Synecdoche, New York (2008): il mondo onirico di Kaufman

Synecdoche, New York locandina film

Synecdoche, New York

Titolo originale: Synecdoche, New York

Anno: 2008

Paese: Stati Uniti d’America

Genere: drammatico

Produzione: Sidney Kimmel Entertainment

Distribuzione: BiM Distribuzione

Durata: 124 min

Regia: Charlie Kaufman

Sceneggiatura: Charlie Kaufman

Fotografia: Frederick Elmes

Montaggio: Robert Frazen

Musiche: Jon Brion

Attori: Philip Seymour Hoffman, Catherine Keener, Michelle Williams, Samantha Morton, Jennifer Jason Leigh, Hope Davis, Tom Noonan, Emily Watson, Dianne Wiest, Paul Sparks

Trailer italiano del film

Esordio alla regia di Charlie Kaufman (sceneggiatore che ha sempre mostrato nei suoi lavori un particolare interesse per una realtà quasi distopica, con dettagli surreali in cui lo spettatore si perde), Synecdoche, New York è un film straniante che indaga sul destino dell’uomo. Si tratta di un’opera quasi filosofica, che si presta a varie interpretazioni: di seguito si proverà a offrirne qualcuna.

Trama di Synecdoche, New York

Caden Cotard (Philip Seymour Hoffman) è un regista teatrale di mezza età che vive a New York con la moglie Adele (un’artista) e la figlia Olive. Il matrimonio tra i due è in crisi, anche a causa delle nevrosi e delle ipocondrie di lui. Un giorno la moglie parte per stare una settimana in Germania per lavoro, portando con sé la figlia e un’amica. Ma la settimana diventerà un mese, poi un anno, finché le tre donne non torneranno più. Caden dunque, con dei soldi vinti per un premio teatrale, deciderà di mettere in scena uno spettacolo sulla sua vita, grazie al quale potrà analizzare se stesso e gli altri. Le prove dureranno anni, l’uomo inizierà a vivere solo in funzione dello spettacolo e nel frattempo si scoprirà affetto da una strana malattia neurologica, fino all’enigmatica conclusione.

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Una scena di Synecdoche, New York

Recensione di Synecdoche, New York

Synecdoche, New York è un viaggio nella vita e nella mente di un uomo che vive un profondo disagio esistenziale. Probabilmente questo film non avrebbe avuto la stessa potenza visiva se qualcun altro avesse firmato la regia. In Synecdoche, New York il concetto di tempo si dissolve, la realtà perde consistenza. Lo schermo mostra ciò che percepisce Caden, personaggio affetto di una particolare malattia neurologica e che probabilmente soffre di depressione.

Il film inizia con una sveglia che segna le 7:45 di mattina. La radio dice che è il 22 settembre. Caden va a fare colazione e la data del quotidiano è il 14 ottobre. Nel mentre la radio dice che è il 15 ottobre. Poi il giornale segna il 17 ottobre. La radio augura «Happy Halloween»: è quindi il 31 ottobre. Caden volta pagina fino ai necrologi, ed è il 2 novembre. Per tutto il film tra una scena e l’altra sembrano passare poche settimane e invece passano anni. Caden perde il senso del tempo: crederà che la moglie sia partita solo da una settimana ma in realtà saranno trascorsi anni.

L’uomo pare come bloccato in un limbo.

Ma è anche lui stesso a voler fermare il tempo, scegliendo di creare uno spettacolo che metta in scena la sua vita. Da qui il titolo, poiché la sineddoche è una figura retorica che indica la parte per il tutto e qui il tutto è la sua esistenza e la parte è lo spettacolo. I personaggi dello spettacolo sono doppi delle persone reali che iniziano a pensare come i personaggi, in un’atmosfera quasi pirandelliana uomini e personaggi si confondono. Caden vede attraverso le prove e le azioni ripetute tutti i suoi errori, quasi in modo ossessivo. Egli si crogiola nella sua depressione e smette effettivamente di vivere davvero.

Importante è la figura di Sammy, un attore che osserva l’uomo da inizio film, che è sempre presente ma che non interviene fino a metà film, quando si propone per interpretare proprio il ruolo di Caden nello spettacolo. Sammy annulla se stesso per anni per spiare il regista, ma non si sa perché lo faccia. Più il tempo passa però e più Caden comincia a somigliare fisicamente a Sammy. Emblematico è poi il suicidio dell’attore a cui il regista, in un delirio di confusione tra reale e irreale, risponde con un “io non l’ho fatto”.

Il suo lavoro subisce continue modifiche, dura anni, non va mai in scena, ma egli sembra non rendersene conto. Tanto è monumentale il suo progetto tanto saranno sempre più piccoli i quadri dipinti dalla sua ex moglie.

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Catherine Keener in una scena del film

Altro punto fondamentale della vita di Caden è il suo rapporto con le donne: dal rapporto con Adele a quello con la figlia Olive, con cui egli ha perso i contatti e si immagina essere stata plagiata dalla nuova compagna dell’ex moglie; dal legame con la seconda moglie, che non considererà mai come la sua vera famiglia, a quello con Hazel, la sua amante, che vive in un palazzo perennemente a fuoco. Il suo conflitto con la figura femminile verrà risolto solo alla fine, quando Caden interpreterà il personaggio della domestica Ellen. Immedesimandosi in lei e allontanandosi da sé, l’uomo riesce a raggiungere la pace finale e a morire.

Ci sono interpretazioni che sostengono che Caden si sia suicidato a inizio film, quando la sveglia segna le 7:45, e che tutto il film sia una sorta di viaggio di purgazione spirituale: Sammy sarebbe quindi una sorta di angelo della morte. Un elemento a favore di questa tesi è il dialogo tra caden e la sua terapista, quando parlando del suicidio di un poeta lei gli chiede “Tu perché l’hai fatto?”, correggendosi subito dopo.

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