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Un bel giorno
Scheda Tecnica – Un bel giorno (2026)
Titolo originale: Un bel giorno
Anno: 2026
Nazione: Italia
Genere: Commedia
Casa di produzione: Lotus Production, Leone Film Group, Rai Cinema
Distribuzione italiana: 01 Distribution
Durata: 93 minuti
Regia: Fabio De Luigi
Sceneggiatura: Furio Andreotti, Giulia Calenda, Fabio De Luigi
Fotografia: Simone Mogliè
Montaggio: Consuelo Catucci
Musiche: Michele Braga
Attori: Fabio De Luigi, Virginia Raffaele, Maria Gifuni, Alma Teresa Giardina, Anita Marzi, Arianna Gregori, Leon Castagno, Andrea Silvestrini, Nicola Mayer, Beatrice Schiros, Antonio Gerardi
Trailer di Un bel giorno
Informazioni sul film e dove vederlo in streaming
Un Bel Giorno di Fabio De Luigi con Fabio De Luigi, Virginia Raffaele, Maria Gifuni, Alma Teresa Giardina, Anita Marzi, Arianna Gregori, Leon Castagno, Andrea Silvestrini, Nicola Mayer, Beatrice Schiros con la partecipazione straordinaria di Antonio Gerardi esce nelle sale il 5 marzo 2026, distribuito da 01 Distribution.
Un Bel Giorno è una produzione Lotus Production, una società Leone Film Group con Rai Cinema. Opera realizzata e distribuita con il contributo del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo. La distribuzione internazionale è a cura di Rai Cinema International Distribution.
Il soggetto e la sceneggiatura sono firmati da Furio Andreotti, Giulia Calenda e Fabio De Luigi. La fotografia è a cura di Simone Mogliè, il montaggio di Consuelo Catucci, la scenografia di Valeria Zamagni, i costumi di Isabella Rizza e la colonna sonora di Michele Braga.
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Trama di Un bel giorno
Tommaso ha cresciuto da solo quattro figlie, trasformando la sua vita in una caotica ma solida routine familiare e diventando un padre a tempo pieno e un uomo a tempo zero. Quando le ragazze decidono che è arrivato il momento per il padre di rimettersi in gioco, Tommaso incontra Lara, una donna brillante e affascinante. Un incontro inatteso che potrebbe cambiare tutto… se non fosse che entrambi nascondono qualcosa di decisamente ingombrante.
Recensione di Un bel giorno
Fabio De Luigi, al suo secondo lungometraggio da regista dopo “Tiramisù”, firma un’opera che ambisce a coniugare la leggerezza della commedia romantica con una riflessione più profonda sulla paternità, sull’identità perduta e sul coraggio di ricominciare. Il risultato è un film piacevole, ben recitato, capace di strappare sorrisi sinceri e qualche emozione autentica, ma che fatica a scrollarsi di dosso una certa prudenza narrativa che ne limita il potenziale.
L’uomo che non c’è più
Tommaso è un padre a tempo pieno e un uomo a tempo zero. Ha cresciuto da solo quattro figlie, di età diverse, con caratteri diversi, con esigenze diverse, trasformando la sua quotidianità in una caotica ma efficacissima macchina familiare. La madre delle ragazze è assente (la sceneggiatura di Furio Andreotti, Giulia Calenda e dello stesso De Luigi accenna alla sua scomparsa senza indugiare nel melodramma), e Tommaso ha semplicemente deciso, un giorno, di essere tutto ciò di cui le sue figlie avevano bisogno. Cuoco, autista, confidente, arbitro di litigi domestici, custode di segreti adolescenziali. Tutto tranne che se stesso.
De Luigi, attore che ha costruito la sua carriera su una comicità gentile e mai volgare, trova in Tommaso un personaggio su misura. C’è qualcosa di malinconico sotto la superficie buffa di quest’uomo che coordina orari scolastici con la precisione di un controllore di volo e che non sa più cosa gli piace, cosa vuole, chi era prima di diventare “il papà”. L’attore lo interpreta con una misura encomiabile, evitando tanto il patetismo quanto la macchietta, tenendo il personaggio in un equilibrio fragile e credibile.
Le quattro moschettiere
Le figlie di Tommaso, interpretate da Alma Teresa Giardina, Anita Marzi, Arianna Gregori e Leon Castagno, sono il vero cuore pulsante del film, e anche la sua componente più riuscita. La sceneggiatura le tratteggia con cura, evitando di ridurle a stereotipi e concedendo a ciascuna una propria voce, un proprio spazio, una propria piccola storia dentro la storia grande. Il caos che generano, litigate, gelosie, alleanze improvvise, piani orditi con la serietà di un consiglio di guerra, è restituito con un ritmo comico efficace, fatto di sovrapposizioni, tempistica precisa, gag che crescono su se stesse.
È proprio da loro che parte la svolta della storia: le ragazze decidono che è arrivato il momento per il padre di rimettersi in gioco. L’operazione è orchestrata con la stessa determinazione con cui Tommaso ha gestito anni di recite scolastiche e gite fuori porta, e funziona: Tommaso incontra Lara.
L’incontro che cambia tutto (forse)
Lara è interpretata da Virginia Raffaele, e già questo è una garanzia. L’attrice e comica romana porta al personaggio una vitalità ironica e una profondità emotiva che si complementano a vicenda. Lara è brillante, affascinante, apparentemente a suo agio nel mondo, ma anche lei, come Tommaso, nasconde qualcosa di ingombrante. Il film costruisce con cura il meccanismo dei due segreti speculari, lasciando che lo spettatore intuisca prima dei protagonisti le rispettive verità nascoste, e sfruttando questa distanza ironica per generare situazioni comiche ma anche momenti di genuina tenerezza.
La chimica tra De Luigi e Raffaele funziona. I due attori si conoscono professionalmente da anni, e si vede: c’è una naturalezza nei loro scambi, una capacità di ascoltarsi e di lasciarsi spazio, che trasforma anche le scene più convenzionali in qualcosa di vivo.
Intorno al centro
Il cast di supporto contribuisce in modo significativo all’equilibrio complessivo. Maria Gifuni porta eleganza e ironia in un ruolo che avrebbe potuto essere puramente funzionale, riuscendo a costruire un personaggio che si ricorda. Andrea Silvestrini, Nicola Mayer e Beatrice Schiros colorano il quadro con presenza e precisione. Antonio Gerardi, in un cameo che la locandina definisce “partecipazione straordinaria”, si ritaglia un buon spazio nel film.
La regia, tra sicurezza e prudenza
Come regista, De Luigi dimostra una maturità crescente rispetto all’esordio. La macchina da presa è discreta, al servizio degli attori e delle situazioni, senza velleità autoriali che stonerebbero con il tono del progetto. La fotografia è calda, gli ambienti domestici sono ricostruiti con un realismo affettuoso che li rende immediatamente familiari. Il montaggio rispetta i tempi della commedia senza forzarli.
Eppure si avverte, soprattutto nel secondo atto, una certa riluttanza a spingere. Quando la storia si complica, quando i segreti cominciano a emergere e le dinamiche si fanno più tese, il film sembra fare un passo indietro, preferire la sicurezza della risata facile alla difficoltà di una scena emotivamente più coraggiosa. Non è un difetto grave, ma è un’occasione mancata: in quei momenti, “Un bel giorno” avrebbe potuto diventare qualcosa di più memorabile di quanto sia.
La sceneggiatura e i suoi meccanismi
Andreotti, Calenda e De Luigi costruiscono una struttura narrativa solida, con un’architettura dei colpi di scena che funziona anche quando è prevedibile. La commedia romantica ha le sue regole, e la sceneggiatura le conosce bene: sa quando accelerare, quando rallentare, come usare i personaggi secondari per alleggerire i momenti di tensione sentimentale. Qualche dialogo è un po’ troppo esplicativo, ci sono scene in cui i personaggi dicono esattamente quello che pensano con una chiarezza che stride con la complessità emotiva che il film vorrebbe raggiungere, ma nel complesso la scrittura è onesta, affettuosa e rispettosa del pubblico.
In conclusione
“Un bel giorno” è esattamente quello che promette di essere: una commedia leggera che intrattiene, che scalda il cuore senza bruciarlo, che fa ridere senza mai ferire. È cinema pensato per far stare bene le persone, e in questo riesce con piena onestà. Fabio De Luigi conferma di essere un artigiano attento e rispettoso del suo pubblico, capace di costruire un prodotto rifinito e godibile. Virginia Raffaele gli è accanto con una classe che non stanca mai. Le figlie, vere protagoniste collettive del film, sono una scoperta che vale da sola il prezzo del biglietto.
Non è un film che cambierà la storia della commedia italiana, né probabilmente ambisce a farlo. Ma in un panorama cinematografico spesso dominato da eccessi e provocazioni, c’è qualcosa di prezioso in un film che sa essere semplicemente gentile. Che racconta di un uomo che impara di nuovo a volersi bene, di una donna che impara a fidarsi, di quattro ragazze che imparano, forse per prime, che il papà ha diritto a essere anche qualcos’altro.
Note Positive
- Scrittura
- Regia
- Recitazione
Note Negative
- Una storia senza originalità
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| Sceneggiatura |
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| Colonna sonora e suono |
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SUMMARY
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3.2
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