Spaceman (2024). Jakub, Lenka e l’alieno Hanus

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Trailer di Spaceman

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Trasposizione cinematografica del romanzo “Il cosmonauta” (Spaceman of Bohemia) di Jaroslav Kalfař, pubblicato nel 2007, Spaceman è una pellicola di fantascienza filosofica diretta dal cineasta, musicista e fotografo svedese Johan Renck, regista della miniserie Chernobyl (2019), del film Downloading Nancy (2008) e di svariati videoclip musicali, lavorando con Madonna, Robbie Williams e con David Bowie. Il lungometraggio, la sua seconda opera filmica, è stata presentata in anteprima mondiale al Festival internazionale del cinema di Berlino nel febbraio 2024 per poi venire distribuita, nello stesso anno, su Netflix a partire dal 1 marzo 2024. Negli Stati Uniti, il film è stato vietato ai minori di diciassette anni se non accompagnati, nella visione, da un adulto a causa di un linguaggio ritenuto non adatto. In Italia, questo divieto non sussiste, venendo indicato come un film adatto a spettatori sopra i tredici anni di età.

Trama di Spaceman

L’astrofisico ceco Jakub Procházka è stato scelto per portare a termine un’importante missione spaziale, che intende raggiungere, esplorare e comprendere una misteriosa nuvola di polvere e particelle, chiamata Chopra, situata al di là di Giove e visibile a occhio nudo dal pianeta Terra. Il compito di Jakub è quello di condurre l’astronave nel luogo prestabilito e di effettuare la raccolta di campioni della nuvola, così da scoprirne i segreti. Per compiere la sua missione, Jakub è costretto ad allontanarsi per un lungo anno dalla moglie, Lenka, che sulla Terra sta affrontando un’altra missione: quella di portare a termine la gravidanza e dare alla luce il loro bambino, concepito da entrambi ma portato avanti solo da lei, in un momento estremamente delicato a livello emotivo per lei, considerando la separazione dal cosmonauta in un momento così importante della loro vita di coppia.

Sono trascorsi sei mesi da quando Jakub si trova nello spazio, in uno stato di semi-solitudine interiore. Ogni giorno, l’uomo parla via radio con l’ingegnere della missione, Peter, e di tanto in tanto sente, attraverso videochiamate, Lenka. Un giorno, però, stanca dei comportamenti distaccati del marito, la donna decide di lasciarlo e di non rispondere più ai suoi messaggi. Peter e lo staff dietro alla missione decidono di non inviare a Jakub il messaggio di Lenka in cui quest’ultima gli annuncia la fine della loro relazione amorosa. Ignaro di questo messaggio, Jakub tenta di comunicare con la donna che ama, ma senza successo. L’assenza visiva di Lenka incomincia a mandare Jakub in uno stato d’agitazione emotivo, iniziando a percepire in modo forte e chiaro la solitudine e lo stress psicofisico di questa missione che deve portare a termine. Proprio quando si trova in preda a uno stato di profonda insonnia e depressione, accade l’impensabile: nell’astronave fa la sua comparsa una misteriosa entità proveniente dallo spazio profondo, un essere alieno dalle fattezze di un ragno, che Jakub decide di chiamare Hanuš. L’alieno, che parla abilmente la lingua umana, stringerà un profondo rapporto con l’umano, aiutandolo a superare le sue più grandi paure e blocchi interiori. Tuttavia, Hanuš è reale o è solo un’allucinazione causata dallo stress?

Fotogramma di Spaceman
Fotogramma di Spaceman

Recensione di Spaceman

Non siamo dentro a una pellicola propriamente fantascientifica, ma “Spaceman” si dimostra un film marcatamente intimista e autoriflessivo, mettendo al centro del suo racconto non tanto la missione “Chopra” quanto l’individuo, il conflitto interiore che prende forma nella mente destabilizzata del protagonista, Jakub, un astronauta ceco che si rende conto, nel suo percorso di formazione interno alla pellicola, del suo comportamento egoistico, della sua tendenza all’autoisolamento e dei suoi errori nella relazione con Lenka, il tutto avviene nel momento più importante della sua carriera d’astronauta. Le sue emozioni rischiano di compromettere definitivamente il suo sogno professionale e la sua missione, che lo ha portato per sei mesi lontano dalla donna che ama ma che non ha mai compreso, ascoltato e amato pienamente, mettendo i suoi desideri e i suoi bisogni dinanzi a lei, come se Lenka fosse un elemento secondario riguardo la sua vita.

Tutto il lungometraggio si muove all’interno di sentimenti ed emozioni tipicamente umani che emergono in un momento di grande solitudine interiore, dando vita a tre fasi narrative interconnesse: da un lato la missione scientifica “Chopra”, dall’altro un viaggio continuo nei ricordi, nel subconscio e nell’inconscio, e infine l’elemento filosofico racchiuso nella metafora della nube, che contiene i misteri dello spazio-tempo e i segreti più profondi dell’universo. Questa nube assume i contorni, come dichiarerà Hanuš, di archivio oltre che del principio e della fine del tutto, dove ogni cosa, persino l’universo, ha la sua nascita e la sua morte.

L’elemento filosofico inerente alla fantascienza e all’universo risulta indubbiamente interessante come elemento narrativo, in grado di suscitare l’interesse dello spettatore desideroso di vedere e comprendere ciò che accadrà a Jakub nel momento in cui la sua astronave entrerà all’interno di “Chopra”. Questo solleva domande quali: cosa sarà questa nuvola? Che rivelazioni darà al protagonista? Queste domande troveranno una sorta di risposta, anche se questa nuvola al di là di Giove possiede esclusivamente un significato simbolico profondamente connesso alla storia di Jakub e Lenka, che funge da filo conduttore narrativo e tematico dell’intera vicenda. Evidenzia, in definitiva, come “Spaceman” sfrutti il genere fantascientifico-filosofico per intrecciare un dramma romantico incentrato su una storia d’amore, focalizzata su un uomo tormentato dal passato che scappa dai suoi veri sentimenti e dalle sue sensazioni più umane, rinchiudendosi nel lavoro, nei suoi desideri lavorativi e imponendosi una sorta di isolamento emotivo interiore.

Johan Renck

Non ho mai visto questo film come un film di fantascienza. È una specie di fantascienza per quanto riguarda la nuvola di Chopra e alcuni dei concetti che la circondano. Ma per me la storia parla di isolamento, distanza e amore irraggiungibile. Per me era innanzitutto una storia d’amore, con un’ambientazione unica e specifica come quella di un viaggio in solitaria nello spazio, che diventa una metafora perfetta. Il mio scenografo, Jan Houllevigue, con cui ho lavorato per molti anni, diceva sempre: “Non c’è spazio, non c’è Chopra. Si tratta ovviamente di un uomo la cui moglie se n’è andata e che se ne sta seduto nel suo piccolo appartamento di merda cercando di capire cosa sia successo. E questo è solo uno scenario da sogno di tutto ciò”. E io: “Sì, probabilmente”. Avremmo potuto fare questo film in molti modi diversi. Avrebbe potuto essere una missione in solitaria verso la nube di Chopra, oppure un uomo che naviga in solitaria attraverso l’Oceano Pacifico. Si tratta di capire come creare distanza e solitudine in un modo che non può essere superato.

“Spaceman” è dunque la storia dell’amore di Jakub e Lenka, è la storia di un astronauta che, a causa dello stress psicofisico che prova, dell’isolamento cui è costretto da sei mesi, e della “scomparsa” della moglie, che non riesce più a contattare attraverso le videochiamate, si ritrova a vivere un momento di profondo stress mentale che lo porta a fare i conti con sé stesso, con le sue scelte e i suoi errori, riflettendo sul dolore che ha causato a colei che amava durante la loro relazione. Per dare vita a questa storia d’indagine introspettiva, lo scrittore Jaroslav Kalfař trova un espediente piuttosto originale: creare un dialogo continuo e profondo tra Jakub e un alieno, probabilmente un’estensione del subconscio e dell’inconscio del protagonista stesso. Questo alieno, che sa parlare la lingua umana, instaurerà un profondo dialogo con il cosmonauta, conducendolo e costringendolo a effettuare un’indagine sui suoi turbamenti interiori e sui turbamenti che ha causato.

A livello cinematografico, Johan Renck rappresenta questo incontro tra Jakub e l’alieno in maniera efficace, realizzando visivamente un “mostro” amico che, nonostante visivamente rappresenti un gigantesco ragno peloso con molteplici occhi, non provoca negli spettatori alcun senso di timore o paura. Ciò è dovuto sia allo sguardo dolce che questo alieno possiede, sia alla sua voce, che sia nella versione italiana che in quella originale, appare intensa e benevola. Se l’elemento visivo è assolutamente pregevole e ben adatto alla storia trattata, che non deve spaventare il pubblico ma creare una sorta di empatia in Jakub e in Hanuš (il nome dell’alieno), non appare del tutto convincente lo sviluppo della sceneggiatura che risulta, nel suo impianto drammaturgico, a tratti piuttosto banale. Questo è dovuto al semplice fatto che all’interno della vicenda trattata non viene posto alcun dubbio, nello spettatore, che Hanuš possa essere effettivamente reale e non un’allucinazione del subconscio di Jakub. Nessuno vede Hanuš, nessuno lo sente, nessuno sa come sia riuscito a entrare nella navicella e neppure l’astronauta chiederà mai a quell’entità come sia riuscita a entrare all’interno della navicella. Sappiamo per certo che Hanuš, in fin dei conti, non è altro che un’allucinazione provocata dalla solitudine, dai farmaci e dalla depressione in cui è vittima Jakub, un’allucinazione che però lo condurrà a riflettere sulla sua intera esistenza.

La pellicola si muove all’interno del mondo dell’inconscio, del subconscio, dei pensieri e dei ricordi, instaurando un continuo viaggio tra presente e passato. Questo viaggio ci mostra, attraverso un montaggio alternato, il presente di Jakub, il presente di Lenka, il passato di Jakub nel mondo comunista e il loro passato di coppia, fatto di amore, momenti di pura felicità come il loro primo incontro, e momenti di estrema tristezza e lontananza. Accattivante e originale risulta il modo in cui vengono mostrati questi ricordi, ovvero dal punto di vista di Hanuš, con i suoi giganteschi e molteplici occhi che creano una sorta di distorsione dell’immagine. Probabilmente questa scelta di usare il punto di vista di Hanuš è l’unico dettaglio narrativo che può portarci a dubitare sull’esistenza o meno di questo alieno, anche se, almeno secondo la mia lettura della vicenda, dubito che Hanuš sia un essere in carne e ossa.

Johan Renck

È una voce della ragione. Si può ovviamente pensare ad Hanuš come a una creatura che proviene dall’inizio dei tempi, oppure si può pensare che sia stato manifestato da Jakub nel suo stato di febbre da cabina e di isolamento nell’astronave come un compagno con cui parlare. Ho sempre scoperto di avere la capacità di avere questi dialoghi interiori con me stesso quando le cose sono difficili o in situazioni di gravità. E tendo a scoprire che queste conversazioni danno molta chiarezza. Penso che tutti noi abbiamo questa capacità di avere un te esterno e un te interno. Quindi ovviamente Hanuš è una versione di questo, ma allo stesso tempo è anche una creatura dell’inizio dei tempi che viene a trovare Jakub. Non siamo soli nell’universo. Sappiamo che ci sono degli Hanuš là fuori. Non voglio trasformarlo in qualcosa di banale. Voglio che sia una creatura altruista che crede di poter aiutare Jakub a risolvere alcune delle sfide che sta affrontando. Non voglio che questo film sia una sorta di manifestazione di un astronauta solitario. Questo mi annoia un po’, a dire il vero.

Ciò che indubbiamente dona maggior spessore alla storia sono le interpretazioni, in cui spicca un eccellente Adam Sandler, autore di una performance assolutamente riuscita. Riesce a entrare perfettamente nei panni di un personaggio cinico ed egoista, capace di mettere i suoi sogni e i suoi desideri al primo piano ma che allo stesso tempo deve comprendere che, per essere felice, ha bisogno dell’amore e di amare Lenka. Senza di lei, è solo un uomo solo e triste, privo di felicità. Accanto all’eccellente prova attoriale di Adam Sandler, abbiamo un’altra star come Carey Mulligan, che nonostante il suo personaggio sia meno approfondito rispetto alla controparte maschile, dona una prova attoriale di tutto rispetto, più minimale ma profondamente interiore. È da notare anche la presenza nel film di Isabella Rossellini nei panni di un personaggio secondario come la commissaria Tuma. Nonostante la sua discreta interpretazione, si poteva dare un po’ più di spazio a un’attrice di questo calibro, poiché il suo personaggio, la commissaria Tuma, poteva anche non comparire all’interno di questo lungometraggio, apparendo un personaggio più inutile che necessario.

SPACEMAN. (L to R) Adam Sandler as Jakub and Carey Mulligan as Lenka in Spaceman. Cr. Courtesy of Netflix © 2023.
SPACEMAN. (L to R) Adam Sandler as Jakub and Carey Mulligan as Lenka in Spaceman. Cr. Courtesy of Netflix © 2023.

In conclusione

In definitiva, “Spaceman” si rivela un’opera cinematografica che mescola abilmente elementi fantascientifici con un profondo viaggio introspettivo del protagonista, Jakub. La narrazione si concentra sul conflitto interiore di Jakub e sulle sue relazioni, piuttosto che sulla trama della missione spaziale “Chopra”. L’incontro con l’alieno Hanuš rappresenta un’esplorazione dei turbamenti interiori di Jakub, offrendo una riflessione filosofica sui temi dell’amore, dell’isolamento e del rimpianto. Tuttavia, nonostante le interpretazioni convincenti, la sceneggiatura risulta a tratti banale e non riesce a creare un vero senso di suspense riguardo all’esistenza di Hanuš. Nonostante ciò, il film offre una visione suggestiva e profonda dell’animo umano, arricchita da una regia efficace e da una fotografia coinvolgente, rendendolo un’esperienza cinematografica degna di nota.

Note Positive:

  • Approccio intimista: “Spaceman” si distingue per il suo focus sull’esperienza interiore del protagonista, Jakub, e sul suo viaggio emotivo e psicologico durante la missione spaziale. Questo approccio intimista offre una prospettiva unica sulla solitudine, la depressione e il confronto con se stessi.
  • Elemento filosofico: L’inclusione di elementi filosofici, come la metafora della nube e il dialogo con l’alieno Hanuš, aggiunge profondità e complessità alla narrazione, suscitando domande esistenziali e stimolando la riflessione dello spettatore.
  • Interpretazioni eccellenti: Adam Sandler offre una performance memorabile nel ruolo del protagonista, trasmettendo con efficacia le sfumature del suo personaggio tormentato. Anche Carey Mulligan e Isabella Rossellini contribuiscono con interpretazioni solide e convincenti.
  • Regia visivamente accattivante: Johan Renck crea una rappresentazione visiva suggestiva e coinvolgente, utilizzando il montaggio alternato e il punto di vista dell’alieno Hanuš per esplorare i ricordi e i pensieri dei personaggi in modo originale e interessante.

Note Negative:

  • Sviluppo della trama: Nonostante la complessità emotiva e psicologica dei personaggi, la trama potrebbe risultare a tratti banale e prevedibile, mancando di suspense e tensione drammatica in alcuni punti chiave della storia.
  • Ruolo della commissaria Tuma: Il personaggio interpretato da Isabella Rossellini potrebbe essere stato sviluppato in modo più significativo o eliminato del tutto, poiché la sua presenza appare marginale rispetto alla trama principale e ai personaggi centrali.
  • Ambiguità dell’alieno Hanuš: Nonostante l’uso efficace dell’alieno Hanuš come strumento per esplorare la psiche del protagonista, la sua natura reale rimane ambigua e poco chiara, il che potrebbe risultare frustrante per alcuni spettatori in cerca di risposte concrete.
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