Resurrection (2025). Un’ode al cinema e alla sua storia.

Recensione, trama e cast del lungometraggio autoriale Resurrection (2025), pellicola presentata al festival di Cannes 2025

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RESURRECTION (2025) - foto Mark CHAO - I wonder Pictures
RESURRECTION (2025) – foto Mark CHAO – I wonder Pictures

Resurrection

Titolo originale: Kuang ye shi dai

Anno: 2025

Nazione: Cina, Francia

Genere: Drammatico, Fantastico

Casa di produzione: Arte France Cinéma, CG Cinéma, Dangmai Films, Huace Pictures, Obluda Films

Distribuzione italiana: I Wonder Pictures

Durata: 160 minuti

Regia: Bi Gan

Sceneggiatura: Bi Gan

Fotografia: Jingsong Dong

Montaggio: Bi Gan

Musiche: M83

Attori: Qi Shu, Mark Chao, Jackson Yee, Zhang Yi, Lei Hao

Trailer di “Resurrection”

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Resurrection (Kuang ye shi dai) è un film drammatico, fantascientifico del 2025 diretto da Bi Gan, conosciuto per Un lungo viaggio nella notte, in uscita nei cinema italiani il 23 aprile 2026, distribuito da I Wonder Pictures. Nel cast troviamo Shu Qi, Mark Chao e Jackson Yee.

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Trama di “Resurrection”

Ambientato in un futuro remoto distopico, Resurrection racconta di un’umanità che ha sacrificato la capacità di sognare in cambio dell’immortalità. In un mondo in cui l’immaginazione è stata progressivamente bandita, esistono solo pochi individui capaci di sognare, destinati però a pagare con la propria vita questo dazio onorico.

Il protagonista è uno di questi sognatori, ritrovato in stato di incoscienza in una fumeria d’oppio da una misteriosa giovane donna. Nel tentativo di salvarlo, la donna inserisce nel suo corpo una pellicola cinematografica, riuscendo ad assistere ai suoi ultimi momenti di vita viaggia con lui attraversando epoche, dimensioni e generi come un viaggiatore onirico.

Recensione di “Resurrection”

Dopo il film  Un  lungo viaggio di notte, il regista Bi Gan realizza la pellicola Resurrection. Un film che rappresenta un tributo all’idea del cinema, sia come metafora della creazione e dell’essenza del sogno che il cinema incarna, sia come rappresentazione della sua evoluzione,  dagli inizi con l’utilizzo del diorama e del cinema muto fino ad arrivare a ridosso dell’anno 2000. Resurrection è un film che si colloca in quel cinema che chiede allo spettatore un atto di abbandono più che di interpretazione, un’esperienza visiva ed emozionale da vivere piuttosto che da comprendere. Purtroppo nella visione di questa narrazione tra sospensione e sogno, memoria e desiderio di comprensione, continua a sussistere la sensazione di un’opera che, nel tentativo di liberarsi dai vincoli narrativi, diventa così tanto importante che smarrisce parte della propria forza comunicativa, lasciando immagini suggestive e impattanti, ma prive di un reale ancoraggio emotivo.
Bi Gan spinge la sua visione del cinema come esperienza di percezione  piuttosto che narrativa,  a un livello estremo, soprattutto  nell’incipit e nelle scene finali della pellicola. Catapulta il pubblico in un’opera che sembra  sfuggire a ogni linearità e che abbraccia una dimensione onirica a tratti ipnotica, dove il tempo e lo spazio si dilatano, diventando loro stesse materia del racconto, utilizzando inoltre un linguaggio metacinematografico per interagire ancora di più con il pubblico.

In questo contesto, alcune scelte registiche come il piano-sequenza, elemento fondamentale nelle produzioni di Bi Gan, non risultano solo una scelta stilistica, ma un meccanismo per annullare la distanza tra lo spettatore e l’immagine, immergendo lo sguardo di quest’ultimo in un continuo attraversamento di emozioni visive. Tuttavia questa propensione verso la purezza formale e tecnica rivela i limiti dell’opera, l’insistenza sull’astrazione rischia di diventare autoreferenziale, con la ricerca visiva che prevale sulla trama del film, facendo diventare il tutto un mero esercizio di stile. La narrazione diventa meno criptica e più di facile comprensione quando il protagonista si muove attraverso i vari archi narrativi, reincarnandosi in forme diverse e perdendo progressivamente i sensi, mano a mano che la narrazione si sviluppa,  mentre una figura femminile lo accompagna, narratrice di questa storia che oscilla tra presenza concreta e proiezione simbolica.

Ogni arco viene rappresentato come un universo autonomo, con un’estetica cinematografica distinta, la fotografia e la scelta dei colori li contraddistinguono.  Cambiano anche le tematiche trattate: dal rimpianto al perdono, passando dalla rabbia e la violenza, finendo con la paura della solitudine e il concetto di immortalità. Il tutto trasformato in un viaggio visionario che attraversa quasi un secolo di storia del cinema. Questo percorso del sognatore conduce a un punto di dissoluzione, con un finale che come una pellicola  si sfalda lasciando solo buio e una sensazione di vuoto.

Più che raccontare una storia, Resurrection sembra interrogare la possibilità stessa del racconto, mettendo in crisi il rapporto tra memoria e identità. Difatti nel cinema di Bi Gan ciò che conta non è arrivare, ma restare dentro il movimento, accettare che il senso di ciò che si sta vivendo  non si offra mai in forma definitiva e che, con totalizzante resilienza, ogni personaggio visto continui ad esistere anche fuori dallo schermo.

In conclusione

Con Resurrection il regista porta sullo schermo un’opera che si impone più come gesto teorico che come esperienza pienamente condivisibile. Un film che si interroga sui limiti del linguaggio cinematografico, ma che nel farlo rischia di smarrire quel fragile equilibrio tra forma, esperienza visiva e narrazione. Ne deriva un progetto che affascina e respinge allo stesso tempo, capace di lasciare un segno soprattutto per la sua ambizione, ma meno per la sua capacità di incidere in profondità.

Note positive

  • Visione autoriale forte e riconoscibile di Bi Gan
  • Grande lavoro visivo
  • Atmosfera sospesa, capace di lasciare una traccia persistente nello spettatore

Note negative

  • Narrazione estremamente rarefatta e poco accessibile
  • Rischio di autoreferenzialità
  • Ritmo dilatato che può risultare dispersivo

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Review Overview
Regia
Fotografia
Sceneggiatura
Colonna sonora e sonoro
Interpretazione
Emozioni
SUMMARY
3.1
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Tatiana Coquio
Tatiana Coquio

Amo alla follia la settima arte, la sceneggiatura è ciò che mi interessa di più in un film, tanto da aver fatto degli studi in merito.
Star Wars fan da una vita e serie TV addicted.
Lettrice e scrittrice compulsiva, sempre pronta ad appuntare note e pensieri un po' ovunque, quando posso viaggio per il mondo accompagnata dal mio fido ipod e una colonna sonora a tema.