
I contenuti dell'articolo:
Michael
Titolo originale: Michael
Anno: 2026
Nazione: Stati Uniti d’America, Regno Unito
Genere: Biografico, Drammatico, Musicale
Casa di produzione: Lionsgate Films, Universal Pictures, GK Films
Distribuzione italiana: Universal Pictures Italia
Durata: 127 minuti
Regia: Antoine Fuqua
Sceneggiatura: John Logan
Fotografia: Dion Beebe
Montaggio: John Ottman, Harry Yoon
Musiche: Lior Rosner
Attori: Jaafar Jackson, Miles Teller, Colman Domingo, Nia Long, Juliano Valdi, Joe Gillette, Kat Graham, Laura Harrier, Larenz Tate, Derek Luke, Jessica Sula, Kendrick Sampson, Joseph David-Jones
Trailer di “Michael”
Informazioni sul film e dove vederlo in streaming
Dopo una lunga attesa e diversi rinvii, la pellicola Michael, biopic dedicato a Michael Jackson, debutta finalmente nelle sale italiane il 23 aprile 2026, con un’uscita globale fissata per il 24 aprile. Distribuito da Universal Pictures, la pellicola è diretta da Antoine Fuqua. Nel cast per interpretare Michael Jackson è stato scelto Jaafar Jackson, nipote del cantante, che affronta qui il suo debutto cinematografico nel ruolo dello zio. Ad affiancarlo abbiamo Colman Domingo che interpreta il severo patriarca Joe Jackson, Nia Long veste i panni della madre Katherine Jackson e Miles Teller nei panni dell’avvocato e manager John Branca. Il film ha avuto la sua anteprima internazionale a Berlino nell’aprile 2026.
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Trama di “Michael”
Michael ripercorre la vita artistica e personale di Michael Jackson, dall’infanzia nei Jackson 5 fino alla consacrazione come icona planetaria della musica. Il film attraversa le tappe fondamentali della sua carriera, alternando l’esplosione del talento e dell’immaginario creativo alle pressioni di un successo sempre più totalizzante. Nel tentativo di restituire la complessità dell’uomo dietro il mito, il racconto si muove tra luce e ombra, soffermandosi tanto sull’eredità artistica quanto sulle fragilità e le ambiguità che ne hanno segnato il percorso.
Recensione di “Michael”
Nel tentativo di raccontare una figura come quella del Re del Pop Michael Jackson, il film Michael si confronta con un’impresa tanto ambiziosa quanto rischiosa, quella di restituire complessità all’icona Michael Jackson senza restarne schiacciato. Il film diretto da Antoine Fuqua sceglie di attraversare le tappe più riconoscibili della sua vita artistica, componendo un collage di momenti emblematici che oscillano tra celebrazione e tentativo di introspezione. Proprio in questa tensione irrisolta tra mito e individuo, l’opera sembra smarrire una direzione precisa, lasciando emergere un racconto che affascina per immagini di grande impatto e suggestioni, ma fatica a proporre uno sguardo davvero incisivo.
Difatti il biopic rinuncia fin dall’inizio a mettere davvero in discussione la figura dell’artista, scegliendo la strada più cauta di una rappresentazione controllata ed inevitabilmente addomesticata. Più che un’indagine sulla complessità di Michael Jackson, il film finisce per somigliare a un esercizio di conservazione dell’immagine, dove le contraddizioni vengono sfiorate ma mai realmente affrontate.
Antoine Fuqua costruisce un racconto solido, ma privo di vero slancio. La regia resta elegante, spesso spettacolare, ma incapace di trasformarsi in uno sguardo critico. Anche quando si avvicina ai momenti più delicati, l’opera arretra, scegliendo una distanza di sicurezza che svuota di tensione il racconto. La narrazione concentra gran parte del proprio sguardo sul rapporto conflittuale tra Michael Jackson e il padre, insistendo sulla tensione tra disciplina imposta e bisogno di autodeterminazione artistica. È proprio nel desiderio di emancipazione, nella ricerca di una libertà creativa e di una carriera solista che il racconto trova i suoi momenti più autentici, quelli in cui l’immagine sembra incrinarsi lasciando intravedere qualcosa di più vivo e meno controllato.
Il cast, nel complesso, restituisce una prova solida, con Jaafar Jackson, al suo debutto attoriale, che riesce a sostenere il peso di un’eredità ingombrante, offrendo un’interpretazione credibile e misurata, mai puramente imitativa. Tuttavia, i limiti temporali imposti alla narrazione, segnati anche da note vicende legali, finiscono per comprimere il respiro del racconto, che appare a tratti costretto entro scelte obbligate. Ne deriva una costruzione narrativa piuttosto esile, che fatica a sviluppare pienamente le proprie linee tematiche.
A questo si aggiunge un uso dell’intelligenza artificiale che, soprattutto in alcune scene, risulta invasiva, incrinando l’impatto emotivo delle sequenze e accentuando quella distanza, tra rappresentazione e autenticità che il film sembra non riuscire mai del tutto a colmare.
Michael è un biopic che riporta e fa riscoprire a tratti il mondo del Pop culture sia per quanto riguarda i fan di lunga data sia per far riscoprire il mito alle nuove generazioni. Una scelta che ricorda molto l’approccio che era stato fatto per il biopic dei Queen “Bohemian Rapsody”, ma ci si domanda se in questo caso possa essere quella giusta.
Resta comunque un’opera in sospeso, incapace di scegliere fino in fondo se abbracciare il mito o svelare l’uomo. Nel tentativo di preservare l’aura di Michael Jackson, la narrazione finisce per smussarne gli angoli più complessi, rinunciando a quella profondità che avrebbe potuto trasformarlo in qualcosa di più di un racconto illustrativo. Si preannuncia comunque la volontà di fare un secondo capitolo per continuare a scoprire la storia della leggenda.
In conclusione
Il film Michael porta sullo schermo un biopic che osserva il mito senza mai incrinarlo, restituendo un’immagine levigata e sostanzialmente innocua. E proprio in questa rinuncia al rischio si consuma il limite più evidente del film, quello di non riuscire mai a diventare davvero necessario. Rimangono scene suggestive e di impatto a livello visivo, la performance di Jaafar Jackson, centrale convincente e l’eco di un talento irripetibile, ma anche la sensazione di un’occasione solo parzialmente colta.
Note positive
- Interpretazione di Jaafar Jackson credibile e intensa;
- Focus efficace sul rapporto col padre
Note negative
- Struttura narrativa a tratti superficiale;
- Uso evidente dell’IA che smorza l’impatto emotivo
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| Sceneggiatura |
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| Colonna sonora e sonoro |
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2.9
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