Cime tempestose (2026). Lasciate ogni speranza voi che entrate

Recensione, trama e cast di Cime tempestose (2026): il film con Margot Robbie e Jacob Elordi ispirato all'omonimo romanzo di Emily Brontë

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Cime Tempestose (2026) -A ctor, Producer MARGOT ROBBIE as Catherine Earnshaw in “Wuthering Heights,” a Warner Bros. Pictures Release. © 2026 Warner Bros. Ent. All Rights Reserved Photo Credit: Photo Courtesy Warner Bros. Pictures.
Cime Tempestose (2026) -A ctor, Producer MARGOT ROBBIE as Catherine Earnshaw in “Wuthering Heights,” a Warner Bros. Pictures Release. © 2026 Warner Bros. Ent. All Rights Reserved Photo Credit: Photo Courtesy Warner Bros. Pictures.

Trailer di “Cime tempestose”

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Nelle sale italiane da giovedì 12 febbraio 2026, “Cime tempestose” è un’audace reinterpretazione di una delle storie d’amore più celebri della letteratura. Al suo terzo lungometraggio da regista, Emerald Fennell propone una personale rilettura del romanzo di Emily Brontë, sfoltendo l’intreccio e concentrando la narrazione sulle tormentate dinamiche tra Catherine e Heathcliff.

La trasposizione cinematografica dei due protagonisti è affidata a Margot Robbie e Jacob Elordi, affiancati da un cast di grande richiamo che comprende Hong Chau, Shazad Latif, Alison Oliver, Martin Clunes ed Ewan Mitchell.

Per l’occasione, la regista britannica si affida a quei partner tecnico-creativi che l’hanno affiancata nei suoi precedenti lavori (“Una donna promettente” e “Saltburn”): il direttore della fotografia Linus Sandgren, la scenografa Suzie Davies, la montatrice Victoria Boydell, la direttrice del casting Kharmel Cochrane e il compositore Anthony Willis.

Prodotto da MRC Film, Lie Still e LuckyChap Entertainment, “Cime tempestose” sarà distribuito in Italia da Warner Bros. Discovery, che ne ha programmato l’uscita nella settimana di San Valentino per ottimizzare il richiamo commerciale e mediatico della produzione.

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Trama di “Cime tempestose”

Nella brughiera dello Yorkshire nasce il profondo legame tra Heathcliff (Jacob Elordi), un trovatello nato e cresciuto in povertà, e Catherine (Margot Robbie), l’erede della tenuta di Wuthering Heights. Già dal loro primo incontro, i due sono animati da un sentimento d’amore intenso e viscerale, che sfida le differenze di classe su cui si fonda l’alta società inglese. Quando Catherine cede ai corteggiamenti del facoltoso Edgar Linton (Shazad Latif), la passione si trasforma in ossessione e l’amore cede il passo a un distruttivo spirale di gelosie e tradimenti.

Recensione di “Cime tempestose”

“Cime tempestose” non è il film che vi aspettate! Il titolo ufficiale mostrato tra virgolette e un teaser trailer lungamente contestato per le sue atmosfere dark-erotiche suonano già come un’esplicita dichiarazione d’intenti. Eppure, anche Emerald Fennell ha dovuto esporsi per sgomberare il campo da ulteriori equivoci. La sua versione intima e personale ha ben poco in comune con il testo originale. Si configura piuttosto in una rilettura che cambia le connotazioni dei protagonisti e sceglie deliberatamente di sacrificare alcuni personaggi secondari, riconducendo la narrazione entro coordinate logiche e precise.

Perché, dunque, osteggiare il clima gotico delle ambientazioni e delegittimare le sequenze osé? Perché puntare il dito contro i tratti caucasici dell’Heathcliff di Jacob Elordi? Perché scagliarsi in difesa della sacralità di un’opera originale che, a conti fatti, rimarrà fissa nel tempo e immortale nei ricordi? Emerald Fennell è innanzitutto un’autrice e, allo stesso modo di chi ha osato trattare “Romeo e Giulietta” in chiave postmoderna, è come tale che questa recensione si promette di considerarla.

Tra i più evidenti punti di rottura rispetto al romanzo di Emily Brontë, la regista britannica riprende un apparato visuale dall’assoluto valore simbolico e narrativo. La scenografia avvicenda interni dalla meticolosa composizione teatrale a esterni di più ampio respiro. Così, anche la fotografia propone un attento uso del colore, il quale tende progressivamente a impallidire fino a concentrarsi su una triste scala di grigi.

A supporto di ciò che l’immagine fatica a raccontare, Emerald Fennell pone il carattere dei suoi personaggi e le azioni da essi compiute. Da una parte, l’ambivalenza di chi confonde l’amore con possesso e tormento, o di chi alterna la passione con paura e rancore; dall’altra il sesso anticonvenzionale per emanciparsi a sfregio di una società classista. Sessualità che, tuttavia, si regge sul dualismo dell’eros conservatore e del thanatos autodistruttivo. Da qui, la figura femminile che decostruisce l’archetipo Rossella O’Hara, assumendo la prerogativa di sguardo desiderante ancor prima di essere soggetto desiderato, contrapposta al maschile vampiresco che seduce e consuma.

È la vacua rincorsa al divismo a tradire Emerald Fennell. Se Margot Robbie, nel computo di un’età anagrafica superiore rispetto alla Catherine del romanzo, risulta funzionale nelle vesti di donna matura e senziente, Jacob Elordi è ridotto al fascino del suo status da sex symbol. Il plusvalore estetico e commerciale dell’attore australiano si apre al rischio di uno sguardo superficiale, e paradossalmente accomodante, nei riguardi di un personaggio del tutto negativo, meschino e manipolatore. Nel suo complesso, la narrazione pecca altresì di un’eccessiva pigrizia, riscontrabile in sequenze esplicite mai davvero provocanti e, più in generale, in un tono provocatorio, che finisce per stagnare in una zona grigia e tenere le distanze sia dal pubblico mainstream, sia dall’occhio più critico degli addetti ai lavori.

Una volta legittimato il proprio sguardo, la regista e autrice britannica deve poi fronteggiare il pericolo più rilevante: la forzata e dannosa spettacolarizzazione dell’amore tossico. Il finale teatrale e strappalacrime potrebbe confrontarsi con un pubblico incapace di gettare lo sguardo oltre il valore estetico dei propri beniamini, scontrandosi con una narrazione che, come anticipato, non affonda il suo carattere introdotto come audace e provocatorio.

Essere autore, quindi, non garantisce solo il diritto di reinterpretare. Comporta, altresì, assumersi il rischio delle proprie scelte e la responsabilità di un racconto che, se vuole dirsi audace, deve avere il coraggio di esserlo fino in fondo.

In conclusione

“Cime tempestose” è un film visivamente curato e dal forte valore simbolico. Le variazioni al testo originale non devono essere assunte come un limite assoluto, bensì suscitare interesse verso una versione intima e personale definita dalla stessa autrice. Tuttavia, la scelta degli interpreti non appare del tutto funzionale e un’eccessiva “pigrizia” nella sceneggiatura riduce progressivamente il tono provocatorio della pellicola.

Note positive

  • Comparto visivo
  • Riflessione dualismo eros-thanatos
  • Il personaggio femminile

Note negative

  • Non sufficientemente coraggioso e coerente
  • Personaggio maschile e il casting di Jacob Elordi

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Review Overview
Regia
Fotografia
Sceneggiatura
Colonna sonora e sonoro
Emozione
Interpretazione
SUMMARY
2.8
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Matteo Tartarini
Matteo Tartarini

Laureato al DAMS ed appassionato della settima arte dal giorno zero!
Ho deciso di rischiare tutto per rincorrere il sogno di vivere scrivendo di cinema.
Non temo nulla! Cerco di essere in prima fila anche per i film peggiori, sicuro di trarne qualche insegnamento.