The Abyss: Grande fantascienza a 7500 metri di profondità

The Abyss: Grande fantascienza a 7500 metri di profondità 1

The Abyss

Anno: 1989

Paese: Stati Uniti d’America

Genere: Fantascienza / Avventura / Thriller

Casa di produzione: 20th Century Fox

Prodotto da: Gale Anne Hurd

Durata: 146 min; 171 min (director’s cut)

Regia: James Cameron

Sceneggiatura: James Cameron

Montaggio: Joel Goodman, Conrad Buff IV

Dop: Mikael Salomon

Musiche: Alan Silvestri

Attori: Ed Harris, Mary Elizabeth Mastrantonio, Michael Biehn

Trailer di The Abyss

TRAMA DI THE ABYSS

Virgil ‘Bud’ Brigman (Ed Harris) e la ex moglie Lindsday (Mary Elizabeth Mastrantonio) sono due ingegneri petroliferi incaricati dal SEAL della Marina Hiram Coffey (Michael Biehn) di unirsi alla ricerca di un sottomarino nucleare affondato misteriosamente tra le acque del Mar dei Caraibi.

Intenzionata a recuperare il sottomarino prima che attiri l’attenzione dei russi, la coppia si immergerà a 7500 metri di profondità. Evitato il sabotaggio dell’operazione a causa dell’esaurimento nervoso di Coffey, Virgil e Lindsday scopriranno che tra gli abissi si nasconde qualcosa che non si aspettavano: una misteriosa civiltà aliena capace di controllare le correnti tramite una sofisticata tecnologia.

RECENSIONE DI THE ABYSS

James Cameron ha a più riprese confessato di nutrire un vero amore per le riprese subacquee, e tale rivelazione non sorprende più di tanto dal momento che l’acqua è l’elemento cosmogonico più presente in tutta la sua filmografia. Dall’acqua proveniva la morte nel suo esordio Piranha Paura, in acqua si è consumata la tragedia del Titanic, quello che componeva il T1000 di Terminator 2 era a tutti gli effetti un metallo liquido. Persino in Avatar si può notare questo feticismo del regista, grazie all’impiego della tecnologia del 3D che, come scrisse Morando Morandini, è servito a conferire una sorta di profondità marina ai paesaggi esotici di Pandora.

La passione di Cameron per l’acqua ha trovato però l’assoluto adamantino creativo in The Abyss, blockbuster autoriale del 1989 finanziato con i proventi di Terminator e Aliens, a oggi considerato dal regista come il film che più lo ha appagato in tutta la sua carriera. The Abyss immerge lo spettatore a 7500 metri di profondità regalandogli momenti di grande tensione e spettacolarità visiva portentosa, esemplificativa di tutta la sua forza nell’ultima mezz’ora.

Grazie alle mille sfaccettature e alla varietà di argomenti dalla sceneggiatura di Cameron, il viaggio subacqueo svolge la funzione di percorso interiore dei protagonisti che tramite il contatto con l’acqua e le sue creature giungono a una profonda conoscenza di sé e degli errori con cui rischiano di condannare irrimediabilmente il mondo. The Abyss si pone così come un film di marcato stampo morale, forse un po’ retorico per i palati più esigenti ma privo di reali sbavature.

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Ed Harris in The Abyss
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Una scena di The Abyss

Giunto al suo quarto lungometraggio scritto e diretto, James Cameron ha compreso talmente bene le regole della narrativa cinematografica da potersi permettere di giocare con i generi cinematografici e i cambi di ritmo, senza commettere l’errore di disorientare lo spettatore per il semplice gusto di farlo. Per altro la dilatazione della narrazione in determinate scene porta, sì, a una durata pari a due ore e mezza, ma la ricchezza di eventi e la costruzione dei personaggi e della tensione fa si che i tempi siano gestiti sempre in maniera intelligente ed equilibrata. Cosa che non si può dire spesso per i prodotti medi del genere.

L’ambientazione (sub)marina oscura e claustrofobica si mescola egregiamente a inserti da thriller lento ma teso e implacabile, prendendo poi drasticamente (e senza forzature) la piega della fantascienza pura dai toni psichedelici e con un messaggio pacifista che nell’anno della conclusione della Guerra Fredda era necessario per non ricadere nel pericolo dell’ecatombe nucleare.

Contrariamente al precedente Aliens, The Abyss sposta l’azione dal pianeta alieno alle profondità dei mari e fa degli extraterrestri delle creature ben diverse e più complesse dello xenomorfo gigeriano interessato esclusivamente alla preservazione della specie. L’intrattenimento viene coniugato alla perfezione alla riflessione di tutto rispetto e mai banale sul posto che l’uomo occupa in un ecosistema cosmico.

Il paragrafo finale è dedicato agli sbalorditivi effetti speciali di Denis Muren, perfezionati poi in Terminator 2 e vincitori di un meritatissimo Oscar alla cerimonia del 1990, senza i quali non sarebbe stato possibile restituire la bellezza visionaria dell’ultimo atto. Altamente consigliata la visione della director’s cut di tre ore.

NOTE POSITIVE

  • Regia
  • Sceneggiatura
  • Effetti speciali

NOTE NEGATIVE

  • Il messaggio può risultare un po’ retorico ai palati più raffinati

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