Scary Christmas (2016). L’home invasion natalizio per gli adolescenti

Recensione, trama e cast del film Scary Christmas del 2016, conosciuto anche come Better Watch Out per la regia di C. Peckover

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Scary Christmas - Horror - Grafica de L'occhio del cineasta

Scary Christmas

Titolo originale: Better Watch Out

Anno: 2016

Nazione: Stati Uniti d’America, Australia

Genere: Horror, Thriller

Casa di produzione: Storm Vision Entertainment, Best Medicine Productions

Distribuzione italiana: Non specificata

Durata: 89 minuti

Regia: Chris Peckover

Sceneggiatura: Zack Kahn, Chris Peckover

Fotografia: Carl Robertson

Montaggio: Julie-Anne De Ruvo

Musiche: Brian Cachia

Attori: Olivia DeJonge (Ashley), Levi Miller (Luke Lerner), Ed Oxenbould (Garrett), Aleks Mikic (Ricky), Dacre Montgomery (Jeremy)

Trailer di “Scary Christmas”

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Il 22 settembre 2016, al Fantastic Fest negli Stati Uniti, è stato presentato il lungometraggio thriller Better Watch Out, scritto e diretto dal cineasta australiano-canadese Chris Peckover. Questo film rappresenta la sua seconda regia cinematografica, dopo il debutto con il thriller indipendente Undocumented (2010).

Dopo la sua première, Better Watch Out è stato proiettato nell’ottobre 2016 al Sitges International Fantasy and Horror Film Festival e successivamente al 34° Torino Film Festival nella sezione After Hours. La pellicola ha avuto un percorso significativo nei festival internazionali, ricevendo numerosi riconoscimenti. Tra questi, al Monster Fest ha ottenuto il premio come Best Australian Feature Film e il riconoscimento per la miglior performance maschile a Levi Miller. Inoltre, all’Ithaca International Fantastic Film Festival, ha vinto il premio come miglior film.

Girato a Sydney, in Australia, il film è stato distribuito al cinema e tramite video on demand dal 6 ottobre 2017 negli Stati Uniti, grazie alla casa di distribuzione Well Go USA. In Italia, invece, è arrivato direttamente in streaming su Netflix il 1° aprile 2018. Successivamente, la Rai ha realizzato un doppiaggio per trasmetterlo sui propri canali il 14 settembre 2021, all’interno della serie Murder Maps, dedicata al mondo dell’orrore.

Più tardi, la pellicola è stata distribuita su Prime Video, dove il titolo è stato cambiato in Scary Christmas, sostituendo il precedente Better Watch Out, titolo originale del film.

Trama di “Scary Christmas”

Luke Lerner, figlio unico di una famiglia benestante intrappolata in un matrimonio ormai privo di amore, è un dodicenne alle prese con una cotta irrefrenabile per Ashley, la sua babysitter diciassettenne. Ashley, prossima a trasferirsi in un’altra città per inseguire i suoi sogni e frequentare il college, sta per scomparire definitivamente dalla vita di Luke.

La Vigilia di Natale, Ashley si ritrova a svolgere per l’ultima volta il ruolo di babysitter, prendendosi cura di Luke. Il ragazzo vede in questa notte la sua ultima opportunità per dichiararle il proprio amore e, forse, per convincerla a non partire. Sebbene non abbia un piano preciso e la differenza d’età, un fidanzato ingombrante e un ex problematico sembrino ostacoli insormontabili, Luke è determinato a non lasciarsi sfuggire questa occasione.

Quella che doveva essere una serata speciale, però, prende una piega inaspettata quando la casa dei Lerner viene presa d’assalto da un uomo armato con intenti sanguinari. Tra il caos, la paura e gli ormoni adolescenziali di Luke, la notte si trasforma in una lotta per la sopravvivenza, mettendo a dura prova le sue speranze e ogni tentativo di mantenere il controllo della situazione.

Recensione di “Scary Christmas”

Scrivere di questa pellicola senza incorrere in spoiler è una sfida, dato che il film si articola chiaramente in due parti narrative ben distinte: un “prima” e un “dopo”. Una svolta – sebbene prevedibile – altera radicalmente i rapporti di forza tra i personaggi, trasformando l’apparente home invasion iniziale in qualcosa di molto più inquietante. Fin dalle prime scene, il regista e la sceneggiatura giocano con presagi e simbolismi, come nella sequenza in cui Ashley frena bruscamente per evitare di investire un gatto nero (classico simbolo di sventura), mentre la macchina da presa indugia su un’auto nera che sembra seguire la sua. Qui, il contrasto cromatico tra il bianco della vettura di Ashley, che suggerisce purezza e innocenza, e il nero, che evoca pericolo e oscurità, preannuncia il dualismo tematico del film.

Nella prima parte, che occupa circa venticinque-trenta minuti, il film sembra indirizzarsi verso una commedia horror per adolescenti, in cui i protagonisti affrontano un killer mascherato in pieno stile slasher, il tutto ambientato durante la Vigilia di Natale. Questo segmento iniziale serve principalmente a introdurre i personaggi: Ashley, presentata come una ragazza attraente, pronta a trasferirsi al college, ma incline a relazioni autodistruttive con ragazzi superficiali, e Luke, un dodicenne viziato che vuole dimostrare di essere già adulto.

Ashley, purtroppo, è tratteggiata con una scrittura che attinge a stereotipi piuttosto espliciti. Viene ritratta come la classica “donzella in pericolo”, facilmente spaventabile e priva di controllo nelle situazioni critiche. Questa caratterizzazione emerge chiaramente in scene come quella del film horror guardato con Luke, la reazione alla vista di un ragno gigante o i momenti in cui appare il misterioso uomo mascherato. In queste situazioni, è sempre Luke, non Ashley, a prendere l’iniziativa.

Luke, al contrario, si presenta fin dall’inizio come un personaggio più complesso e sfaccettato. All’apparenza un ragazzino innocente e vivace, Luke è mosso da un chiaro obiettivo: sedurre Ashley, convinto che quella sera rappresenti la sua ultima occasione. Nonostante l’evidente differenza di età, i sentimenti adolescenziali del ragazzo si manifestano in maniera intensa e goffa, alimentati da ormoni fuori controllo. Luke, che aspira a mostrarsi come un uomo maturo e coraggioso, si contrappone al personaggio più fragile e stereotipato di Ashley.

La svolta narrativa, che arriva dopo una serie di scene di home invasion, non è particolarmente sorprendente ma segna un cambio radicale nelle dinamiche della storia. Da quel momento, le psicologie dei personaggi vengono completamente ridisegnate, in particolare quella di Luke. Da ragazzino innocente, apparentemente determinato a proteggere Ashley, il personaggio si trasforma in una figura manipolatrice e spietata, capace di ribaltare completamente le aspettative dello spettatore e di rivelare il lato più oscuro e disturbante della sua personalità.

L’home invasion occupa circa un terzo del film, ma dopo i primi trentacinque minuti la storia prende una piega completamente diversa, trasformandosi in una sorta di Funny Games (1997) con significative divergenze. [Da qui in poi sono presenti spoiler.]

Se nel capolavoro di Michael Haneke i maniaci provenivano dall’esterno e agivano mossi da una follia apparentemente irrazionale, in Scary Christmas la minaccia è interna, alimentata da una mente calcolatrice e spietata. Qui, la follia non è casuale o improvvisata, bensì il frutto di un piano machiavellico e crudele orchestrato dal giovane Luke. L’obiettivo del ragazzino non è la semplice sopravvivenza o la distruzione fine a sé stessa, ma eliminare ogni ostacolo – umano o morale – che lo separa dal cuore di Ashley, la babysitter che lui ossessivamente idealizza.

Nel suo piano diabolico, Luke si avvale della complicità del suo amico Garrett, un ragazzino ingenuo e facilmente manipolabile, che si trasforma presto in una pedina nelle mani di Luke. Garrett, incapace di comprendere appieno la portata delle azioni di Luke, è progressivamente trascinato in un vortice di crudeltà e violenza da cui non riesce a sottrarsi.

Il secondo e il terzo atto del film sono interamente dedicati a delineare la psicologia disturbata di Luke, il quale si rivela ben lontano dall’essere un normale dodicenne. Luke emerge come un autentico psicopatico: privo di empatia, incapace di provare rimorso e dotato di una lucidità intellettuale impressionante che lo rende pericolosamente efficace. Ogni azione, ogni decisione è calcolata con precisione chirurgica, trasformando la sua missione in un perverso gioco di potere e controllo.

Il progressivo degrado morale di Luke lo porta a una spirale di violenza inarrestabile. Intrappolato nel suo stesso piano, non vede altra soluzione se non quella di eliminare chiunque si frapponga tra lui e il suo obiettivo. La crudeltà di Luke, seppur razionale, sfocia in un crescendo di orrore, trasformando l’intera vicenda in una lotta disperata per il controllo, dove la manipolazione e il terrore dominano la scena.

Se Luke viene presentato come un classico killer sociopatico, capace di evolversi da bambino apparentemente innocente a spietato manipolatore, Ashley non riesce mai a compiere una vera transizione dalla donzella in difficoltà all’eroina della situazione. A eccezione di un’unica scena, la giovane babysitter non dimostra mai di poter prendere in mano le redini della propria salvezza o di quella dei suoi fidanzati, anch’essi ritratti come personaggi incapaci di risolvere la situazione. Questi ultimi finiscono in trappole ben orchestrate da Luke, dimostrando quanto il ragazzino sia abile nel mantenere il controllo su tutti coloro che lo circondano.

Ashley rimane una vittima passiva del piccolo assassino, intrappolata in un ruolo statico che non le consente di trovare una via di fuga o di sovvertire il proprio destino. La pellicola, dalla durata relativamente breve, si concentra quasi esclusivamente sulla follia razionale di Luke. Il giovane protagonista è il perno attorno al quale ruota l’intero film, e la sua progressione da bambino apparentemente innocuo a crudele burattinaio, che considera ogni atto un gioco perverso, è resa con grande efficacia.

Gran parte del merito va alla straordinaria performance di Levi Miller, perfetto nel portare in scena un giovanissimo psicopatico, capace di abbracciare tutte le sfumature del genere cui il film si ispira: tra commedia nera e thriller, con momenti di forte tensione e alcune scene sanguinolente che potrebbero far distogliere lo sguardo ai più giovani. La scrittura del personaggio di Luke è attenta e sfaccettata, rendendo credibile il suo lato oscuro e mantenendo alto l’interesse dello spettatore.

Dall’altro lato, Olivia DeJonge offre una performance discreta ma meno incisiva, penalizzata sia da una scrittura poco sviluppata del personaggio di Ashley sia dalla mancanza di un’evoluzione significativa. Mentre Luke subisce una trasformazione che svela gradualmente la sua natura psicopatica, Ashley rimane intrappolata in uno stereotipo che non le consente mai di emergere come una figura realmente determinata o risoluta. Questa stagnazione narrativa rende il suo ruolo meno memorabile e toglie forza al personaggio, relegandolo a un elemento secondario rispetto alla figura dominante di Luke.

In conclusione

“Scary Christmas” è un thriller che intreccia horror psicologico e commedia nera, puntando tutto sulla follia del protagonista Luke. Sebbene il film offra momenti di tensione ben costruiti e una performance straordinaria di Levi Miller, soffre di una scrittura poco equilibrata per gli altri personaggi, specialmente Ashley. Rimane un’opera intrigante ma imperfetta, consigliata agli amanti dei film con giovani psicopatici e dinamiche disturbanti.

Note positive

  • La performance intensa e sfaccettata di Levi Miller.

Note negative

  • Scrittura del personaggio di Ashley poco sviluppata.
  • Evoluzione prevedibile della trama.
  • Alcune scene stereotipate e forzate.
Review Overview
Regia
Fotografia
Sceneggiatura
Colonna sonora e sonoro
Interpretazione
Emozioni
SUMMARY
3.8
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.