
Splice
Titolo originale: Splice
Anno: 2009
Genere: horror, fantascienza, thriller
Casa di produzione: Copperheart Entertainment, Gaumont, Senator Entertainment
Distribuzione italiana: Videa-CDE
Durata: 104 minuti
Regia: Vincenzo Natali
Soggetto: Vincenzo Natali, Antoinette Terry Bryant
Sceneggiatura: Vincenzo Natali, Antoinette Terry Bryant, Douglas Taylor
Fotografia: Tetsuo Nagata
Montaggio: Michele Conroy
Musiche: Cyrille Aufort
Attori: Adrien Brody, Sarah Polley, Delphine Chanéac, Brandon McGibbon, Simona Măicănescu, David Hewlett, Abigail Chu
Trailer di “Splice”
Informazioni sul film e dove vederlo in streaming
Splice è un film di fantascienza e horror diretto da Vincenzo Natali, interpretato da Adrien Brody e Sarah Polley, uscito nel 2009 e distribuito in Italia dal 13 agosto 2010. La pellicola, che vede nel cast anche Delphine Chanéac, affronta i temi dell’ingegneria genetica attraverso la storia di due ricercatori che sperimentano la fusione tra DNA umano e animale. Presentato in anteprima al Festival di Sitges, dove ha ottenuto il premio per i migliori effetti speciali, il film ha ricevuto un’accoglienza generalmente positiva e ha incassato circa 27 milioni di dollari a fronte di un budget di 30 milioni.
La sceneggiatura è firmata dallo stesso Natali insieme ad Antoinette Terry Bryant e Doug Taylor. Il progetto era stato concepito dopo Cube, ma venne rimandato per limiti tecnici e di budget fino al 2007, quando entrò in produzione come collaborazione tra Canada e Francia con un finanziamento complessivo di 26 milioni di dollari. Le riprese si sono svolte a Toronto tra il novembre 2007 e il febbraio 2008, sostenute anche da Telefilm Canada.
Dopo la prima a Sitges nel 2009, Splice è stato presentato anche al Sundance Film Festival e successivamente distribuito negli Stati Uniti da Warner Bros. a partire dal 4 giugno 2010.
Vuoi aggiunger il titolo alla tua collezione Home video?
Trama di “Splice”
Clive ed Elsa sono una coppia di scienziati noti per creare ibridi animali in laboratorio. Contravvenendo alle regole, uniscono DNA umano a quello animale, andando così a creare “Dren”, una creatura di sesso femminile che cresce a velocità disumana. La situazione però ben presto sfugge di mano e i due “genitori” dovranno pagare le conseguenze delle loro stesse azioni.
Recensione di “Splice”
Vincenzo Natali, regista italo-canadese del pregevole “Cube”, dirige un ottimo fanta-horror che aggiorna il mito di Frankenstein all’era contemporanea, quella dei laboratori privati e della bioetica in crisi. Nel ruolo di protagonista c’è un bravissimo Adrien Brody nei panni di Clive e una magnifica Delphine Chanéac in quelli di Dren, la “creatura”. Chanéac è una rivelazione; non parla, ma comunica tutto con corpo e occhi. Il suo aspetto viene valorizzato attraverso un abile mix tra trucco prostetico e CGI, conferendole un viso angelico e al tempo stesso inquietante: zigomi affilati, occhi enormi, ali e una coda con tanto di pungiglione; i connotati sono umani e al tempo stesso mostruosi, sembra una specie nuova che non doveva esistere.
La regia di Natali è quadrata, composita, elegantissima. Si destreggia con abilità in una sceneggiatura che parte come thriller scientifico e finisce in horror psicosessuale senza perdere coerenza. Durante le prime fasi il film è incentrato sul rapporto di complicità tra i due scienziati, Clive ed Elsa, interpretata da una brava Sarah Polley. Sono una coppia nella vita e nel laboratorio. Li vediamo creare ibridi animali per produrre proteine, sfidare i loro superiori e fondere il loro DNA di nascosto per andare oltre i limiti imposti. L’obiettivo della prima parte è far empatizzare lo spettatore attraverso la loro sfrontatezza e ribellione; sono sensuali, ma anche complici; in breve sono novelli Frankenstein che giocano a fare Dio perché possono, nessuno frena la loro geniale follia.
Complicità che viene in seguito destabilizzata dalla loro stessa creazione: L’arrivo di Dren rompe l’equilibrio. Elsa la vede come una figlia illegittima per colmare i suoi traumi infantili con una madre assente. Clive invece la vede come un abominio da abolire, un errore da cancellare prima che qualcuno scopra tutto. Nasce così una famiglia disfunzionale a tre, e i contrasti familiari si ripercuotono sulla psicologia della creatura, che apprende per imitazione e assorbe il peggio di entrambi i suoi creatori. La sua crescita accelera e si rispecchia in una classica ribellione adolescenziale che coincide con la gelosia, la violenza e soprattutto con il sesso.
Qui Natali estremizza alla massima potenza e mostra di cosa è capace. La scoperta della sessualità da parte di Dren è il cuore nero del film. La tecnica dell’autore dà vita a immagini visivamente suggestive, morbose, disturbanti e bellissime. La scena della danza, ipnotica e sensuale, quella del fienile, l’attrazione impossibile tra creatore e creatura: tutto è girato con un erotismo malato e travolgente al tempo stesso che mette a disagio lo spettatore, complice anche un’ottima fotografia di Tetsuo Nagata in grado di passare da colori caldi durante i momenti di pura intimità familiare, a tonalità fredde, cliniche e bluastre durante le scene più inquietanti in laboratorio.
Lodevole anche il montaggio di Michele Conroy. Costruisce efficacemente in primis la curiosità scientifica: cosa nascerà da quel DNA umano-animale? Poi innesca la tensione costante quando Dren inizia a sviluppare comportamenti imprevedibili, quali linguaggio e aggressività. La tensione è affiancata da un convincente erotismo che spiazza, perché Dren è sia fanciulla che predatrice, figlia e femme fatale. Il ritmo accelera senza freni per poi approdare in un finale a dir poco agghiacciante in cui Natali osa in un contesto in cui non ci sono eroi, non c’è redenzione, né lieto fine. Solo le conseguenze mostruose di aver violato la natura e di aver scambiato l’ossessione per amore.
In conclusione
Splice è body horror rimasto nel dimenticatoio poiché troppo intelligente e perverso. Natali prende Frankenstein e ci inserisce bioetica, trauma familiare e sesso esplicito, trasformandolo in un dramma familiare che toglie il respiro e riesce nell’intento di generare paura e inquietudine poiché plausibile. Da riscoprire subito.
Note positive
- la regia di Natali
- perfomance di alto livello
- la critica verso i limiti della scienza
- gli effetti visivi su Dren
Note negative
- plot twist forse un po’ “telefonato”
- l’ultima mezz’ora perde la tensione a favore di una “caccia al mostro”
L’occhio del cineasta è un progetto libero e indipendente: nessuno ci impone cosa scrivere o come farlo, ma sono i singoli recensori a scegliere cosa e come trattarlo. Crediamo in una critica cinematografica sincera, appassionata e approfondita, lontana da logiche commerciali. Se apprezzi il nostro modo di raccontare il Cinema, aiutaci a far crescere questo spazio: con una piccola donazione mensile od occasionale, in questo modo puoi entrare a far parte della nostra comunità di sostenitori e contribuire concretamente alla qualità dei contenuti che trovi sul sito e sui nostri canali. Sostienici e diventa anche tu parte de L’occhio del cineasta!
| Regia |
|
| Fotografia |
|
| Sceneggiatura |
|
| Colonna sonora e sonoro |
|
| Emozione |
|
| Interpretazione |
|
|
SUMMARY
|
4.0
|

