Teorema (1968): crisi identitaria della classe borghese

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Locandina di Teorema (1968)

Teorema

Titolo originale: Teorema

Anno: 1968

Nazione: Italia

Genere: drammatico

Casa di produzione: Aetos Film

Distribuzione italiana: Euro International Film – Creazioni Home Video, Mondadori Video

Durata: 98 min

Regia: Pier Paolo Pasolini

Sceneggiatura: Pier Paolo Pasolini

Fotografia: Giuseppe Ruzzolini

Montaggio: Nino Baragli

Musiche: Ennio Morricone

Attori: Silvana Mangano, Terence Stamp, Massimo Girotti, Andrés José Cruz Soublette, Anne Wiazemsky, Laura Betti, Carlo De Mejo, Ninetto Davoli, Susanna Pasolini, Adele Cambria, Luigi Barbini, Alfonso Gatto, Cesare Garboli, Giovanni Ivan Scratuglia, Guido Cerretani

Nel 1968, in una società tradizionalista e legata a una concezione cristiana di famiglia, il regista –poeta Pier Paolo Pasolini (Accattone, 1961; Il vangelo secondo Matteo, 1964; Edipo re, 1967) consegna alla settima arte nostrana un film perturbante, in grado di sconvolgere il sistema culturale italiano entro dinamiche familiari fuori dagli schemi tradizionalistici con personaggi che ricadono in momenti di pura religione, di desiderio e di erotismo. Il sistema politico, per timore, tentò in tutti i modi a lui possibile di bloccare l’uscita cinematografica della pellicola, tanto che il 13 settembre 1968 la Procura della Repubblica di Roma sequestrò il film con la seguente motivazione:

[…] Per oscenità e per le diverse scene di amplessi carnali alcune delle quali particolarmente lascive e libidinose e per i rapporti omosessuali tra cui un ospite e un membro della famiglia che lo ospitava

Il 9 novembre 1968 si aprì il processo al film, a Pasolini e al produttore Donato Leoni. Il Pubblico Ministero Luigi Weiss chiese, in maniera illogica e insensata, sei mesi di reclusioni per i due imputati e la distruzione di tutte le copie del film, al fine che non rimanesse nessuna traccia della pellicola. Fortunatamente però il processo terminò a favore della libertà culturale e di pensiero, tanto che il Tribunale di Venezia dette ragione a Pasolini e Leoni:

Lo sconvolgimento che Teorema provoca non è affatto di tipo sessuale, è essenzialmente ideologico e mistico. Trattandosi incontestabilmente di un’opera d’arte, Teorema non può essere sospettato di oscenità.

In seguito il lungometraggio fu presentato alla 29ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, dove ottenne il premio Coppa Volpi alla migliore attrice Laura Betti. Il Leone d’oro invece fu vinto dal lungometraggio tedesco di Alexander Kluge “Artisti sotto la tenda del circo: perplessi (Die Artisten in der Zirkuskuppel: Ratlos). Dal 16 marzo 2023 è disponibile in commercio l’home video in 4k di Teorema, in una versione splendidamente restaurata dalla Cineteca di Bologna.

Trama di Teorema

In una lussuosa villa abita una famiglia borghese composta da Paolo, un industriale, la moglie Lucia, i due figli adolescenti, Paolo e Odetta, ed Emilia, la domestica. Un giorno, mentre sono a tavola a mangiare, un postino recapita alla famiglia un telegramma che annuncia l’arrivo di un ospite, un giovane misterioso, enigmatico e affascinante che sconvolgerà profondamente l’intero nucleo familiare. La prima a ritrovarsi sedotta dall’uomo è Emilia che si offre al giovane dopo un maldestro e malriuscito tentativo di suicidio, in seguito sarà Pietro a cadere vittima del fascino dell’ospite, scoprendo così la sua omosessualità, poi sarà il turno di Lucia, una donna che non prova interesse per nulla, di Odessa, una ragazza che ha paura dei maschi e che ama solo il padre, e infine cadrà sotto l’influsso del giovane anche Paolo, il capofamiglia, senza però intraprendere con il giovane un rapporto sessuale. Così com’è venuto a sconvolgere la famiglia, l’ospite se ne va, dopo aver ricevuto un nuovo telegramma, di cui non siamo informati del contenuto. L’assenza di quel giovane all’interno del nucleo familiare scuote la famiglia nel profondo. Nessun componente della famiglia è il medesimo di prima e il loro spirito si ritrova avvolto da una nuova agitazione interiore e prima sconosciuta.

TEOREMA (THEOREM) - Actress Laura Betti (Credits © Fondo Angelo Novi, Cineteca di Bologna)
TEOREMA (THEOREM) – Actress Laura Betti (Credits © Fondo Angelo Novi, Cineteca di Bologna)

Recensione di Teorema

Avanguardia + Nouvelle Vague. Questa è l’equazione alla base di Teorema, un lungometraggio che si muove su più linguaggi cinematografici per parlarci, in maniera simbolica, della crisi identitaria della classe borghese e della privazione identitaria morale dell’essere umano, in una civiltà dove la libertà e l’io più puro dell’individuo è represso e messo in gabbia a favore del comun vivere e dell’accettazione sociale della cultura circostante. Pier Paolo Pasolini per narrare questa storia usa un tono documentaristico, realistico, per catturare “lo splendore del vero”, tipico dei cineasti francesi della Nouvelle Vague, ma ne rimane fedele solo in parte a questo manifesto cinematografico. François Truffaut e Jean-Luc Godard nei loro film tentano di eliminare ogni artificio che fosse in grado di compromettere e camuffare la realtà, ponendo la loro concentrazione sull’inafferrabile e sullo scostante animo umano, realizzando narrazioni lente che si concentravano su elementi futili ma fondamentali, al fine di trattare la semplice quotidianità della vita. I cineasti della Nouvelle Vague mettevano le lenti su semplici attività e piccoli gesti intimi umani per raccontare il tormento, le difficoltà dell’animo, la complessità di trovare e di divenire il proprio io più autentico, in una ricerca incessante della felicità.

Pasolini sfrutta gli stilemi della Nouvelle Vague per trattare l’animo umano, di personaggi che ci scontrano con le loro inquietudini interiori ma, se da un lato lo fa usando una narrazione e fotografia realistica, dall’altra parte mette nel racconto, in maniera impregnante, elementi allegorici e poco inclini a situazioni realistiche, basti pensare all’ospite, personaggio enigmatico e misterioso di cui non comprendiamo minimamente la provenienza, oppure le scene riguardanti il postino, un personaggio che sembra provenire dal mondo circense e dei sogni infantili. Pasolini crea un film disturbante che vive in una commistione tra realtà e sogno, un sogno fondante per donare un simbolismo, spesso religioso, al lungometraggio, una pellicola che vuole trattare l’incapacità dell’uomo moderno borghese di ascoltare e vivere il sacro. Non a caso il cineasta erge come unico personaggio sacro Emilia, la serva che scoprirà come fare i miracoli e come lievitare.

Un film d’avanguardia documentaristica

Il lungometraggio si apre con un tono prettamente documentaristico, quasi giornalistico. Siamo dinanzi ai capannoni di un’industria milanese. Un gruppo di operai, davanti alla macchina da presa, risponde alle domande di un intervistatore (elemento giornalistico) riguardo il loro padrone che ha deciso di donare la propria fabbrica ai suoi operai. Da questa scena dal sapore realistico e che parla della condizione della classe borghese, avviene un cambio netto di prospettiva, una sorta di salto indietro del tempo, come possiamo intuire a fine pellicola. Pasolini, dopo una rapida scena a colori, ci fa catapultare dentro inquadrature tipiche del cinema documentaristico e di vita quotidiana mostrateci, però, con sfumature di montaggio e visive di avanguardia, partendo dalla colonna sonora di Morricone, che realizza una musica inquietante che si contrappone a ciò che vediamo in scena. La fotografia, realistica, possiede un color seppia permettendoci di seguire la vita spensierata di un gruppo di scolari adolescenti all’uscita da scuola, tra questi scorgiamo Pietro e Odessa, nella loro quotidianità e vita pre – ospite. Questa sequenza visiva possiede un senso di straniamento grazie al montaggio, che ci fa vedere come dei flash un territorio vulcanico, desertico, che crea una disarmonia con ciò che stiamo vedendo. Il tutto inoltre è privo dell’audio sonoro, ad eccezione delle note musicali di Morricone.

Tale sequenza, dal forte impatto emotivo, possiede in se gli elementi del cinema muto con cui il cineasta si dimostra abile padroneggiatore, giocando con le regole di quel linguaggio cinematografico che ci riconduce al cinema espressionista tedesco del 1910-1920, soprattutto per il modo di riprende il volto umano. Lo stile espressionista d’inquadrare il volto e l’espressioni, sarà una prerogativa per tutta l’opera drammaturgica, che ci parla più per gesti ed espressioni che non per dialoghi, alquanto minimali. Il cinema espressionista risulta intenso e significativo soprattutto nella prima parte filmica in cui è presente l’ospite nella villa di famiglia.

Sarà con l’arrivo della raccomandata e dell’ospite che si entra in una dinamica a colori, metafora del cambiamento della condizione dei personaggi, che entrano in una nuova realtà intimistica. Man mano procede il film scopriamo prima uno e poi gli altri caratteri. Il più analizzato tra questi è senza ombra di dubbio il giovane Pietro, colui che diviene la voce di Pasolini. Pietro scopre (forse l’ha sempre saputo) di essere omosessuale, e deve fare i conti con questa sua essenza interiore, un’essenza che lui non ha voluto o che non ha ricercato ma che gli è capitata dalla natura. Pietro dovrà imparare a convivere con questa consapevolezza, comprendendo che le leggi della società e della morale cristiana e borghese non lo comprenderanno mai pienamente. Pietro viene usato dallo sceneggiatore come strumento personale di protesta.

Nessuno deve capire che l’autore non vale niente, che è un essere anormale, inferiore, che come un verme si contorce e striscia per sopravvivere. Nessuno deve mai coglierlo in fallo di ingenuità.  Tutto deve presentarsi come perfetto, basato su regole sconosciute e quindi non giudicabili. Come un matto, si, come un matto, vetro su vetro, perché non sono capace di correggere niente e nessuno se ne deve accorgere

Pietro in Teorema

Meno significativa invece è la narrazione incentrata su Odessa, un personaggio interessante che nel corso della pellicola viene man mano dimenticato, sia dalla storia sia dai suoi familiari, che se ne infischiano di lei e della sua condizione medica. Interessante anche il personaggio di Emilia, colei che troverà il sacro abbandonando il profano. La sua storia, indubbiamente sarà quella meno verosimile e la più difficile da comprendere all’interno della pellicola.

TEOREMA (THEOREM) - Terence Stamp and Silvana Mangano (Credits © Fondo Angelo Novi, Cineteca di Bologna)
TEOREMA (THEOREM) – Terence Stamp and Silvana Mangano (Credits © Fondo Angelo Novi, Cineteca di Bologna)

In conclusione

Una pellicola scritta magnificamente con una regia e fotografia impeccabile, come lo sono anche le interpretazioni. La sceneggiatura funziona bene ma meno difronte agli altri comparti, sia per una storia che alla lunga diventa fin troppo complessa perdendosi entro dinamiche eccessivamente allegoriche sia per alcuni personaggi che dovevano essere maggiormente trattati come il padre di famiglia e la figlia Odessa. Difficilmente riusciamo a comprendere realmente la natura di Paolo e del suo modo di agire.

Note positive

  • Regia
  • Fotografia
  • Interpretazioni

Note negative

  • Poco approfonditi i personaggi di Odessa e Paolo
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

Articoli: 890

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