Effi Briest (1974): L’inquietudine e il peso delle convenzioni sociali

Effi Briest locandina film

Effi Briest

Titolo originale: Fontane – Effi Briest oder: Viele, die eine Ahnung haben von ihren Möglichkeiten und Bedürfnissen und trotzdem das herrschende System in ihrem Kopf akzeptieren durch ihre Taten und es somit festigen und durchaus bestätigen

Anno: 1974

Paese: Germania Ovest

Genere: drammatico

Produzione: Tango Film Produktion

Distribuzione: Indipendenti regionali distribuzione, Videogram, Number One Video

Durata: 140 min

Regia: Rainer Werner Fassbinder

Sceneggiatura: Rainer Werner Fassbinder

Fotografia: Dietrich Lohmann, Jürgen Jürges

Montaggio: Thea Eymèsz

Musiche: Camille Saint-Saëns

Attori: Hanna Schygulla, Wolfgang Schenck, Ulli Lommel, Lilo Pempeit, Herbert Steinmetz, Ursula Stratz, Irm Hermann, Karlheinz Böhm, Karl Scheydt, Barbara Valentin, Theo Tecklenburg, An Dorthe Braker, Barbara Lass, Andrea Schober, Rudolf Lenz, Eva Mattes, Hark Bohm, Peter Gauhe

Trailer di Effi Briest

Effi Briest è un film del 1974 per la regia di R.W.Fassbinder, che adatto per il cinema il romanzo di Theodore Fontane pubblicato tra il 1894-95 sulla rivista letteraria berlinese Deutsche Rundschau, divenendo uno dei maggiori successi letterari tedeschi. La storia scritta da T. Fontante si basa, a sua volta, su un fatto storico dell’epoca, di un evento che destò molto scandalo nella nazione.

Trama di Effi Briest

Germania fine XIX secolo : Effi (una bravissima H.Schygulla) è data in sposa a un anziano barone, un tempo pretendente della madre. In seguito annoiata dalla sua solitaria vita casalinga, intraprende una relazione clandestina ma quando il marito scoprirà tutto verrà ripudiata e perderà i contatti con la propria figlia.

Hanna Schygulla in Effi Briest
Hanna Schygulla in Effi Briest

Recensione di Effi Briest

Ti sembra come in una fiaba, e tu vorresti esser la principessa…”

Effi Briest

Fassbinder adatta il romanzo di Theodore Fontane, scegliendo un approccio lontano dal suo stile canonico. Infatti raffredda il melodramma, e mette da parte l’azione, concentrandosi piuttosto sulle descrizioni psicologiche e sull’ambiente sociale delle Germania di fine XIX secolo. Sceglie il bianco e nero, poiché ritiene che siano i colori più belli per il cinema. Infatti, così è possibile concentrarsi sulla purezza della luce e dei toni, rendendo più vero e immediato il rapporto con il mezzo cinematografico.

Il vero tema è la sottomissione al sistema dominante, dove anche i sentimenti vengono soffocati dal potere e/o imbrigliati in convenzioni rigidissime. L’idea di Fassbinder è quella di filmare il romanzo, creando un film leggibile dagli spettatori senza molti colpi di scena, ma puntando sull’immediatezza. Per fare ciò si avvale dell’utilizzo delle didascalie e del voice off, usando la sua voce. Il regista riesce a rendere vividamente l’attrito tra l’inquietudine della protagonista, e l’ipocrisia della morale borghese dell’epoca, senza indugiare in facili giudizi, anzi mantenendo un certo distacco. Effi resterà imbrigliata tra quello che impongono le convenzioni e le sue pulsioni inespresse, condannandosi così all’infelicità.

Fassbinder è riuscito a trasporre perfettamente il romanzo di Fontane, anche perché perfettamente in linea con il suo pensiero e le sue tematiche. La vita di Effi è totalmente gestita da altri; prima dai genitori e poi dal marito. Tutto è obbligo e convenzione. Una scena molto bella e simbolica risulta essere quella dell’altalena: la sua oscillazione rappresenta il passaggio dalla vita familiare a quella matrimoniale, che poi si rivelerà essere solo una transizione da una dipendenza all’altra. Effi non è innamorata del barone, ma piuttosto dell’idea dell’amore. L’unica che riesce a capire questo è la madre, preoccupata per quell’unione e per la mutevolezza della figlia, che forse le ricorda come era lei da giovane.

L'altalena in Effi Briest
L’altalena in Effi Briest

La bravura di Fassbinder nel descrivere il mondo femminile, qui si concentra soprattutto sul rapporto madre – figlia. Spesso condividono la stessa scena, e le loro azioni e pensieri vengono rappresentati come dei doppi. Del resto Effi sposa un ex pretendente della madre, ereditando di fatto il suo destino. Una volta trasferitasi a Kessin si sentirà presto delusa, il barone è spesso fuori per lavoro e la loro differenza di età accentuata dal rigore dell’uomo, non fanno che aumentare l’incomunicabilità. Inoltre, la mancanza di mondanità fa precipitare la donna in se stessa. Fino a che in preda a uno stato paranoide, crederà di sentire fantasmi e presenze, in realtà sono solo la materializzazione delle sue paure. A un certo punto si avvicinerà al maggiore Crampas, amico del marito, ritrovando così quello che manca nel suo matrimonio: galanterie, riguardi, attenzioni. Effi diventerà sempre più instabile, e neanche la nascita della bimba migliorerà la situazione. Anzi la relazione con Crampas si farà sempre più intensa, e sarà costellata da discorsi profondi e interessi in comune.

Fotogramma di Effi Briest
Fotogramma di Effi Briest

Le scene tra i due amanti sono sempre girate all’esterno, proprio per sottolineare la rottura con le mura domestiche del menage familiare. La donna non tollera la ripetizione, dunque non può essere capace di amore, ma solo d’infatuazione. In molte scene si notano degli specchi che non rappresentano semplicemente il concetto di vanitas, ma il bisogno narcisistico di riconoscersi nell’altro al fine di affermare la propria identità. Effi non prova alcun senso di colpa, ma ha solo paura di come possa reagire la società. In quel microcosmo non c’è spazio per l’Es e per i desideri, tutto è rigidamente imbrigliato in ciò che è giusto. Quello che devia dal comportamento abituale va stigmatizzato. Quando il barone anni dopo scopre il tradimento leggendo alcune lettere, non prova odio per la donna, ma deve aderire al codice d’onore. Così uccide il suo ex amico a duello, come voleva l’etichetta del tempo, al fine di riacquistare l’onore agli occhi degli altri. Effi sarà ripudiata e condannata a una vita nell’ombra. Anni dopo quando rivedrà la figlia, apprenderà con dolore che è stata cresciuta solo all’insegna del conformismo, senza conoscere sentimenti e spontaneità.

Nell’inquadratura successiva, Effi è circondata dalla ringhiera delle scale, mentre fa un monologo catartico in cui ammette le proprie colpe, ma afferma di provare maggiore disgusto per la falsa ostentazione della virtù da parte di quella società. L’insofferenza nervosa predice la tisi, che da lì a poco la colpirà. Fassbinder si focalizza anche sulla geometria del paesaggio: i platani, lo stagno, le aiuole tutto esprime simmetria. Al fine d’indicare che non c’è spazio per il caos, ma solo per un gelido ordine.E soprattutto si concentra sull’uso dell’ombra nelle varie scene, presenza sottile, ma inesorabile nella vita di Effi Briest.

Note positive

  • Interpretazione della Schygulla, musa di Fassbinder.
  • Uno splendido bianco e nero.

Note negative

  • Eccessiva durata.
  • Dialoghi molto prolissi.

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