Figli del sole (2020): dura realtà e tesori nascosti

Figli del sole (2020): dura realtà e tesori nascosti 1

Figli del sole

Titolo originale: Khorshid

Anno: 2020

Paese: Iran

Genere:  Drammatico

Produzione: Majid Majidi Film Production

Distribuzione:  Europictures, Celluloid Dreams

Durata: 99 min

Regia: Majid Majidi

Sceneggiatura: Nima Javidi, Majid Majidi

Fotografia: Hooman Behmanesh

Montaggio:  Hassan Hassandoost

Attori: Ali Nassirian, Javad Ezati, Tannaz Tabatabaei, Roohollah Zamani

Trailer di Figli del sole

Trama di Figli del sole

Il film narra la storia del dodicenne Ali e dei suoi tre amici: insieme cercano di sopravvivere e sostenere le loro famiglie, tra lavoretti in un garage e piccoli crimini per trovare in fretta del denaro. In un colpo di scena che ha del miracoloso, ad Ali viene affidato il compito di ritrovare un tesoro nascosto sottoterra. Ali chiede aiuto alla sua banda, ma per poter avere accesso al tunnel è necessario iscriversi alla Scuola del Sole: un’associazione di beneficenza che cerca di educare bambini che vivono in strada o sono costretti a lavorare, la cui sede è vicina al luogo in cui si trova il tesoro.

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Fotogramma del film

Recensione di Figli del sole

Per chi non lo conosce Majid Majidi è il regista che per primo ha portato un film iraniano, I ragazzi del paradiso, a essere candidato agli Oscar come miglior film straniero nella stessa edizione che ha visto trionfare il nostro Benigni con La vita è bella. Il regista iraniano torna a Venezia in concorso con Figli del sole, ottenendo due importanti riconoscimenti: I premi Lanterna magica al regista e Marcello Mastroianni al miglior giovane attore protagonista.

Come viene introdotto dalla didascalia in apertura il film è dedicato a tutti quei bambini costretti a lavorare (152 milioni nel mondo) sono proprio loro i grandi protagonisti della pellicola, l’attenzione con cui i giovanissimi attori non professionisti sono stati reclutati è dimostrata dal fatto che il lavoro di casting ha occupato una grande percentuale sul totale della produzione con una durata di oltre quatto mesi e il coinvolgimento di quattromila giovani da tutto il paese. Giustamente il regista nelle sue numerose interviste ha sottolineato questo sforzo produttivo che gli ha consentito di scovare veri e propri talenti ma lui stesso non dimentica di ricordare anche la sofferenza nel dover escludere la maggior parte di loro, sofferenza data anche dalla consapevolezza che un’eventuale partecipazione al film avrebbe potuto essere un’importante fonte di sostentamento per tante famiglie in difficoltà.

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Fotogramma del film

La tematica principale del film è dichiarata in modo manifesto fin dall’inizio sia con la didascalia che con le prime scene che vedono il gruppetto dei ragazzini protagonisti impegnati in furti, lavori pesanti e fughe dalla polizia o dagli aguzzini locali. A questa routine quotidiana si innesta l’ottima idea narrativa che caratterizza il film: la presenza di un tesoro sotto la scuola, motivo per il quale i quattro adolescenti si vedono costretti a frequentare le lezioni se vogliono recuperare la ricchezza nascosta. Accanto al tema del lavoro minorile viene anche affrontata la questione dell’istruzione, prendendo spunto dalla realtà Majidi mette in scena una scuola particolare: non è una scuola pubblica ne privata bensì una scuola allestita dalla popolazione con l’aiuto delle organizzazioni non governative con l’obbiettivo di dare un’alfabetizzazione e un’educazione ai ragazzi costretti a lavorare per sopperire alle difficoltà familiari. Questa particolare tipologia comporta quindi ulteriori problematiche, che emergono nella storia, difficoltà legate alla sua stessa sopravvivenza: non beneficiando di alcuna sovvenzione pubblica infatti è totalmente dipendente dalle sempre più esigue donazioni private.

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Il film si sviluppa così intrecciando le storie personali dei ragazzi e degli istitutori alla linea principale della caccia al tesoro creando fin da subito una correlazione tra la conquista dell’agiatezza e la ricerca della conoscenza come mezzo di emancipazione da una condizione senza prospettive. Oltre al contrasto evidente tra la ricchezza materiale e la quella intellettuale il film affronta un altro tipo di contrasto, molto più cinematografico se vogliamo, quello tra realismo e fiaba. Infatti la vicenda vive di questa coesistenza, volutamente accentuata ma non gestita fino in fondo, che vede l’estremo realismo dato dalla presenza di attori giovanissimi presi dalla strada e dal riferimento a strutture realmente esistenti come quella della scuola popolare in contrapposizione a una storia fantastica che prevede elementi poco verosimili e situazioni al limite della retorica spicciola. Tale dicotomia se da un lato indebolisce l’elemento di denuncia sociale alleggerendo il potenziale dato dallo spunto iniziale, dall’altro conferisce fluidità, ritmo e tensione alla narrazione che rimane avvincente fino alla fine. Ciò grazie a un notevole sforzo produttivo che prevede l’utilizzo di un gran numero di comparse, di dolly impegnativi e riprese in ambienti angusti e claustrofobici nonché alla bravura dei giovanissimi attori e in particolare del protagonista Roohollah Zamani il vero tesoro scoperto dal regista durante le selezioni e giustamente premiato al Festival di Venezia come miglior giovane attore della manifestazione.

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Roohollah Zamani e Majid Majidi durante la lavorazione

Majidi ha il grande pregio di filmare i ragazzi in modo molto realistico e naturale facendo emergere la loro natura giocosa e ribelle e, pur senza mordere, porta sullo schermo tematiche importanti le quali comunque avrebbero meritato di essere sviluppate in modo più approfondito date le premesse iniziali. Il risultato è comunque un film gradevole e coinvolgente con passaggi in qualche modo divertenti che offre un punto di vista diverso di una realtà a noi poco conosciuta oltre che spunti di riflessione interessanti su aspetti che spesso vengono dati per scontati nella nostra ricca società occidentale. La pellicola è in uscita in questi giorni nelle sale italiane e può essere un’occasione in più per apprezzare una cinematografia, quella iraniana, che riesce ormai da anni a toccare argomenti importanti e punti di osservazioni interessanti e inusuali.

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