Elena lo sa (2023). L’indagine come pretesto narrativo 

Recensione, trama e cast del lungometraggio argentino thriller Elena lo sa, distribuito su Netflix dal 24 novembre 2023, basato sull'omonimo romanzo.
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Trailer di Elena lo sa

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Dal romanzo del 2006, “Elena sabe” di Claudia Piñeiro, pubblicato in Italia nel 2023 da Feltrinelli, nasce il film omonimo “Elena lo sa” (2023) prodotto dalla casa cinematografica Haddock Films. La pellicola è diretta dalla regista argentina Anahí Berneri, nota per i suoi lavori come “Alains” del 2017 e “Encarnación” del 2007, con una sceneggiatura firmata da Gabriela Larralde. Il film vede la partecipazione dell’attrice Mercedes Morán, celebre per le sue interpretazioni in “La Ciénaga” del 2001, “Neruda” del 2016 e “Amas de casa desesperadas” del 2006. La distribuzione del film argentino è avvenuta in esclusiva su Netflix a partire dal 24 novembre 2023.

Trama di Elena lo sa

Elena, una donna anziana afflitta da uno stadio terminale della malattia di Parkinson, lotta con ogni movimento del suo corpo irrigidito, mentre la sua mente oscilla tra la realtà e visioni nitide. Vive con la figlia Rita, una maestra devota che si dedica completamente alle cure della madre, sacrificando la propria vita per assisterla in ogni istante. In un giorno come tanti, Rita accompagna Elena dal parrucchiere, ma non fa più ritorno. Viene trovata morta, impiccata nel campanile della chiesa. La polizia chiude il caso come suicidio, ma Elena rifiuta questa verità. Nonostante la sua malattia debilitante, si trasforma in una sorta di detective determinata a far luce sull’evento. Convinta che la figlia Rita sia stata uccisa, forse dal parroco della chiesa, Elena inizia una ricerca disperata per scoprire la verità nascosta dietro quel tragico evento.

Érica Rivas as Rita, Mercedes Morán as Elena in Elena lo sa (2023)
Érica Rivas as Rita, Mercedes Morán as Elena in Elena lo sa (2023)

Recensione di Elena lo sa

“Elena lo sa” è una storia di intima introspezione celata dietro il velo di un thriller. La morte di Rita non conduce il film lungo il sentiero di una tipica indagine, bensì traccia un percorso narrativo profondamente interiore, trasformando la pellicola in un dramma personale tinteggiato di thriller psicologico. Il cuore della vicenda si sviluppa attorno a Elena, un’anziana affetta dalla malattia di Parkinson, costretta a indagare sulla morte della figlia e intraprendere una battaglia contro tutto e tutti, ma soprattutto contro se stessa. La polizia, l’ambiente scolastico di Rita e la parrocchia frequentata dalla figlia diventano i campi di battaglia per Elena, una donna convinta di una verità negata, specialmente dalle forze dell’ordine, che non la ascoltano e non credono alle sue affermazioni. La polizia chiude rapidamente il caso, etichettandolo come suicidio, ma Elena rifiuta questa verità e si impegna a indagare da sola sull’omicidio di Rita. È interessante notare che, durante l’intera narrazione, non emergono ipotesi concrete sui presunti colpevoli, tranne che per il prete. La pellicola si focalizza esclusivamente su Elena, sul suo dolore celato dietro una rabbia ardente e una determinazione incrollabile, mentre cerca giustizia per la figlia deceduta.

Mercedes Morán offre un’interpretazione magistrale nel ruolo di Elena, trasportando, in tutti i sensi, il peso dell’intera pellicola. La sua performance attoriale è un’opera degna di nota, un vero e proprio capolavoro artistico. Con una trasformazione palpabile, quasi alla maniera di Stanislavskij, la Morán si immerge completamente nel ruolo di Elena, sia fisicamente che emotivamente, consentendo al suo personaggio di trasmettere chiaramente e con profonda emozione gli stati d’animo al pubblico. Questo crea un legame empatico potente tra spettatori e protagonista, superando anche le eventuali problematiche di ritmo, a tratti eccessivamente lento, causate da situazioni prolisse e ripetitive. Il lavoro attento e meticoloso dell’attrice permette di cogliere ogni sfumatura, di comprendere la difficoltà di ogni singolo movimento, anche il più semplice in apparenza, compiuto da Elena. Questi dettagli diventano testimonianza della strenua lotta di una donna determinata a sopravvivere nonostante le sfide fisiche e mentali, per risolvere l’enigma più intricato. Questo enigma non ci conduce attraverso una storia di crimini e intrighi accattivanti, ma piuttosto in un viaggio straordinariamente intimo, in cui Elena deve confrontarsi con il mondo che la circonda e, soprattutto, con se stessa. È un processo di riesame completo della sua esistenza che culmina in un momento di grande impatto emotivo e simbolico, quando vengono pronunciate queste parole potenti ed empatiche nei confronti della donna malata: “è stata una madre come ha potuto“, frase che racchiude l’essenza stessa della pellicola

“Elena lo sa” si muove tra il confine sottile tra realtà e immaginazione, con visioni intrise di una nostalgia palpabile, come ricordi riportati alla vita dalla mente della donna. Questi momenti affondano nel passato, rievocando istanti felici ma anche quelli meno luminosi vissuti con la figlia, il cui mancato affetto è profondamente avvertito da Elena. La reazione di Elena alla notizia della morte è sorprendente: non piange, non sembra turbata, ma brama soltanto giustizia e verità. Per tutta la durata del film, la vediamo con lo sguardo rivolto verso il basso, privo di felicità o sorrisi, scrutare il mondo con uno sguardo duro e giudicante. Viene dipinta come una madre dal carattere difficile, spesso dura e non empatica, incapace di esprimere affetto genuino verso la figlia, privandola del riconoscimento che Rita avrebbe meritato e cercato invano. Insieme a questa profonda caratterizzazione del personaggio principale, il film riflette sull’incomunicabilità familiare e sull’impreparazione umana di fronte a eventi imprevedibili e tragici, soprattutto quando si deve affrontare una malattia degenerativa. Il Parkinson non solo distrugge la vita del malato, cancellandone l’identità autentica, ma tormenta anche coloro che gli sono vicini, osservando il loro caro degradarsi lentamente. Questa condizione strazia non solo chi ne è affetto, ma anche chi è coinvolto nella sua battaglia, in un vortice di dolore e resistenza. La malattia diventa il fulcro intorno al quale ruota una parte cruciale della narrazione, mettendo in risalto la fragilità umana di fronte a forze che sfuggono al suo controllo più intimo.

Elena, figura centrale, si presenta come un’audace esploratrice in un territorio intrinsecamente complesso. La sua ricerca non si limita alla lotta contro la malattia, ma si estende in un paesaggio denso e stratificato. Al cuore di questa esplorazione si staglia il tema intricato della maternità, intessuto in una tela intricata con le restrizioni e le pressioni delle credenze religiose. Questo intreccio mette in risalto le forze opprimenti e i conflitti interiori che permeano la sua esistenza. Il passato di Elena, con ricordi e sensazioni contrastanti, si presenta come una tela di sfumature, dando vita a un presente fugace ed effimero. Qui, il concetto di tempo assume un ruolo vitale, emergendo come un fiume impetuoso che scorre incessante. È un flusso che ci trascina via, privandoci della capacità di contenere o rallentare il suo inarrestabile scorrere. Questo ritmo accelerato genera una sensazione di spaventosa inafferrabilità, come se il presente sfuggisse tra le dita, rendendo ancor più complessa l’esperienza umana. La corsa contro questo impetuoso fiume temporale diventa un tema universale che permea la vita di Elena e di coloro che la circondano. È una corsa che sembra condurla verso una possibile riconciliazione con un passato intricato di emozioni e memorie. Tuttavia, questa stessa corsa la trascina in un vortice di incertezza e fragilità, un turbine emotivo che mette in evidenza la vulnerabilità e la lotta costante per trovare un senso di pace e comprensione di fronte all’inesorabile scorrere del tempo.

Fotogramma di Elena lo sa (2023)
Fotogramma di Elena lo sa (2023)

In conclusione

“Elena lo sa” si dipana come un dramma intenso e introspettivo avvolto in una trama thriller. La performance magistrale di Mercedes Morán nel ruolo di Elena è il cuore pulsante del film, trasmettendo con maestria le emozioni e le lotte di un personaggio complesso. La storia, sebbene soffra a tratti di un ritmo lento e di alcune ripetizioni prolisse, si eleva grazie alla profondità emotiva della protagonista, che affronta con determinazione la ricerca di verità e giustizia per la figlia.

Note positive:

  • Interpretazione magistrale di Mercedes Morán: La sua performance trasmette la complessità emotiva e la determinazione del personaggio principale.
  • Approccio intimo e introspettivo: Il film si distingue per il suo focus sulle emozioni e sulla lotta interiore della protagonista anziché sull’aspetto puramente investigativo.
  • Trattamento del tema della malattia: La rappresentazione del Parkinson e il suo impatto non solo sul malato ma anche sulle persone a lui vicine è toccante e autentica.

Note negative:

  • Ritmo lento e ripetizioni prolisse: In alcuni momenti, il film perde un po’ di vigore a causa di una narrazione lenta e di alcune situazioni ripetitive.
  • Mancanza di approfondimento dei personaggi secondari: Alcuni personaggi, nonostante le valide interpretazioni, risultano poco sviluppati rispetto alla protagonista.
  • Predicibilità nella trama: Nonostante la complessità emotiva dei personaggi, la trama diventa in certi punti prevedibile nel suo sviluppo.
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

Articoli: 922

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