Anatomia (2021): Uno sguardo insolito sulla vita – Venezia 78

Teaser ufficiale di Anatomia

In concorso alla Giornata degli Autori della 78 edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, la regista Ola Jankowska ci rende partecipi di una profonda e ansiogena riflessione sull’incombere della morte che porta via tutto, la memoria per prima.

Trama di Anatomia

Mika arriva in Polonia per fare visita al padre che si trova in ospedale a causa di una lesione cerebrale subita per via di un incidente, che provoca perdita della memoria. Nonostante non si vedano da molti anni, il loro rapporto si stringerà gradualmente, seppure il padre non riesca a riconoscerla completamente.

Mika inizierà quindi un viaggio alla scoperta di se stessa e del suo ruolo, elaborato tramite l’utilizzo di filmati d’archivio, VHS, infrarossi, che demoliranno tempo e spazio fondendo passato e presente in un legame inestricabile, portando a galla vecchi ricordi e sentimenti.

Recensione di Anatomia

Con Anatomia Ola Jankowska si siede ancora una volta dietro la macchina da presa girando il suo primo lungometraggio.

Anatomia è un’indagine, uno sguardo attento non solo a quello che sta fuori dal corpo, ma anche a ciò che sta dentro; talmente penetrante che finisce per mescolare questi punti di vista così diversi, ma coesistenti.

L’anatomia per Ola Jankowska

Anatomia: scienza che studia la conformazione e la struttura degli esseri viventi. Tutti sappiamo cosa sia l’anatomia e di cosa si occupi, ma probabilmente non l’abbiamo mai vista nell’ambito cinematografico. Ed è questo che fa Ola Jankowska in Anatomia: si serve di una disciplina prettamente scientifica per dare vice alla vita di Mika.

Il titolo viene declinato in vari significati e concetti: esistono l’anatomia da un punto di vista medico; l’anatomia delle persone e l’anatomia delle cose.

Anatomia è suddiviso in sei capitoli intitolati: cervello, cuore, sangue, spina dorsale e morte, intrecciati non solo dalla trama, ma anche dalla loro posizione all’interno del corpo. Si tratta di una metafora della morte: inizia dal cervello, uccidendo la memoria del padre; scendendo, raggiunge poi il cuore, organo deputato alla conservazione dei ricordi e delle persone: Mika ascolta i messaggi che il padre le lascia in segreteria telefonica, che ci svelano la sua dolcezza e premura verso la figlia.

Cuore che muore ancora un po’ quando Mika rivede un suo vecchio compagno di classe del quale era innamorata; la morte prende anche il sangue che sta diventando sempre più nero fino ad impedire al padre di riconoscere i parenti più stretti o non ricordare che di loro sia già morto o sia ancora in vita.

La morte non si ferma nemmeno di fronte alla spina dorsale, la linfa che corre lungo la colonna vertebrale che sostiene il nostro corpo: Mika perde Joanna e con lei la possibilità di essere felice e i ricordi d’infanzia con il padre che piano piano la sta lasciando.

L’ultima tappa è lo stomaco che rigetta un ex marito che ha cambiato vita, è andato avanti, dimenticandosi, apparentemente, di Mika, e che porta con sé i pezzi di una vita in parte vissuta insieme.

L’anatomia dei corpi

Se un primo significato di Anatomia vuole studiare il corpo nel suo interno, quindi ricordi, sentimenti ed emozioni, esiste una seconda accezione che sposta il punto di vista all’esterno.

Molte inquadrature si soffermano a lungo sui dettagli del corpo: mani, braccia, piedi, volto, come se ne volessero tracciare i contorni per memorizzarli. L’apice di questa analisi si trova in quel confronto fisico tra Mika e Joanna, colte nell’atto di spogliarsi per conoscersi e studiarsi.

Un’inquadratura che si protrae nel tempo fino a scavalcare il confine dell’imbarazzo e abituare l’occhio e la mente dello spettatore ad un atto che di erotico ha forse poco o nulla.

L’anatomia delle cose

Infine, c’è un’anatomia che si spinge ancora più all’esterno, tanto da abbandonare i corpi per concentrarsi su ciò che sta intorno.

Fin dalle prime inquadrature, la regista si preoccupa di mostrarci edifici, oggetti, luoghi, con uno sguardo attento, indagatorio, proprio come quello di un medico intento a studiare la composizione e la struttura di un corpo.

La scelta di questo sguardo che rende unico il girato è sostenuta dalla regia, caratterizzata da inquadrature lunghe, a volte estenuanti, e fisse, come se aspettassero l’entrata di qualcuno o qualcosa che deve essere visto.

Anatomia è un film freddo e distaccato, evidente nel rapporto tra Mika e il padre, nonostante la sua condizione, e gli altri personaggi; asciutto, per via delle pochissime battute, forse per dare spazio ai gesti, alle azioni e alle interpretazioni da parte dello spettatore.

Note positive

  • La regia
  • La simbologia
  • Il taglio narrativo

Note negative

  • Ritmo poco sostenuto

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