Trama di Swiss Army Man – Un Amico Multiuso
Il film è ambientato su un’isola deserta al largo del Pacifico e si apre su Hank (Paul Dano), un ragazzo naufragato che sta per tentate il suicido dopo aver più volte cercato aiuto con i mezzi a lui disponibili. Il suo tentativo è inaspettatamente interrotto da un cadavere, Manny (Daniel Radcliffe) che viene trasportato a riva dalla corrente. Da questo momento, per quanto possa sembrare inverosimile, i due personaggi non si lasceranno più, aiutandosi a vicenda per sopravvivere.
Recensione di Swiss Army Man – Un Amico Multiuso
Swiss Army Man – Un amico multiuso è un lungometraggio americano del 2016 diretto da Dan Kwan e Daniel Scheinert con interpreti Paul Dano e Daniel Radcliffe, presentato in anteprima mondiale il 22 gennaio al Sundance Film Festival.
Il titolo del film gioca con l’espressione Swiss Army Knife usata in Inghilterra e traducibile con: Coltello dell’esercito svizzero, indicando il comune coltellino svizzero. Il termine Knife è stato sostituito da Man spostando la funzione di multiuso dalla figura d’oggetto coltello a quella più personale di Uomo. Tale senso nel titolo italiano è stato ampliato inserendo per appunto ” Un Amico Multiuso”
Il film è un continuo susseguirsi di scene a metà fra l’inverosimile, il grottesco e l’affronto al “ben pensare” della società che, con il suo potere normativo, prescrive a ognuno/a di noi ciò che è permesso o non è permesso davanti al resto del mondo.
In poco più di 1h 30 il film è densissimo di allegorie e metafore, tanto da confondere e lasciare interdetti/e a ogni cambio di scena. Più livelli di significato si sovrappongono e si incastrano tanto che Swiss Army Man può essere scambiato per una continua allucinazione del protagonista a causa della fame e delle deprivazioni subite sull’isola.
È durante il dispiegarsi delle varie scene che però lo spettatore viene condotto insieme ai personaggi in un viaggio nel profondo e nell’inconscio, attraverso varie tematiche, qui suddivise:
Non voler morire da soli/e.
I don’t want to die alone
cit. Swiss Army Man – Un amico multiuso
E’ una delle frasi scritte dal protagonista sugli oggetti buttati in mare per chiedere aiuto, è però la paura di ognuno di noi. Da questo punto Hank, per il semplice fatto di vedere un altro essere umano sull’isola, decide di voler vivere e da questo cadavere gli dona, paradossalmente, una continua energia (in modi esilaranti e bizzarri) per continuare ad andare avanti.
È importante che tu ricordi la tua vita
Un amico multiuso riprende di continuo la contrapposizione tra due temi principali, il morire e il vivere, come se Hank e Manny, il vivo e il morto, si rimpallassero a vicenda questi due significati, e nel contempo si spiegassero a vicenda cosa è significato per ognuno e cosa significhi adesso, in una reciprocità che alla fine ci fa chiedere chi dei due sia il vivo e chi il cadavere.
“Cos’è vita?” chiede il cadavere: cosa vuol dire il sesso, la paura, la casa, cosa vuol dire fare schifo, essere strani/e, piangere, essere felici? E soprattutto, “perché allora dire di no a tutto questo?”
Prendersi carico di ciò che ci fa schifo
Una volta che Hank decide di non abbandonare Manny-il morto, ecco che se lo carica in spalla. Quanta confusione può esistere a volte dentro di noi sulle parti più brutte, “schifose”, in decomposizione, le cause perse, quelle da buttare che ci abitano, tanto da volercene disfare. La realtà è che, con tutto il desiderio del mondo, non è possibile disfarcene senza prima aver deciso di averne cura.
Volevo mollare ma c’era sempre qualcosa che mo lo impediva
cit. Swiss Army Man
E forse le parti rimangono anche “la cosa più schifosa di questo mondo” ma siamo noi a vederle in maniera diversa, sfruttarle e rimanere vivi/e.
“Cosa torniamo a casa a fare se poi non ti è permesso di fare nulla la?”
Allora ci si chiede, una volta riacquistati i significati persi da tanto tempo e le emozioni che sembravano morte:” Tornare a casa o rimanere qui?” , tornare ai tabu, ai “non si fa perché è
strano”, all’essere invisibili oppure portare la fuori quello che il bosco ha fatto (ri)nascere perché “Tu sei speciale e forse tu eri uno di loro che cercava la felicità”?
A noi la scelta.
Note positive:
- L’agilità nell’incastrare metafore, ricordi, simboli e aspettative che abitano l’essere umano.
- L’irriverenza e l’ironia che trasformano un tema potenzialmente pesante in un messaggio fresco e “leggero” (ma non banale e scontato).
Note negative:
- Finale poco approfondito e lasciato alle interpretazioni dello spettatore

