Cell Block 99 – Nessuno può fermarmi (2017): Un grindhouse degli anni Duemila

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Cell Block 99 – Nessuno può fermarmi

Titolo originale: Brawl in Cell Block 99

Anno: 2017

Paese: Stati Uniti d’America

Genere: Drammatico / Azione / Thriller

Casa di produzione: Assemble Media

Prodotto da: Jack Heller, Dallas Sonnier

Durata: 2 hr 13 min (133 min)

Regia: S. Craig Zahler

Sceneggiatura: S. Craig Zahler

Fotografia: Benji Bakshi

Montaggio: Greg D’Auria

Musiche: S. Craig Zahler

Attori: Vince Vaughn, Jennifer Carpenter, Don Johnson, Udo Kier

Trailer originale di Cell Block 99 – Nessuno può fermarmi

Trama di Cell Block 99 – Nessuno può fermarmi

Licenziato e tradito dalla moglie Lauren (Jennifer Carpenter), l’ex pugile Bradley Thomas (Vince Vaughn) decide di rimettersi in gioco prestando servizio come corriere della droga. Pur avvalendosi di rigidi paletti morali che gli impediscono di abbassarsi al livello di un vero criminale, Bradley rimane coinvolto in una sparatoria notturna tra polizia e narcotrafficanti, e viene arrestato.

Il soggiorno di sette anni in una galera di minima sicurezza muta ben presto in una violentissima odissea personale quando a Bradley verranno rapita la moglie e sottoposto un ricatto: se l’uomo non uccide un altro prigioniero per ripagare il danno inflitto ai narcotrafficanti, un medico abortista al soldo del cartello mutilerà la figlia che Lauren porta in grembo…

Cell Block 99 - Nessuno può fermarmi
Vince Vaughn in una scena del film

Recensione di Cell Block 99 – Nessuno può fermarmi

Passato quasi inosservato nelle sale cinematografiche ma accolto con entusiasmo alla 74° edizione della Mostra del Cinema di Venezia, Brawl in Cell Block prosegue il rinverdimento del cinema di genere da parte dell’interessante regista S. Craig Zahler. Dopo il western a tinte horror di Bone Tomahawk si passa al dramma carcerario venato d’azione, ma le caratteristiche di questo artista a tutto tondo (Zahler è anche romanziere e musicista) rimangono pressoché immutate: tempi pacati che scandiscono l’introspezione delle vicende, attenta composizione dell’immagine, creazione di atmosfere oscure, sconvolgenti impennate gore per sottolineare i momenti di massimo orrore.

Interpretato magistralmente da un Vince Vaughn (True Detective) a suo agio in egual modo sia nella commedia che nel dramma, il protagonista del film è quel tipo di reietto che sarebbe stato tanto caro a Walter Hill (I guerrieri della notte): dotato di un rigore morale indissolubile ma non restio alla violenza “necessaria”, Bradley Thomas è un personaggio dalla potenza cinematografica impressionante, capace di far tracimare sanguigni i dibattimenti interiori attraverso sguardi ed esibizioni d’ingegno e forza bruta, senza quasi che ci sia spazio per le parole. Al suo servizio troviamo un percorso di umana rivincita che, pur accusando qualche rallentamento di ritmo nella prima parte, sa emozionare, innescare catarsi e sconvolgere (le sequenze splatter costituiscono una dura prova anche per gli stomaci più avvezzi) come pochi.

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Una scena di Cell Block 99 – Nessuno può fermarmi

Zahler crea attorno al protagonista un mondo durissimo di “secondi” piegati dalle avversità, che hanno abbracciato l’oscurità perché impossibilitati ad avere altra scelta. Da Jennifer Carpenter (Dexter) al malefico Don Johnson (Watchmen), il lato attoriale offre tutte le sfumature dei contesti proletari e carcerari americani; in particolare quest’ultimo viene esaltato dalle tinte fredde e terrose di Benji Bakshi, che imprimono al viaggio di Bradley un ansiogeno look da discesa nel ventre dell’Inferno. A completare il tutto interviene un madornale lavoro di ripresa che, quando non abbozza composizioni geometriche perfette, attinge dalla lezione di Gareth Evans e The Raid per l’estetizzazione di scene d’azione dirompenti dettate più dalla coreografia che da un montaggio inutilmente frammentato.

Cell Block 99 – Nessuno può fermarmi è un esempio di B-Movie anni Settanta confezionato con i crismi, le possibilità e le suggestioni degli anni Duemila; una piccola lezione per tutti i registi volenterosi di raccontare storie con il respiro della tragedia umana (la scena finale non mancherà di commuovere); un cult che sicuramente negli anni si ritaglierà un suo spazio negli annali del nuovo cinema americano.

Note positive

  • Recitazione.
  • Sceneggiatura.
  • Messinscena.
  • Fotografia.

Note negative

  • Qualche rallentamento nella prima parte.

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