Una sterminata domenica (2023). Quando l’estetica vince sulla narrazione – Venezia 80

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Trailer di Una sterminata domenica

Informazioni sul film e dove vederlo

Il film è stato presentato alla 80^ Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Orizzonti, vincendo il Premio Speciale della Giuria. Sarà distribuito da Fandango nelle sale italiane dal 14 settembre 2023.

A. Parroni

La mia generazione è una questione di linguaggio. Raccontare la propria realtà̀ nel 2023 è un atto tenero e prepotente che implica affrontare le profonde ambiguità, gli stereotipi e le contraddizioni della società mediatica in cui si è cresciuti. Se vivi in campagna, a trenta chilometri da una delle più antiche città del mondo, sei comunque inondato da pellicole hollywoodiane, pop e anime giapponesi, dalla fotografia di massa, nonché da film di autori sconosciuti, scaricati da server remoti e sottotitolati approssimativamente. Alex, Brenda e Kevin non sono altro che il sogno di un adolescente preoccupato che si addormenta con lo smartphone in mano davanti alla TV accesa a tutto volume. Quindi per me queste influenze devono essere integrate, compresi gli anime o gli action movie. Non importa che siano commerciali, sono giuste per raccontare la realtà dei miei coetanei. Volevo che ci fosse un senso di riconoscimento per i giovani che guardano il film.

Trama di Una sterminata domenica

Alex, Brenda e Kevin sono tre amici, apparentemente indivisibili, legati dalla comune voglia di trovare uno spazio nel mondo che li possa finalmente identificare. Immersi nella noia della periferia romana, il loro coming of age li travolgerà: Brenda rimane incinta mentre Alex cerca una sua dimensione sublimandola con un lavoro non consueto. Kevin, intrappolato nella relazione dei due amici, incide il suo nome ovunque sia possibile, con una vernice spray tanto indelebile quanto la sua gelosia verso la coppia.

Una sterminata domenica - Un frame della pellicola
Una sterminata domenica – Un frame della pellicola

Recensione di Una sterminata domenica

Il regista della pellicola è un giovane del litorale romano, classe 1992, laureato all’Accademia di Belle Arti di Roma. Già regista del cortometraggio Adavede (2017), Alain Parroni si cimenta in quello che doveva essere un nuovo film breve ma che, quasi per rivalsa, è diventato un lavoro complesso e completo. Una voglia di riscatto che ha portato Parroni più verso la costruzione di come rappresentare la storia che il racconto in sé. L’autore è decisamente un appassionato di cinema e risulta evidente che vuole esplorare una nuova dimensione utilizzando le conoscenze che ha a disposizione. Nelle sue immagini è possibile trovare quel cinema sperimentale che va oltre in neo-neorealismo. Non è difficile riscontrare la voglia di calcare le orme di Godard piuttosto che di Buñuel, non tanto nella sovrimpressione in pellicola quanto nella volontà di andare oltre il racconto classico.

A. Parroni

L’idea era di fare un corto che poi avrei voluto presentare al CSC, a cui non sono stato preso, e forse è stato meglio così, perché ha alimentato un senso di vuoto che mi ha spinto a fare questo e soltanto questo nella vita e a concentrarmi e sperimentare al massimo, anche grazie alla fiducia del produttore […] Questo è stato il mio grado di sperimentazione.

Quando l’immagine prevale sulla storia

A causa di tutto ciò, la storia diventa inevitabilmente lenta, quasi noiosa. Una noia che, sicuramente, è nella volontà del regista rappresentare ma che diventa poi superflua e non incide sulla narrazione di base. Anche la colonna sonora, eccessiva e che arriva quasi alla copertura totale delle battute dei protagonisti, diventa controproducente. La rappresentazione del caos romano è lampante, la comunicazione verbale diventa invece secondaria. A conferma che, in fondo, non è protagonista la storia.

Alcune disattenzioni di sceneggiatura – come il tubo per estrarre la benzina, che compare dal nulla e svanisce in altrettanto modo. Anche il finale diventa ineluttabilmente prevedibile: non poteva che esserci un coup de theatre per dare una chiusa a una storia che, altrimenti, avrebbe perso qualsiasi ragion d’essere. Ma, anche in questo caso, poco importa il significato quanto la modalità di comunicazione, con effetti visivi e sonori che rendono la chiassosità voluta da Parroni. In questo, che viene definito un sogno adolescenziale dallo stesso autore, diventano superflue alcune procedure di messa in scena, come il nudo di Alex. Invece, si incastrano perfettamente le sfocature di immagini, lasciando che sia lo spettatore a scegliere se ritenerle vere o verosimili.

Una sterminata domenica - Una scena del film
Una sterminata domenica – Enrico Bassetti e Federica Valentini

Giovani attori allo sbaraglio

I tre protagonisti sono tutti alle prime esperienze davanti alla macchina da presa. E se nell’intenzione del regista c’è quello della naturalezza, è anche vero che mancano di esperienza per poter affrontare le parti più drammatiche. Brenda, interpretata da Federica Valentini, rimane assorbita dai riti e dalle credenze della nonna e non riesce a far arrivare l’emozione per una gravidanza inaspettata e, allo stesso tempo, voluta. Alex, il fidanzato di Brenda, è interpretato da Enrico Bassetti, giovane attore di Riva del Garda. Bassetti cerca di portare l’insofferenza del suo Alex e di ritagliarsi degli spazi più espressivi nei momenti di crisi – lavorativa e personale – non avendone ancora i mezzi necessari. Anche Zackari Delmas, piemontese, porta sullo schermo un Kevin che rimane incastrato nella sua caratterizzazione dell’eroe buffo, strafottente e annoiato.

A. Parroni

[…] quando ho iniziato a scrivere il film, non pensavo tanto al casting quanto a raccogliere informazioni su una certa realtà di provincia, per capire quali fossero le espressioni e il sentire comune che era anche parte del mio vissuto. Brenda/Federica la conosco da quando aveva quattordici anni. Gli altri due ragazzi vengono da Torino e dal lago di Garda. […] Non abbiamo fatto prove, ma delle passeggiate insieme. Mi sono convinto a scegliere loro perché ho capito che avevano ingranato una certa chimica.

Il trio, che è alla ricerca di una ragione alla propria esistenza, rimane invischiato in una sceneggiatura che è riconducibile al cinema d’autore – basti pensare ai lavori di Wenders, produttore della pellicola di Parroni. Il solo a non rimanere fagocitato da questo meccanismo preciso è Lars Rudolph, interprete di un uomo che (soprav)vive con diversi espedienti a una vita che lo ha già segnato e formato.

In questo gioco estetico, i costumi e le scenografie sono quelli che risaltano meno, risultando poco efficaci. Più interessanti sono le musiche di Shirō Sagisu, che aiutano a uscire dal groviglio autorale, e la fotografia di Andrea Benjamin Manenti, che accompagna la volontà di Parroni verso un certo tipo di rappresentazione, non omologata e con una solida base conoscitiva.

Una sterminata domenica - I tre protagonisti
Una sterminata domenica – I tre protagonisti

In conclusione

L’opera prima di Parroni è interessante per la sua volontà di cercare una nuova modalità di rappresentazione. In questo senso, il premio della giuria di Orizzonti è più che comprensibile. Meno riuscita è invece la storia, che risulta oltremodo tediosa, senza spinta e con un limitato gruppo di giovani che si possono riconoscere in questa raffigurazione. Il termine sterminata del titolo richiama questa monotonia dilagante ma avrebbe dovuto essere dosata meglio. Inoltre anche la suggestione temporale del titolo diventa forviante, nel contesto del narrato, visto che il racconto va oltre le ventiquattro ore di una abituale domenica. Una sterminata domenica diventa un esercizio di stile che risulta difficile da seguire per uno spettatore non avvezzo piuttosto che disinteressato ad entrare in un mondo che più che giovanile è ad uso cine-didattico e sperimentale.

Note positive

  • Musica e fotografia, ben eseguite
  • Ricerca di una nuova modalità rappresentativa

Note negative

  • Storia che passa in secondo piano
  • Attori giovani di talento ma poco seguiti
  • Finale scontato
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