Viaggio nella luna (1902). Georges Mélies e la narrazione visiva

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Viaggio nella luna

Titolo originale: Le Voyage dans la lune

Anno: 1902

Paese: Francia

Genere: Fantascienza

Durata: 13 min 14 min (16 fps) 8 min (25 fps) 16 min (Kaohsiung) (Taiwan) 16 min (restored color) (France)

Regia: Georges Méliès

Sceneggiatura: Georges Méliès

Montaggio: Georges Méliès

Attori: Victor André Bleuette, Bernon Brunnet, Jehanne d’Alcy, Henri Delannoy Delpierre, Georges Méliès, Kelm Farjaux

Informazioni sul corto e dove vederlo in streaming

“Le Voyage dans la Lune” è un film d’avventura di fantascienza francese datato 1902, diretto magistralmente da Georges Méliès. Quest’opera prende spunto da varie fonti, incluso il celebre romanzo di Jules Verne, “Dalla Terra alla Luna” del 1865, e il suo seguito, “Intorno alla Luna” del 1870. Georges Sadoul ha suggerito anche l’influenza di altre opere, come “I primi uomini sulla Luna” di H.G. Wells del 1901, tradotto in francese pochi mesi prima della realizzazione del film di Méliès. Esperti del settore cinematografico e letterario hanno indicato che la prima metà del film sembra derivare dalle opere di Verne, mentre la seconda parte, che racconta le avventure dei viaggiatori sulla Luna, potrebbe essere ispirata a Wells. Oltre alle fonti letterarie, l’opera filmica potrebbe aver avuto l’influsso dell’opera-féerie di Jacques Offenbach, “Le Voyage dans la lune“, una parodia non autorizzata dei romanzi di Verne, e all’attrazione chiamata “Un viaggio sulla Luna” all’Esposizione Panamericana del 1901 a Buffalo, New York.

Nel creare questa pietra miliare cinematografica, Méliès si è avvalso della collaborazione degli operatori della macchina da presa Théophile Michault e Lucien Tainguy, che lavoravano regolarmente con lui presso la Star Film Company. A differenza di queste collaborazioni regolari, Méliès sceglieva i suoi attori film per film, attingendo dal ricco mondo teatrale parigino con il quale aveva stretti legami.

Il suo studio cinematografico a Montreuil, Seine-Saint-Denis, costruito nel 1897, rappresentava un ambiente unico: una struttura simile a una serra con pareti e soffitto di vetro, progettata per massimizzare l’illuminazione solare, seguendo il concetto utilizzato dalla maggior parte degli studi fotografici dell’epoca. Questo spazio, in cui è stato effettuato l’intero cortometraggio, era delle stesse dimensioni del Théâtre Robert-Houdin di Méliès (13,5 × 6,6 m). Durante la sua carriera cinematografica, Méliès seguiva un rigoroso programma lavorativo, pianificando le riprese al mattino durante le ore più luminose, gestendo il laboratorio cinematografico e il Théâtre Robert-Houdin nel pomeriggio, e assistendo agli spettacoli serali nei teatri parigini.

Trama de Viaggio nella luna

In un congresso, la decisione di viaggiare verso la Luna è oggetto di acceso dibattito. Dopo fervide discussioni, un gruppo decide di intraprendere l’avventura: salgono a bordo di un’astronave e, tramite un cannone, vengono lanciati sulla Luna, atterrando con successo sul satellite.

Una volta giunti sul suolo lunare, gli esploratori ammirano il paesaggio lunare, osservando con stupore il piccolo pianeta Terra e le stelle brillanti nel cielo notturno. Tuttavia, il loro momento di meraviglia è interrotto dall’inaspettata apparizione dei Seleniti, la popolazione nativa, che li cattura e li porta di fronte al loro Re. Il gruppo riesce fortunosamente a sfuggire dalle grinfie dei loro carcerieri e, dopo un combattimento, trovano il modo di tornare sulla Terra, lasciando alle spalle il mondo lunare.

Recensione de Il viaggio nella luna

Blaise Cendrars

Il Cinema è un’invenzione formidabile! Ma se ha un’influenza su di me, è soprattutto per via dei suoi primi film, che erano sciocchi ma meravigliosi. È qui la vera scoperta, la novità: mi ricorderò sempre di un certo Voyage dans la lune, che si proiettava alcuni anni prima della guerra, dove c’erano dei tizi che si imbarcavano per la luna proprio in mezzo ai balletti dello Châtelet. E cosa trovano sulla luna? Un corpo di ballo! E via andare! Questo sì che era sconvolgente!

Il cinema dei suoi primi giorni differiva notevolmente dall’arte cinematografica moderna. I pionieri del cinema nel 1900 hanno avuto l’arduo compito di definire le basi fondamentali della narrazione visiva e delle tecniche cinematografiche. Inizialmente, il cinematografo era considerato uno strumento principalmente per documentare il mondo, come evidenziato da figure chiave come Edison e i Fratelli Lumière. L’interesse era rivolto alla rappresentazione della vita quotidiana e alla presentazione di un mondo ancora sconosciuto. Fu Georges Méliès a rivoluzionare radicalmente il concetto di cinema, portandolo a un livello superiore e più sofisticato. Questo illusionista francese eliminò la rigida aderenza alla realtà, introducendo invece elementi che provenivano dal mondo della magia e del teatro.

Nell’universo cinematografico di Méliès, i trucchi visivi erano fondamentali per suscitare stupore e incredulità negli spettatori. Per realizzare questo effetto sul grande schermo, Méliès fu costretto a creare i primissimi effetti visivi, precursori della successiva evoluzione verso la computer grafica. Pur essendo rudimentali per l’epoca, questi effetti risultavano di grande impatto e potenza. Il cineasta però non intendeva creare solo dei corti d’illusione ma amava mostrare storie e con lui nasce la prima idea di montaggio visivo: in cui troviamo una basilare storia che attraverso più quadri e inquadrature veniva narrata dall’inizio alla fine. Grazie a questo suo intento, dopo moltissimi esperimenti, realizza il suo cortometraggio narrativo per eccellenza e soprattutto il primo film fantascientifico della storia del cinema: Le Voyage dans la lune, Il viaggio nella Luna del 1902, geniale parodia del romanzo di Jules Verne ‘Dalla Terra alla Luna’.

Il viaggio nella luna locandina scena quadro astronave

Nella sua versione originale, il cortometraggio era presentato in bianco e nero. Tuttavia, fin dai suoi albori, c’era il desiderio di portare il colore sullo schermo cinematografico. Ogni singolo fotogramma veniva meticolosamente dipinto a mano, utilizzando pennelli immersi in specifiche tinte. Questo processo era estremamente complicato, sia per le dimensioni ridotte dei fotogrammi, in cui le figure erano minuscole, sia perché richiedeva l’applicazione su ciascun fotogramma di ogni rullo: non esisteva la possibilità di duplicare la pellicola per la distribuzione. Nonostante il contesto storico, “Il viaggio nella Luna” rimane un vero cult della cinematografia. È un’opera imprescindibile che ogni esperto e appassionato di cinema dovrebbe conoscere e vedere.

Analisi de Viaggio nella luna

Georges Méliès ottenne celebrità nel suo tempo grazie al cinema dell’attrazione e al genere conosciuto come ‘film varietà’. Questo filone è rintracciabile anche nel suo capolavoro “Viaggio nella Luna” del 1902, evidente in alcuni elementi presenti nel film. Si notano l’utilizzo di un nutrito gruppo di ballerine che celebrano nel finale, così come gli effetti speciali relativi alla lotta contro i Seleniti, che scompaiono in una sorta di nuvole. La rappresentazione della Luna, con la navicella spaziale che vi si conficca, è visibilmente fatta di cartone e appare piuttosto ingenua nel suo aspetto umanoide, rappresentazione che si avvicina maggiormente all’intrattenimento che non al tema centrale del film.

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viaggio nella luna la faccia della luna melies

Sotto il profilo narrativo, “Viaggio nella Luna” presenta tutti gli elementi fondamentali tipici della costruzione di un lungometraggio moderno. La sceneggiatura segue un preciso sviluppo che comprende un inizio, uno svolgimento con tensione e conflitti, e un finale intenso e coinvolgente. Questi ingredienti sono ben presenti in questo capolavoro di Méliès.

Il racconto segue il viaggio di un gruppo di individui verso l’ignoto, un viaggio impegnativo e avventuroso. Vengono prese decisioni cruciali sulle persone coinvolte, la costruzione della navicella e, infine, l’emozionante momento della partenza e la scoperta di un nuovo “mondo” con le sue meraviglie e la sua società locale. La tensione culmina quando gli astronauti vengono catturati e imprigionati, ma i nostri eroi riescono a evadere e a fare ritorno sulla Terra. Il finale, sorprendente e avvincente, vede l’arrivo inaspettato di un alieno sul nostro pianeta, segnando un momento di sorpresa e incertezza, culminando con la sua cattura e reclusione.

Tutti gli elementi narrativi sono presenti, ma non sono sviluppati a pieno, creando un’opera che si basa sull’attrazione visiva. Questo approccio indubbiamente catturava l’attenzione dei primi spettatori, ma non trasmetteva la stessa paura e tensione che oggi associamo a tali elementi.

Una caratteristica distintiva del film sono i cosiddetti ‘quadri visivi’, attraverso i quali la storia viene raccontata. Nella versione analizzata, ne sono presenti ben diciassette, sebbene la durata del cortometraggio sia di soli quattordici minuti

  1.  Il congresso degli astronomi
  2.  la costruzione della navicella
  3. Gli avventurieri osservano Parigi dal tetto
  4. Si imbarcano sulla nave
  5. Il lancio verso la Luna
  6. La faccia della Luna e l’arrivo
  7. Allunaggio
  8.  Il paesaggio Lunare
  9.  Incontro con il Re dei Seleniti
  10. Fuga
  11. partenza
  12. Precipitazione
  13. Precipitazione in mare
  14. Il fondale marino
  15. Ritorno
  16. Accoglienza
  17. La statua e i festeggiamenti

Georges Méliès, uno dei pionieri del cinema, contribuì all’inizio dell’arte cinematografica senza conoscere le tecniche e le convenzioni visive che nell’era moderna sono parte integrante del cinema.

Nei suoi film, mancavano varie angolazioni e punti di vista all’interno delle scene. Le inquadrature erano spesso lunghe, con la macchina da presa fissa. Questo approccio offriva agli spettatori un’unica angolazione visiva, simile a quella di un pubblico teatrale che guarda lo spettacolo da una prospettiva fissa. L’assenza di variazioni nell’inquadratura all’interno di una singola scena, un elemento fondamentale per il cinema moderno, era inimmaginabile per l’epoca di Méliès.

viaggio nella luna melies

Ogni quadro è presentato in maniera separata, senza alcuna transizione fluida tra le inquadrature. Non esistono collegamenti visivi tra le scene, ma solo netti cambi di scenografia e di contesto, sempre ripresi completamente. Questi cambiamenti non erano neppure legati temporalmente, ma rappresentavano le cosiddette ‘Grandi Ellissi’, ovvero salti temporali netti tra una inquadratura e l’altra. Le ‘Grandi Ellissi’ sono ampiamente presenti anche in “Viaggio nella Luna”, sebbene non in tutte le scene. Soprattutto nella parte finale, durante la narrazione della fuga dal pianeta, troviamo inquadrature più brevi e veloci, con una migliore connessione temporale tra di esse. Questa accelerazione nel ritmo conferisce una tensione narrativa alla fuga.

Un altro aspetto distintivo del cortometraggio è la forte teatralità visiva: i personaggi agiscono in modo palesemente teatrale, con gesti ampi e irreali che ricordano quelli degli attori teatrali. Le scenografie, a tratti prive di una prospettiva realistica e talvolta inverosimili, sono un altro elemento caratteristico. Tuttavia, considerando il contesto storico, è doveroso riconoscere il merito di tutti coloro che hanno contribuito alla creazione di quei paesaggi di cartongesso.

In conclusione

Il cinema, iniziando come strumento di documentazione della realtà quotidiana, ha subito una rapida trasformazione grazie ai pionieri come Georges Méliès. La sua innovativa visione artistica ha rivoluzionato il modo di percepire il cinema, portandolo oltre i confini della rappresentazione realistica. Nonostante i limiti tecnici dell’epoca, opere come “Il viaggio nella Luna” rimangono pietre miliari dell’arte cinematografica, fondamentali per comprendere l’evoluzione di questa forma d’arte nel corso dei decenni successivi.

Note positive

  • La scenografia
  • I trucchi
  • Il montaggio primordiale non fastidioso tra un quadro e l’altro
  • La narrazione è comprensibile
  • Film d’avanguardia e fantastico per l’epoca storia

Note negative

  • La regia è inesistente, anche per il fatto che all’epoca la figura del regista non esisteva
  • La storia poco sviluppata
  • Contesto emotivo assente, ma solo come intrattenimento

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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

Articoli: 890

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