Monster (2018): uno sguardo feroce al sistema penale americano

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Monster

Titolo originale: All Rise

Anno: 2018

Paese: Usa

Genere: Drammatico, Giallo

Produzione: Bron Studios

Distribuzione: Netflix

Durata: 98min

Regia: Anthony Mandler

Sceneggiatura: Radha Blank, Cole Wiley, Janece Shaffer

Fotografia: David Devlin

Montaggio: Joe Klotz

Musiche: Harvey Mason Jr.

Attori: Kelvin Harrison Jr., Jennifer Hudson, Jeffrey Wright, Jennifer Ehle, Tim Blake Nelson, Nasir “Nas” Jones, Rakim “A$AP Rocky” Mayers, John David Washington

Trailer italiano di Monster

Esordio alla regia di Anthony Mandler, Monster è stato presentato in anteprima al Sundance Film Festival nel 2018, ma il suo arrivo su Netflix segna la sua uscita ufficiale. Il regista è noto nel mondo dei videoclip musicali come uno degli autori più quotati del settore; nel corso degli anni ha collaborato con artisti del calibro di Jennifer Hudson, Rihanna, Jay-Z, Taylor Swift e Drake. Il film è l’adattamento cinematografico del romanzo di Walter Dean Myers, un libro di formazione assegnato tutt’ora nelle scuole.

Trama di Monster

Monster presenta una sequenza di eventi che la giustizia americana produce a ciclo continuo: un diciassettenne nero viene arrestato per il presunto coinvolgimento di un omicidio che giura di non aver commesso, accusato come un mostro e processato. Il nostro protagonista è Steve Harmon (Kelvin Harrison Jr), un ragazzo di Harlem che studia in una prestigiosa scuola pubblica di New York e insegue il sogno di diventare un film-maker. La sua è una famiglia piccolo borghese: il padre (Jeffrey Wright) è un grafico pubblicitario, la madre (Jennifer Hudson) si prende cura di lui e del fratello minore, spronandolo a studiare e a stare alla larga da determinate compagnie. Nonostante il ragazzo non sia minimamente interessato a commettere crimini o a far parte di una gang, ci sono ragazzi troppo affascinanti da filmare per poter resistere. Accusato di omicidio, impariamo a conoscerlo attraverso battaglie legali complesse che potrebbero condannarlo ad una vita in carcere.

Monster recensione Netflix
Monster: behind the scenes con Kelvin Harrison Jr. NETFLIX © 2021 

Recensione di Monster

Monster, dramma sociale e opera di debutto, è un film che non ti aspetti. A partire dal titolo che suona generico e abusato ma così appropriato alla linea narrativa del racconto. L’appellativo del film infatti, deriva dalla dichiarazione di apertura del procuratore senza scrupoli Anthony Petrocelli (Paul Ben-Victor), che nel culmine del suo monologo, accompagnato da i ritmi frenetici di un batterista jazz (un omaggio a Whiplash?) esterna le accuse più offensive: “È un mostro!” urla con fare drammatico rivolgendosi agli accusati e al protagonista. L’uso non del tutto convincente della musica, tende a chiarire l’impatto emotivo di questa affermazione disumanizzante e ci introduce nella psiche di Steve Harmon interpretato da un giovane Kelvin Harrison Jr. Harmon è uno studente modello, appassionato di cinema e fotografia che tende ad osservare la sua vita come in uno script cinematografico. E’ lui stesso ad introdurci nei suoi pensieri con una voce narrante fissa che pone da subito l’accento sulla scelta stilistica presa dal regista. C’è una sorta di fascinazione che avviene con il personaggio principale, pervaso da questo amore di catturare le immagini che lo farà scontrare con il cinetico e avvincente Rocky (ASAP Rocky). Quest’ultimo coinvolge Steve sotto forma di soggetto fotografico, sviluppando con lui una sorta di fiducia a distanza. Ed è proprio questo rapporto così enigmatico ad intrappolare il ragazzo e a complicare ulteriormente la sua difesa legale.

La storia si svolge in tre periodi di tempo: la prigione, l’aula di tribunale e l’inizio del crimine, che si alternano frammentari l’uno con l’altro. Ogni filo narrativo ha una propria trama visiva distinta, la fotografia è attenta e sceglie con cura un instabile camera a mano per mostrare l’angoscia di Steve in prigione. Si illumina di colori tenui e un bianco asettico quando il ragazzo è in aula, mentre la sua vita prima dell’arresto mostra tonalità discontinue. I temi chiave del film vengono suggeriti didascalicamente, sempre attraverso il viaggio di Steve che ha un certo livello di privilegio fino a diventare quasi impotente nel modo in cui viene percepito. C’è un accento posto sul peso della percezione e del pregiudizio soprattutto se sistemico, in cui sei marchiato da un appellativo che ha il sapore di condanna. Il pregiudizio razziale radicato nel sistema giudiziario e nella società fanno parte delle fondamenta della narrazione, ma il tema chiave ci viene suggerito in una scena precisa. Nel dettaglio, nella sequenza della discussione in aula sul famoso dramma psicologico di Akira Kurosawa Rashomon. L’insegnante è diretto nel suo discorso “Abbraccia il tuo punto di vista e racconta la verità, come la conosci“, ed è la verità il tema principale su cui ruota tutto il film. Verità che prende la forma di un atto che si auto-avvalora in virtù della sua forza e autenticità, una corrispondenza dei fatti nonostante il modo intrinseco in cui si presentano.

Monster recensione Netflix
Monster (2021) diretto da Anthony Mandler. Netflix

Aspetti tecnici e conclusioni

La forza di Monster si trova in gran parte della tensione all’interno della storia. Non ci vuole molto per capire la gravità della situazione di Steve, grazie anche alle scene nel tribunale che risultano le meglio costruite e caricano la storia di suspense. Non si sa mai veramente come andrà a finire fino a quando la giuria non avrà emesso il verdetto finale. La sceneggiatura di Cole Wiley, Janece Shaffer e Radha Blank (scritta prima dell’esplosione di The Forty-Year-Old Version), espone con urgenza e vitalità i molti punti cogenti e le osservazioni della storia, evitando il tipo di messaggistica didattica che avrebbe potuto suggerire una ripresa meno dimensionale. Kelvin Harrison Jr. è più giovane e innocente rispetto ai film in cui lo abbiamo visto recentemente, ed è difficile vedere quell’adolescente manipolatore adottato da genitori bianchi in Luce o in Waves, dove interpreta un atleta di talento che si infortuna. In entrambi i film è impressionante, qui ancora acerbo nella sua interpretazione, ma comunque d’impatto. La regia è migliore in aula dove la tensione cresce fino al verdetto finale, Mandler avrebbe potuto usare il dialogo e il ritmo per ottenere risultati migliori con così tanti attori di talento. Allo stesso modo, c’è un elegante senso visivo che raramente supera o mina il procedimento, ma piuttosto ci aiuta a immergerci nella visione del mondo da obiettivo di Steve in modi che sembrano sia autentici che evocativi.

Note Positive

  • Cast di livello
  • Fotografia curata
  • Tematica attuale
  • Suspense ben costruita

Note Negative

  • Voce narrante che tende al didascalismo
  • Scelte registiche non del tutto convincenti

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