Something Very Bad Is Going to Happen (2026). È la tua anima gemella?

Recensione di Something Very Bad Is Going to Happen: un horror psicologico che esplora la paura del matrimonio attraverso un’atmosfera inquietante e un’anti‑sposa magnetica

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Something Very Bad Is Going To Happen. (L to R) Jeff Wilbusch as Jules, Gus Birney as Portia, Camila Morrone as Rachel Harkin, Jennifer Jason Leigh as Victoria, Ted Levine as Boris, Adam DiMarco as Nicky Cunningham in episode 108 of Something Very Bad Is Going To Happen. Cr. Courtesy of Netflix © 2026
Something Very Bad Is Going To Happen. (L to R) Jeff Wilbusch as Jules, Gus Birney as Portia, Camila Morrone as Rachel Harkin, Jennifer Jason Leigh as Victoria, Ted Levine as Boris, Adam DiMarco as Nicky Cunningham in episode 108 of Something Very Bad Is Going To Happen. Cr. Courtesy of Netflix © 2026

Trailer di “Something Very Bad Is Going to Happen”

Informazioni sulla stagione e dove vederla in streaming

Rilasciata a livello globale su Netflix il 26 marzo 2026, Something Very Bad Is Going to Happen è una serie televisiva di genere horror ideata dalla sceneggiatrice Haley Z. Boston, già nota per il suo contributo a produzioni di rilievo come Al nuovo gusto di ciliegia (2021), La stanza delle meraviglie di Guillermo del Toro (2022) e Hunters (2023). In questo nuovo progetto seriale, la Boston ha curato la sceneggiatura insieme a Ben Bolea, Alana B. Lytle e Kate Trefry, ricoprendo inoltre i ruoli di showrunner e produttrice esecutiva. Accanto a lei figurano come produttori i Fratelli Duffer, celebri autori della serie di culto Stranger Things, conclusasi proprio nel corso del 2026. Per quanto concerne il cast, i ruoli dei protagonisti sono stati affidati ad Adam DiMarco (noto per Star Trek Beyond) e a Camila Rebeca Morrone, attrice statunitense di origini italo-argentine recentemente acclamata dalla critica e candidata ai Critics’ Choice Awards 2024 per la sua interpretazione in Daisy Jones and the Six.

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Trama di “Something Very Bad Is Going to Happen”

Rachel si trova ormai a pochi giorni dal fatidico sì. Insieme al futuro sposo, Nicky, la protagonista intraprende un viaggio verso la residenza di villeggiatura della famiglia di lui, una dimora isolata e immersa nel silenzio di suggestivi boschi innevati, dove è prevista una cerimonia raccolta e romantica. Sebbene l’apparenza suggerisca una perfezione idilliaca, la situazione è turbata da una sensazione di pericolo imminente che Rachel percepisce con intensità crescente man mano che si avvicina al luogo delle nozze. La futura sposa, per sua natura incline a timori irrazionali e a suggestioni legate alle superstizioni, non riesce a sottrarsi a questa inquietudine, che persiste persino dopo l’incontro con i singolari familiari dello sposo.

Il nucleo familiare di Nicky si presenta composto da figure dai tratti molto distinti: dalla apparentemente impeccabile Portia all’enigmatico e oscuro Jules, fino alla coppia formata da Victoria e Boris, considerati da tutti come l’emblema del vero amore. Questo incontro, anziché rassicurare Rachel, alimenta un funesto presentimento, acuito dal racconto di una macabra vicenda storica appartenente alla famiglia: un evento traumatico accaduto realmente a Jules quando era ancora un bambino. Tra presagi tormentosi, coincidenze che appaiono troppo insolite per essere casuali e scoperte tutt’altro che confortanti, la protagonista si ritrova a interrogarsi sulla natura profonda del legame che unisce due persone. Al centro di questo clima di sospetto emerge l’interrogativo più atroce: cosa potrebbe esserci di più spaventoso del legarsi indissolubilmente alla persona sbagliata?

Recensione di “Something Very Bad Is Going to Happen”

Analizzare questa serie senza incorrere in spoiler non è un’operazione affatto scontata; ci proveremo, scusandoci sin d’ora laddove l’articolo dovesse rivelare inavvertitamente qualche dettaglio cruciale della trama. Come si può agevolmente dedurre dalla sinossi, Something Very Bad Is Going to Happen si configura come un horror dai tratti paranormali e drammatici, una narrazione profondamente incentrata sulla paura atavica legata all’istituzione matrimoniale. L’opera pone lo spettatore dinanzi all’interrogativo universale che spesso accompagna la promessa di un amore eterno: è lui o lei la mia reale anima gemella? Ci troviamo di fronte alla persona con cui desideriamo realmente condividere l’intera esistenza, o stiamo semplicemente assecondando un processo di autoconvincimento? Questo dilemma interiore rappresenta l’epicentro drammaturgico su cui si innesta l’intero corpus dell’opera.

L’elemento di maggiore originalità risiede nella scelta coraggiosa di declinare questo conflitto interiore non attraverso i canoni della commedia romantica, bensì all’interno di un climax di matrice gotica. Tale estetica è personificata dall’oscura protagonista, un’”anti-sposa” costantemente vestita di nero che rifugge programmaticamente dall’iconografia della sposa perfetta, incarnando una figura cupa e malinconica che trasla il racconto su un piano puramente macabro. Parallelamente a questa precisa identità figurativa, la serie immerge lo spettatore in un orrore mai realmente esibito o affidato esclusivamente a scene raccapriccianti, morti memorabili o ridondanti scie di sangue — elementi che, sebbene presenti, compaiono solo in due episodi. La showrunner e i registi focalizzano invece l’attenzione sulla costruzione di un senso di angoscia e di inquietudine che satura ogni istante della narrazione. La sensazione immanente definita dal titolo stesso — ovvero che “accadrà qualcosa di terribile” — riempie ogni puntata e ogni inquadratura, saturando lo spazio scenico di un timore funesto che precede e sostituisce l’orrore visivo.

Focus narrativo: dalla famiglia alla maledizione

Nel corso della narrazione si assiste a un netto cambio di traiettoria: se inizialmente lo spettatore è indotto a credere, in sintonia con la protagonista, che la radice del male risieda nell’inquietante e facoltosa famiglia dello sposo, nella seconda parte del racconto il baricentro si sposta verso una dimensione metafisica legata a una maledizione. Questo slittamento tematico sposta il focus sul dubbio intrinseco al matrimonio, mettendo in luce l’angosciante impossibilità di discernere se si sia realmente riposta fiducia in un’anima gemella o se, in ultima istanza, si stia affidando la propria esistenza a un perfetto estraneo. Tale mutamento prospettico trova il suo innesco nell’episodio ambientato il 13 gennaio 1997, uno dei segmenti indubbiamente più coinvolgenti della serie; tuttavia, quest’ultimo finisce per fungere da deus ex machina, fornendo una spiegazione forse eccessivamente lineare — o, per certi versi, “sempliciotta” — riguardo al pericolo che Rachel corre nel legarsi alla persona sbagliata. Tale episodio, indubbiamente, muta radicalmente il baricentro dell’opera, indirizzandola verso una direzione ben precisa che pone al centro il dubbio sull’unione coniugale, qui portato al paradosso, tanto da diventare un problema di vita e di morte. In tal senso possiamo affermare che Something Very Bad Is Going to Happen sia la storia macabra e orrorifica di una donna in procinto di diventare moglie, ponendosi in un ideale dialogo tematico con capisaldi cinematografici di superiore fattura: se Carrie – Lo sguardo di Satana raccontava l’orrore sotteso al passaggio dall’infanzia all’adolescenza, e Rosemary’s Baby – Nastro rosso a New York esplorava l’oscurità insita nel diventare madre, l’opera di Haley Z. Boston si concentra sulla transizione allo stato di sposa. Al pari del capolavoro di Polanski, questa serie rinuncia agli eccessi dello slasher o del gore per puntare su un’inquietudine strisciante che penetra nelle ossa dello spettatore, conducendolo verso il climax della vicenda. Naturalmente, un paragone diretto a livello di riuscita complessiva tra Rosemary’s Baby e Something Very Bad Is Going to Happen non risulta pienamente sostenibile: se il primo rimane un punto di riferimento assoluto, il titolo Netflix si attesta come una buona produzione di genere, senza raggiungere le medesime vette autoriali.

Ritmo e personaggi

Ad eccezione di alcuni segmenti più concitati, la serie è caratterizzata da un ritmo pacato e dilatato, una scelta stilistica funzionale alla sedimentazione della tensione drammatica. Tale atmosfera è supportata da un comparto sonoro estremamente efficace e da una regia capace di tradurre visivamente una sensazione di minaccia costante. Questa cadenza ritmica viene spezzata solo a tratti, in particolare nell’episodio 4 e nelle sequenze finali, dove l’azione e gli eventi accelerano sensibilmente. Questa lentezza calcolata serve, almeno in teoria, a far affiorare la psicologia del nucleo familiare, dove ogni personaggio dovrebbe farsi portatore di un messaggio simbolico inerente al concetto stesso di matrimonio e di amore. Nonostante ciò, tale intento si realizza solo parzialmente: la scrittura dei caratteri secondari — nonostante il loro ruolo di rilievo in una narrazione che potremmo definire corale — rischia spesso di scivolare in uno stereotipo eccessivo che penalizza l’originalità creativa dell’opera.

L’aspetto più interessante risiede indubbiamente nell’aver declinato la paura del matrimonio in un’ottica horror, tratteggiando la protagonista come una sorta di “anti-sposa” romantica. Camila Rebeca Morrone offre una performance di spessore, riuscendo a conferire al suo personaggio una tridimensionalità che ne esalta il peso drammatico attraverso una recitazione intensa e mai sopra le righe. Al contrario, se prendiamo in esame il personaggio di Portia, ci troviamo di fronte a una narrazione decisamente superficiale: la sua figura rimane ancorata ai cliché della sua classe sociale e al suo essere viziata, senza mostrare ulteriori sfumature psicologiche. Un discorso analogo può essere fatto per Nell e Jules, due figure che fungono da aiutanti della protagonista. Sebbene appiano molto interessanti nelle fasi iniziali, essi rimangono ben presto confinati nel loro ruolo funzionale, privi di un reale arco drammaturgico indipendente; la loro esistenza narrativa sembra limitata esclusivamente al supporto fornito a Rachel nel tentativo di svelare la vera identità dell’uomo che sta per sposare.

All’interno della serie si riscontrano inoltre alcune scelte drammaturgiche meno condivisibili, come la sottotrama legata all’albero genealogico — la cui creazione in un paio d’ore appare tecnicamente inverosimile — o la sequenza della possessione, con ciò che ne comporta, un innesto che appare evitabile e finalizzato esclusivamente ad ampliare la narrazione. Ciò che suscita maggiori perplessità è però il finale, caratterizzato da un mutamento radicale della natura della “maledizione”. Se nell’episodio 4 e attraverso la ricostruzione genealogica era stato suggerito che le vittime fossero i portatori stessi della maledizione, la risoluzione conclusiva sposta l’asse verso una motivazione simbolica differente: la fiducia totale nel coniuge piuttosto che il “vero amore”. Sebbene questa scelta possieda una sua logica costruttiva interessante, essa genera un’evidente mancanza di coerenza con quanto seminato nel corso della narrazione. In ultima analisi, la gestione delle morti (o delle mancate morti) nella conclusione lascia onestamente a desiderare.

In conclusione

Something Very Bad Is Going to Happen è una serie che affascina più per l’atmosfera che per la coerenza narrativa, costruendo un horror psicologico che vive di inquietudine, ambiguità e un costante senso di minaccia. L’idea di declinare la paura del matrimonio in chiave gotica è originale e funziona soprattutto grazie alla presenza scenica di Camila Morrone, capace di dare profondità a un’anti‑sposa tormentata e magnetica. Tuttavia, la serie inciampa in alcune scelte drammaturgiche poco convincenti e in un finale che tradisce parte delle premesse costruite. Pur con limiti evidenti, rimane un prodotto intrigante, sostenuto da un buon impianto visivo e da un ritmo che, pur lento, riesce a mantenere viva la tensione. Un horror imperfetto ma suggestivo, che lascia addosso un’inquietudine persistente.

Note positive

  • Atmosfera inquietante costruita con grande coerenza
  • Idea originale: la paura del matrimonio declinata in chiave horror
  • Camila Morrone convincente e intensa

Note negative

  • Personaggi secondari stereotipati e poco sviluppati
  • Alcune scelte drammaturgiche forzate (albero genealogico, possessione)
  • Finale incoerente con le premesse narrative

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Review Overview
Regia
Fotografia
Sceneggiatura
Colonna sonora e sonoro
Emozione
Interpretazione
SUMMARY
3.5
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.