Wild Roses (2017): il significato di essere una donna

Wild Roses (2017)

Wild Roses

Titolo originale: Dzikie róże

Anno: 2017

Nazione: Polonia

Genere: drammatico, thriller

Casa di produzione: Alter Ego Pictures, Canal+ Polonia, Polish Film Institute

Distribuzione: Alter Ego Pictures

Durata: 93 minuti

Regia: Anna Jadowska

Sceneggiatura: Anna Jadowska

Fotografia: Malgorzata Szylak

Montaggio: Anna Mass

Musiche: Agnieszka Stulgińska

Attori: Marta Nieradkiewicz, Michal Żurawski, Halina Rasiakówna, Konrad Skolimowski, Natalia Bartnik

Trailer in lingua inglese di Dzikie róże

Wild Roses (in polacco DZIKIE RÓŻE) è un film di genere drammatico/thriller del 2017 della regista Anna Jadowska. Quinto suo lungometraggio, l’opera è stata presentata in anteprima italiana al 33. Trieste Film Festival nella sezione Wild Roses: Registe in Europa, tenutosi dal 21 al 30 gennaio e curato dai direttori artistici Fabrizio Grosoli e Nicoletta Romeo.

Trama di Wild Roses

Ewa è una giovane donna appena tornata a casa dai suoi bambini dopo essere stata ricoverata in ospedale per alcuni giorni. Fortunatamente la protagonista può contare sull’aiuto della madre, che vive con lei e che bada ai bambini quando la donna è impossibilitata a farlo. Suo marito Andrej, con il quale non ha più un buon rapporto, lavora all’estero ma appena riesce ritorna a casa per stare con la sua famiglia. In uno dei tanti rientri da lui fatti, viene a sapere che la sua compagna lo tradisce con un ragazzo poco più che adolescente. Ewa, però, nasconde un segreto ben più grande.

Wild Roses (2017)
Wild Roses (2017)

Recensione di Wild Roses

Quanto può essere difficile badare a due figli piccoli, da sola, senza l’aiuto del proprio compagno perché a chilometri di distanza? Quanto può essere complicato per una donna non avere nessuno al proprio fianco per parlare di come ci si sente, per dare libero sfogo a una giornata andata male o per ammettere di non riuscire a farcela a gestire tutto da sola perché sopraffatta da numerosi problemi? Queste sono le domande che si pone la cineasta Anna Jadowska, che con il suo lungometraggio porta in scena la difficoltà del portare avanti una relazione a distanza, dell’essere una madre e soprattutto una donna.

Il lungometraggio si apre con Ewa (interpretata da Marta Nieradkiewicz) una giovane donna che si trova in un ospedale in attesa di essere visitata. Non capiamo quale possa essere il suo problema, la regista non si preoccupa di rivelarlo subito allo spettatore. Successivamente la vediamo ritornare a casa e lì veniamo a conoscenza che la protagonista è stata lontana dai suoi familiari per molto tempo. Il matrimonio con il marito Andrej (Michal Zurawski) sembra sgretolarsi ogni giorno che passa, anche e soprattutto per la distanza che li divide – l’uomo lavora in Norvegia – e per il lungo tempo trascorso in clinica da parte della donna. La situazione in casa non sembra migliore, con la figlia primogenita che l’accusa di non volerle più bene ma di preferire il fratellino piccolino. Inoltre, uno strano ragazzo molto ma molto più giovane di lei sembra non riuscire a smettere di cercarla, portando la donna a un ulteriore livello di frustrazione. Quando il marito fa ritorno per assistere alla prima Comunione della figlia viene a sapere, a causa di alcune voci maligne sparse nella cittadina, che la donna lo tradisce con un altro uomo. Dietro la figura di tale amante, però, si nasconde proprio il ragazzo che continua a dare il tormento a Ewa. Come se le cose non bastassero un giorno, lasciandosi andare per la prima volta al piacere senza pensare alle possibili conseguenze, la protagonista decide di passare un momento di follia con il suo amante tra i campi di rose dove lavora, allontanandosi per pochi minuti dal figlio piccolo pacificamente addormentato. Una volta ritornata da lui, però, l’amara scoperta: Jaś è scomparso. Disperata, la donna prova a cercarlo, arrivando alla fine a chiamare il marito per farsi aiutare. Ha inizio per la protagonista una lunga discesa verso gli inferi.

Da come si evince, la regista polacca decide di concentrarsi solo ed esclusivamente sulla protagonista femminile nell’arco dell’intera storia, portando gli altri personaggi a essere considerati dei meri contorni. Una donna rappresentata come fragile, insofferente alla solitudine, vittima di critiche che la condurranno, alla fine di un lungo percorso, ad affrontare i demoni del suo passato. Molte sono le tematiche trattate da Jadowska: in primis la maternità, vista sotto una luce completamente diversa, quella di una madre arrivata al limite delle sue forze, impossibilitata a continuare una vita in solitudine senza qualcuno – il suo compagno – ad aiutarla a crescere la sua prole. La stanchezza e la voglia di staccare la spina per cinque minuti dalla sua vita la porteranno a lasciare incustodito il suo piccolino, perdendolo di vista, portando il marito a umiliarla per la sua incapacità di mostrarsi un genitore affidabile.

Una scena del film Wild Roses
Una scena del film Wild Roses

Una donna di certo non perfetta, capace come ogni essere umano di commettere degli errori, alla continua ricerca di una felicità che purtroppo sembra non trovarla. Solo nella parte finale della pellicola – dove, tra l’altro, viene rivelato un vero colpo di scena – i due coniugi arriveranno a parlarsi davvero per la prima volta dopo anni, scoprendo tutte le loro carte fino a quel momento tenute nascoste: da una parte abbiamo Andrej, sconvolto dall’irresponsabilità della moglie e accecato dalla rabbia, mentre dall’altra parte abbiamo Ewa, devastata dal terribile errore commesso.

Un lungometraggio molto lineare ma capace di affrontare delle tematiche molto difficili e complesse, arrivando a stravolgerle per far arrivare a comprendere allo spettatore un messaggio molto chiaro: viviamo in una società malata, capace di puntare il dito al minimo errore commesso da una giovane madre che nel corso della sua vita si è smarrita.

“Wild Roses: registe in Europa è uno spazio che intendiamo dedicare alle donne registe dell’Europa centro orientale (tra l’altro sempre, e da sempre, molto presenti al festival), individuando ogni anno un Paese diverso cui dedicare il nostro focus. I dati dell’audiovisivo sottolineano a livello globale le difficoltà dei progetti firmati da donne ad accedere ai finanziamenti, a prescindere dal valore artistico, e dunque ci è sembrato doveroso fare la nostra parte per valorizzare le registe europee attraverso una sezione ad hoc. Per cominciare, non potevamo che scegliere la Polonia, dove più che in ogni altro luogo, negli scorsi mesi, le donne hanno fatto sentire la propria voce contro nuove leggi che vogliono limitarne le libertà fondamentali.”

Fabrizio Grosoli e Nicoletta Romeo

In conclusione

Dzikie róże è una pellicola semplice ma al tempo stesso complessa, capace di affrontare tematiche molto importanti all’interno di una società difficile fa comprendere. L’opera di Anna Jadowska, in sostanza, vuole fare da monito allo spettatore: mai giudicare la vita personale di una persona.

Note positive:

  • Tematiche trattate
  • Recitazione
  • Regia

Note negative:

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