
Persona non grata
Titolo originale: Persona non grata
Anno: 2024
Nazione: Austria
Genere: Drammatico
Casa di produzione: Coop99 Filmproduktion, Albolina Film
Distribuzione italiana: Albolina Film
Durata: 92 minuti
Regia: Antonin Svoboda
Sceneggiatura: Antonin Svoboda
Fotografia: Mario Minichmayr
Montaggio: Oliver Neumann
Musiche: Non specificato
Attori: Gerti Drassl, Maya Unger, Katja Lechthaler, Lukas Miko, Krista Posch, Peter Mitterrutzner, Andreas Patton, Gabriela Hegedüs, Antonin Svoboda, Tanja Petrovsky, Helene Stupnicki, Christoph Grissemann
Trailer di “Persona non grata”
Informazioni sul film e dove vederlo in streaming
“Persona non grata”, pellicola austriaca diretta da Antonin Svoboda, autore di film come “Immer nie am Meer” (2007) e “Nicht von schlechten Eltern” (2021), è basata sulla storia vera dell’ex sciatrice austriaca Nicola Spieß Werdenigg, figlia dello sciatore e allenatore Ernst Spieß e della sciatrice olimpica Erika Mahringer. Nicola partecipò alla sua prima gara di Coppa del Mondo all’età di quattordici anni, precisamente il 16 gennaio 1973, ottenendo i primi risultati di rilievo nella stagione 1975/76, riuscendo a conquistare una medaglia di bronzo in una gara di Coppa del Mondo. Dopo svariate gare, in cui ottenne podi e piazzamenti, partecipò alle Olimpiadi invernali del 1976 a Innsbruck, concludendo la sua carriera sportiva nel 1981, dopo essere stata sospesa per tre mesi dalla Federazione sciistica dell’Austria (ÖSV).
Nel 2017, durante lo scandalo Weinstein e l’iniziativa #MeToo, Nicola Spieß Werdenigg, in un’intervista pubblicata sul quotidiano Der Standard il 20 novembre 2017, raccontò delle problematiche legate alla violenza sessuale nei collegi e nelle scuole sportive e sciistiche austriache, dichiarando di essere stata vittima di molestie e violenze sessuali da parte degli allenatori e dei dirigenti delle scuole fin dall’età di sedici anni. Questa dichiarazione portò a una valanga di ulteriori testimonianze, spingendo l’ÖSV a intraprendere profondi cambiamenti e a cercare giustizia per la prima volta.
Ho conosciuto Nicola per caso dieci anni fa, durante il mio viaggio di nozze. Da allora, io e mia moglie siamo rimasti in contatto con lei tramite Facebook. Alcuni anni dopo, Nicola perse il marito e nel 2017 decise di rendere pubbliche le sue esperienze di abuso. Mi sembrava giusto aspettare un anno prima di parlarne con lei, per chiederle come stesse affrontando la situazione. Ci siamo incontrati e mi ha rivelato alcuni dettagli che non conoscevo. È stato allora che la sua storia mi ha conquistato. È una di quelle storie che ti fanno percepire l’ineluttabilità del destino. – Tratto dall’intervista alla regista
In Austria, il film è stato presentato in anteprima il 24 gennaio 2024 al Gartenbaukino di Vienna, grazie a una collaborazione con il quotidiano Der Standard, che nel 2017 aveva pubblicato la prima intervista a Nicola Spieß Werdenigg. L’uscita successiva nei cinema ha attirato oltre 12.000 spettatori, classificandolo al sesto posto tra i film austriaci di maggiore successo dell’anno. In Italia, il film è stato presentato in anteprima al Bolzano Film Festival nell’aprile 2024 e uscirà nelle sale il 25 luglio 2024. Oltre alla distribuzione nel resto d’Italia, è previsto un tour nei cinema di tutto l’Alto Adige, che non solo ha ospitato le riprese, ma ha anche contribuito al cast con Gerti Drassl nel ruolo della protagonista Andrea, affiancata da Krista Posch, Katja Lechthaler e Peter Mitterrutzner nei ruoli principali.
Trama di “Persona non grata”
Quando il marito muore improvvisamente, l’ex sciatrice Andrea (58 anni) è costretta a riaprire vecchie ferite, taciute per anni forse per vergogna, quando, durante il funerale, il vicino di casa approfitta della sua vulnerabilità e la molesta sessualmente. Qualche giorno dopo, Andrea si reca dalla polizia, ma le due poliziotte che prendono in carico il caso la sconsigliano vivamente di denunciare l’accaduto, non essendo presenti prove tangibili della veridicità delle sue parole. Questo episodio le ricorda ciò che le avvenne in passato, quando, da adolescente, venne abusata al college sciistico, un luogo dove subì molte violenze psicologiche e sessuali. Sapendo di non poter combattere la potente Associazione sciistica austriaca, poiché questa si sarebbe autodifesa, decise all’epoca di rimanere in silenzio e di subire gli eventi, tanto da ritirarsi in giovane età dallo sport.
Nel frattempo, però, il movimento #MeToo ha raggiunto anche l’Austria, e incominciano a esserci le prime denunce di violenze sessuali. La federazione sportiva austriaca reagisce auto-difendendosi e proteggendosi l’un l’altro, evitando di istituire un ufficio di ascolto per le vittime di abusi. Assistendo in prima persona a queste scene, Andrea decide di rendere pubblica la sua storia e i suoi traumi, nella speranza che possano portare a un cambiamento.

Recensione di “Persona non grata”
Questa è la storia di Nicola Spieß Werdenigg, ma non è un racconto completamente fedele alla vita realmente vissuta dall’ex sciatrice e allenatrice, distaccandosi in parte dal genere biografico. Per volere della stessa Nicola Spieß Werdenigg, la regista ha dovuto rielaborare la vicenda, effettuando delle evidenti variazioni narrative al fine di modificare alcuni elementi della vicenda reale, per trasformare, fin dove è possibile, la protagonista di “Persona non grata” in una donna diversa dalla Spieß Werdenigg, soprattutto sotto il punto di vista caratteriale. Pur mantenendo al centro della vicenda alcuni elementi realmente avvenuti a Nicola, fondamentali per costruire la drammaturgia, la storia ha dovuto distaccarsi, dove possibile, dagli eventi biografici, costruendo dinamiche drammaturgiche frutto dell’inventiva della sceneggiatrice. Come elementi centrali e connessi alla vita di Nicola Spieß Werdenigg, in “Persona non grata” ritroviamo la morte del marito Erwin Werdenigg, avvenuta nel 2015, la molestia subita da un vicino di casa e la sua intervista a un giornale dove denuncia, per la prima volta, i fatti di violenza sessuale che ha visto e subito durante la sua esperienza nei collegi sportivi sciistici. Questi sono i punti fermi per la costruzione del personaggio al centro di “Persona non grata,” che ruota attorno all’ex sciatrice Andrea Weingartner, una donna che, dopo essersi ritirata in giovanissima età dal mondo dello sport, si è sposata e ha avuto una figlia di nome Sara (Nicola ne ha avuti tre di figli), allontanandosi completamente dalla sua famiglia e dal mondo dello sci, contrariamente a quanto accadde a Nicola, che ha continuato a insegnare come maestra di sci, fondando insieme al marito l’azienda di sci “edelwiser”. Piccoli dettagli che vanno a costruire una psicologia divergente tra Nicola e Andrea.
Nicola non voleva che il film raccontasse la sua storia. Abbiamo così creato un personaggio di finzione. Molti elementi sono ispirati alla vita di Nicola. In un film-biografia come il nostro, lo spettatore può immaginare le tessere mancanti: il movimento #metoo, la Federazione sciistica austriaca ÖSV, l’atteggiamento dei media. Ma non è un film biografico. Inoltre, la nostra protagonista Andrea si trova in uno stato d’animo molto diverso da quello di Nicola Werdenigg, che ha gestito con disinvoltura il rapporto con i media proprio perché aveva già superato il trauma grazie a lunghi anni di terapia. All’epoca dei fatti, Nicola non sarebbe mai stata in grado di reggere l’enorme pressione mediatica. – Tratto dall’intervista alla regista
La pellicola analizza la difficoltà di un essere umano nel superare i traumi adolescenziali, quelli di violenza psicologica e sessuale che rimangono attaccati alla psicologia della persona, distruggendola giorno dopo giorno. Il personaggio di Andrea, nonostante le sue sedute di psicoterapia, non è riuscito a rimarginare le ferite, né ad andare avanti del tutto con la sua vita, portandosi dietro quel peso, quel fardello di dolore nell’anima. “Persona non grata” è dunque il percorso di accettazione emotiva del dolore e del tentativo di una donna di superare quei traumi, senza vergognarsi per ciò che ha subito, senza darsi la colpa per l’abuso di gruppo di violenza sessuale subito in un club sciistico per mano di due ragazzi. Il film è un viaggio nell’interiorità di una donna che, a causa del mondo circostante e di una Federazione sportiva austriaca incapace di agire con forza e giustizia, si ritrova a dover fare leva sul suo dolore e sulla sua storia per denunciare il marciume del mondo accademico sportivo. In questo ambiente, le giovani promesse dello sci o del mondo dello sport austriaco affrontano una lunga sequenza di dolore, malessere interiore e traumi che non supereranno mai, segnati per sempre da quei momenti.
Andrea, nonostante le mille difficoltà, le mille paure e i mille dubbi che la attanagliano, spaventata da quello che la sua famiglia, Sara e i suoi genitori penseranno di lei, agisce per provare a tirare la prima pietra nello stagno, sperando che altri atleti illustri la seguano, distruggendo mattone dopo mattone quel muro di marcio che è nascosto e protetto con fermezza dall’ÖSV. Il dolore e quel senso di tensione interiore sono ben analizzati sia a livello di sceneggiatura che a livello visivo grazie alla spettacolare interpretazione di Gerti Drassl, una donna molto divergente esteticamente e fisicamente da Nicola Spieß Werdenigg. L’attrice riesce a entrare con forza e introspezione nell’animo del suo personaggio, portando fuori, con le espressioni del volto e lo sguardo, il dolore e il vuoto interiore che Andrea sente dentro di sé per la morte dell’amato marito e rileggendo la sua stessa vita interiore. Andrea affronta sfide più grandi di lei, trovando la forza interiore di superare quel dolore che l’ha devastata per tutta la vita. La macchina da presa, con le sue panoramiche e inquadrature fisse, talvolta vicine e talvolta lontane, riesce a rappresentare e donare quel senso di freddezza che avvolge la sfera intima di Andrea, soprattutto nella scena del funerale, dove udiamo forte e chiaro il suo dolore straziante e la sua solitudine. Questa freddezza e tristezza, però, svaniscono man mano che la storia va avanti, lasciando spazio alla narrazione del suo dolore e, allo stesso tempo, alla sua forza d’azione, dove le sue parole diventano un’arma tagliente fondamentale per rovesciare la situazione.
Alla storia di Andrea si alterna, in maniera parallela e talvolta incrociandosi anche a livello tematico, la vicenda della figlia Sara, che scopre di essere rimasta incinta dopo una storia romantica con un turista inglese. La storia di Sara conduce a conoscere la famiglia di Andrea, come il padre e la madre di lei, due persone che hanno fatto dello sci la loro vita. Tuttavia, la rappresentazione e la drammaturgia riferita alla figura di Sara non funzionano bene come quelle di Andrea. Il personaggio della figlia è indubbiamente interessante, una creazione drammaturgica per approfondire i problemi familiari di Andrea, evidenziando come i suoi traumi l’abbiano resa una donna fredda e distaccata nei confronti della figlia. Tuttavia, il personaggio di Sara non viene ben raccontato, soprattutto in connessione alla sua condizione di giovane donna incinta e riguardo al rapporto che va a stringere con una donna che ha perso un figlio molti anni prima, morto suicida dopo aver intrapreso una carriera sciistica presso il college frequentato dalla stessa madre. Questo elemento narrativo, se inserito nella sceneggiatura, avrebbe dovuto essere approfondito e avere qualche minuto di spazio in scena, e non risultare un elemento drammaturgico messo in scena solo come riempitivo, senza un reale effetto emozionale e di sviluppo interiore degli eventi. Il rapporto di Sara con questa donna avrebbe dovuto essere maggiormente sviluppato e reso un perno centrale della storia, cosa che però non accade.
Nel film “Persona non grata” (2024), la sceneggiatrice cerca di esplorare il tema della trasmissione transgenerazionale del trauma, una teoria psicologica secondo cui traumi e sofferenze non elaborati possono essere trasmessi da una generazione all’altra, influenzando profondamente le vite dei discendenti. Nel film, questo elemento viene rappresentato attraverso il personaggio di Sara, che si confronta con i traumi vissuti da sua madre e sua nonna, in teoria più che in pratica. Tuttavia, la trattazione di questo tema appare frammentaria e non sviluppata. La narrazione sembra affrontare il trauma transgenerazionale in modo superficiale, senza riuscire a integrarlo in modo coerente nella trama, in un film che pecca proprio nella trattazione del legame tra le tre figure femminili: Nonna, madre e figlia. Nonostante l’intento della sceneggiatrice di portare alla luce questo complesso fenomeno, il risultato finale è meno incisivo di quanto previsto, lasciando il pubblico con una sensazione di incompletezza riguardo a questo aspetto psicologico e tematico del film, un aspetto che non viene percepito dallo spettatore all’interno del film, dimostrando che la sceneggiatura non è arrivata dove il cineasta – sceneggiatore intedesse condurre il film.
Ho scelto quindi di approfondire la trasmissione transgenerazionale del trauma, ponendolo al centro della sceneggiatura. Volevo capire i meccanismi, più o meno inconsci, dell’eredità emotiva. Mi sono chiesto che cosa passi di generazione in generazione nelle famiglie e perché ancora oggi, dopo un secolo dalla nascita della psicoanalisi, non si affronti apertamente il fenomeno. – Tratto dall’intervista alla regista

In conclusione
“Persona non grata” è un film che, pur basandosi su eventi reali, si distacca dal genere biografico per creare una narrazione drammatica incentrata sul personaggio fittizio di Andrea Weingartner. La pellicola esplora con profondità il tema del superamento dei traumi e dell’abuso sessuale, grazie a una sceneggiatura attenta e alla potente interpretazione di Gerti Drassl. Tuttavia, alcuni aspetti della storia, come la trama riguardante la figlia Sara e il tema del trauma transgenerazionale, risultano meno sviluppati e lasciano una sensazione di incompletezza.
Note positive
- Interpretazione di Gerti Drassl: La sua performance riesce a trasmettere con intensità il dolore e la forza interiore di Andrea.
- Uso della macchina da presa: Le inquadrature e le panoramiche aggiungono profondità emotiva e visuale, in particolare nelle scene chiave come il funerale.
- Esplorazione del trauma: La narrazione affronta con sensibilità e autenticità i temi del trauma e della resilienza.
Note negative
- Trama di Sara: La storia della figlia risulta meno incisiva e sviluppata rispetto a quella della protagonista, creando un dislivello narrativo.
- Superficialità del tema transgenerazionale: L’esplorazione del trauma transgenerazionale appare frammentaria e non integrata coerentemente nella trama principale.
- Sbilanciamento drammaturgico: Alcuni elementi narrativi, come il rapporto di Sara con la donna che ha perso il figlio, sono trattati in modo superficiale e poco emozionale.
