Paperman (2012): un cortometraggio Disney

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Trailer di Paperman

Informazione sul corto e dove vederlo in streaming

Il cortometraggio ha debuttato in anteprima al Festival Internazionale del Film d’Animazione di Annecy nel giugno 2012. Questo corto ha accompagnato l’uscita nelle sale di ‘Ralph Spaccatutto‘, programmato per il 2 novembre 2012. La colonna sonora di Christophe Beck è stata distribuita digitalmente da Walt Disney Records il 18 dicembre 2012. In seguito alla nomination all’Oscar per il miglior cortometraggio d’animazione, ‘Paperman’ è stato proiettato nei cinema insieme agli altri corti candidati nell’anno in questione da ShortsHD. Inizialmente pubblicato su YouTube il 29 gennaio 2013 (ora non più disponibile), è stato reso disponibile, successivamente su Hulu, ma è stato in seguito rimosso dal servizio. ‘Paperman’ ed è stato incluso nella libreria di Netflix in Nord America il 25 ottobre 2015, presentato insieme ad altri cortometraggi dei Walt Disney Animation Studios, tra cui ‘Frozen Fever’ e ‘Get a Horse!’. Tuttavia, il titolo è stato rimosso da Netflix il 25 ottobre 2021, sei anni dopo essere stato aggiunto. In seguito alla transizione, ‘Paperman’, insieme alla maggior parte degli altri cortometraggi, è stato reso disponibile individualmente per lo streaming su Disney+ a partire dal 12 novembre 2021, in occasione del primo Disney+ Day.

“Paperman”, del 2012, diretto da J. Kahr, si è aggiudicato la vittoria nella categoria dei corti d’animazione all’85ª edizione degli Oscar. È stato un successo significativo per la Disney in questa categoria, che non vinceva dal 1969 con “It’s Tough to Be a Bird”

Trama di Paperman

Manhattan, anni ’40. George aspetta il treno per recarsi al lavoro, stringendo tra le mani un plico di fogli. Una folata di vento fa volare uno dei fogli, che atterra proprio accanto a una ragazza di nome Meg, fino ad allora sconosciuta. George, imbarazzato, si affretta a recuperare il foglio dal viso di Meg, rivelando la sua bellezza e il suo sguardo magnetico. Uno sguardo intenso si scambia tra loro; lei sorride, indicando il bacio stampato sul foglio. George lo osserva, rapito. Il treno arriva, ma George, distratto, non nota che Meg salta sul convoglio e se ne va, lasciandolo lì, solo, con il foglio tra le mani. George la guarda, spaesato, mentre lei si gira dolcemente dal finestrino per osservarlo. I loro sguardi si incrociano e si perdono tra le strade della città. Ma la storia non è finita qui!

La Meg di Paperman
La Meg di Paperman

Recensione di Paperman

Che cosa c’è di più splendido che incontrare l’amore, inaspettatamente, nell’effervescenza di una città come New York? Rintracciare l’autentico sentimento in una città imponente e frenetica, affollata da miliardi di individui che, come ombre, attraversano le nostre vite senza che noi ne siamo pienamente consapevoli, presi dalle ansie lavorative e dalla corsa quotidiana, sembra un’impresa impossibile. Solo il destino sembra avere la chiave. Il mondo sfila accanto a noi come un’ombra, eppure raramente riusciamo a coglierne appieno la bellezza, sia artistica che umana. Nel vortice della nostra esistenza, ci sfugge l’occasione di sostare, magari nella metropolitana, per contemplare gli altri. E in questo rischiamo di perdere il senso della vita e dell’amore. Questo è il punto narrativo da cui parte Paperman, l’incontro della propria anima gemella nel caos di una gigantesca metropoli come è Manhattan, dove avere una seconda chance di conoscere una persona appena incontrata per sfuggita alla stazione di un treno è piuttosto raro. Paperman però possiede in sè quella magia dei cartoni animati, delle favole, in l’impossibile diviene possibile.

Uno stile d’animazione significativo

Nel cortometraggio d’animazione di John Kahr, la scelta e l’uso specifico degli elementi grafici emergono come elementi fondamentali nella creazione di un’atmosfera coinvolgente e piena di simbolismo. L’attenzione deliberata posta sui tratti del volto dei personaggi di contorno, spesso accennati appena sufficientemente, svolge un ruolo di rilievo nell’instillare una sensazione di uniformità e monotonia. Questo stile visivo non convenzionale, caratterizzato da tratti minimi nel disegno dei volti dei personaggi secondari, contribuisce a creare un’immagine di esseri quasi privi di individualità, che si muovono quasi come degli automi grigi privi di fantasia. Tale scelta artistica potrebbe mirare a sottolineare l’assenza di una vera identità personale all’interno di un ambiente urbano affollato e frenetico. Il contrasto evidente tra pochi personaggi distinti e altri dalla personalità sfumata potrebbe essere intenzionale, volto a enfatizzare l’unicità dei protagonisti o ad evidenziare il tema della routine e dell’alienazione sociale. Questo approccio stilistico unico può portare gli spettatori a riflettere sulla propria individualità in un mondo frenetico, in cui la personalità spesso rischia di perdersi nell’anonimato. La scelta di presentare i personaggi di contorno con tratti minimali potrebbe essere una strategia per mettere in risalto la centralità degli personaggi principali o per sottolineare l’alienazione e la mancanza di connessione umana nella società moderna.

paperman computer grafica
La creazione grafica di Paperman

Tra disegno e romanticismo

cit. John Kahrs 

“La storia è connessa all’esperienza di quando vivevo a New York ed ero più giovane, e passavo sempre per la Grand Central Station. Mi ha sempre colpito l’idea delle connessioni con altre persone che sono dei perfetti sconosciuti, individui che non hanno mai visto prima. Sei da solo, ti sento solo perché New York è così grande, ma allo stesso tempo non lo sei mai davvero. È questo il cuore della storia.” 

La Disney possiede il dono unico di narrare storie d’amore cariche di magia e semplicità: due personaggi, una colonna sonora mozzafiato, nessun dialogo e un bianco e nero classico, tranne un singolo elemento a colori: il bacio di Meg sul foglio e le sue labbra. Ma perché questa scelta? Perché l’amore rappresenta l’unica via di fuga da un mondo grigio e superficiale. Niente è più bello e vitale delle emozioni; senza di esse diventeremmo meri automi. Il bacio incarna l’essenza stessa dell’amore. Ciò che rende autentica questa storia agli occhi degli spettatori è l’incapacità di Meg e George di comprendere immediatamente i loro sentimenti, come spesso accade nella vita reale. Per Meg, il lavoro ha più peso della possibilità di restare con uno sconosciuto, pur sentendo qualcosa per lui. Noi siamo Meg: immersi nel mondo, talvolta dando più importanza alla società che alle nostre emozioni.

Il destino, tuttavia, offre loro una seconda opportunità. George la afferra al volo, abbracciando la sua follia e stravolgendo la propria vita per lei. Rivedendola da lontano, oltre un palazzo, non ha dubbi: deve conoscerla. Con l’aggiunta di un tocco di magia Disney, tutto sembra avverarsi. La potenza di questo corto risiede anche nella sua tecnica. Il regista e il suo team non solo hanno creato una storia straordinaria, ma hanno anche rivoluzionato l’animazione, mescolando la computer grafica al tradizionale disegno a mano in un modo mai visto prima, un’evoluzione che, a mio avviso, non è stata più eguagliata nei film successivi.

Esistono osservazioni divergenti riguardo al fascino del disegno a mano rispetto alla computer grafica nell’ambito dell’animazione. Molti individui evidenziano che il disegno a mano conserva un’apprezzata bellezza, trasmettendo spesso una sensazione di autenticità che talvolta sembra superiore alla computer grafica. La seconda, in certi casi, potrebbe presentare personaggi con una percezione di bidimensionalità più marcata, mostrando una mancanza di dettagli nelle espressioni facciali e risultando eccessivamente uniforme. Nonostante possa dimostrarsi efficace in contesti come “Toy Story”, in altre produzioni cinematografiche, la computer grafica potrebbe privare la narrazione di quel tocco di autenticità necessario a instillare nello spettatore la credibilità della storia.

La nuova tecnica nota come ‘Meander’, usata in Paperman, rappresenta il risultato di un processo sofisticato. Gli animatori della CGI (Computer-Generated Imagery) sviluppano uno scheletro del personaggio, il quale viene successivamente perfezionato mediante il disegno tradizionale a matita sovrapposto al modello di computer grafica. Questo procedimento, ripetuto diverse volte, ha lo scopo di unire in modo completo il ‘passato e il presente’, contribuendo così a creare una tecnica che si prospetta come il futuro dell’animazione.

John Kahrs

Abbiamo trovato il modo di combinare perfettamente animazione 2D e 3D, e io sinceramente non avevo mai visto niente di simile prima. Questo anche perché quando sono arrivato alla Disney ero così ispirato dalla lunga storia dello studio nel campo dell’animazione, fondata per molto tempo sul disegno classico. Questo è il modo che abbiamo trovato anche per rispettare tale tradizione, per rimanervi collegati. È incredibile, ma il risultato finale di Paperman è corrisponde esattamente a ciò che avevo nella mia testa.

In conclusione

Questo cortometraggio, attraverso il suo stile d’animazione unico, ha catturato l’incontro dell’anima gemella nel vortice di una metropoli come Manhattan, trasformando l’impossibile in realtà. La Disney ha donato magia e semplicità a questa storia d’amore senza dialoghi, dando vita a una narrazione che parla di emozioni autentiche in un mondo grigio e superficiale. La potenza di Paperman non solo risiede nella sua straordinaria tecnica di animazione, ma nell’abilità di farci riflettere sulla nostra individualità in un mondo frenetico, rendendoci consapevoli della bellezza artistica e umana che spesso ci sfugge nella corsa quotidiana. Questo corto rimane un’evoluzione rivoluzionaria nell’animazione, grazie alla fusione tra computer grafica e disegno tradizionale, aprendo la strada a un futuro affascinante per l’arte dell’animazione.

Note positive

  • La nuova tecnica utilizzata
  • La scelta del bianco e nero che aumenta il senso di fantasia alla storia
  • Il non utilizzo dei dialoghi che in un corto animato servono a ben poco
  • Una musica mozzafiato

Note negative

  • Dire, forse banalmente, che è perfetto!
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

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