Non mi ritengo per nulla un Nerd, non credo nemmeno di essere un cinefilo, certo passo la maggior parte del tempo libero a guardare film, ma non penso di potermi definire un vero e proprio cinefilo. Un cinefilo è un individuo che guarda tutto il mondo cinema, da ciò che gli interessa fino a ciò che non gli piace, sono coloro che devono divorare tutto ciò che ha il sapore del cinema dai film di serie A fino a quelli di serie D.
Io sono un semplice appassionato di storie, che sfrutta soprattutto libri e cinema, per vivere ciò che non è possibile vivere, o fare qualcosa che non possiamo, per motivi diversi, fare. Sono un appassionato di storie e di favole che trova nel cinema il mezzo ideale per sognare, tanto da sperare un giorno io stesso di creare dei film per far sognare, secondo il mio percepire il mondo, gli altri.
Ma il cinema è e sarà il luogo in cui le storie continueranno a venire raccontate? O nel prossimo decenni assisteremo ad un cambiamento sempre più radicale sul concetto di sala cinematografica e sul concetto stesso di Televisione?
Il cinema si sta spostando in un nuovo luogo lontano dalle sale cinematografiche ma dentro la casa degli individui con lo sviluppo delle cosiddette Serie Tv: non c’è un vero biglietto da pagare per vederle ma un semplice abbonamento mensile. Sto parlando delle serie tv che hanno la capacità stessa di andare a creare delle storie complesse e dei personaggi tridimensionali pieni di sfumature, elemento difficile nel cinema, con un minutaggio molto minimale. Le serie tv sono la nuova frontiera narrativa, appassionante per i mangiatori di storie.
Da dove nasce l’idea alla base delle serie tv?
Il cinema non ha creato niente di nuovo, da un certo punto di vista, ma ha ripreso ciò che era presente nella letteratura e nella pittura, dunque possiamo tranquillamente affermare che la cinematografia ha guardato l’arte in toto e l’ha mescolata insieme creando un’alchimia pazzesca di elementi artistici: dalla musica al teatro. Le serie tv in primis hanno ripreso la narrativa e il modello, a capitoli, di narrare storie complesse.
Dopo la pittura, il primo modello d’arte che ha preso piede nel mondo è la scrittura che ha condotto gli uomini ad andare a incidere su pergamene e poi carta storie, fino a quel momento narrate in maniera orale, divenendo per moltissimo tempo il primo mezzo di espansione di storie, che potevano superare i confini nazionali senza mutare mai nelle parole e nei fatti, cosa che nell’oralità non accadeva assolutamente, ma le vicende mutavano e si trasformavano nel tempo.
Quando leggiamo la nostra mente crea delle immagini, dei luoghi e dei personaggi che interagiscono tra loro. Prendiamo ovviamente spunto dalla descrizione dell’autore del manoscritto e su queste parole ci immaginiamo un mondo a nostro piacere senza grandi vincoli. Tutto questo non accade al pubblico di una sala cinematografica o a una famiglia davanti alla tv dove il mondo è già preconfezionato davanti al nostro sguardo. Non esiste nel cinema la fantasia interpretativa dello spettatore ma tutto è pronto per essere consumato; tutti vedranno la solita musica, i soliti attori e i soliti dialoghi ma anche qui le emozioni, come nella lettura di un romanzo, cambiano da persona a persona. Il prodotto seriale è il medesimo ma l’interpretazione dello spettatore è soggettiva.
Un gruppo di amici legge il solito libro; gli ambienti, i dialoghi e le parole sono le stesse per tutti, ma la mente le rende delle storie totalmente diverse attraverso la nostra individualità che è unica e che appartiene a ognuno di noi. Tutti abbiamo il nostro immaginario.

Ma i romanzi hanno sempre visto la loro pubblicazioni a blocchi narrativi?
Il paragone tra le serie TV contemporanee e i romanzi d’appendice del 1800 e del primo 1900 offre un’interessante prospettiva sulle modalità di consumo delle storie. I romanzi d’appendice, noti come feuilleton in francese, rappresentano una forma di narrazione seriale che ha svolto un ruolo cruciale nella storia della letteratura e dell’intrattenimento. Introdotti nel XIX secolo, i feuilleton erano una sezione dei giornali riservata alla pubblicazione di romanzi a puntate. Il termine “feuilleton” deriva dalla parola francese “feuille”, che significa “foglia” o “pagina”, e si riferisce alla parte bassa della pagina di un giornale, dove questi racconti venivano stampati. Il primo giornale a utilizzare questa tecnica fu il “Journal des Débats” nel 1800, una strategia che presto venne imitata da altre testate giornalistiche per attrarre lettori e aumentare le vendite.
I feuilleton divennero estremamente popolari e permisero a molti autori di raggiungere un vasto pubblico. Grandi opere della letteratura come “I Miserabili” di Victor Hugo, “I misteri di Parigi” di Eugène Sue, “I Tre Moschettieri” di Alexandre Dumas, e “Pinocchio” di Carlo Collodi furono inizialmente pubblicate in questo formato. La struttura a puntate manteneva i lettori in uno stato di attesa costante, grazie a cliffhanger e colpi di scena che spingevano il pubblico a comprare il giornale settimana dopo settimana, aumentandone così le vendite dove i lettori tornavano settimana dopo settimana ad acquistare il giornale. Questo formato permetteva agli autori di adattare le loro storie in base alle reazioni del pubblico, creando un’interazione dinamica tra scrittore e lettore.
Un esempio emblematico di questa interazione è “Pinocchio” di Collodi. La storia, pubblicata a puntate, terminava originariamente con un finale tragico in cui Pinocchio veniva impiccato. Tuttavia, il forte malcontento dei lettori costrinse Collodi a riscrivere il finale, dando alla storia un tono più positivo e proseguendo la narrazione. Questo episodio dimostra quanto i lettori potessero influenzare direttamente lo sviluppo delle storie nei feuilleton, un concetto che trova un parallelo nelle serie TV contemporanee.
Le serie TV moderne, soprattutto quelle distribuite attraverso piattaforme di streaming come Netflix, Hulu e Amazon Prime Video, ereditano molte caratteristiche dei feuilleton. Entrambe le forme di narrazione utilizzano una struttura episodica per mantenere alta l’attenzione del pubblico. Tuttavia, mentre i feuilleton venivano pubblicati settimanalmente, le serie TV spesso rilasciano intere stagioni in una volta sola, permettendo il binge-watching. Questa modalità di fruizione ha trasformato il modo in cui le storie vengono percepite e consumate, offrendo agli spettatori la possibilità di immergersi completamente nella narrazione in un breve periodo di tempo.
Inoltre, le piattaforme di streaming e i social media hanno creato nuove dinamiche di interazione tra pubblico e creatori. Gli spettatori possono discutere, teorizzare e analizzare ogni dettaglio delle serie TV in tempo reale, influenzando talvolta lo sviluppo delle trame future. Questo feedback immediato e continuo rispecchia la relazione dinamica tra scrittori e lettori dei feuilleton, dove le storie potevano essere adattate in risposta alle reazioni del pubblico.
Esiste una reale differenza tra i romanzi a periodici e le nostre serie tv o gli stessi Fumetti che mostrano storie slegate su dei personaggi ( Snoopy) o supereroi come Batman e Spiderman?
I romanzi d’appendice e le serie TV rappresentano due forme di narrazione che, sebbene distanti nel tempo, condividono una struttura episodica e un forte legame con il pubblico. I feuilleton del XIX secolo sfruttavano la pubblicazione a puntate per creare suspense e fidelizzare i lettori, un approccio che viene ripreso e modernizzato dalle serie TV contemporanee. Entrambe le forme dimostrano come la narrazione episodica possa evolversi e adattarsi ai cambiamenti culturali e tecnologici, mantenendo sempre al centro il coinvolgimento e la partecipazione del pubblico.
Le serie tv non sono altro che il continuo di quei feuilleton, nati da un idea di un commerciante che per puro guadagno economico aveva fato un esperimento che nel tempo si è verificato corretto.
Le Serie Televisive altro non sono che prodotti commerciali nati immediatamente con la nascita della televisione, al fine di catturare un pubblico maggiore. Oggi, non è un caso affermarlo, esiste una vera lotta tra le case di produzioni e creare un proprio servizio on demaind con ottimi prodotti seriali risulterà essere l’arma per poter durare ancora nel tempo: non è un caso che la Disney ha aperto il suo servizio streaming incominciando a porre le basi per creare prodotti seriali. Probabilmente tutte le major che non si rinnoveranno in questo senso scompariranno o diventeranno di proprietà di Netflix, Amazon o Disney.
Il lungometraggio pur mantenendo un suo posto di livello sta lentamente lasciando il posto ai prodotti seriali, che non sono solamente quelli facente parte del mondo della cosiddetta fiction televisiva, poiché stanno nascendo, e accadrà sempre più spesso, storie cinematografiche seriali: come quella proposta dalla Marvel che ha fatto un reale capolavoro con ben ventidue film collegati tra loro senza contare le serie tv connesse oppure come Star Wars o Star Trek, che hanno creati mondi così espansi da creare una saga seriale infinita.
Inizialmente, alle sue origini, le serie tv erano realizzate per un pubblico distratto e non attento con sceneggiati semplici, banali e strapieni di spiegoni ma quelli che vengono prodotti ora, sopratutto dall’HBO, sono sotto ogni forma tecnica ( scrittura, montaggio, fotografia, attoriale) dei piccolo gioielli risultando spesso e volentieri superiori a tantissimi film che escono nelle sale cinematografiche.
Le Serie tv sono create solo per fini commerciali?
Esce un pilot. Se questo piace, la serie andrà avanti se non va bye bye e largo al prossimo progetto. Forse questo metodo non è un granché, poiché all’apparenza favorisce il prodotto commerciale (alcune volte accade) ma se una serie è coinvolgente, seppur stravagante, continuerà ad esistere. E’ il pubblico che decide, siamo noi che decidiamo.
Esce una puntata, la storia si complica, i finali di stagione rimangono aperti e in punti di suspance lo spettatore può solo aspettare e continuare a vedere la stagione successiva, appassionandosi sempre di più ai protagonisti.
Ciò che conta nelle serie tv è lo share di affluenza, se questo è buono la serie verrà fatta se invece è basso la serie perderà potere. Da un lato può premiere le serie più interessanti al pubblico ma se consideriamo che esiste un mondo illegale con lo streaming video, ecco che questo dato risulterà inverosimile ed una serie può essere cancellata benchè possieda una notevole quantita di pubblico non legale.
In fondo le persone per strada non discutono di più di serie come Twin Peaks, Breaking Bad, Doctor Who, Game of Thrones del finale non apprezzato di How I Met Your Mother o di quello di Dexter e dei Soprano, della lentezza di narrazione di The Walking Dead o della prossima stagione di Comunity che di un film?
Sinceramente non vedo così grande clamore quando esce un film, che badate bene, non sia un capitolo della saga di cinema (Star Wars, Il signore degli anelli, Harry Potter, Star Trek, Avatar, Saw) o film con finali stuzzicanti e aperti che incuriosiscono lo spettatore a comprendere fino in fondo la storia ( Mr. Nobody, Strade Perdute, Mulholland drive, Inception ecc… )
Il futuro, almeno il prossimo futuro, non sarà in 3D, ma sicuramente sarà sempre più un continuo narrativo, cioè grandi film a capitoli come accade in un libro, dove lo spettatore ha il tempo di legarsi sentimentalmente a dei personaggi.
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