Peppermint Candy (1999): una caramella dal sapore dolceamaro

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Locandina di Peppermint Candy

Peppermint Candy

Titolo originale: Bakha Satang

Anno: 1999

Nazione: Corea del Sud

Genere: Drammatico

Casa di produzione: Pinehouse Film Co., Ltd

Distribuzione italiana: Mubi

Durata: 129 minuti

Regia: Lee Chang-dong

Sceneggiatura: Lee Chang-dong

Fotografia: Park Il-hyun

Montaggio: Kim Hyeon

Musiche: Lee Jae-jin

Attori: Sol Kyung-gu, Moon So-ri, Kim Yeo-jin, Suh Jung, Go Seo-hee, Kim In-kwon, Lee Dae-yeon, Kim Kyung-ik, Park Se-beom

Trailer di Peppermint Candy

Rispetto alla sua opera prima Green Fish, Peppermint Candy segna per Lee Chang-dong sceneggiatore, regista e politico che ha anche ricoperto il ruolo di Ministro della cultura e del turismo del proprio Paese nel biennio 2003-2004, una vera e propria rottura rispetto alle modalità di racconto propriamente realiste. Primo film nazionale presentato in apertura del Festival cinematografico internazionale di Pusan, Peppermint Candy è uscito in Corea il primo gennaio 2000.

Trama di “Peppermint Candy”

Primavera 1999, sullo sfondo una festa tra coetanei in allegria e spensieratezza a cui è presente anche Yong-Ho, un ex soldato coreano visibilmente in stato confusionale che canta una canzone le cui parole esprimono solo disperazione e follia. Nelle vicinanze vediamo un ponte ferroviario, l’uomo si trova sopra i binari, visibilmente fuori di sé, senza una ragione apparente. Yong-Ho si trova di fronte a un treno in arrivo, in sospeso tra la vita e la morte. Le urla strazianti e disperate precedono così il tanto agognato suicidio, per porre fine a questa vita così tormentata. Poco prima di gettarsi sotto i binari del treno Young-ho pronuncia le sue ultime parole “Voglio tornare indietro!”

Il dispositivo cinematografico lo accontenta, così ritorna indietro nel tempo, a ritroso nella sua vita per scoprire le gesta di quest’uomo per cercare una spiegazione a tutti i traumi e le sofferenze di quest’uomo.

Un’immagine del film

Recensione di “Peppermint Candy”

Dalle immagini di binari che scorrono a ritroso, Pappermint candy racconta quindi la tragedia individuale di Yong-Ho e sullo sfondo vent’anni di Storia della Corea dalle repressioni del movimento democratico ai tempi della dittatura militare sino al boom economico e alla crisi di metà anni Novanta. Ripercorrendo la Storia della Corea fino ad arrivare all’innocenza perduta di Young-ho e di una nazione intera. La narrazione avviene tramite dei capitoli che scandiscono la sua vita a ritroso ripercorrendo quei binari del treno, forse quegli stessi binari che hanno causato poi la sua morte, come un’allegoria del tempo che si riavvolge.

La storia di Young-ho è quella di un uomo qualunque di una Corea alle prese con gli anni bui della dittatura e della repressione della protesta studentesca e dei movimenti democratici, nonché il tragico massacro di Kwangju (maggio 1980). La sceneggiatura appunto volta a porre somiglianze tra la vita di quest’uomo e la storia di una Corea anch’essa sempre tormentata. Non è un caso, infatti, che il film si snodi a ritroso tra la primavera del 1999 e la fine del ’79. Ovvero all’indomani della disastrosa crisi finanziaria del ’97 e al principio della più grande tragedia civile della storia coreana. Quel che vediamo all’inizio è perciò la fine di un percorso (storico) ancora ignoto, il capolinea esistenziale di un uomo di cui Lee ci mostrerà ogni svantaggio socio-economico. Lee Chang-dong con questa operazione “a ritroso” ha come obiettivo quello di rompere la classica linearità degli eventi in quanto ogni evento precede e non segue temporalmente quello successivo, anticipando così gli incontri e il susseguirsi degli eventi. Assistiamo così alla creazione di questo oblio per Yeong-ho, un oblio da cui non riuscirà mai più a uscire, che anche se non lo sa ancora ma il futuro lo ha già condannato.

Fotogramma di Peppermint Candy
Fotogramma di Peppermint Candy

In conclusione

Pappermint Candy può essere metaforicamente descritto come il dipinto di una vita che le circostanze hanno creato ma che quasi sembra non appartenere a chi la vive. La storia della Corea raccontata attraverso le gesta di quest’uomo che non è solo vittima ma anche arteficie del suo destino. Una vita vissuta come condanna del suo passato militarista in cui veniva accusato di stare dalla parte degli oppressori militari, e di ostacolare con le sue azioni le rivendicazioni democratiche dei suoi concittadini.

Note positive

  • Narrazione “a ritroso” molto avvincente
  • Percorso storico

Note negative

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Sara De Stefano
Sara De Stefano
Articoli: 6

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