Vermiglio (2024). Il leone d’Argento di Venezia81

Recensione, cast e trama di Vermiglio (2024), Il leone d’Argento del Gran Premio della Giuria a Venezia81. Il film è diretto da Maura Delpero

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Locandina di Vermiglio (2024)

Vermiglio

Titolo originale: Vermiglio

Anno: 2024

Nazione: Italia

Genere: Drammatico, Storico

Casa di produzione: Cinedora, Rai Cinema, Charades Production, Versus Production

Distribuzione italiana: Lucky Red

Durata: 119 minuti

Regia: Maura Delpero

Sceneggiatura: Maura Delpero

Fotografia: Michail Kričman

Montaggio: Gian Luca Mattei

Musiche: Matteo Franceschini

Attori: Giuseppe de Domenico, Martina Scrinzi, Tommaso Ragno, Carlotta Gamba, Roberta Rovelli, Orietta Notari, Sara Serraiocco

Trailer di “Vermiglio”

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

“Vermiglio” è la seconda opera di Maura Delpero ed è stata presentata all’81ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dove ha vinto il Leone d’Argento – Gran Premio della Giuria. Il titolo del film prende il nome dal comune di Vermiglio, situato nella provincia autonoma di Trento. Distribuito nei cinema italiani da Lucky Red a partire dal 18 settembre 2024, il film è stato scelto per rappresentare l’Italia agli Oscar 2025 nella categoria Miglior Film Straniero. Inoltre, nella sua prima settimana di distribuzione, la pellicola ha registrato un incasso di ben 132.737 €, con una straordinaria media per copia di quasi 5.000 €, di gran lunga la migliore della top ten.

Mio padre ci ha lasciati un caldo pomeriggio d’estate. Prima di chiuderli per sempre, ci ha guardati con occhi grandi e stupiti di bambino. L’avevo già sentito che da anziani si torna un po’ fanciulli, ma non sapevo che quelle due età potessero fondersi in un unico viso. Nei mesi a seguire è venuto a trovarmi in sogno. Era tornato nella casa della sua infanzia, a Vermiglio. Aveva sei anni e due gambette da stambecco, mi sorrideva sdentato, portava questo film sotto il braccio: quattro stagioni nella vita della sua grande famiglia. Una storia di bambini e adulti, tra morti e parti, delusioni e rinascite, del loro tenersi stretti nelle curve della vita, e da collettività farsi individui. Una storia d’alta quota, con i suoi muri di neve. Di odore di legna e latte caldo nelle mattine gelate. Con la guerra lontana e sempre presente, vissuta da chi è rimasto fuori dalla grande macchina: le madri che hanno guardato il mondo da una cucina, con i neonati morti per le coperte troppo corte, le donne che si sono temute vedove, i contadini che hanno aspettato figli mai tornati, i maestri e i preti che hanno sostituito i padri. Una storia di guerra senza bombe, né grandi battaglie. Nella logica ferrea della montagna che ogni giorno ricorda all’uomo quanto sia piccolo. Vermiglio è un paesaggio dell’anima, un “Lessico famigliare” che vive dentro di me, sulla soglia dell’inconscio, un atto d’amore per mio padre, la sua famiglia e il loro piccolo paese. Attraversando un tempo personale, vuole omaggiare una memoria collettiva. – Dichiarazione di Maura Delpero

Trama di “Vermiglio”

1944: manca un anno alla fine della Seconda Guerra Mondiale e la quiete nel piccolo paesino di Vermiglio, in Trentino, viene spezzata con l’arrivo di Pietro, un giovane soldato siciliano, che riporta a casa Attilio, ferito in guerra, nel suo paese natale. Non passa troppo che Pietro si innamora di Lucia, figlia del severo maestro della scuola elementare del paese.

L'attrice Sara Serraiocco in VERMIGLIO.
L’attrice Sara Serraiocco in VERMIGLIO.

Recensione di “Vermiglio”

Premiato all’81esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia con il Leone d’Argento del Gran Premio della Giuria, “Vermiglio” si allinea con un genere di cinema che attinge molto alla letteratura verista del fu Giovanni Verga. La storia della famiglia Graziadei tra le montagne del Trentino, i dialoghi in dialetto e l’ambiente rurale. Tutto questo lontano dalla Grande Storia, distanti e mai influenzati, come se il tempo si fosse fermato e nulla possa essere cambiato. Per tutto film pervade una sensazione di immobilismo storico e sociale raffigurato dalla figura di Cesare Graziadei (Tommaso Ragno), pater familias di ben sette figli, maestro della modesta scuola elementare di Vermiglio e unico intellettuale del paese, un princeps tra gli abitanti, unico in grado di parlare la lingua italiana con scioltezza, nonché grande fonte di cultura. Ma l’altra parte della medaglia mostra un uomo austero, severo, il simbolo del padre dai forti connotati patriarcali, che sottomette la moglie e i figli secondo le proprie volontà. Una sottomissione dove le donne dell’epoca non avevano altra scelta se non occuparsi del nido familiare, tra bambini da mantenere e animali da mungere per il proprio sostentamento, con poco spazio dato al loro pensiero.

“Vermiglio” è un quadro bucolico che riprende molto da “L’albero degli zoccoli” di Ermanno Olmi. L’utilizzo del dialetto in questo senso coglie l’occasione di andare a ricercare le proprie tradizioni e mantenerle attraverso il linguaggio cinematografico. Usi e costumi che oggi non ci sono più e che la cineasta trentina ha deciso di riportare come dedica al padre. Si guarda dunque a una comunità fatta di agricoltura e bestiame, caratterizzata dalla pochissima presenza di italiano parlato e vicissitudini degli abitanti che vengono stravolti dall’introduzione di un agente esterno. Tutti gli equilibri vengono sconvolti:  la famiglia Graziadei in particolare è al centro della narrazione, con l’arrivo di questo soldato siciliano, compagno di plotone del cugino di Lucia, la primogenita di famiglia. La sua vicenda viene vissuta attraverso il punto di vista delle due sorelle minori e del resto dei fratelli. È qui che la Delpero che cerca di inquadrare la condizione femminile. Non si concentra sulla comunità di “Vermiglio”, ma decide di seguire una famiglia in particolare, quasi come un Verga che scrive si attinge a osservare il nucleo dei Malavoglia per trascrivere la loro storia in un futuro romanzo. C’è una famiglia con una sua gerarchia e dentro un contesto dove cambiare è difficile, con l’unica via di uscita permessa dalla valorizzazione della cultura, con la scuola che fa da unico tramite.

Il lavoro narrativo della Delpero fa a pari passo con una regia molto asettica: modula la fotografia in base allo scorrere delle stagioni, mantenendo un tono blu che invoca cupezza e tristezza, procedendo nella sua durata con fare lento, con ritratti quotidiani crudi, immagini di una tradizione ormai persa per sempre, ma che il cinema fa respirare sul grande schermo. “Vermiglio” è così una piccola perla per la cinematografia italiana, capace di rendersi potente con una storia semplice, poche ambientazioni, così da poter parlare al pubblico della storia dietro la Grande Storia, quella degli eventi epocali, con le persone nella loro quotidianità. Evitando ogni intento politico, Maura Delpero dimostra di portare un tipo di cinema differente, parlando sempre di donne in secondo piano e in fuga da una realtà che le soffoca e preclude nel ruolo di mamme e nutrici. Una visione cinematografica che tocca la realtà dentro la Storia, dove le persone sono il centro gravitazionale di una vita già segnata e abitudinaria.

VERMIGLIO - Il paesaggio
VERMIGLIO – Il paesaggio

In conclusione

“Vermiglio” è un film che riesce a far emergere la vita di una famiglia immersa in una realtà rurale e immutabile, raccontando con delicatezza e crudezza il peso della tradizione e della sottomissione femminile. Con una regia semplice ma potente, Maura Delpero offre uno sguardo sincero su un mondo ormai perduto, mantenendo viva la memoria di una cultura e di usanze che il tempo ha spazzato via. Un’opera che parla al cuore dello spettatore, rievocando atmosfere verghiane attraverso una narrazione lenta e suggestiva.

Note positive

  • Atmosfera rurale autentica e verista
  • Fotografia suggestiva e cupa che riflette il tono del film
  • Profondo ritratto della condizione femminile

Note negative

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Gianluca Zanni
Gianluca Zanni