
I contenuti dell'articolo:
Marty Supreme
Titolo originale: Marty Supreme
Anno: 2025
Nazione: Stati Uniti d’America
Genere: Sportivo
Casa di produzione: Central Pictures, A24, Elara Pictures, IPR.VC
Distribuzione italiana: I Wonder Pictures, Unipol Biografilm Collection
Durata: 149 minuti
Regia: Josh Safdie
Sceneggiatura: Ronald Bronstein, Josh Safdie
Fotografia: Darius Khondji
Montaggio: Ronald Bronstein, Josh Safdie
Musiche: Daniel Lopatin (Oneohtrix Point Never)
Attori: Timothée Chalamet, Gwyneth Paltrow, Odessa A’zion, Tyler Okonma (Tyler, the Creator), Kevin O’Leary, Abel Ferrara, Fran Drescher
Trailer di “Marty Supreme”
Informazioni sul film e dove vederlo in streaming
Marty Supreme, pellicola di genere sportivo, è stata proiettata in anteprima al New York Film Festival il 6 ottobre 2025, ed è uscita nelle sale statunitensi il 25 dicembre 2025 ed è stata distribuita in Italia il 22 gennaio 2026 da I wonder Pictures. La pellicola è liberamente ispirata alla vita di Marty Reisman (1930 – 2012), noto giocatore di tennistavolo americano, ed è il primo film diretto in solitaria da Josh Safdie dal 2008, dopo anni di lavoro in coppia con il fratello Benny.
La pellicola, fin da subito ha ottenuto il plauso della critica americana, ottenendo degli importanti riconoscimenti, vantando ben nove nomination agli Academy Awards 2026, in particolar modo per il Miglior Film, Miglior Regia per Josh Safdie e Miglior Attore Protagonista per Timothée Chalamet. Sul fronte dei premi stagionali, il film ha ottenuto riconoscimenti importanti anche prima degli Oscar: Timothée Chalamet ha conquistato un Golden Globe per la sua interpretazione, mentre la pellicola è stata celebrata da critici e società di settore per sceneggiatura, fotografia e montaggio, raccogliendo premi e nomination ai Critics’ Choice e ai Boston Society of Film Critics.
Vuoi aggiunger il titolo alla tua collezione Home video?
Trama di “Marty Supreme”
New York, 1952. Marty Mauser lavora come venditore di scarpe nel negozio dello zio Murray con l’unico scopo di riuscire a racimolare abbastanza soldi per partecipare ai British Open di tennistavolo, di lì a poco. Da subito la sua determinazione e sfacciata arroganza diventano il tocco personale di Marty che inizia a imbattersi contro una serie di sfortunati eventi che lo allontanano dal suo sogno: essere il futuro del tennistavolo in America, e diventare il primo giocatore al mondo.
Lo zio non lo paga in tempo per partire e così decide di derubare il suo stesso negozio, ma una volta arrivato a Londra perde inaspettatamente la finale del torneo contro il giapponese Koto Endo, noto giocatore emergente che a causa della sua sordità utilizza una racchetta di spugna. Le peripezie continuano mentre Marty si dibatte tra la vita dei suoi sogni, arrampicandosi con le unghie e con i denti, e la sua vita reale, dove lo aspetta Rachel in attesa del loro bambino. Seduce la moglie di un noto miliardario americano, Kay Stone, ex attrice di Hollywood, e inizia a mettersi tutto il mondo contro a causa della sua lingua lunga e dei molti debiti che lascia dietro di sé (era infatti detto the niddle). Dopo aver provato di tutto pur di andare a Tokyo e avere la sua rivincita contro Endo nei prossimi mondiali di tennistavolo, i due si ritrovano faccia a faccia in uno scontro pubblicitario e non ufficiale promosso da Milton Rockwell in favore di Endo. Riuscirà Marty ad avere la sua rivincita? Parteciperà ai mondiali di Tokyo portando alta la sua bandiera? Cosa ne sarà di suo figlio? Chissà se la sua sfacciataggine lo ha portato troppo lontano, così lontano da rendere il suo sogno irraggiungibile.
Recensione di “Marty Supreme”
Marty Supreme dimostra quanto un biopic sportivo possa essere travolgente ed emozionante, anche quando si prende libertà narrative rispetto ai fatti per privilegiare la forza emotiva della storia. La vicenda è già di per sé avvincente — tra imprese sportive e vicende di vita in un’America postbellica che ci appare lontana — ma l’interpretazione di Timothée Chalamet e il ritmo serrato della narrazione completano la ricetta con efficacia. La pellicola si sviluppa in due ore e ventinove minuti durante le quali non c’è un attimo di tregua: nessuna pausa, nessun sospiro, nessun silenzio. Né lo spettatore né Marty hanno tempo per fermarsi a valutare o a riflettere; veniamo trascinati dalle ondate degli eventi e da un ritmo incalzante che sembra dettare anche la vita del protagonista. Per tutto il film attendiamo il momento della rivelazione, il turning point che dovrebbe cambiare il suo destino e quello delle persone intorno a lui; il vero valore aggiunto, però, è l’attesa stessa — densa di ansia e aspettative — che conduce a una conclusione dolce, lenta e rilassata.
La scelta di raccontare un film sportivo «con cossi tanta vita tra le righe» regala al film il tocco di magia necessario a commuoverci insieme a Marty quando arriva la parola fine: una conclusione che appare parziale eppure completa, una presa di coscienza che tutto ciò che è stato lasciato indietro contribuisce a definire chi siamo oggi. In tutto ciò Timothée Chalamet conferma qui il suo passaggio a interprete di prima grandezza: la sua performance è un esercizio di controllo e abbandono insieme. Lavora sul corpo e sulla voce con precisione — piccoli gesti, micro‑espressioni, un timbro che muta secondo l’urto degli eventi — e riesce a rendere credibile ogni oscillazione morale del personaggio. Il risultato è un arco drammatico compiuto: odiabile e commovente, irritante e irresistibile, dove Marty emerge attraverso Chalamet come un uomo complesso che ci trascina con sé fino all’ultima inquadratura, senza mollarci mai e alla fine averci in un pugno, strappandoci il cuore.
In conclusione
Marty Supreme, per noi italiani che abbiamo avuto la fortuna sfortuna di vederlo nel 2026, è indubbiamente il film dell’anno. Ha ricevuto 9 nomination agli oscar, tra le quali miglior attore protagonista e miglior regia, che credo si giocherà molto bene (a colpi di racchetta) con gli altri colossi del cinema che concorreranno contro di lui. Il tutto impreziosito da un ottima interpretazione attoriale di Timothée Chalamet.
Il film è adrenalina, è amore, è passione, è vita stessa. La vita non aspetta, andate al cinema.
Note positive
- Interpretazione
- Regia
- Scrittura del protagonista
Note negative
- /
L’occhio del cineasta è un progetto libero e indipendente: nessuno ci impone cosa scrivere o come farlo, ma sono i singoli recensori a scegliere cosa e come trattarlo. Crediamo in una critica cinematografica sincera, appassionata e approfondita, lontana da logiche commerciali. Se apprezzi il nostro modo di raccontare il Cinema, aiutaci a far crescere questo spazio: con una piccola donazione mensile od occasionale, in questo modo puoi entrare a far parte della nostra comunità di sostenitori e contribuire concretamente alla qualità dei contenuti che trovi sul sito e sui nostri canali. Sostienici e diventa anche tu parte de L’occhio del cineasta!
| Regia |
|
| Fotografia |
|
| Sceneggiatura |
|
| Colonna sonora e sonoro |
|
| Interpretazione |
|
| Emozione |
|
|
SUMMARY
|
4.1
|

