Cenerentola (2021): una rivisitazione che ha poco da offrire

Trailer del film Cenerentola

Cenerentola è il secondo film che dirige la regista e sceneggiatrice statunitense Key Cannon, dopo il suo esordio con Blockers nel 2018. Cannon, anche produttrice e sceneggiatrice della saga de Pitch Perfect e di serie tv tra cui New Girl, prende spunto dagli elementi senza tempo della classica fiaba per portare sullo schermo una storia di emancipazione e coraggio con un tocco di contemporaneità.

Questa Cenerentola cerca di rinnovare il classico per avvicinarsi alle nuove generazioni e alle famiglie di oggi, in chiave musical e molto femminista, con momenti di commedia, canzoni originali e cover di pezzi musicali di artisti popolari.

Questa nuova versione sarà disponibile in tutto il mondo dal 3 settembre 2021 su Amazon Prime Video.

“La vera crudeltà da parte mia sarebbe permetterti di pensare che puoi essere qualcosa che non puoi.”

Matrigna Vivian (Idina Menzel) Cit. Cenerentola

Trama de Cenerentola

Cenerentola di Kay Cannon è una rilettura in chiave di commedia musicale della fiaba tradizionale con cui tutti siamo cresciuti.

Ella (Camila Cabello) ha grandi sogni: non ha alcuna intenzione di sposarsi né di essere una principessa, ma di raggiungere l’indipendenza diventando un’imprenditrice nel mondo della moda. Con l’aiuto di Fab G (Billy Porter), lei riuscirà a perseverare per realizzare la vita che vuole per se stessa.

Recensione de Cenerentola

Abbiamo ormai perso il conto di quante volte la storia di questa ragazza chiamata Cenerentola sia stata adattata o abbia ispirato tantissimi film e anche serie tv. Questo è dovuto al fatto che soprattutto ad Hollywood c’è indiscutibilmente una grande crisi creativa e certamente, i produttori rischiano sempre di meno, e c’è sempre questo bisogno di “aggiornare” a seconda di ogni epoca i racconti che fanno parte dell’immaginario collettivo (oggi più che mai per il “politicamente corretto”).

Questo “fenomeno” di fare versioni diverse non è però del tutto nuovo. Infatti, parlando a livello di letteratura, del racconto di Cenerentola ci sono addirittura varie versioni completamente diverse come eredità culturale di numerosi popoli. La più conosciuta e su cui si è basato il famosissimo film d’animazione della Disney del 1950 e quasi tutte quelle trasposizioni successive è quella appartenente allo scrittore francese Charles Perrault.

Rispondendo più che altro a questo mondo globalizzato e di rivendicazione, la regista e sceneggiatrice Kay Cannon ha voluto fare pure lei una sua versione di Cenerentola, mantenendo l’ambientazione nell’epoca della classica fiaba, ma aggiungendo degli elementi nuovi con lo scopo di renderla più “moderna”. Avendo tra i suoi lavori la saga de Pitch Perfect e le serie tv New Girl e Girlboss, Cannon sceglie di nuovo la commedia e il racconto musicale per portare sugli schermi una Cenerentola (interpretata dalla cantante Camila Cabello nel suo debutto al cinema) ambiziosa e decisa a essere indipendente ed a compiere il suo sogno di diventare una fashion designer di fama internazionale. Lei è una ragazza che cerca di imporsi e farsi una vita a modo suo in una società che stabilisce alle donne soltanto il ruolo di moglie e mamma, senza il diritto di avere una voce propria.

Dietro queste trasformazioni del racconto tradizionale, fioriscono tematiche su cui si parla oggi più che mai: l’emancipazione femminile e l’individualità che portano alla libertà di scegliere cosa diventare ed essere, senza pregiudizi né impedimenti.

È così come la nuova Cenerentola, oltre che protagonista della propria storia, è una sorta di portavoce e pioniera di una rivoluzione femminile che non libera solo le donne del suo paese, ma che serve anche di ispirazione per tutti come il suo amato Principe Robert (interpretato da Nicholas Galitzine: High Strung, Handsome Devil, Chambers), pure lui costretto per anni ad essere diverso da ciò che vuole rispettando le tradizioni reali e i desideri del Re Rowan (Pierce Brosnan: Mamma Mia! e Mamma Mia! Here We Go Again, la saga di James Bond tra cui Die Another Day, Mrs. Doubtfire).

“Mai nella vita tutto rimane uguale, nel bene o nel male.”

Fab G (Billy Porter) Cit. Cenerentola

Tra ripetizioni, controsensi e bassa qualità

Chi non ha visto molti film che prendono spunto dalla classica storia di Cenerentola, specialmente se appartenente alle nuove generazioni, probabilmente potrebbe dire che questa versione di Kay Cannon è molto “innovativa” e “moderna”, ma in realtà non è del tutto vero.

Appartando il fatto che questa rilettura è molto più femminista di tante altre (basta vedere l’arco di trasformazione dei personaggi femminili del film), tutti i punti che si presentano come una “novità” nascondono dietro delle tematiche che in passato sono state trattate in altri adattamenti.

Il tema dietro il cambiamento del personaggio di Cenerentola, l’emancipazione, i sogni e piani di una vita propria erano stati già proposti in film come Ella Enchanted (2004) con Anne Hathaway, A Cinderella Story (2004) con Hilary Duff e Another Cinderella Story (2008) con Selena Gomez. Gli ultimi due, tra l’altro, ambientati nei giorni nostri e perciò sicuramente più coerenti con le tematiche e le modificazioni narrative che in questa versione 2021 si presentano.

In questa nuova Cenerentola, non mancano dei personaggi e attori che seguono la tendenza attuale della diversità e l’inclusione nelle produzioni audiovisive. L’emblema di questo sono i personaggi di Cenerentola (ora con capelli neri e occhi scuri) e quello che fa le volte della fata madrina, Fab G (interpretato da Billy Porter: Like a Boss, Pose, American Horror Story: Apocalypse): molto glam, di colore e forse con la pretesa di non essere etichettato in quanto a un genere specifico (ma che indubbiamente fa riferimento al collettivo LGBTQ+). Questo film però non sorprende neanche in quanto alla moda del “politicamente corretto” all’interno di una fiaba come questa. C’è un altro adattamento (parliamo del 1997) che aveva fatto un lavoro più notevole e intelligenti in quanto a questi argomenti e le tematiche femministe. Cinderella di Robert Iscove, basato sul musicale scritto e composto da Richard Rodgers e Oscar Hammerstein II, ha come protagonista una Cenerentola (Brandy Norwood), una fata madrina (Whitney Houston) e una regina (Whoopi Goldberg) di colore sposata con un re bianco (Victor Garber) e, come se non fosse già abbastanza inclusivo, il Principe Christopher è interpretato da Paolo Montalbán, un attore filippino. Detto ciò, si può dire che i cambiamenti che propone Cannon in questa versione sono più ripetizioni che “aggiornamenti”. Solo anni fa queste scelte potevano stupire visto che ormai sono il pane quotidiano.

Il problema de Cenerentola va oltre al fatto dei cambiamenti narrativi e tematici già rivisti in altre trasposizioni che, bene o male, si potrebbero anche accettare se la costruzione artistica e tecnica del film fosse veramente buona, funzionale di qualità, ma questo non è il caso.

Iniziamo dal fatto che la sceneggiatura di Cannon scarseggia in quanto allo sviluppo dei personaggi, soprattutto quelli secondari. Alcuni non compiono un ruolo narrativo specifico e certe battute sinceramente non fanno ridere per niente. Il film si definirebbe meglio come una parodia esagerata che come una rilettura intelligente e intrattenente.

A questo si aggiungono delle cose spiazzanti e poco logiche dentro la narrativa del film, come potrebbe essere il diventare un’imprenditrice fashion designer e l’uso di canzoni contemporanee molto commerciali in un contesto storico come quello del racconto tradizionale. Parliamo di cover di canzoni famose come “Material Girl” di Madonna, “Perfect” di Ed Sheeran e “Let’s Get Loud” di JLo che prevalgono, tra l’altro, sulle poche canzoni originali che uno come spettatore si aspetta da un musicale, come si aspetterebbero pure delle coreografie ben riuscite (solo il finale soddisfa in questo senso). Se l’intenzione era fare una versione così moderna, allora perché non fare una produzione ambientata nei giorni nostri? Sarebbe stato più credibile il tutto.

Purtroppo, questo prodotto non ha il “patto” minimo con la realtà che ogni film dovrebbe avere per essere credibile nella sua finzione, ma non solo per la questione delle canzoni. Il patto inteso con lo spettatore (compreso quello infantile) viene cancellato anche da alcuni dettagli che non possono passare inavvertiti: ad esempio, le scarpette che vogliono far passare come di “cristallo” ma che in realtà si vede che sono di plastica; i vestiti che crea Cenerentola, una giovane “promessa della moda internazionale” sono poveri (per non dire di cattivo gusto). In questo senso, neanche le interpretazioni sono convincenti, in modo particolare quelle dei due protagonisti Camila Cabello e Nicholas Galitzine.

Se parliamo dei costumi, che sono sempre stati parte del fascino di questa storia, c’è molto da desiderare in generale, nonostante siano stati fatti da Ellen Mirojnick che ci ha incantato con i costumi di produzioni come Bridgerton, Maleficent: Mistress of Evil e The Greatest Showman.

Sicuramente, non tutto è da scartare. Bisogna dire che le canzoni originali sono belle e ben inserite all’interno del racconto e tutto il cast (non solo il talento vocale di Camila Cabello e Idina Menzel) fa uno stupendo lavoro anche nelle cover. Un altro aspetto positivo è certamente l’ottima fotografia, aiutata da una scenografia incantevole e ben fatta.

Infine, è questo film una rivisitazione veramente nuova e necessaria? Cenerentola di Kay Cannon non è altro che un mix non ben riuscito tra l’epoca e gli elementi senza tempo del classico racconto e delle tematiche e canzoni del mondo contemporaneo, finendo per essere una versione spiazzante, incongrua e poco originale, nonché di basso livello (nonostante il budget alto) in molti dei suoi aspetti tecnici e artistici.

Resta chiaro che non basta scommettere soltanto sulle tendenze femministe né sulla diversità e l’inclusione per fare un (accettabile e buon) film… Ci vuole molto altro anche nei film che non si prendono sul serio, almeno per chi apprezza un minimo il cinema.

“Scegliere me è scegliere noi.”

Principe Robert (Nicholas Galitzine) Cit. Cenerentola

NOTE POSITIVE

● Buone canzoni originali e buone versioni e interpretazioni di canzoni rinomate.

● Scenografia.

● Fotografia.

NOTE NEGATIVE

● Mancanza di credibilità sia per l’incongruenza tra gli elementi nuovi e l’epoca storica, sia per le interpretazioni di alcuni attori (tra cui i due protagonisti) sia per cose che voglio far passare per altro che non sono (ad esempio, le scarpette di Cenerentola che dicono siano di cristallo, suonano come di cristallo, ma si vede che sono di plastica).

● Gli aggiornamenti o cambiamenti che vengono presentati come una “novità” dal classico in realtà sono già stati rivisti e proposti in diverse maniere in altri adattamenti, soprattutto per quanto riguarda le tematiche trattate.

● Trattandosi di una versione musical, ha delle scene di ballo dimenticabili e poche canzoni originali, prevalendo l’uso di cover di canzoni molto commerciali.

● Costumi poveri, specialmente quelli che crea il personaggio di Cenerentola che in questo adattamento appare come un “talento” emergente nel mondo della moda.

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