher e Irene Maiorino, pur subentrando a interpreti molto amate dal pubblico, offrono prestazioni convincenti. In particolare, Maiorino, grazie alla sua straordinaria somiglianza fisica con Gaia Girace, si rivela una scelta ideale per il ruolo di Lila adulta. Oltre alla somiglianza, l’attrice riesce a donare profondità al personaggio attraverso un uso sapiente della fisicità e delle espressioni facciali, rendendo Lila tridimensionale anche in assenza di dialoghi estesi. La performance di Maiorino bilancia, in parte, le carenze narrative e visive della serie, dimostrando come la recitazione possa supplire, almeno in parte, alle lacune di sceneggiatura e regia.

L’Amica Geniale si rivela, alla fine, una fiction che tenta di elevarsi grazie ad alcuni elementi drammaturgici ben costruiti e a interpretazioni di grande qualità, ma che nel complesso resta un prodotto qualitativamente mediocre. Questa serie offre un importante insegnamento: per adattare un buon romanzo al medium seriale, è fondamentale intervenire in modo consapevole sul materiale di partenza. Il linguaggio televisivo e quello letterario seguono regole diverse e richiedono approcci distinti.

Nel caso di L’Amica Geniale, il mancato riconoscimento di questa differenza ha portato a scelte discutibili, come il taglio di alcune parti del romanzo, invece di un necessario approfondimento e ampliamento. Questo ha limitato la narrazione, concentrandola eccessivamente sul rapporto di amicizia tra Lila ed Elena, senza esplorare adeguatamente il contesto più ampio: l’Italia e i suoi cambiamenti sociali, politici e culturali. Un adattamento seriale efficace avrebbe potuto sfruttare l’opportunità di ampliare e contestualizzare la storia, creando un ritratto più completo e coinvolgente, sia delle protagoniste che del Paese in cui vivono. Purtroppo, la serie non è riuscita a cogliere questo potenziale, rimanendo ancorata a una visione troppo ristretta e limitando così l’impatto complessivo dell’opera.

Alba Rohrwacher e Fabrizio Gifuni in L'amica geniale 4 - Storia della bambina perduta
Alba Rohrwacher e Fabrizio Gifuni in L’amica geniale 4 – Storia della bambina perduta

Intervista a Laura Bispuri e Saverio Costanzo su “L’Amica Geniale – Storia della bambina perduta” alla Festa del Cinema di Roma 2024

In conclusione

Con la quarta stagione, L’Amica Geniale conclude il suo viaggio narrativo dimostrando tutte le difficoltà di tradurre un’opera letteraria complessa e introspettiva in una serie televisiva. Nonostante le interpretazioni di livello e alcuni rari momenti emotivamente intensi, la serie si perde tra didascalismi e una narrazione troppo frenetica, incapace di approfondire la grande Storia d’Italia o l’interiorità dei personaggi secondari, ma anche di quelli principali, talvolta.

La regia, poco incisiva, e una drammaturgia che privilegia la fedeltà al testo a scapito dell’originalità televisiva, evidenziano i limiti di un prodotto che, pur con ambizioni alte, non riesce mai a superare la dimensione della classica fiction. L’Amica Geniale ci lascia con una lezione preziosa: per trasformare un grande romanzo in una serie di qualità, è necessario adattare e ampliare il materiale originale, anziché limitarsi a tradurlo.

Note positive

  • Interpretazioni: Alba Rohrwacher e Irene Maiorino offrono performance intense, con la Maiorino che riesce a rendere tridimensionale il suo personaggio anche con poco spazio e dialoghi.
  • Fedeltà tematica: Rimane coerente con il cuore dell’opera letteraria, esplorando l’ambiguità e la complessità del rapporto tra Lila ed Elena.
  • Intensità emotiva: Alcune scene rare, come quelle legate alla vicenda di Tina, riescono a colpire emotivamente lo spettatore.

Note negative

  • Sonoro: A tratti la voce narrante ci sente veramente poco, soprattutto nella puntata finale, con un musica che sovrasta l’audio della voce.
  • Didascalismo eccessivo: Molti eventi e dinamiche sono spiegati e sottolineati, riducendo la profondità narrativa.
  • Frenesia narrativa: La necessità di coprire una grande quantità di eventi porta a una superficialità tanto nella grande Storia quanto nelle vicende personali.
  • Personaggi secondari poco approfonditi: Molti rimangono sullo sfondo, con una caratterizzazione insufficiente (ad esempio, le figlie di Elena).
  • Regia non autoriale: Mancano sequenze memorabili o soluzioni visive innovative, rendendo la messa in scena poco incisiva rispetto alle prime stagioni.
Review Overview
Regia
Fotografia
Sceneggiatura
Colonna sonora e sonoro
Interpretazione
Emozioni
SUMMARY
3.3
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.