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Qui non è Hollywood
Titolo originale: Qui non è Hollywood
Anno: 2024
Paese: Italia
Genere: Drammatico, biografico
Casa di Produzione: Grøenlandia
Distribuzione italiana: Disney+
Ideatore: Antonella W. Gaeta, Carmine Gazzanni, Pippo Mezzapesa, Flavia Piccinni, Davide Serino
Stagione: 1
Puntate: 4
Regia: Pippo Mezzapesa
Sceneggiatura: Antonella W. Gaeta, Pippo Mezzapesa, Davide Serino
Fotografia: Giuseppe Maio
Montaggio: Marcello Saurino, Vincenzo Soprano
Musica: Yakamoto Kotzuga
Attori: Vanessa Scalera, Paolo De Vita, Giulia Perulli, Imma Villa, Federica Pala
Trailer di “Qui non è Hollywood”
Informazioni sulla serie e dove vederla in streaming
Pippo Mezzapesa, dopo aver scritto cortometraggi pluripremiati come Zinanà (David di Donatello, 2004), Come a Cassano (menzione speciale ai Nastri d’argento, 2006), Settanta (Nastro d’argento, 2012) e La Giornata (Nastro d’argento per il sociale, 2018), realizza la sua opera prima alla regia con il documentario Pinuccio Lovero – Sogno di una morte di mezza estate, presentato come evento speciale alla Settimana Internazionale della Critica alla Mostra del Cinema di Venezia. Il suo primo lungometraggio di finzione arriva nel 2011 con il titolo Il paese delle spose infelici, selezionato nel concorso ufficiale alla Festa del Cinema di Roma. L’anno seguente, torna al festival con il documentario Pinuccio Lovero – Yes I can. Nel 2018 partecipa alle Giornate degli Autori di Venezia con il film Il bene mio, mentre nel 2022 realizza Ti mangio il cuore, presentato nella sezione Orizzonti e vincitore di due Nastri d’Argento e un David di Donatello.
Nel 2024, Mezzapesa firma la sua prima miniserie, Qui non è Hollywood, composta da quattro episodi e liberamente ispirata al libro Sarah. La ragazza di Avetrana di Carmine Gazzanni e Flavia Piccinni. Questa miniserie affronta i fatti di cronaca nera noti come il delitto di Avetrana, un caso che tenne l’Italia con il fiato sospeso per giorni. Il 26 agosto 2010, nella provincia di Taranto, la quindicenne Sarah Scazzi scomparve nel nulla, senza lasciare traccia. In seguito, il suo corpo fu rinvenuto in un pozzo, e le indagini portarono all’arresto per omicidio colposo di Sabrina Misseri e Cosima Serrano (figlia e madre), rispettivamente cugina e zia della vittima, e di Michele Misseri, marito e padre delle due donne, accusato di aver inquinato le prove e di aver nascosto il corpo di Sarah.
La miniserie, presentata in anteprima mondiale alla diciannovesima edizione della Festa del Cinema di Roma, doveva essere distribuita su Disney+ il 25 ottobre 2024 ma il 23 ottobre, il tribunale di Taranto ha fatto sospendere, temporaneamente, la messa in onda della miniserie. Un fatto piuttosto grave e dal sapore di censura. Il sindaco, Antonio Iazzi, attraverso un ricorso cautelare d’urgenza, ha richiesto di poter visionare la miniserie prima della sua messa in onda per valutare la “portata diffamatoria” nei confronti degli abitanti del paese di Avetrana. La serie, dopo questo evento, ha modificato il proprio titolo passando da Avetrana – Qui non è Hollywood a Qui non è Hollywood, riuscendo a venire distribuita sulla piattaforma Disney Plus dal 30 ottobre.
Il cast include Vanessa Scalera nel ruolo di Cosima Misseri, Paolo De Vita in quello di Michele Misseri, Giulia Perulli nei panni di Sabrina Misseri, Imma Villa in quelli di Concetta Serrano e Federica Pala nel ruolo di Sarah Scazzi. Anna Ferzetti interpreta la giornalista Daniela, Giancarlo Commare è Ivano e Antonio Gerardi interpreta il Maresciallo Persichella.
Trama di “Qui non è Hollywood”
La serie racconta il delitto di Avetrana, in cui perse la vita la giovane Sarah Scazzi, e l’imponente risonanza mediatica che ne seguì. Composta da quattro episodi da 60 minuti, ciascuno dal punto di vista di uno dei protagonisti della storia—Sarah, Sabrina, Michele e Cosima—la serie propone un racconto a più voci su uno dei più noti casi di cronaca nera italiana, che sconvolse il piccolo paese di Avetrana, un borgo bruciato dal sole nella periferia pugliese a ridosso del mare.
Il 26 agosto 2010, Sarah, una ragazza di 15 anni, scompare. Tutto il paese è in subbuglio, in particolare la cugina Sabrina, che nella sua casa di via Deledda l’aspettava per andare al mare. Sembra una fuga innocente, ma non lo è. Mentre tutti la cercano, Sarah è già stata inghiottita nel nulla. Il suo corpo verrà ritrovato in fondo a un pozzo.

Recensione di “Qui non è Hollywood”
Una serie indubbiamente coraggiosa. Non è mai semplice trattare eventi di cronaca nera del territorio italiano attraverso il linguaggio della fiction e non del documentario, soprattutto in casi che hanno avuto un impatto significativo a livello di clamore mediatico ed empatico, come quello del caso di Avetrana. Questo fatto di cronaca ha lasciato ferite aperte nel cuore del piccolo paesello e, soprattutto, nei familiari che hanno visto strappare dalla propria vita la piccola Sarah Scazzi in modo brutale, mentre era ancora una bambina con tutto un mondo di sogni e speranze davanti a sé.
Pertanto, affrontare questo evento di cronaca con una narrazione di fiction rappresenta un grande rischio per i produttori e i distributori, poiché non si può prevedere come i familiari della Scazzi o coloro che l’hanno conosciuta o la cittadina stessa possano reagire a questa rappresentazione. In questo prodotto audiovisivo, il personaggio stesso della vittima diventa centrale alla vicenda, raccontandola nelle sue sfumature caratteriali di adolescente di quindici anni. Pippo Mezzapesa, con coraggio e giustizia, decide di dare voce alla bambina, affidandole un ruolo da protagonista in questa storia, al pari degli altri personaggi principali. Non la riduce a semplice vittima, come spesso siamo abituati a vedere nei telegiornali o nei vari documentari, ma le conferisce vitalità, andando oltre il mero caso di cronaca nera.
Mezzapesa, all’interno della sua miniserie, sceglie di darle una presenza scenica significativa nelle quattro puntate, rifiutando l’idea che la storia inizi con la sua morte. Questa scelta permette al pubblico di empatizzare con la piccola Sarah, grazie a un attento lavoro di sceneggiatura che costruisce il personaggio nella sua tridimensionalità. Per la prima volta, il pubblico ha l’opportunità di conoscerla—sebbene si tratti di un prodotto di finzione—comprendendo i sogni e i desideri di una ragazzina come tante altre, che sta per diventare adolescente e che inizia a nutrire i primi sentimenti d’amore e d’interesse verso un giovane del luogo, proprio come tutte le quindicenni.
Parlando di Sarah, oltre ai complimenti per la scrittura del personaggio, è doveroso riconoscere l’ottima performance della giovanissima attrice Federica Pala. Ella riesce a dare spessore e vivacità alla bambina, calandosi perfettamente in un ruolo non semplice e dimostrando credibilità nella sua interpretazione, permettendo al pubblico di entrare in contatto con questa figura.
Lo showrunner, regista e sceneggiatore, per trattare la sua storia e quella connessa al delitto di Avetrana, utilizza un linguaggio della favola oscura, evitando di raccontare gli eventi con un tono profondamente drammatico. Al contrario, opta per un approccio che non è mai esplicitamente pesante o angosciante, edulcorando le atmosfere a favore di un tono quasi grottesco che ricade in contesti di follia e onirici. Questi elementi riescono a trasmettere efficacemente i temi cardine della serie, dall’introspezione alla questione dei mass media e della fama.
L’elemento della favola oscura, che si mescola a tratti con la commedia nera, è evidente fin dall’incipit della serie, quando veniamo condotti all’interno del piccolo paese di Avetrana con una gita organizzata, un tour piene di gente recatasi lì per vedere i luoghi legati alla morte di Sarah. Questo mette in luce la natura malata e folle dell’essere umano, capace di trarre profitto economico da un evento terribile, ignorando completamente le emozioni di coloro che hanno vissuto quel dramma, come la famiglia Scazzi.
La tematica del business della cronaca nera non viene affrontata solo in questo incipit, ma permea tutta la serie. A partire dal secondo episodio, la macchina dei mass media televisivi si muove per sfruttare, fino all’estremo, la morte di questa bambina a scopo di audience, cercando di vendere riviste e aumentare gli ascolti dei telegiornali. Viene mostrato il lavoro del giornalista non tanto come quello di un investigatore in cerca di verità scomode, ma piuttosto come un opportunista.
Ben rappresentata è anche la gente di Avetrana, che, davanti alle telecamere, inizia a trattare il caso della morte della bambina come un’opportunità di notorietà, posando per le cineprese con la speranza di ottenere un minuto di celebrità.
L’elemento onirico, insieme alla verve da commedia nera della miniserie, compare fin dalle primissime scene attraverso il personaggio di Sarah. Durante un momento di convivialità e spensieratezza in macchina con la cugina Sabrina e un’amica, la quindicenne ha una visione riguardante la sua morte, avvertendo la sensazione di essere strozzata. Queste sensazioni negative si ripresentano più avanti, come nella scena in cui tocca la maniglia della porta della cantina per salutare lo zio, dove sembra percepire una scossa di inquietudine.
Se questi momenti sono ben montati e girati a livello di regia, la stessa cosa non si può dire a livello drammaturgico. Da un lato, lo spettatore riceve una visione intrigante; dall’altro, queste premonizioni potevano essere tranquillamente evitate, risultando più un gioco con il pubblico, volto a creare suspense, piuttosto che un elemento utile alla narrazione. Inversamente, le scene oniriche, se così possiamo definirle, riferite ai personaggi di Sabrina, Cosima e soprattutto a zio Michele risultano piuttosto riuscite ed efficaci. Queste analizzano bene i personaggi in relazione alla loro psiche e ai sensi di colpa, che prendono forma visiva sia attraverso la performance attoriale dei tre interpreti sia attraverso le loro allucinazioni, in cui la vittima ritorna in vita e li cerca, costringendoli a vivere un’esistenza infernale avvolta dal senso di colpa per ciò che hanno fatto.
I quattro individui fondamentali all’interno del delitto di Avetrana vengono indagati e sviscerati nella loro identità e psicologia attraverso una drammatizzazione che ci concentra di puntata in puntata su un determinato personaggio (non a caso ogni singola puntate prende il nome di un personaggio) portandoci a galla la propria essenza, individualità e trasformazione. Ogni personaggio, all’interno della narrazione, ha un sua tridimensionalità, una propria psicologia che viene indagata minuto dopo minuto attraverso una lente d’ingrandimento immessa proprio sul personaggio al fine di portare fuori la loro umanità e brutalità. La prima puntata mette il focus su Sarah, mostrata attraverso un atmosfere più leggera e una fotografia nettamente più accesa. La piccola ci viene descritta come una bambina bisognosa di affetta, di un abbraccio che non riceve dalla rigida madre, profondamente religiosa, e da un padre e un fratello assenti per motivi lavorativi. La quindicenne, nella puntata a lei dedicata, ricerca costantemente l’affetto, un affetto che trova in un ragazzo e soprattutto nella famiglia della cugina, dove lei vorrebbe vivere, rivedendo in Cosima la figura materna che desidera, di donna affettuosa e gentile contrariamente alla propria, incapace di volerle bene e di amarla come una madre. Interessante denotare come anche Sarah non ci viene descritta come un personaggio totalmente positivo, anzi. La regia mette in scena un’immagine forte e brutale: Sarah tenta di uccidere il nonno gravemente malato, venendo però fermata dalla badante di quest’ultimo.
Il secondo personaggio indagato è quello di Sabrina, raccontata attraverso la sua malsana ricerca di attenzione, osessione d’amore e di celebrità. La ragazza è colei che vive in maniera malata una sorta d’infatuazione amorosa e allo stesso tempo che tende a voler piacere agli altri, ai propri amici. La serie, soprattutto nel suo episodio, la osserva come ragazza interessata ai Mass Media, che cerca di usarli per mostrare un immagine da diva di sé stessa. La terza puntata invece osserva Zio Michele e il suo profondo senso di colpa, un senso di colpa che lo porta a perdere la testa, portando a galla la verità. Ultimo episodio invece è incentrato su Zia Cosima, una donna forte che intende difendere la figlia a tutti i costi, desiderando che il marito si prenda tutte le responsabilità dell’omicidio. La miniserie, attraverso un uso registico divergente da puntata a puntata, osserva la storia attraverso i punti di vista dei personaggi, al fine di creare una storia intimista che rinnega il racconto investigativo più puro, rifiutandosi di presentare l’atto stesso dell’omicidio. La vicenda non ci condurrà in sale di tribunali ma si ferma all’analisi dei rapporti personali tra le varie persone coinvolte in questo caso di cronaca nera.
La serie risulta un prodotto alquanto gradevole da visionare, possedendo una narrazione efficace e mai eccessivamente didascalica il tutto supportato da un ottimo reparto tecnico. Ciò che però sorprende di più è la trasformazione estetica dei vari personaggi, trasformati completamente per diventare alquanto simili alle loro controparti reali. In special modo è d’obbligo citare la gigantesca prova attoriale di Paolo De Vita che dona umanità e spessore a Michele Misseri senza ricadere in una interpretazione macchiettistica o pacchiana. Notevoli risultano anche quelle di Giulia Perulli, Imma Villa e Vanessa Scalera completamente trasformate a livello fisico e vocale, denotando delle prove attoriale e di trucco sorprendenti per una produzione di livello italiano. Se la regia e la sceneggiatura sono buone, le interpretazioni sono eccelse risultando il fiore all’occhiello del prodotto.

In conclusione
La miniserie su Sarah Scazzi è un’opera audace e toccante, capace di affrontare un caso di cronaca nera con un approccio narrativo innovativo. Pippo Mezzapesa, con un coraggioso atto di giustizia artistica, riesce a dare voce a una vittima spesso relegata a un mero oggetto di cronaca, permettendo al pubblico di empatizzare profondamente con la giovane Sarah. Attraverso una scrittura attenta e una direzione che combina elementi di favola oscura e commedia nera, la serie riesce a esplorare le complessità psicologiche dei personaggi coinvolti, trasformando un dramma personale in una riflessione sulla società e sulla sua ossessione per il sensazionalismo. Nonostante qualche scelta narrativa discutibile, le performance straordinarie e l’accuratezza nel dipingere le personalità rendono questa miniserie un prodotto di notevole valore artistico.
Note positive
- Interpretazioni straordinarie, in particolare di Federica Pala e Paolo De Vita
- Narrazione efficace e coinvolgente
- Approccio originale e rispettoso alla storia della vittima
- Estetica e trasformazione fisica dei personaggi ben realizzate
Note negative
- Alcune scelte stilistiche potrebbero apparire eccessive o gratuiti
- Momenti di suspense che si traducono in un gioco con il pubblico
- Le premonizioni di Sarah possono risultare forzate e poco utili alla narrazione
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| Sceneggiatura |
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| Colonna sonora e sonoro |
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| Emozioni |
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SUMMARY
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4.2
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