My Oni Girl (2024). Una fiaba sulle emozioni represse

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Locandina ufficiale di My Oni Girl

My Oni Girl

Titolo originale: Suki Demo Kirai na Amanojaku

Anno: 2024

Nazione: Giappone

Genere: Animazione, Fantastico, Drammatico

Casa di produzione: Studio Colorido

Distribuzione italiana: Netflix

Durata: 90 minuti

Regia: Tomotaka Shibayama

Sceneggiatura: Tomotaka Shibayama, Yuko Kakihara

Fotografia: Satoshi Machida

Montaggio: Ryota Kinami

Musiche: Mina Kubota

Doppiatori originali: Kensho Ono, Miyu Tomita

Trailer di My Oni Girl

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

My Oni Girl,” il quarto lungometraggio dello Studio Colorido, noto per “Penguin Highway” (2018), “A Whisker Away” (2020) e “La casa tra le onde” (2022), è una storia fantasy incentrata su un ragazzo umano e una ragazza oni (demone). La regia è affidata a Tomotaka Shibayama, che ha lavorato precedentemente come animatore per lo Studio Ghibli prima di dirigere alcuni spot pubblicitari per Studio Colorido e debuttare alla regia con il film d’animazione “Miyo – Un amore felino,” co-prodotto anche da Studio Colorido.

La sceneggiatura di “My Oni Girl” è a cura di Yuko Kakihara, nota per “The Apothecary Diaries” (2023) e per la serie anime televisiva “Chihayafuru.” Il character design è affidato a Masafumi Yokota, che ha realizzato l’animazione principale per la sequenza di apertura di “The Apothecary Diaries,” oltre che per i celebri film di successo “Weathering with You – La ragazza del tempo” (2019) e “Si alza il vento” (2013).

La pellicola d’animazione del 2024 è stata distribuita simultaneamente il 24 maggio 2024 nelle sale cinematografiche giapponesi e sulla piattaforma Netflix a livello globale.

Trama di My Oni Girl

Hiragi è uno studente del primo anno del liceo che vive nella prefettura giapponese di Yamagata insieme alla sua famiglia composta dai genitori e dalla sorellina. Il giovane desidera piacere agli altri e intende andare d’accordo con tutti risultando, proprio per questa sua caratteristica, incapace di dire di no a ogni richiesta altrui, come quella di fingersi il fidanzatino per una sera. Nonostante il suo forte impegno nel piacere agli altri, attività che lo costringe a tenere le proprie emozioni interiori per sé stesso, Hiragi non ha nessun amico.

Un giorno d’estate, dopo aver soddisfatto una richiesta di una compagna di classe, figendosi il suo fidanzato, il ragazzino incontra la misteriosa Tsumugi, una ragazza oni giunta nel mondo umano per cercare la madre perduta. L’incontro conduce i due giovani verso un viaggio interiore ed esteriore alquanto pericoloso, dove delle entità divine intendono attaccare sia Tsumugi che il giovane Hiragi, che a sua volta sta per trasformarsi in un oni. I due ragazzini riusciranno a ritrovare la madre di Tsumugi e a fermare queste entità divine oscure?

My Oni Girl - Immagine dal film d'animazione
My Oni Girl – Immagine dal film d’animazione

Recensione di My Oni Girl

Questa pellicola d’animazione giapponese la definirei semplicemente carina e poco di più. Il termine “carino” non è mai una definizione che mi piace usare, risultando un lemma utilizzato nei prodotti audiovisivi, nei dipinti e in generale nell’arte quando il tutto non risulta né bello né brutto, ma qualcosa di assolutamente dimenticabile, che lascia poco e niente nel nostro cuore. Questo purtroppo è il caso di My Oni Girl, un lungometraggio d’animazione giapponese basato su una sceneggiatura originale, che non possiede evidenti stonature di trama, di animazione o di regia, ma in cui la storia trattata, nel modo in cui viene trattata, non risulta così accattivante e interessante come dovrebbe invece essere.

Il film risulta a tutti gli effetti il prodotto meno interessante realizzato, fino al 2024, dallo Studio Colorido, che precedentemente era riuscito a creare tre pellicole in grado di rimanere nel cuore dello spettatore. Cosa che non accade invece con My Oni Girl di Tomotaka Shibayama, dove tutto appare grazioso ma non incisivo, né dal punto di vista dell’animazione, né da quello registico e sceneggiativo, né da quello del character design.

Se il disegnatore Masafumi Yokota fa un pregevole lavoro per la rappresentazione estetica della giovane protagonista della storia, Tsumugi, per lo studente del primo anno del liceo, Hiragi, il risultato non è così incisivo. L’aspetto di Hiragi non appare memorabile, dimenticando le sue connotazioni fisiche appena il film termina. Masafumi Yokota dona al personaggio di Hiragi un aspetto in linea con il suo carattere, quello di un ragazzino comune, buono e che ha poco da dire. Dall’altra parte, alla rappresentazione fisica di Hiragi manca quel pizzico di originalità e di stravaganza visiva, cosa che Tsumugi ha, una stravaganza estetica, un segno visivo caraterizzante in grado di rendere il co-protagonista della vicenda un minimo memorabile all’occhio del pubblico, cosa che però non avviene.

Il classico viaggio dell’eroe

Tsumugi e Hiragi sono l’anima della pellicola, di un lungometraggio a tinte on the road che si sviluppa come una sorta di doppio coming of age a tinte femminili e maschili. La storia è orientata a ricercare un equilibrio narrativo per raccontare, in maniera omogenea, il percorso di formazione dei due personaggi principali. La sceneggiatura di Yuko Kakihara riesce bene a trovare questo equilibrio, bilanciando l’introspezione di Hiragi con quella di Tsumugi. La trama si rifà espressamente allo stile narrativo del “Viaggio dell’eroe” ipotizzato da Christopher Vogler, dove i protagonisti intraprendono un viaggio verso una determinata meta (in questo caso, la salvezza e il ritrovamento della madre di Tsumugi). Il viaggio di Tsumugi e Hiragi è costellato di numerose sfide, nuovi alleati e nemici, in un percorso pericoloso che rappresenta non solo un viaggio fisico ma, soprattutto, un viaggio interiore. Attraverso i test che dovranno affrontare e i numerosi incontri con persone altruistiche, Hiragi e Tsumugi compiranno un’escursione interiore alla ricerca della propria identità, ottenendo una nuova consapevolezza di sé.

La sceneggiatura di Yuko Kakihara, d’altra parte, gestisce abilmente i temi del viaggio e della crescita personale, facendo sì che ogni ostacolo e interazione contribuisca allo sviluppo dei personaggi, ma in tutto ciò manca l’emozione, quella più intensa, elemento fondamentale in un racconto orientato a parlarci dei sentimenti interiori di due ragazzi, entro una vicenda che si affaccia, senza entrare nel vivo, in un ottica romantica. Nonostante la poca emozione la narrazione, grazie a una sceneggiatura attenta, riesce a mantenere un buon ritmo, bilanciando momenti di azione con momenti di vita comune, che solo in alcuni istanti rallentano un po’ troppo il ritmo.

I sentimenti repressi

L’intero impianto drammaturgico di My Oni Girl si muove su uno sguardo interiore, concentrandosi esclusivamente sull’importanza dei sentimenti, in particolare su quelli repressi che custodiamo nel nostro cuore. La sceneggiatura di Yuko Kakihara parte proprio da una riflessione su questi sentimenti non espressi, ponendo una domanda fondamentale: cosa accadrebbe se i nostri sentimenti repressi diventassero visibili e avessero delle conseguenze?

Il regista Tomotaka Shibayama trova la risposta all’interno di un mondo fantasy, creando una storia di Oni e di umani, dove gli Oni non sono demoni malvagi ma esseri umani che non hanno avuto il coraggio di esprimere le proprie emozioni a chi gli sta accanto, come i propri genitori e amici. Hiragi è proprio uno di questi esseri umani incapace di lasciarsi andare e comunicare le proprie emozioni. Questa sua tendenza lo mette a rischio di trasformarsi in un Oni, una trasformazione che si attuerà momento dopo momento. Interessante risulta anche la raffigurazione estetica dei sentimenti repressi che vengono rappresentati attraverso delle nuvolette che fuoriescono dal corpo di Hiragi, quando questo mente e non dice le sue vere sensazioni.

Sebbene questa tematica risulti interessante a livello concettuale, andando a rappresentare metaforicamente la paura di causare delle conseguenze nefaste ammettendo i propri sentimenti, la storia fatica a sviluppare bene questo argomento fino alla fine e soprattutto in maniera esaustiva all’interno del genere fantastico – avventura. Se il primo atto e parte del secondo sviluppano bene i personaggi e i loro conflitti interiori, il film si perde verso la fine del secondo atto con un epilogo finale che non appare così convincente e riuscito su svariati piani drammaturgici, sia di genere sia tematico. La narrazione, che aveva iniziato con una premessa promettente, appare affrettarsi troppo rapidamente verso la sua conclusione, una conclusione che lascia alcuni archi narrativi poco sviluppati e che non riesce a capitalizzare pienamente il materiale di partenza.

La sceneggiatura, pur avendo buone intenzioni e momenti di introspezione efficaci, manca di un climax emotivo forte che riesca a dare una conclusione soddisfacente al viaggio dei protagonisti. La trasformazione di Hiragi e il ritrovamento della madre di Tsumugi, pur essendo i punti centrali della trama, non riescono a coinvolgere emotivamente come previsto, rendendo il finale un po’ debole rispetto alle aspettative iniziali.

My Oni Girl - Immagine dal film
My Oni Girl – Immagine dal film

L’animazione

A livello visivo, My Oni Girl possiede una discreta CGI, riuscendo a rappresentare efficacemente sia il mondo umano che quello degli Oni, che alla fin dei conti appare molto simile a quello umano. Tuttavia, si denota una chiara ed evidente somiglianza con il film d’animazione dello Studio Ghibli La città incantata del 2002, il che non sorprende dato che il regista Tomotaka Shibayama ha avuto numerose esperienze lavorative per lo Studio Ghibli e Miyazaki.

Questa somiglianza evidente si riscontra soprattutto nell’aspect design dei villain del film, ovvero le Divinità della Neve, entità che cacciano e intendono uccidere gli Oni. Le Divinità della Neve sono rese graficamente in modo interessante e risultano personaggi visivamente affascinanti. Tuttavia, ciò che manca a queste entità è una caratterizzazione approfondita. Nonostante si comprenda la loro natura e la loro trasformazione da entità buone a entità malvagie, la pellicola avrebbe potuto raccontarle meglio, soprattutto a livello mitologico, dedicando a queste entità più minuti narrativi.

Le somiglianze con La città incantata non si limitano solo al design visivo, ma anche all’ambientazione e alle atmosfere che richiamano lo stile Ghibli. Questo può risultare sia un punto di forza, richiamando un senso di familiarità e nostalgia per gli amanti del classico di Miyazaki, sia un punto debole, facendo apparire il film come un’imitazione piuttosto che un’opera con una propria identità distintiva.

In conclusione

“My Oni Girl” è un film d’animazione giapponese che, pur avendo alcune idee interessanti e un buon equilibrio narrativo, non riesce a emergere con forza nel panorama cinematografico. Le somiglianze con i classici dello Studio Ghibli, se da una parte creano un’atmosfera nostalgica, dall’altra fanno sembrare il film un’imitazione piuttosto che un’opera originale. La sceneggiatura e l’animazione sono competenti, ma mancano di quel tocco di originalità e profondità che avrebbero potuto rendere “My Oni Girl” memorabile. Nel complesso, il film risulta piacevole ma dimenticabile, un’opera carina che non lascia un segno indelebile nel cuore degli spettatori.

Note Positive

  • Design della Protagonista: Masafumi Yokota crea un’estetica interessante per Tsumugi, rendendola visivamente memorabile.
  • Tematiche Interessanti: Il concetto di sentimenti repressi che diventano visibili e le conseguenze che ne derivano è un’idea affascinante e ben sviluppata nella prima parte del film.

Note Negative

  • Mancanza di Originalità: Il film appare simile a La città incantata, mancando di una propria identità distintiva.
  • Personaggi Poco Memorabili: Il design di Hiragi non è abbastanza incisivo da rimanere impresso nella mente del pubblico.
  • Finale Debole: La narrazione perde forza verso la fine del secondo atto, lasciando alcuni archi narrativi poco sviluppati e un epilogo non convincente.
  • Caratterizzazione dei Villain: Le Divinità della Neve, pur visivamente affascinanti, mancano di una caratterizzazione mitologica approfondita.
  • Ritmo Irregolare: Dopo un buon inizio, il film perde ritmo, affrettandosi verso una conclusione che non riesce a capitalizzare pienamente sulle emozioni accumulate.
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

Articoli: 890

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