No Good Men (2026). Esistono uomini buoni?

Recensione, trama e cast di No Good Men (2026), il film d'apertura della Berlinale 2026 che analizza la società afgana.

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Foto No Good Men © Virginie Surdej
Foto No Good Men © Virginie Surdej

No Good Men

Titolo originale: No Good Men

Anno: 2026

Nazione: Germania, Francia, Danimarca, Norvegia, Afghanistan

Genere: drammatico

Casa di produzione: Adomeit Film, La Fabrica Nocturna Cinéma, Motlys, Amerika Film, Wolf Pictures

Distribuzione italiana: Be Water Film, Medusa Film

Durata: 100 minuti

Regia: Shahrbanoo Sadat

Sceneggiatura: Shahrbanoo Sadat

Fotografia: Virginie Surdej

Montaggio: Alexandra Strauss

Musiche: Kristian Eidnes, Harpeet Bansal, Therese Aune

Attori: Shahrbanoo Sadat, Anwar Hashimi, Liam Hussaini, Yasin Negah, Fatima Hassani, Torkan Omari

Trailer di “No Good Men”

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Il 2021 è un anno decisivo per l’Afghanistan, un anno di cambiamenti negativi portati dall’insurrezione dei talebani, i quali hanno spodestato il governo, prendendo il controllo del paese con la forza. Dopo momenti di stallo, dove la situazione sembrava più stabile, con l’abbandono del territorio afgano delle forze militari statunitensi, ecco che torna a palesarsi la minaccia rappresentata dai talebani, movimento islamico afgano che aveva già portato terrore nel paese. Con il ritorno dei talebani al potere, l’Afghanistan è condannato a tornare indietro nel tempo: tra le conseguenze più gravi, c’è il danneggiamento del ruolo della donna. Infatti, da quando sono tornati i talebani, è stato negato il diritto all’istruzione a oltre un milione di donne, le quali, vengono giornalmente minacciate, violentate e non hanno diritti di alcun genere. In più, in via generale, è stata azzerata la libertà di espressione e sopraggiunge l’impossibilità di professare la propria religione, pena maltrattamenti, minacce e morte. Attualmente, l’Afghanistan è un paese privo di diritti e la situazione continua ad essere molto grave, in quanto media e istituzioni hanno smesso di occuparsi attivamente del problema.

Sharbanoo Sadat racconta i momenti che precedono l’insurrezione in modo autentico, poiché la sceneggiatura è basata sugli scritti dell’attore Anwar Hashimi, il quale, nel film interpreta il giornalista Qodrat, mentre la regista è sceneggiatrice ed attrice protagonista. Il suo è un punto di vista importante, perché mostra come la mentalità maschilista non sia mai andata via dal paese, è rimasta radicata nella maggior parte degli uomini, anche quando i talebani avevano perso il controllo. La sceneggiatura si concentra sul ruolo di Naru, unica operatrice di camera donna dell’emittente televisiva per la quale lavora; Naru cerca di svolgere il doppio ruolo di lavoratrice e madre in un clima di pregiudizi. Anche se ha perso le speranze nei confronti del genere maschile, quando conosce Qodrat deve ricredersi, nasce così un rapporto speciale che sfida le imposizioni sociali.

Il film ha aperto la settantaseiesima edizione della Berlinale il 12 febbraio del 2026, esce nelle sale italiane dal 28 maggio dello stesso anno grazie a Be Water Film, in collaborazione con Medusa Film.

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Trama di “No Good Men”

Naru è una giovane donna che deve occuparsi di suo figlio Liam e della sua carriera come operatrice di camera in un’emittente televisiva. Dopo anni di conflitti con suo marito e con tutti gli uomini che ha conosciuto, Naru pensa che non esistano uomini buoni in Afghanistan. Quando fa la conoscenza di Qodrat, Naru cambia la sua visione.

Recensione di “No Good Men”

Quando si analizza la situazione in Afghanistan, è bene farlo con completezza, se a farlo è qualcuno che conosce il territorio, è ancora meglio. È il caso della regista Shahrbanoo Sadat, donna nata a Teheran con origini afgane che è anche la protagonista del film. Il suo, è un racconto potente, che non si concentra solamente sui talebani, ma allarga l’analisi a tutto il genere maschile. Non è un caso che la storia di No Good Men si svolga prima della presa di potere dei talebani del 2021. Il film, infatti, vuole dimostrare come la donna sia trattata in modo indegno dagli uomini afgani già prima di quel tragico evento, è un problema radicato da secoli: mogli, figlie e madri sono sempre relegate ad un ruolo di mera presenza fisica, nonostante i cambiamenti (la protagonista fa l’operatrice di camera), c’è comunque un forte pregiudizio che è radicato nella società da secoli.

Il fulcro del film è la visione di Naru, o meglio, il suo atteggiamento nei confronti degli uomini. Non si tratta di un capriccio o di frasi fatte, ciò che prova Naru nei confronti di qualsiasi uomo afgano è rabbia, rabbia perché suo padre non l’ha mai trattata bene, suo marito è un inetto, insomma, ovunque vada, incontra un uomo che non le fa cambiare idea. È un’analisi ragionata, che non diventa mai banale o frutto di uno slogan, la sua visione è razionale e brillante. Ma nel corso del film succede qualcosa di inaspettato, che nemmeno la ragione può fermare: l’incontro con il giornalista Qodrat. Quest’ultimo è un uomo molto rinomato, piacente e famoso in tutto il paese, sembra essere come tutti gli altri, invece no: quando Naru lo conosce approfonditamente, capisce di trovarsi di fronte ad una persona umile, magari non inizialmente, ma successivamente, con lo sviluppo del loro rapporto professionale, Qodrat impara a rispettare Naru, entrando a far parte del cambiamento attivo che la donna vorrebbe apportare alla società. Infatti, per cambiare le cose, bisogna essere parte attiva del cambiamento, Naru lo dimostra giorno dopo giorno, andando a scardinare un sistema che la vorrebbe estromettere. Infatti, il film è un lungo percorso costellato da passaggi iconoclasti; ci sono diverse scene dove Naru fa capire a Qodrat che non vuole sottostare a leggi sociali sciocche e insensate, perciò, ogni volta che ne ha la possibilità, sovverte le regole. Questi atti sovversivi scandiscono le fasi del film e accompagnano la crescita della trama. La visione della donna è facilmente individuabile anche nel rapporto crescente fra i due personaggi principali. Se all’inizio non c’era fiducia tra i due, a causa dei pregiudizi di Qodrat, con il passare del tempo, Naru ha saputo farsi rispettare, dimostrando che è in grado di fare tutto ciò che può fare un uomo. È un elemento che sostanzialmente sintetizza il funzionamento di un rapporto basilare tra due esseri umani: anche se abbiamo paura di rimanere feriti, bisogna buttarsi nella mischia, anche se c’è la possibilità di rimanerci male. È quello che fa Naru con Qodrat, quando mette da parte la diffidenza scopre che non è un uomo come gli altri.

Il film è molto originale, risulta interessante perché non si attacca ad un solo genere cinematografico. È drammatico, perché mostra diverse scene tristi e toccanti, come l’inizio della presa dei talebani, la scena dell’esplosione, i conflitti tra Naru e suo marito, ma fa anche sorridere, alcune scene sono irriverenti, non in modo puro, ma comunque tentano di sdrammatizzare il tono, rendendo la scrittura poco pesante e facile da seguire. La regia aiuta molto in questo senso, perché ha uno stile sporco, a volte si percepisce il tentativo di mostrare le scene in modo semplice. La macchina da presa sostituisce l’occhio umano, lo spettatore diventa partecipe grazie a soggettive efficaci.

Il cast opta per una recitazione moderata e misurata, perché non c’è bisogno di uno stile eccessivamente teatrale per raccontare ciò che viene vissuto sulla propria pelle. Grazie ad un’esperienza diretta delle vicende, gli attori si immedesimano facilmente in ciò che viene raccontato.

No Good Men è un film imperdibile, perché torna a far parlare della situazione in Afghanistan, spesso dimenticata dai media. Torna a far parlare di un luogo che è diventato sempre più cupo, dove le donne continuano a combattere, ma anche a soffrire.

In conclusione

No Good Men è un film efficace, che lancia un messaggio potente e torna a far parlare della situazione disastrosa dell’Afghanistan, ponendo l’accento sulla condizione della donna. Con una regia essenziale e una recitazione misurata, il film è autentico, crea la giusta atmosfera per permettere allo spettatore di entrare nel vivo delle azioni.

Note positive

  • Cast
  • Valorizzazione delle tematiche proposte
  • Regia diretta ed efficace

Note negative

  • /

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Review Overview
Regia
Fotografia
Sceneggiatura
Colonna sonora e sonoro
Interpretazioni
Emozione
SUMMARY
3.8
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Francesco Lesti
Francesco Lesti

Laureato presso il DAMS di Roma Tre. Sono appassionato di cinema da quando ne ho memoria, ma non smetto mai di cercare nuovi film e nuove storie da amare.