Domenico Fortunato si mette nuovamente dietro la camera per il suo terzo film da regista: Carmen è partita. In questo film è anche attore protagonista della storia nei panni di Amedeo. Fortunato è noto per aver lavorato a diversi film importanti tra cui Palazzina Laf e Animanera. Fortunato si occupa anche di revisionare la sceneggiatura, dimostrando un grande interesse per la storia di questo film e un immane impegno. Alla sceneggiatura troviamo anche Giovanni Bracco, Graziano Conversano e Cesare Fragnelli (revisione e adattamento). Nel cast troviamo inoltre Giovanna Sannino come Carmen (Mare Fuori), Alessandro Tersigni come Maresciallo dei carabinieri (Cuori, Il paradiso delle signore), Antonella Carone come zia Rosanna (Si vive una volta sola, Me contro Te – Il film: La vendetta del Signor S) e Maurizio Mattioli come Cono (A mano disarmata, Sconnessi).
Il film non prevede una distribuzione in sala, poiché è una esclusiva della piattaforma RaiPlay a partire dal 16 maggio.
Oggi, in un antico borgo nella valle del Tevere, Carmen, trent’anni, bella, riservata e da sempre al centro dei pettegolezzi del paese, scompare nel nulla. Lavora come domestica per Amedeo, il sarto del borgo, uomo schivo e solitario, legato a un mondo fatto di abiti d’altri tempi e silenzi mai davvero colmati.
La sartoria di Amedeo si affaccia sulla piazza antica, cuore della vita del paese, dove tutto sembra immobile e tutti sembrano conoscersi. Orfana dei genitori, Carmen è arrivata in paese grazie alla zia Rosanna, convinta di offrirle una vita tranquilla, lontana dai giudizi e dalle maldicenze. All’inizio la sua presenza incrina gli equilibri di Amedeo, infastidito da quella convivenza inattesa. Ma, poco a poco, tra i due nasce un legame profondo, fatto di complicità, vicinanza e silenzi condivisi. Quando Carmen scompare, Amedeo precipita in uno smarrimento sempre più doloroso: la sua assenza riapre ferite, accende sospetti e lo costringe a confrontarsi con ciò che non ha saputo vedere. Travolto dal senso di colpa e dall’abbandono, dovrà fare i conti con il vuoto lasciato da Carmen e con la verità più nascosta di sé.
Recensione di “Carmen è partita”
La realtà è quella di paese, dove tutti si conoscono e tutti sanno tutto. In questa realtà Amedeo ha costruito una sua reputazione: lui è un uomo buono, sensibile ma al tempo stesso solitario. Non è mai riuscito a trovare qualcuno con cui legarsi sentimentalmente. Le uniche amicizie che ha sono gli abitanti del paese, ma non si frequentano in modo assiduo, preferendo le classiche chiacchiere tra conoscenti. Qualcosa cambia per Amedeo quando la sua assistente Rossana gli chiede di aiutare la nipote Carmen, una giovane ragazza con problemi relazionali. Carmen è un tema centrale di questo film, poiché è un modo per Amedeo di uscire dalla sua solitudine, dalla sua routine fatta di esclusivo lavoro. Il protagonista sembra trovare una nuova linfa vitale entrando in contatto con Carmen, ma lei è una donna difficile da gestire, come la zia Rossana spiega bene a Amedeo. Dopo la morte dei genitori si è chiusa in sé stessa preferendo avere fugaci relazioni che la portano a correre dei rischi, ma anche ad aumentare le malelingue del paese.
Il film pone in stretto collegamento la sintonia all’apparenza bizzarra tra Amedeo e Carmen, i quali sembrano diversi ma hanno questa stranezza che li unisce. Lo stesso regista, Domenico Fortunato, spiega il suo punto di vista sulla relazione dei protagonisti:
La stranezza, a mio avviso, è un particolare importante in ognuno di noi, che può essere più o meno acceso, più o meno ingombrante, e vorrei che in questa storia si sfaldasse e si sbriciolasse impastandosi in un tutt’uno con i frammenti di solitudine e di abbandono, anche quest’ultimi più o meno accesi e ingombranti in ognuno di noi, per poi diventare amore e vita.
La stranezza è quell’elemento che pervade il film, ma forse vedendo la caratterizzazione dei personaggi sarebbe meglio parlare di alienazione. Sia per Carmen sia per Amedeo per diverse ragioni. Carmen non riesce a relazionarsi con i suoi coetanei, come sostiene la zia Rossana, e preferisce rifugiarsi nella musica. Lei che è sempre silenziosa ha bisogno di rumore. Un ossimoro molto peculiare che ci fa apprezzare la caratterizzazione del personaggio. Mentre per Amedeo si parla di solitudine in quanto passa molto del suo tempo nello studio di sartoria che ha costruito con i suoi sforzi e i suoi sogni. Lui è un uomo adulto che non smette mai di sognare, portando avanti il ricordo dei genitori defunti con grande affetto.
Il film purtroppo ha diversi punti deboli nonostante la buona premessa che intriga lo spettatore. Innanzitutto il contesto: il film è ambientato a Mentana, nel Lazio, ma coloro che lo popolano sono di origine differenti (Puglia, Sicilia) e non si capisce bene quindi questo conglomerato di culture. Inoltre, questi personaggi sembrano pedine sparse che non si sviluppano in alcun modo. Non danno nulla alla trama, lasciando moltissimo spazio ai turbamenti di Amedeo. Anche il rapporto tra Amedeo e Carmen, il quale risulta piacevole nella sua ingenuità, con Amedeo che sembra essere l’unico in grado di capire la donna, o quanto meno così sembra fino a quando Carmen lascia il paese nell’incertezza di tutti. Quel finale che vediamo nel film, quindi, risulta quanto meno banale e senza consistenza. Non si evince bene se Carmen è per Amedeo una donna da amare oppure una ossessione che non riesce a dimenticare, quindi la sua assenza per alcuni giorni si tramuta per Amedeo in forte sensazione di stress che l’uomo prova a curare andando dal dottore.
Carmen è partita è un lavoro tenuto in piedi grazie anche alla bravura dei protagonisti che sentono molto personalmente i ruoli, soprattutto Domenico Fortunato come Amedeo, il quale si è cimentato alla regia e alla supervisione della sceneggiatura. Anche Giovanna Sannino come Carmen porta sullo schermo un personaggio difficile da interpretare, il quale non proferisce verbo, quindi è ancora più difficile esprimere ciò che prova all’interno di questa storia. Sannino si trova quindi a mettere in scena una performance forte ma al tempo stesso fragile.
Il film non ci dà modo di apprezzare la storia nella sua complessità, mancando di diversi elementi che potrebbero approfondire i personaggi davvero complessi che Fortunato rappresenta. La narrazione si perde mano a mano che seguiamo i personaggi preferendo focalizzarsi su dettagli poco utili a livello drammaturgico o che comunque non portano a un finale apprezzabile.
In conclusione
Carmen è partita ci porta nel complesso mondo di Amedeo, un sarto solitario e schivo ma dal cuore buono, e Carmen, una ragazza con problemi relazionali. Questo mondo è ben spiegato dal regista che mostra la strana relazione che si instaura tra i due, purtroppo non convincente mano a mano che si sviluppa l’intreccio narrativo. Manca un approfondimento anche sui personaggi secondari che non sono ben caratterizzati. Cast ben selezionato.
Note positive
Cast
Regia
Rapporto tra i protagonisti
Note negative
Sviluppo dei personaggi secondari
Colonna sonora
Finale poco convincente
Stato emotivo di Carmen non sempre cristallino
Confusione sull’ambientazione
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Laureato in Cinema, Televisione e Produzione Multimediale. Appassionato della settima arte e di serie TV, non disdegno qualsiasi genere esistente. Quindi, se avete raccomandazioni, fatevi pure avanti.