
The Brutalist
Titolo originale: The Brutalist
Anno: 2024
Nazione: Stati Uniti d’America
Genere: Drammatico, Storico
Casa di produzione: Brookstreet Pictures, Kaplan Morrison, Andrew Lauren Productions
Distribuzione italiana: Universal Pictures
Durata: 215 minuti
Regia: Brady Corbet
Sceneggiatura: Brady Corbet, Mona Fastvold
Fotografia: Lol Crawley
Montaggio: Dávid Jancsó
Musiche: Daniel Blumberg
Attori: Adrien Brody, Felicity Jones, Guy Pearce, Joe Alwyn, Raffey Cassidy, Stacy Martin
Trailer di “The Brutalist”
Informazioni sul film e dove vederlo in streaming
The Brutalist è un film del 2024 scritto e diretto da Brady Corbet, con Adrien Brody, Felicity Jones e Guy Pearce. Presentato il 1º settembre 2024, in concorso all’’81esima edizione della Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia, la storia narra della vita dell’architetto ungherese László Tóth, il quale, dopo essere scappato dall’Olocausto, si rifugia negli Stati Uniti.
Trama di “The Brutalist”
Dopo essere sfuggito dai campi di concentramento nazisti, László Tóth, architetto ungherese, emigra negli Stati Uniti d’America per ricominciare una nuova vita. La sua condizione di immigrato non gli darà una vita facile, finché un ricco magnate della Pennsylvania non gli offrirà l’occasione della vita: costruire un ambizioso edificio.
Recensione di “The Brutalist”
Quando si redige una dichiarazione formale o una nota d’intenti è consuetudine illustrare i temi o l’estetica di un film, ma dopo quasi un decennio passato a cercare di far partire questo progetto vorrei invece cogliere qui l’occasione per ringraziare tutti e ciascuno dei collaboratori che hanno reso possibile il “film impossibile”. Il mio cast, la mia troupe, la mia famiglia: le parole non bastano. È un onore e un privilegio portare The Brutalist al pubblico dell’81. Mostra del Cinema di Venezia in 70mm.
Dichiarazione del regista
Al suo terzo lungometraggio Brady Corbet ha alzato l’asticella: The Brutalist, storia di un architetto ungherese in fuga dall’Olocausto, approdato negli Stati Uniti in povertà, innalzato nell’arte non appena trova l’opportunità della vita. In questo senso la realizzazione del tanto agognato American Dream può avere due effetti: o ce la fai con le tue mani o vieni risucchiato nell’oblio. László Tóth ha vissuto entrambi, poiché straniero in terra straniera si è dovuto adattare alle esigenze e si è visto calpestare le sue radici dalle persone di cui si fidava di più. Ma nel suo lento (come il film) cammino verso la realizzazione del progetto architettonico, vediamo un uomo distrutto da tutti i suoi traumi, con il quale si cerca di empatizzare fin dalla prima scena, con questo piano sequenza che chiude lo spettatore in un tunnel buio di una nave che si conclude con la Statua della Libertà completamente ribaltata. Perché sì, The Brutalist vuole ribaltare il mito del sogno americano: non c’è spazio per i momenti di gioia, niente scorre liscio, si entra continuamente in conflitto con la società e il sistema capitalistico per mantenere la propria identità, un puzzle che lentamente cade a pezzi e i tentativi per ricostruirlo non possono avere effetti.
Corbet maneggia la sceneggiatura per creare un’opera ineccepibile dal punto di vista audiovisivo, costruendo una messinscena che nei 215 minuti non risulta essere mai pesante, lasciando lo spettatore di fronte a un lungometraggio, sì, lento, ma martellante. Si viene lasciati meravigliare dalle splendide immagini della biblioteca del magnate Van Buren, ma anche dal labirintico cantiere affidato da quest’ultimo a Tóth, passando anche dall’etereo giacimento dei marmi di Carrara. Tra realtà e fantasia, il regista segue uno sprazzo di vita dell’architetto ebreo mirando a una narrazione piuttosto classica e che allo stesso tempo raggiunga vette artistiche altissime. Un lavoro straordinario contornato dalla prova attoriale di Adrien Brody, trasformato in un vero immigrato ungherese attraverso l’uso impeccabile del suo accento, che nel futuro doppiaggio italiano perderà la sua forza. Non è da meno Guy Pearce, che nei panni di Harrison Lee Van Buren è ambiguo, mellifluo, la perfetta rappresentazione di un magnate statunitense egocentrico e pieno di sé.
Ma non è rose tutto e fiori: nel suo fare le cose in grande Corbet rischia di esagerare e fare passi falsi. Di fronte a una pellicola di tali dimensioni è logico trovarsi di fronte a una mole di eventi e informazioni che spesso possono essere trascurati. The Brutalist non compie cadute rovinose, ma non sempre quello che viene raccontato riesce ad arrivare a una degna conclusione o non si mostra l’effetto di certe azioni. Davanti a un lungometraggio di tali dimensioni è facile che tutto non sia perfetto. In tal senso l’epilogo esegue un salto temporale e lascia immaginare ai personaggi il destino di alcuni comprimari chiave. Non si chiede didascalia, ma ordine e chiarezza.
The Brutalist è riuscito a stregare il pubblico della Sala Grande della Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia, conquistando 13 minuti di applausi grazie a un epocale lavoro di regia e l’interpretazione dei personaggi principali, contando quindi su un reparto tecnico che avrà molto da dire nella calda stagione dei trofei. Paga un po’ di disattenzione nel lato scrittura, ma la sensazione è quella di aver guardato uno dei migliori lungometraggi del concorso. La vittoria del Leone d’Argento per la regia a Brady Corbet è una conferma.
In conclusione
Con “The Brutalist”, Brady Corbet realizza un’opera di grande impatto visivo e narrativo, che si distingue per la sua ambizione artistica e la qualità della regia. Nonostante la complessità e la durata del film, la storia di László Tóth offre uno sguardo profondo e critico sul sogno americano e sulle lotte interiori di chi tenta di realizzarlo. Le straordinarie performance di Adrien Brody e Guy Pearce elevano ulteriormente il film, sebbene qualche piccola incertezza narrativa impedisca a tutti gli elementi di raggiungere una piena armonia.
Note positive
- Regia impeccabile e visivamente suggestiva
- Interpretazioni straordinarie di Adrien Brody e Guy Pearce
- Approfondita critica sociale al sogno americano
- Colonna sonora e fotografia di altissimo livello
Note negative
- Alcuni elementi della trama rimangono irrisolti o poco sviluppati
- Conclusione frettolosa con salti temporali non chiaramente delineati
