Cattiva strada (2026): il peso delle scelte in un film di passaggio tra l’adolescenza e l’età adulta.

Recensione, trama e cast de La cattiva strada (2026). Una pellicola diretta da Davide Angiuli con Giulio Beranek ed Ema Andrea

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La cattiva strada (2026) - Copyright: Notorius Pictures - Immagine ricevuta a uso editoriale da STORYFINDERS
La cattiva strada (2026) – Copyright: Notorius Pictures – Immagine ricevuta a uso editoriale da STORYFINDERS

Trailer di “Cattiva strada”

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Cattiva Strada è scritto e diretto da Davide Angiuli ed è uscito nelle sale il 26 marzo 2026. La pellicola è prodotta da Mario Mazzarotto per Movimento Film, Francesco Lopez per Oz Film, Daniele Mazzocca per Verdeoro e Guglielmo Marchetti per Notorious Pictures, in collaborazione con Rai Cinema.

Il film è stato sviluppato insieme alla Fondazione Anica Academy e realizzato con il contributo del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo, Coesione Italia 21‑27 Puglia, Unione Europea, Repubblica Italiana, Regione Puglia e Fondazione Apulia Film Commission.

Nel cast troviamo Giulio Beranek, Ema Andrea, Malich Cissé, Lucia Zotti, Dino Loiacono, Agnese Ricchi, Pierpaolo Vitale e Anita Lorusso.

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Trama di “Cattiva strada”

Nella periferia di Bari, Donato sopravvive a fatica mentre si prende cura della nonna, che lentamente svanisce per l’Alzheimer. La sua vita cambia improvvisamente quando si trova costretto a guidare un’auto in fuga durante una rapina compiuta da Agust, un ladro di origine albanese, che vive secondo il rigido e antico codice d’onore del Kanun.

I due riescono a fuggire e Agust ricompensa Donato con una parte del bottino. Una soluzione, per lui, alla povertà e alla solitudine. Ne nasce un sodalizio che, rapina dopo rapina, lentamente si trasforma in un legame d’amicizia. Donato, grazie all’amico, conosce Erina, la sorella minore di Agust, entrando così in contatto con la sua famiglia in cui vige la regola della lealtà, il peso della tradizione e l’istinto di sopravvivenza. Per la prima volta sperimenta un senso arcaico di appartenenza che contrasta con il progressivo sgretolarsi della sua vita familiare.

La criminalità e i rischi che Donato incontra aumentano giorno per giorno. Davanti a lui la scelta: spezzare la spirale di violenza e abbandonare la criminalità o abbracciarla fino in fondo e avere quella famiglia che ha sempre desiderato.

Recensione di “Cattiva strada”

Ci sono film che vogliono raccontare una storia, altri invece vogliono esplorare un percorso di formazione e non si limitano al solo racconto, ma sentono il bisogno di abbracciare qualcosa che va oltre, come se il percorso narrativo fosse già una deviazione. Cattiva strada appartiene a questa categoria di opere irregolari, che rifiutano la linearità e preferiscono addentrarsi in territori ruvidi, segnati da errori, conseguenze e scelte che non concedono ritorni.

La pellicola non cerca né redenzione né consolazione fine ad arrivare ad un finale in chiave metaforica sull’esistenzialità della vita. Il regista, alla sua prima opera, costruisce un racconto che affonda profondamente le sue radici nella realtà. Lavora di sottrazione, in un ambiente che non ha nessuna idealizzazione, nessun abbellimento di quella realtà che di cui tutti parlano, ma pochi osservano. Lo sguardo si posa sulle crepe di personaggi che per un motivo o per l’altro non vivono, ma sopravvivono; in una società che il più delle volte si gira dall’altra parte ed è in queste crepe che il film trova la sua voce, asciutta e senza compiacimenti.

Nel protagonista, troviamo un ragazzo che per una serie di sfortunate coincidenze si ritrova in una situazione particolarmente difficile ed intraprenderà la “cattiva strada” del titolo. Un percorso che si compie per accumulo, passo dopo passo, spesso senza la piena consapevolezza delle sue conseguenze. Il film lavora su questa progressione silenziosa, su quella zona grigia in cui le scelte non sono mai nette, ma inevitabili. Il cast funziona nel suo insieme, trainato dai due protagonisti che con le loro interpretazioni convincono restituendo un’umanità fragile, ma resiliente. Accanto a loro gli altri personaggi riescono a costruire un tessuto di relazioni credibile.

Pur nella coerenza della sua sceneggiatura, il film presenta alcune fragilità che emergono soprattutto sul piano narrativo. Il ritmo, fortemente controllato, tende in alcuni momenti a rallentare eccessivamente l’evoluzione della storia, rischiando di attenuare la tensione complessiva. Allo stesso modo, la scelta di una messa in scena così asciutta, se da un lato funziona per rafforzare l’identità del film, dall’altro può generare una certa distanza emotiva, rendendo più difficile un pieno coinvolgimento dello spettatore. Inoltre, alcune scene risultano prevedibili, con snodi narrativi non sempre funzionali. I personaggi secondari, pur ben inseriti nella struttura del racconto, restano talvolta sullo sfondo, senza trovare uno sviluppo davvero incisivo. Infine, proprio la forte coerenza stilistica che caratterizza il film finisce per limitare, a tratti, la varietà espressiva, dando sul lungo periodo una minore incisività sui contenuti.

In conclusione

Con Cattiva strada il regista Davide Angiuli porta sullo schermo una storia che rinuncia a ogni forma di redenzione e a qualsiasi appiglio consolatorio, scegliendo piuttosto di osservare, con lucidità quasi analitica, l’istante in cui una scelta potrebbe cambiare il corso degli eventi. Purtroppo è proprio questo rigore a rivelare il limite del film che nel tentativo di mantenere una coerenza continua finisce per chiudersi e lascia emergere una certa distanza emotiva. Ne deriva un’opera pienamente consapevole delle proprie ambizioni, ma che talvolta fatica a incidere con la forza che promette.

Note positive

  • Personaggi protagonisti
  • tematiche
  • Regia

Note negative

  • Ritmo non sempre costante
  • Personaggi secondari non approfonditi

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Review Overview
Regia
Fotografia
Sceneggiatura
Colonna sonora e sonoro
Interpretazione
Emozione
SUMMARY
3.5
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Tatiana Coquio
Tatiana Coquio

Amo alla follia la settima arte, la sceneggiatura è ciò che mi interessa di più in un film, tanto da aver fatto degli studi in merito.
Star Wars fan da una vita e serie TV addicted.
Lettrice e scrittrice compulsiva, sempre pronta ad appuntare note e pensieri un po' ovunque, quando posso viaggio per il mondo accompagnata dal mio fido ipod e una colonna sonora a tema.