78 Days (2024). Il fascino realistico di un filmino di famiglia

Recensione, trama e cast di 78 Days (78 dana), opera prima della cineasta serba Emilija Gašić presentato al Trieste Film Festival 2025

Condividi su
Locandina di 78 Days

78 Days

Titolo originale: 78 dana

Anno: 2024

Nazione: Serbia

Genere: Drammatico

Casa di produzione: Set Sail Films

Distribuzione italiana: Non specificata

Durata: 82 minuti

Regia: Emilija Gašić

Sceneggiatura: Emilija Gašić

Fotografia: Inés Gowland

Montaggio: Jovana Filipovic

Attori: Milica Gicić, Tamara Gajović, Viktorija Vasiljević, Pavle Čemerikić, Goran Bogdan, Jelena Đokić, Maša Ćirović

Trailer di “78 Days”

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Dal 16 al 24 gennaio 2025 si tiene la 36ª edizione del Trieste Film Festival, un punto di riferimento per le cinematografie dell’Europa Centro-Orientale, in grado di offrire al pubblico italiano l’opportunità di visionare pellicole d’autore provenienti dall’Est Europa. Questi film, spesso, trovano difficoltà nel reperire un distributore nel nostro paese o nel raggiungere una reale distribuzione cinematografica italiana, quindi ben venga questo festival che rende la possibilità di visionare tali opera filmiche.

All’interno di questa 36ª edizione, la cui selezione è curata dal regista Stefan Ivančić, produttore e membro del comitato di selezione del Festival di Locarno, spicca la sezione Wild Roses. Questa sezione si propone di promuovere le nuove prospettive femminili della cinematografia serba contemporanea, una scelta che negli anni precedenti aveva visto concentrarsi su Polonia, Germania, Ucraina e Georgia. Composta da 11 opere eterogenee, Wild Roses include l’acclamato film del Locarno Film Festival When the Phone Rang (Kada je zazvonio telefon) di Iva Radivojević e, in particolare, 78 Days (78 dana), diretto dalla cineasta serba Emilija Gašić, classe 1991, al suo debutto alla regia di un lungometraggio.

78 dana è stato presentato in anteprima mondiale al Festival di Rotterdam il 29 gennaio 2024, per poi essere distribuito in numerosi festival internazionali, tra cui il Palić Film Festival (Serbia), il Seoul International Women’s Film Festival (Corea del Sud) e il Reykjavík International Film Festival (Islanda). Al Trieste Film Festival, il film è stato proiettato il 18 gennaio 2025 alle ore 20:30 presso il Teatro Miela e, contemporaneamente, reso disponibile sulla piattaforma MyMoviesOne, dove è rimasto accessibile fino alle ore 18:00 del 21 gennaio.

Trama di “78 Days”

Nel contesto della guerra nei Balcani, precisamente durante la guerra del Kosovo (febbraio 1998 – 11 giugno 1999), un conflitto legato alla lotta del Kosovo per l’indipendenza dalla Repubblica Federale di Jugoslavia, guidata dalla Serbia, seguiamo la storia di tre sorelle. La guerra vide i bombardamenti della NATO sul suolo serbo durante l’Operazione Allied Force, che dal 24 marzo al 10 giugno 1999 devastò il territorio serbo per 78 giorni consecutivi. Le protagoniste sono le adolescenti Sonja (Milica Gicić) e Dragana (Tamara Gajović), insieme alla piccola Tijana (Viktorija Vasiljević). In questo scenario di guerra, che ha causato numerose vittime, le tre sorelle affrontano la quotidianità e la semplicità della vita con una videocamera amatoriale, registrando le loro giornate per mostrarle al padre, che è stato convocato dallo Stato a marzo 1999 per difendere la patria dagli attacchi NATO, dovendo così abbandonare la famiglia per recarsi al fronte.

Le tre ragazze filmano il mondo e la vita che scorre loro davanti per 78 giorni, in un clima fortemente familiare e di sorellanza. Con la videocamera catturano la natura silenziosa che le circonda, scene domestiche di vita quotidiana, gli scherzi fatti alla sorellina di sette anni Tijana e semplici chiacchiere su amore, sogni e desideri, mentre il cielo notturno si riempie di raid aerei. I giorni trascorrono nella semplicità, fino a quando una famiglia scappata da Belgrado si trasferisce accanto a loro. Questa è composta da una madre, Mladen, un coetaneo di Sonja e Dragana, e la timida sorellina del giovane, Lela. L’arrivo della nuova famiglia cambia il rapporto tra le due sorelle, che si scoprono entrambe innamorate di Mladen, provando gelosia l’una verso l’altra e cercando momenti di intimità con il giovane.

Durante questo periodo, tra giochi, avventure, primi baci e le prime delusioni, il cielo si riempie sempre più di aerei e bombe. I bombardamenti si avvicinano progressivamente alle loro case, provocando una paura costante nelle famiglie dei giovani, dove la morte sembra essere sempre dietro l’angolo.

Fotogramma di 78 Days
Fotogramma di 78 Days

Recensione di “78 Days”

Spesso, gli aspiranti cineasti non riescono a realizzare la loro opera prima perché si dedicano alla scrittura di sceneggiature interessanti ma caratterizzate da un elevato costo produttivo. Questi progetti, proprio per via delle ingenti spese necessarie alla loro realizzazione, finiscono per scoraggiare qualsiasi casa di produzione, sia essa grande o piccola. Le produzioni preferiscono, infatti, investire i loro budget in progetti che garantiscano un ritorno economico, piuttosto che rischiare su un’opera prima di un regista sconosciuto, privo, per di più, di esperienza nella regia di un lungometraggio.

Ovviamente, può sempre capitare che un produttore decida di finanziare un film ad alto budget, ma si tratta di un’eventualità rara, più vicina all’illusione che alla speranza concreta. Per questo motivo, quando si decide di realizzare un’opera prima, e quindi di scrivere un soggetto per debuttare come regista e sceneggiatore, è fondamentale concepire una storia dal costo produttivo contenuto, seguendo l’esempio di Emilija Gašić con il suo 78 dana.

Tuttavia, scrivere una sceneggiatura interessante e accattivante per un film a basso budget non è affatto semplice. Al contrario, è un’impresa complessa e ricca di difficoltà, che può rivelarsi persino più ardua rispetto alla stesura di un soggetto per un film ad alto budget. In quel caso, infatti, ci si può concentrare esclusivamente sulla creatività, senza preoccuparsi dei limiti imposti dalle risorse economiche. Nei piccoli film a micro budget, invece, i vincoli finanziari costringono a esplorare un diverso approccio narrativo: l’attenzione si sposta dal racconto di grandi eventi alla rappresentazione delle piccole situazioni della vita quotidiana. Ed è proprio in questo che risiede la vera sfida: tradurre in chiave filmica la profondità e la complessità di esperienze apparentemente semplici.

Per realizzare un piccolo film a basso costo, come 78 dana, è necessario innanzitutto un’idea originale e accattivante, che possieda uno sguardo innovativo e sperimentale nell’osservare il mondo circostante, che sia esso esterno o legato al mondo dei sentimenti. Una tale storia deve distinguersi nel vasto panorama del cinema indipendente, sia europeo che mondiale. Emilija Gašić riesce in pieno in questo intento, creando una pellicola che si distingue a livello sensoriale ed emotivo. È un film che mi ha sorpreso profondamente per la sua costruzione visiva e narrativa, dove la cineasta non ha scelto una macchina da presa “canonica”, come ad esempio un Arri Alexa, ma ha optato per una comune videocamera Hi-8, un dispositivo con registrazione su cassetta, piuttosto antiquato e non professionale nel 2024, risultando uno strumento facilmente reperibile e a basso costo nel mercato online dell’usato.

La scelta di utilizzare questa videocamera potrebbe sembrare errata e inadatta per il 99% dei lungometraggi, ma non per 78 dana. Il film adotta una premessa visiva e narrativa intellettualmente originale, con una decisione registica che arricchisce il racconto, approfondendo le tematiche e i personaggi all’interno di una storia marcatamente familiare, dal sapore di teen-drama che si configura in un originale punto di vista sul viaggio di formazione per le tre sorelle, che nel 1999, sotto le bombe, vivono una vita ricca di nuove amicizie, primi innamoramenti e le prime delusioni d’amore—sensazioni che lasceranno un’impronta nei loro cuori per tutta la vita.

Emilija Gašić non vuole introdurre, appunto, lo spettatore in un film tradizionale a livello visivo, ma intende raccontarci il mondo di queste ragazze attraverso il loro punto di vista, o meglio, attraverso il punto di vista che registrano con la loro Hi-8. Questa scelta tecnica permette di trasportare lo spettatore nel loro mondo interiore, facilitando una connessione immediata con i personaggi, che vanno dai genitori delle sorelle alle tre protagoniste, fino ai loro amici, in particolare Mladen e Lela.

Sapevo che avremmo girato in Hi-8, quindi abbiamo preparato tre o quattro di quelle videocamere, perché possono essere inaffidabili. Tutto il processo doveva essere pianificato in anticipo. Tuttavia, è stato un mix di approcci. Ho conosciuto Inés Gowland (direttrice dalla fotografia) alla NYU, e lei è diventata davvero la ‘quinta sorella’, se io fossi stata la quarta. Per alcune scene emotivamente più delicate, però, ho insistito affinché fossero le ragazze a girarle. Di solito, Inés riprendeva una scena in un paio di take, e poi passavamo la videocamera a una di loro per vedere cosa succedeva. A volte improvvisavamo, e alcune riprese che sono finite nel film sono state realizzate proprio dalle attrici.

Hanno imparato a filmare molto velocemente, gli veniva naturale. Ho cercato di dare varietà a ciò che ciascuna delle ragazze vedeva, facendo in modo che ognuna riprendesse in modo diverso. È stato un processo istintivo, e spero che questo si percepisca nel film. Per me era fondamentale avere un’illuminazione minima e una troupe essenziale durante tutte le scene in casa, in modo che le ragazze si sentissero libere e potessero incarnare i personaggi. Nelle foto del dietro le quinte, mi ritrovo spesso nascosta sotto il tavolo, fingendo di non essere lì.

Intervista a Emilija Gašić rilasciata a Cinemajove

78 dana appare come un lungo filmino di famiglia, un tipico video casalingo che molti di noi, nati negli anni ’90, possiedono ancora nelle proprie abitazioni. Sebbene dietro a ciò che vediamo sullo schermo ci sia uno studio accurato dell’immagine, con scelte creative e registiche ben precise, così come un’attenta cura scenografica, dei costumi e dell’illuminazione fotografica, che servono per ricondurci agli anni ’90 serbi, ciò che emerge per lo spettatore è la sensazione di trovarsi di fronte a un film familiare realistico e non a un prodotto di finzione. Questo senso di realismo – che ci dà la sensazione di essere dentro un autentico filmino familiare del 1999 – è il frutto delle incredibili performance attoriali del cast. Da Viktorija Vasiljević a Tamara Gajović, passando per Viktorija Vasiljević e Goran Bogdan, gli attori si trasformano completamente nei loro personaggi, al punto che ciò che vediamo sullo schermo sembra essere realmente accaduto a loro. La sensazione di finzione non si insinua mai nel corpo della pellicola, la quale non cerca di esibire la bruttezza della guerra (che solo nel finale distruggerà la felicità delle sorelle), ma piuttosto si concentra su un periodo della loro vita, in cui queste ragazze assaporano la libertà, corrono tra i campi, fanno nuove amicizie e scoprono nuovi lati di sé stesse.

Avevo già lavorato con bambini prima e sapevo che avrei avuto bisogno di qualcuno che li allenasse, ed è stata l’attrice Kristina Vuletić, che ha anche aiutato con il casting. Abbiamo deciso che lei avrebbe lavorato con le due attrici più giovani, Viktorija e Maša Ćirović (che interpreta la bambina del vicinato, Lela). Ma penso che la cosa fondamentale sia stata che tutti noi ci siamo legati, trascorrendo molto tempo insieme e facendo vari esercizi, spesso nella casa dove avremmo girato. Fin dall’inizio, ho deciso che le due ragazze più giovani non dovevano leggere il copione. Non volevo che assorbissero quelle parole troppo presto, perché i bambini hanno questa tendenza a imparare qualcosa a memoria e poi diventa troppo letterale, e lo spettatore non ci crederebbe. Volevo vivacità e spontaneità. Con i personaggi delle tre sorelle, per un mese abbiamo fatto vari esercizi simili alle situazioni del copione. Alcune di queste scene sono piuttosto delicate e non volevo provarle troppo (o affatto) per evitare che diventassero meccaniche. Ad esempio, sapevo che la scena iniziale sarebbe stata molto difficile, così come la scena del taglio dei capelli, quindi abbiamo dedicato un’intera giornata nel programma delle riprese solo per queste due scene. Viktorija ha davvero buoni istinti e spesso arrivava alle sue battute attraverso la situazione in cui la mettevo, senza leggere effettivamente il copione. Non mi sarei mai azzardato a iniziare le riprese senza questo processo preparatorio. Abbiamo avuto un giorno in cui si sono incontrati con gli attori professionisti, Jelena Djokić, Pavle Čemerikić e Goran Bogdan, per essere sicuri che non ci fossero sorprese il giorno delle riprese.

Intervista a Emilija Gašić rilasciata a Cinemajove

Le sorelle in 78 Days
Le sorelle in 78 Days

In conclusione

78 Days è un’opera che si distingue nel panorama del cinema indipendente per la sua originalità visiva e narrativa. Emilija Gašić utilizza magistralmente un’estetica intima e realistica, trasportandoci in un racconto che si avvicina più a un filmino di famiglia che a un’opera di finzione, senza mai perdere di vista la profondità emotiva e il realismo dei personaggi. Attraverso la semplicità della videocamera Hi-8 e un cast straordinario, il film riesce a coniugare il sapore della libertà adolescenziale con le ombre di un’epoca storica complessa.

Note positive

  • Originalità della scelta visiva con l’uso della videocamera Hi-8
  • Interpretazioni attoriali straordinarie e realistiche
  • Equilibrio tra estetica intima e tematiche universali

Note negative

  • Ritmo narrativo a tratti lento, con situazioni talvolta ripetitive
Review Overview
Regia
Estetica visiva
Sceneggiatura
Colonna sonora e sonoro
Interpretazione
Emozioni
SUMMARY
4.3
Condividi su
Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.