Come le tartarughe (2022): il mondo in un armadio – Venezia 79

Locandina di Come le tartarughe

Come le tartarughe

Titolo originale: Come le tartarughe

Anno: 2022

Nazione: Italia

Genere: commedia

Casa di produzione: Do-Go & C.

Distribuzione italiana: Illmatic Film Group

Durata: 80′

Regia: Monica Dugo

Sceneggiatura: Monica Dugo, Massimiliano Nardulli

Fotografia: Gianni Mammolotti

Montaggio: Paolo Traverso

Musiche: Pier Cortese

Attori: Monica Dugo, Romana Maggiora Vergano, Edoardo Boschetti, Francesco Gheghi, Angelo Libri, Annalisa Insardà, Sandra Collodel

Trailer italiano di Come le tartarughe

Dopo aver diretto il cortometraggio Domani Smetto del 2015, l’attrice Monica Dugo (Camera Caffè, 2004; amo in tutte le lingue del mondo, 2005; Cugino e cugino, 2011) ritorna dietro la macchina da presa per realizzare il suo primo lungometraggio dal titolo Come le tartarughe che partecipa, all’interno della sezione Biennale College Cinema, alla 79 Mostra d’arte cinematografica di Venezia. La pellicola viene presentata al pubblico il 3 settembre 2022 in sala presso la Sala Casinò di Venezia, mentre dal 2 al 6/09 è disponibile sulla piattaforma online di streaming MyMovies One.

La biennale di Venezia organizza dal 2012 Biennale College Cinema, un programma di sviluppo per filmmakers al loro primo o secondo lungometraggio. Biennale College Cinema a seguito di una serie di attività didattiche, finanzia con un grant di 150.000 euro la produzione di film a micro – budget. Questo film è stato sviluppato e prodotto all’interno della decima edizione, 2021 – 22.

Trama di Come le Tartarughe

Daniele, Lisa, Sveva e Paolo, sono una famiglia borghese che vive in una bella casa situata nel centro storico di Roma, a pochi passi dall’Altare della Patria. La loro vita trascorre tranquillamente tra il lavoro di medico d’obitorio di Daniele, la vita domestica di Lisa e gli allenamenti di tennis della competitiva Sveva, fino a quando, in maniera del tutto improvvisa Daniele svuota la sua parte dell’armadio e se ne va lasciando dietro di sé solo un breve biglietto per la moglie e pronunciando due brevi frase alla figlia, la prima a venire a conoscenza della decisione dell’uomo, che fugge a causa della sua depressione.

Lisa è sconvolta da questa notizia e dopo una giornata apparentemente serena, la donna si rinchiude dentro l’armadio, in quello spazio prima occupato dai vestiti del marito. Quel luogo per lei diventa uno spazio ideale per rifugiarsi dalla realtà delle cose e tentare di elaborare la separazione, questo evento sconvolgere la vita di Sveva, la figlia di diciassettenne anni, che dovrà imparare a vivere da sola, occupandosi del fratello più piccolo Paolo, oltre che della madre traumatizzata che rifiuta in tutti i modi di uscire da quello spazio sicuro.

Sveva e Lisa - Come le tartarughe
Sveva e Lisa – Come le tartarughe

Recensione di Come le Tartarughe

Originale. Questa è il lemma che sintetizza questo racconto audiovisivo in cui una donna traumatizzata decide di rinchiudersi all’interno di un armadio, iniziando a vivere al suo interno, trasformando quel luogo che dovrebbe contenere dei vestiti nella sua dimora. Una storia che fa ritornare alla mente quel Barone Rampante scritto da Italo Calvino, in cui un giovane di dodici anni, dopo un litigio (trauma), decide di vivere su un albero rifiutando di ritornare sulla terraferma. Lisa come Cosimo Piovasco di Rondò sceglie di affrontare a modo suo il dolore e la sua vita, scegliendo una strada alquanto illogica per la mentalità materiale e realistica del mondo, la decisione della donna del resto complicherà a dismisura la vita dei suoi due figli, soprattutto dell’adolescente Sveva, arrabbiata con il mondo, che da un giorno all’altro si trova dinanzi a una situazione che non avrebbe mai pensato: ritrovarsi a fare da madre sia per il suo fratellino sia per sua madre, che si è estraniata completamente dal mondo a causa del dolore che suo marito gli ha provocato all’interno. Il personaggio di Lisa del resto può essere compreso ma in lei ritroviamo svariati aspetti infantili ed egoistici, sia nel comportamento nei confronti della madre, a cui stacca sempre il telefono in faccia, sia nel modo di fare verso i figli, poiché lei sa che loro hanno bisogno di lei, soprattutto dopo che il padre se n’è andato di casa, ma alla donna non sembra interessare ma preferisce pensare esclusivamente a sé stessa rinchiudendosi nel suo mondo fatto di vestiti e sogni.

Per lunghi tratti la storia sembrava possedere un suo lato onirico – fiabesco, proprio come quei racconti di Kafka (basti pensare a La metamorfosi), le stesse inquadrature facevano presagire l’entrata della pellicola in un mondo in cui tutto poteva accadere, soprattutto attraverso le prime e interessanti riprese di Lisa all’interno dell’armadio che mostra, in tutto e per tutto, le sembianze tipiche di una tartaruga, grazie anche alla bravura dell’attrice/regista Monica Dugo. Peccato però che alla fine dei conti la sceneggiatrice abbia preferito andare a creare una storia lineale e alquanto banale, che non intende sviluppare pienamente i bisogni dei personaggi che vengono accennati ma mai analizzati fino in fondo, Sveva è l’unico personaggio che possiede un arco narrativo interessante e che le permette di maturare, contrariamente a quanto avviene a Lisa, una donna di cui sappiamo effettivamente poco per tutta la pellicola e che alla fine della pellicola prende una decisione alquanto strana, nel modo in cui è stata narrata, poiché la donna non ha mai fatto un viaggio riabilitativo ma per tutto l’arco della pellicola è rimasta ferma, rinchiusa tra i suoi pensieri, in una condizione di tristezza apatica, quindi la sua decisione finale andava maggiormente spiegata.  Lo stesso discorso che vale per Lisa vale anche per il padre, una figura di cui comprendiamo poco all’interno del lungometraggio, un uomo che afferma di andarsene per colpa di una sua depressione, anche se (nei primi minuti) non sembra per niente depresso. L’unica cosa che sappiamo è che ci viene narrato come un personaggio debole e che non ha il coraggio di affrontare la realtà dei fatti.

Come le tartarughe è una pellicola italiana interessante nel suo incipit e che possiede anche degli spunti originali, soprattutto nella prima meta del film e che causano nello spettatore qualche sorriso, peccato però che a livello registico – attoriale – sceneggiativo – montaggio sonoro il lungometraggio si dimostra acerbo. Le battute non sempre sono ben scritte e alcune volte (come la scena tra Lisa e la madre) non sono bel amalgamate ritmicamente tanto che le due attrici non sembrano comunicare tra loro, inoltre abbiamo dei grossi problemi sonori, dove molte battute non sono chiare e lo spettatore trova difficoltà a comprendere ciò che i personaggi dichiarano, può essere anche a causa degli attori che si mangiano le parole ma coloro che ci sono occupati del sonoro avrebbero potevano e doveva fare di più.  

Fotogramma di Come le tartarughe
Fotogramma di Come le tartarughe

In conclusione

Come detto sopra è originale, peccato che questa sua originalità funzioni solo per metà della pellicola, l’altra parte, seppur guardabile, non riesce a donare forza ai suoi personaggi attraverso scelte narrative non sempre azzeccate, anche a causa degli attori non sempre nella parte.

Note positive

  • L’incipit narrativo è alquanto originale e accattivante

Note negative

  • Le interpretazioni degli attori: non sempre nella parte
  • Scelte narrative, nel secondo e terzo atto, poco azzeccate.
  • L’audio: le battute non sono sempre chiare e comprensibili.

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