
I contenuti dell'articolo:
Un tenero ringraziamento
Titolo originale: Tender Mercies
Anno: 1983
Nazione: Stati Uniti d’America
Genere: Drammatico, Musicale
Casa di produzione: EMI Films, Antron Media Production
Distribuzione italiana: Universal Pictures
Durata: 92 minuti
Regia: Bruce Beresford
Sceneggiatura: Horton Foote
Fotografia: Russell Boyd
Montaggio: William M. Anderson
Musiche: George Dreyfus
Attori: Robert Duvall, Tess Harper, Betty Buckley, Wilford Brimley, Ellen Barkin, Allan Hubbard, Lenny Von Dohlen
Trailer di “Un tenero ringraziamento”
Informazioni sul film e dove vederlo in streaming
Diretto da Bruce Beresford, già candidato all’Oscar nel 1981 per la regia di Esecuzione di un eroe, il film è sceneggiato da Horton Foote (Il buio oltre la siepe, R. Mulligan, 1962, che gli valse l’Academy Awards) e montato da William M. Anderson (The Truman Show, P. Weir, 1998). Curato dal direttore della fotografia Russel Boyd (Oscar nel 2004 per Master & Commander – Sfida ai confini del mare, P. Weir), vanta nel cast Robert Duvall (anche co-produttore del film), Tess Harper, Betty Buckley, Wilford Brimley e Paul Gleason. Il film ottiene 2 Oscar (miglior attore protagonista e miglior sceneggiatura originale) su un totale di 5 candidature.
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Trama di “Un tenero ringraziamento”
Mac Sladge (Robert Duvall) è un cantante country che vive ormai per strada. Senza più un soldo e con la carriera finita, trova lavoro nella stazione di servizio gestita dalla vedova Rosa Lee (Tess Harper) con la speranza di ritrovare sé stesso e ricongiungersi con la figlia che non incontra da tempo.
Recensione di “Un tenero ringraziamento”
In seguito alla recente scomparsa di un gigante del cinema come Robert Duvall sono stato subito colto dalla curiosità di vedere il film con cui aveva vinto l’Oscar, quel Un tenero ringraziamento (Tender Mercies in originale) che aveva fatto incetta di premi nel 1984. Dal Festival di Cannes (nel quale era candidato alla Palma d’oro) ai Golden Globes, per poi giungere ovviamente agli Academy Awards con 5 candidature e 2 vittorie (appunto Duvall come attore protagonista e Horton Foote per la sceneggiatura originale), Un tenero ringraziamento incuriosisce anche solo per questa trionfante cavalcata (considerato che è un film indipendente), ma poi quando si va nel profondo della visione si scoprono tutti i suoi pregi: dalla straordinaria onestà alla passione con cui è stato realizzato, senza dimenticare le performance attoriali di Duvall e della quasi esordiente Tess Harper, capace di ottenere subito una candidatura ai Golden Globes.
Bruce Beresford confeziona un melodramma intimo e a basso budget che però è capace di emozionare con lampante potenza. Il regista di Esecuzione di un eroe (1980) e A spasso con Daisy (1989), mette qui la telecamera al servizio dello spazio interiore, di uno sguardo, di un paesaggio sconfinato, lasciando spesso lo spettatore a riflettere sul non detto, sui silenzi chiassosi, sui pensieri espressi per mezzo di una ballata country. È in questi frangenti che Duvall si guadagna l’Oscar, recitando per sottrazione e sfaccettando il suo personaggio – il cantante Mac Sledge – in modo magistrale anche dal punto di vista canoro (con alcune canzone scritte dallo stesso attore). L’incipit in medias res ci catapulta nel suo mondo, dove lo troviamo ormai al verde e amico dell’alcol. Non c’è retorica comunque in questo frangente, non ci troviamo di fronte ad un altro Jackson Maine di A Star Is Born (B. Cooper, 2018).
Mac vagabonda fino a fermarsi – per necessità – nella stazione di servizio gestita da Tess Harper, uno spazio desolante e distante dalle luci sceniche che caratterizzavano il suo passato. Suona e canta ancora, ma solo a sé stesso, appuntando comunque testi di canzoni che conserva per ricordarsi chi era, per non smarrire ciò che gli altri ancora amano, come confermato dai giovani componenti della band The Slater Mill Boys che non aspettano altro che conoscerlo. Beresford e lo sceneggiatore Foote sono abili nell’inserire tematiche da romanzo di formazione, con il personaggio di Dixie (interpretato da Betty Buckley), celebre cantante ed ex moglie di Mac, che rappresenta l’onnipresente aspirazione di un ritorno di Sledge sotto le luci della ribalta. Del resto, i contatti con Dixie una volta che il suo tour arriva in città e la canzone consegnata al manager Harry (Wilford Brimley) definiscono un Mac quasi contradditorio, che persevera nel lavoro alla stazione di servizio ma riconosce allo stesso tempo il suo talento, lo stesso che lo richiama ogni volta che sente una canzone alla radio.
C’è poi il tema dei figli e della genitorialità: Sonny, rimasto da solo con sua madre Rosa Lee (Tess Harper) dopo la caduta di suo padre nella guerra in Vietnam, e poi Sue Anne (Ellen Barkin), figlia di Mac con un legame quasi assente. Beresford inserisce quindi anche la redenzione – sempre con un tono pacato – di Sledge, che in realtà apprezza ancora fortemente l’essere celebre e celebrato, al di là degli atteggiamenti poco tollerati del reporter interpretato da Paul Gleason. Tutte sfumature che rendono Un tenero ringraziamento una profonda riflessione sulla vita, su tragedie e successo, su quello che è un uomo nel senso più vero (e personale) del termine. Duvall riempie lo schermo con un personaggio che sembra cucito addosso, ma è da sottolineare anche la prova di Tess Harper, capace di tenere testa al grande attore con una recitazione mai sopra le righe.
In conclusione
Il melodramma di Bruce Beresford è un’opera essenziale, dal carattere onesto e straordinariamente realistico. Le interpretazioni dei bravissimi Robert Duvall e Tess Harper si affidano al lavoro di sottrazione, colmando i vuoti grazie a un’espressività che accende un dialogo con lo spettatore. Un film interpretabile in modo diverso a seconda del proprio stato d’animo, in ogni caso completo, giustamente premiato con 5 candidature agli Oscar 1984.
Note positive
- Le interpretazioni di Robert Duvall e Tess Harper, con il primo giustamente premiato con l’Oscar
- La regia di Bruce Beresford, capace di enfatizzare le prove recitative dei due attori
- La sceneggiatura di Horton Foote, mai scontata e onesta fino all’ultima sequenza
Note negative
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