Scream 7 (2026): Quando l’eredità diventa una trappola.

Recensione, trama e cast del lungometraggio horror Scream 7 (2026), settimo capitolo del noto franchise diretto da Kevin Williamson

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L-r, McKenna Grace, Celeste O'Connor and Isabel May star in Paramount Pictures and Spyglass Media Group's "Scream 7."
L-r, McKenna Grace, Celeste O’Connor and Isabel May star in Paramount Pictures and Spyglass Media Group’s “Scream 7.”

Trailer di “Scream 7”

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Scream 7 è diretto da Kevin Williamson, qui anche in veste di produttore esecutivo: si tratta del settimo capitolo della celebre saga e del sequel diretto di Scream VI. È inoltre il primo film del ciclo affidato alla regia dello storico sceneggiatore che firmò il capostipite, in un passaggio di testimone che assume il valore simbolico di un ritorno alle origini, quasi un gesto di riappropriazione creativa dell’immaginario che lui stesso contribuì a definire.

Il film segna il ritorno di Neve Campbell, di nuovo nei panni di Sidney Prescott dopo l’assenza nel capitolo precedente, e di Courteney Cox nel ruolo storico di Gale Weathers. Tornano inoltre Mason Gooding e Jasmin Savoy Brown, già presenti nel film precedente, insieme al rientro di volti legati alla mitologia della saga: David Arquette, che riprende il ruolo di Dewey Riley nonostante l’uscita di scena del personaggio nel quinto episodio, Matthew Lillard e Scott Foley, già apparso nel terzo capitolo.

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Trama di “Scream 7”

Quando un nuovo assassino mascherato da Ghostface semina il terrore nella tranquilla cittadina dove Sidney Prescott (Neve Campbell) ha ricostruito la sua vita, i suoi incubi più profondi diventano realtà: la prossima vittima designata è sua figlia (Isabel May). Decisa a proteggere ciò che ama, Sidney dovrà riaprire le porte del suo passato e affrontare, una volta per tutte, l’orrore che pensava di aver lasciato alle spalle.

Recensione di “Scream 7”

C’è un momento, in ogni saga longeva, in cui il vero avversario non è più l’assassino mascherato, ma il riflesso della saga stessa. Arrivati al settimo capitolo di questo franchise ci si domanda se il temibile e temuto Ghostface sia diventato più un simbolo generazionale che un killer seriale, questo capitolo difatti nasce con la volontà di fare riferimento alle origini, ma di doverne giustificare i gesti e la necessità.

Tra nuove vittime, vecchi legami che riaffiorano e alleanze che si incrinano come il ghiaccio, Scream 7 sviluppa una narrazione dove la posta in gioco non è più soltanto la sopravvivenza, ma la possibilità di sottrarsi ai ruoli imposti dalla storia della saga, come si vede dal ritorno del personaggio di Sidney. Un capitolo che interroga il senso della continuità e il prezzo dell’eredità, mentre l’ennesima maschera torna a occupare lo spazio lasciato libero da quelle precedenti.

Il nuovo capitolo sceglie una strada nettamente in sottotono rispetto alla potenza metacinematografica che ha reso il marchio un lavorio costante di introspezione pop. Qui l’operazione non è tanto quella di aggiornare le regole dell’horror, quanto di misurarne la tenuta emotiva dello spettatore medio o del fan di lunga data. L’orrore non è più soltanto un meccanismo narrativo, ma si trasforma in un concetto, come una sorta di monito sotto la superficie di un racconto che continua a interrogarsi su cosa significhi sopravvivere a un mito.

La regia di Williamson rimane schematica e lineare, abbandonando volutamente la frenesia visiva delle recenti reinvenzioni, si nota sia la mancanza della cifra stilistica del creatore della saga, sia quella ironia nera che caratterizzava le due produzioni precedenti dirette da Bettinelli-Olpin. Difatti in questo capitolo le scelte sono sobrie, la suspense lavora per sottrazione come le scene splatter quando arrivano. È una scelta che può spiazzare chi si aspetta l’escalation ludica della saga, ma che rivela l’intenzione di riportare Scream dentro una zona di inquietudine più adulta e fare un passaggio di testimone e di eredità.

Difatti il fulcro della narrazione non è il nuovo Ghostface, figura ormai condannata a reinventarsi a ogni apparizione, bensì proprio il peso dell’eredità. Non per niente si percepisce la volontà di caratterizzare i personaggi come dei sopravvissuti a una storia che oltre a precederli li definisce. Non cercano soltanto di restare vivi, ma di capire se possono essere liberati da una narrazione che non li lascia andare e che vive di ricordi perduti, con quella patina di effetto nostalgia che occupa tutto il film. In questo senso Scream 7 è leggermente malinconico e osserva i suoi protagonisti come testimoni di un tempo in cui l’horror sapeva ancora ridere di sé senza chiedere scusa.

La sceneggiatura rinuncia in parte alla brillantezza citazionista che l’ha sempre caratterizzata per privilegiare dialoghi più asciutti, banali e spesso attraversati da un sottotesto di stanchezza generalizzata. Il metacinema non scompare, ma viene spostato ai margini quasi come un rumore di fondo, utilizzato più come espedente narrativo che come fulcro. Anche il ritmo riflette questa scelta, la struttura è meno frenetica, più dilatata e non sempre funzionale alle scene. Alcuni sviluppi narrativi restano abbozzati e altri sembrano accelerare proprio quando il film avrebbe potuto permettersi di approfondire, ma nell’insieme il tutto funziona grazie a una coerenza di retaggio narrativo, soprattutto legata ai primi tre capitoli.

È un film che non urla la propria necessità, la sussurra e a volte rantola, alternandosi tra il killer e la vittima. Forse, proprio per questo, colpisce più a fondo in quello schema di metacinema che tanto è atteso ed anelato.

In conclusione

Scream 7 è un capitolo che non tenta di rilanciare la saga con un nuovo colpo scena dietro alla maschera di Ghostface. Preferisce puntare su qualcosa di più rischioso, voler trasformare l’ennesimo ritorno in un discorso sulla permanenza e sull’essere figli del proprio tempo, ma nel contempo pretendere di essere in continua trasformazione, sul logorio emotivo delle icone sopravvissute e sulla nostalgia di quelle andate, facendo un’ultima riflessione sull’impossibilità di chiudere davvero una saga quando il pubblico continua a chiederle di ricominciare.

Note positive

  • Cast
  • intenzioni del film, l’idea del retaggio e dell’eredità
  • scene splatter abbastanza d’impatto
  • Montaggio

Note negative

  • Sceneggiatura non brillante
  • Regia non sempre funzionale

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Review Overview
Regia
Fotografia
Sceneggiatura
Colonna sonora
Interpretazione
Emozioni
SUMMARY
3.4
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Tatiana Coquio
Tatiana Coquio

Amo alla follia la settima arte, la sceneggiatura è ciò che mi interessa di più in un film, tanto da aver fatto degli studi in merito.
Star Wars fan da una vita e serie TV addicted.
Lettrice e scrittrice compulsiva, sempre pronta ad appuntare note e pensieri un po' ovunque, quando posso viaggio per il mondo accompagnata dal mio fido ipod e una colonna sonora a tema.