
Padre Pio
Titolo originale: Padre Pio
Anno: 2022
Nazione: Stati Uniti d’America, Germania, Italia
Genere: Biografico, Drammatico
Casa di produzione: Interlinea Films, Maze Pictures, The Motus Studios, Acacia Filmed Entertainment
Distribuzione italiana: RS Productions
Durata: 104 minuti
Regia: Abel Ferrara
Sceneggiatura: Maurizio Braucci, Abel Ferrara
Fotografia: Alessandro Abate
Montaggio: Fabio Nunziata
Musiche: Joe Delia
Attori: Shia LaBeouf, Marco Leonardi, Asia Argento, Luca Lionello, Francesco De Vito, Cristina Chiriac, Vincenzo Crea, Brando Pacitto
Trailer di “Padre Pio “
Informazioni sul film e dove vederlo in streaming
Distribuito nei cinema italiani il 18 luglio 2024, dopo essere stato presentato in anteprima mondiale il 2 settembre 2022 in occasione della Giornata degli Autori della 79ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e il 26 novembre dello stesso anno presso l’Auditorium Maria Pyle del Santuario San Pio da Pietrelcina a San Giovanni Rotondo nella sua prima versione italiana, e successivamente al Taormina Film Festival 2024, “Padre Pio” è un film storico e semi-biografico diretto dal maestro del cinema d’autore Abel Ferrara, noto per lungometraggi come “L’angelo della vendetta” (1981), “Il cattivo tenente” (1992), “Fratelli” (1996) e “Pasolini” (2014).
La pellicola, girata in Puglia, vede nei panni del Santo di Pietralcina la star internazionale Shia LaBeouf (tra le sue ultime interpretazioni: “Pieces of a Woman“, “Sangue chiama sangue”, “Honey Boy”, “Borg McEnroe”), accompagnato dagli attori italiani Marco Leonardi (“Il mio posto è qui”), Asia Argento (“Trauma“, “Scarlet Diva“) e Vincenzo Crea (“Gloria!”). Il film è una coproduzione italo-tedesca, prodotto da Maze Pictures, Interlinea Film e Rimsky Productions, in associazione con Carte Blanche, con il contributo dell’Apulia Film Fund di Apulia Film Commission e Regione Puglia, a valere su risorse del POR Puglia FESR-FSE 2014/2020, con il patrocinio e contributo della Direzione Generale Cinema e Audiovisivo e con il sostegno della Regione Lazio – Fondo Regionale per il Cinema e l’Audiovisivo.
Trama di “Padre Pio “
La Prima Guerra Mondiale è terminata e l’Italia ne esce a testa alta dal conflitto, come vincitrice. Dopo anni trascorsi a combattere sul fronte, i giovani soldati italiani fanno ritorno nelle loro case, come a San Giovanni Rotondo, dove le famiglie si riuniscono. Le mogli riaccolgono i loro mariti deturpati dalla battaglia, mentre altre famiglie rimangono in attesa, ignare del destino dei loro cari, oppure scoprono che questi sono deceduti in combattimento con onore. Tuttavia, coloro che hanno combattuto per l’Italia al loro ritorno trovano solo una terra di povertà, dove i ricchi proprietari terrieri fanno e dettano legge, imponendo ai lavoratori una vita di stenti, fame e fatica disumana.
In questo contesto arriva, in uno sperduto convento cappuccino di San Giovanni Rotondo, Padre Pio, un uomo profondamente tormentato e vittima delle sue numerose visioni riferite a Gesù, alla Madonna e al diavolo stesso, che gli fanno rivivere attimi terrificanti e drammatici della sua esistenza. In questo contesto, a San Giovanni Rotondo, come nel resto dell’Italia, arrivano i venti della rivoluzione russa, inneggiando alla bandiera rossa del Partito Socialista Italiano, nato su ispirazione degli eventi che hanno condotto Lenin al potere.
I socialisti, che credono nell’uguaglianza e nell’abbattimento della proprietà privata, non intendono però conquistare il potere con fuoco e armi, ma attraverso le prime libere elezioni politiche italiane del 1919, che vedono scontrarsi i conservatori (gli aristocratici e i ricchi) contro i socialisti, rappresentanti dei lavoratori poveri alla ricerca di un cambiamento sociale e repentino nelle loro vite. Gli esiti delle elezioni però condussero a San Giovanni Rotondo a sangue e morte.

Recensione di “Padre Pio”
Il titolo della pellicola può ingannare lo spettatore. “Padre Pio” del 2022 non è ciò che sembra dal titolo. Avvicinandoci a questa opera drammaturgica, non dobbiamo attenderci una narrazione incentrata sulla glorificazione della figura del beato Padre Pio, né un racconto biografico dettagliato della sua vita religiosa e personale. Abel Ferrara, invece di concentrarsi sulla vita del santo, ha optato per una pellicola dal forte impatto critico, politico e religioso, narrando un preciso spaccato temporale riferito alla comunità di San Giovanni Rotondo, analizzandone la società.
“Padre Pio” del 2022 si muove negli anni successivi alla Prima Guerra Mondiale, iniziando con l’arrivo di Padre Pio nel convento di Santa Maria delle Grazie e il ritorno dei soldati sopravvissuti al conflitto, e terminando il 14 ottobre 1920, una giornata tragica per San Giovanni Rotondo. In quel giorno, nella piazza del municipio, scorsero fiumi di sangue a causa di motivi prettamente politici, legati alla speranza di cambiamento e alla resistenza dell’élite dominante che non voleva il progresso sociale e preferiva che i ruoli rimanessero immutabili.
Nel 1920, in Italia, si tennero le prime elezioni maschili universali, che videro a San Giovanni Rotondo il PSI (Partito Socialista Italiano) ottenere 1.069 voti contro gli 850 della coalizione popolare clerico-fascista, denominata Arditi di Cristo. Quest’ultimi, però, non accettarono la sconfitta, ritenendo che si trattasse di un imbroglio. Così, quando il 14 ottobre, i socialisti si recarono al Municipio per presidiarlo e innalzare la loro bandiera rossa, trovarono di fronte a loro un muro armato di poliziotti con a capo il commissario Bevere, deciso a evitare l’ingresso dei socialisti a palazzo. Da questo evento scaturirono scontri che portarono prima alla morte del carabiniere Vito Imbriani e successivamente all’uccisione di quattordici civili e ottantacinque feriti, quasi tutti tra le fila dei socialisti. Una festa che si macchiò di sangue.
In questo senso, più che un racconto incentrato su Padre Pio, Abel Ferrara effettua un’indagine attenta della situazione economica e sociale dell’Italia del dopo Prima Guerra Mondiale, dal 1915 al 1920, raccontando le correnti socialiste e comuniste che invasero i paesi e le cittadine italiane. I lavoratori poveri, sfruttati e maltrattati dai loro padroni, che li trattano come veri e propri schiavi a buon mercato, iniziarono a protestare in nome di valori democratici e di uguaglianza, una uguaglianza che non era minimamente presente in quell’Italia, dove un sindaco aristocratico del paese asserisce che quei lavoratori non dovrebbero avere il diritto di votare perché non sono esseri umani, solo forza lavoro. Un pensiero duro e brutale che Abel Ferrara fa esprimere dall’aristocratico e proprietario terriero Renato (Brando Pacitto), colui che teme il vento del cambiamento.
Ferrara, piuttosto che affrontare direttamente la figura di Padre Pio, racconta il clima politico effervescente italiano, in quei mesi e giorni precedenti la prima elezione politica, fatta di riunioni politiche all’aperto da parte dei socialisti-comunisti che cercano di trasmettere valori di uguaglianza e un messaggio di speranza alla povera gente sfruttata. In questa struttura narrativa, la figura di Padre Pio è marginale nel racconto drammaturgico scritto da Maurizio Braucci e Abel Ferrara. Il racconto si muove attraverso un montaggio alternato che ci mostra da un lato la vita degli uomini e delle donne tra il 1916 e il 1920, con i fermenti e le lotte politiche dell’epoca, dall’altro Padre Pio all’interno del convento tra crisi esistenziali e visioni terrificanti.
Proprio la parte dedicata alla figura cristiana risulta l’elemento narrativo meno riuscito, non tanto per una scarsa verosimiglianza alla realtà di Padre Pio, afflitto realmente da visioni e figura fondamentale per la cristianità di San Giovanni Rotondo, ma soprattutto a causa dello squilibrio narrativo all’interno dell’opera audiovisiva. La religiosità appare poco e in maniera discontinua, senza riuscire a unire in modo profondo e funzionale al racconto, in maniera metaforica e tematica, l’elemento della lotta democratica e comunista con la sfera religiosa e la vita stessa del frate cappuccino. Non abbiamo una vera interazione tra la vita comune del popolo e quella religiosa, se non in rarissime scene. Anzi, sembra che Abel Ferrara voglia sottolineare il distacco netto e profondo tra la vita di monastero, fatta di preghiera e introspezione, e quella reale, fatta di lotta per sopravvivere, ricerca di cibo e disperazione. Per certi versi, nonostante il finale enigmatico, il lungometraggio sembra quasi evidenziare l’inutilità della preghiera nella vita della gente comune, dove gli uomini poveri non trovano conforto effettivo nella parola di Dio o dei suoi profeti.
Un film d’autore
La sceneggiatura del lungometraggio, che si muove in due parti distinte e mal strutturate tra loro – Padre Pio e la lotta politica – non funziona particolarmente bene, non riuscendo a trasmettere un messaggio chiaro e comprensibile. Ferrara cerca di creare una similitudine tra il mondo cristiano e quello politico, ma il messaggio non arriva al pubblico in modo efficace. Ciò che invece emerge con forza è la potenza delle immagini. Il regista dimostra ulteriormente la sua competenza, con una visione registica-fotografica che riesce a dare spessore e intensità a una sceneggiatura che, in mano ad altri, sarebbe risultata piatta e noiosa. Ferrara, invece, innalza lo script grazie alla resa visiva, creando una regia marcatamente autoriale e capace di tenere l’attenzione del pubblico.
Il film utilizza costantemente la macchina a mano, che si muove quasi in modo confuso e stordito nell’ambiente circostante, trasmettendo un senso di inquietudine e tormento interiore, emozioni vissute sia dagli abitanti della cittadina che dal frate cappuccino. Accanto a qualche rara panoramica, la pellicola vive di macchina a mano, con riprese che stanno incollate ai volti dei personaggi, quasi spiandoli. Questo viene implementato attraverso un attento uso del rallentatore, mai eccessivo, ma inserito in modo sottile per sottolineare espressioni e sfumature emotive dei personaggi e delle situazioni.
Anche la fotografia è un elemento fondamentale per l’immersione nel climax della pellicola. La maggior parte delle scene è caratterizzata da una luce tendente all’oscurità, che trasmette un senso di dannazione eterna. Gran parte del film è ambientata in scenari notturni, soprattutto nella prima parte, con scene volutamente sporche e poco nitide, che aggiungono spessore drammatico al lungometraggio. Le migliori scene, a livello di regia e fotografia, sono quelle riferite agli incubi di Padre Pio, un uomo fortemente provato, in preda a tormenti interiori e vittima di allucinazioni, in cui si confronta e scontra con il diavolo, Dio e la Madonna, che gli stanno continuamente accanto. Queste visioni presentano luci rosse, luci color fuoco, in un ambiente inondato di luci e ombre, con elementi neri e fortemente oscuri. Le inquadrature a mano volutamente tremolanti contribuiscono a immergere lo spettatore nella disperazione interiore del personaggio.
Se l’abilità registica è evidente, lo stesso non si può dire della sceneggiatura, soprattutto nelle parti riguardanti Padre Pio, che mescola abilmente verità e falsità. Alcune scene potevano essere omesse, come il dialogo tra il frate, interpretato abilmente da Shia Labeouf, e il demone umano interpretato da Asia Argento, con portamento maschile. Questo scontro può apparire ben scritto a livello dialogico, ma non aggiunge nulla di significativo alla narrazione, risultando una scena superflua. Se Ferrara fosse riuscito a unire meglio le due parti, il lungometraggio sarebbe stato più interessante. Purtroppo, il risultato finale lascia a desiderare, dove la fotografia e la regia risultano gli unici elementi degni di nota, in una narrazione dove i personaggi, da Padre Pio agli abitanti della cittadina, non appaiono tridimensionali, ma piuttosto bidimensionali.

In conclusione
“Padre Pio” del 2022, diretto da Abel Ferrara, è un’opera drammatica che si distingue per il suo approccio critico, politico e religioso, piuttosto che per una glorificazione della figura del beato Padre Pio. Ambientato negli anni successivi alla Prima Guerra Mondiale, il film racconta la turbolenta situazione sociale e politica di San Giovanni Rotondo nel 1920, con un focus particolare sugli scontri politici del 14 ottobre di quell’anno. La narrazione si sviluppa attraverso un montaggio alternato che presenta sia le vicende della comunità locale sia le crisi esistenziali del frate cappuccino, interpretato da Shia LaBeouf. Dunque, il film, nonostante le sue carenze narrative, riesce a colpire per la potenza delle sue immagini e la competenza registica di Abel Ferrara. Tuttavia, la mancata integrazione tra i vari elementi narrativi e la superficialità dei personaggi ne limitano l’efficacia complessiva.
Note positive
- Uso della macchina da presa: Movimenti confusi e storditi che trasmettono inquietudine e tormento interiore
- Regia
- Interpretazione di Shia LaBeouf: Abile rappresentazione di Padre Pio, con intensi tormenti interiori e visioni allucinatorie.
- Sequenze oniriche: Rappresentazione efficace degli incubi di Padre Pio, con luci e ombre che enfatizzano il suo stato d’animo tormentato.
Note negative
- Squilibrio narrativo: Le due parti del film (lotta politica e vita di Padre Pio) non sono ben integrate, creando una discontinuità nella narrazione.
- Sceneggiatura debole: Non riesce a trasmettere un messaggio chiaro e comprensibile, con dialoghi che a volte risultano superflui.
- Personaggi bidimensionali: Mancanza di profondità nei personaggi, che appaiono piatti e poco sviluppati.
- Scene superflue: Alcune sequenze, come lo scontro tra Padre Pio e il demone umano, non aggiungono valore alla narrazione e potevano essere omesse.

