
I contenuti dell'articolo:
Sirât
Titolo originale: Sirât
Anno: 2025
Genere: drammatico
Casa di produzione: El Deseo, Movistar Plus+, 4A4 Productions
Distribuzione italiana: MUBI
Durata: 115 min
Regia: Oliver Laxe
Sceneggiatura: Oliver Laxe, Santiago Fillol
Fotografia: Mauro Herce
Montaggio: Cristóbal Fernández
Musiche: Kangding Ray
Attori: Sergi López, Jade Oukid, Tonin Janvier, Bruno Núñez
Trailer di “Sirât “
Informazioni sul film e dove vederlo in streaming
Sirât è il quarto film del regista franco – spagnolo Oliver Laxe. La pellicola è stata presentata in anteprima mondiale al Festival di Cannes del 2025, dove ha vinto il Gran Premio della Giuria. È stata candidata a Miglior Film Straniero e a Miglior Colonna Originale alla 83ª edizione dei Golden Globes ed è nella shortlist per Miglior Film Straniero agli Oscar 2026 come candidata per la Spagna.
Il film è prodotto da Pedro Almodóvar, Agustín Almodóvar ed Esther García per El Deseo, Xavi Font e Óliver Laxe per Filmes Da Ermida, Oriol Maymó per Uri Films, Mani Mortazavi e Andrea Queralt per 4A4 Productions e Domingo Corral per Movistar Plus+. Tra i produttori associati figurano Fran Araújo e Guillermo Farré per Movistar Plus+ e Holger Stern. La pellicola esce nelle sale cinematografiche italiane l’8 gennaio 2026
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Trama di “Sirât “
Padre e figlio si avventurano in un rave nel vasto deserto nel sud del Marocco, alla ricerca della figlia e sorella, ormai scomparsa da tempo. La ricerca non porta ad alcun risultato, finché, spinti da un gruppo di ravers decidono di estendere il loro viaggio verso un altro rave, nella speranza di ritrovare la figlia. Più si addentreranno nelle profondità del deserto e più si ritroveranno ad affrontare i loro timori più oscuri.
Recensione di “Sirât “
L’infinito e desolato deserto del Marocco è l’ambiente in cui si muovono i personaggi del film; i ravers. In questo scenario, nei primi minuti, alcune mani posizionano le casse che andranno a formare un totem che, attraverso il suono, permette ai ravers di unirsi alla musica tramite il movimento del corpo. È questa unione, questo ballare, che si osserva e a cui si partecipa fin da subito. Una delle rappresentazioni più fedeli del divertimento misto al decadimento che si può provare durante un rave.
A questo osservare si aggiunge pian piano un focus su due personaggi, padre e figlio, che nell’estasi del rave si muovono alla ricerca della sorella e figlia, che volontariamente si è allontanata da loro, come più tardi sottolineerà Esteban, il fratello. Questa ricerca porta i due in un viaggio inaspettato nel deserto, al seguito di un gruppo di ravers diretti verso un altro rave, la figlia potrebbe essere là, suggeriscono.
È soltanto all’inizio di questo viaggio che appare il titolo del film, Sirât, il cui significato è “via” o “ponte” e che, nella tradizione islamica, indica il sottile ponte sospeso sull’inferno che le anime devono attraversare nel giorno del giudizio per arrivare al paradiso.
Da questo momento il film inizia ad assumere una nuova pelle. L’attesa di un avanzamento narrativo convenzionale si dissolve per lasciare spazio a un proseguimento di tipo sensoriale. La visione porta lo spettatore a immergersi e a percepire le esperienze che i personaggi vivono nel vasto deserto. Un viaggio che, a partire dal rave iniziale, insinua una sensazione di disagio, di allarme, non del tutto spiegabile, fino alla sua manifestazione.
Il film si trasforma così in un viaggio di non ritorno, dove l’immagine della cassa, mostrata fin dall’inizio, diventa il simbolo di una possibile catarsi. I suoni del rave e il ballo non sono soltanto divertimento, ma la possibilità di connettersi con sé stessi e con un’entità al di sopra di noi.
Sirât può essere letto come un viaggio all’inferno, ma probabilmente è più vicino a un viaggio nelle nostre ferite, in ciò che, come esseri umani, cerchiamo di non affrontare.
Tutto questo è messo in campo dalla regia di Oliver Laxe, che al realismo osservativo delle prime scene del rave affianca un utilizzo poetico dell’immagine e dello spazio, reso ancora più forte dalle interpretazioni degli attori, tutti non professionisti scelti tra i vari rave europei, ad eccezione di Sergi López, che interpreta il padre. La musica originale di Kangding Ray è l’elemento che accentua l’immersione all’interno delle vicende mostrate sullo schermo.
In conclusione
Sirât è un’esperienza cinematografica che non utilizza il mezzo per sbalordire lo spettatore immergendolo in un altro mondo, ma per condurlo all’interno della parte più oscura di sé, quella che si cerca di non affrontare. Una volta di fronte a tutto questo, ciò che resta è l’accettazione o il rifiuto; in ogni caso, non se ne esce indifferenti.
Note positive
- Regia immersiva.
- Musica originale di Kangding Ray.
- Interpretazione degli attori.
Note negative
- Esperienza che potrebbe apparire troppo crudele.
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| Sceneggiatura |
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| Colonna sonora e sonoro |
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SUMMARY
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4.4
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