Fuocoammare (2016): la vita prestabilita di un bambino siracusano

Recensione, trama e cast di Fuocoammare, un documentario italiano diretto da Gianfranco Rosi del 2016. Un film italiano trattante tematiche molto attuali.

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Foto di Fuocoammare - © 01 Distribution
Foto di Fuocoammare – © 01 Distribution

Fuocoammare

Titolo originale: Fuocoammare

Anno: 2016

Nazione: Italia

Genere: Documentario

Casa di produzione: Stemal Entertainment, 21 Unofilm, Rai Cinema, Cinecittà Luce

Distribuzione italiana: 01 Distribution

Durata: 106 minuti

Regia: Gianfranco Rosi

Sceneggiatura: Gianfranco Rosi, Carla Cattani

Fotografia: Gianfranco Rosi

Montaggio: Jacopo Quadri

Musiche:

Attori:

Trailer di Fuocoammare

Informazione sul film e dove vederlo in streaming

Nel suo viaggio intorno al mondo per raccontare persone e luoghi invisibili ai più, dopo l’India dei barcaioli (Boatman), il deserto americano dei drop-out (Below Sea Level), il Messico dei killer del narcotraffico (El Sicario, room 164), la Roma del Grande Raccordo Anulare (Sacro Gra), Gianfranco Rosi è andato a Lampedusa, nell’epicentro del clamore mediatico, per cercare, laddove sembrerebbe non esserci più, l’invisibile e le sue storie. Seguendo il suo metodo di totale immersione, Rosi si è trasferito per più di un anno sull’isola facendo esperienza di cosa vuol dire vivere sul confine più simbolico d’Europa raccontando i diversi destini di chi sull’isola ci abita da sempre, i lampedusani, e chi ci arriva per andare altrove, i migranti. Da questa immersione è nato Fuocoammare.

Il documentario ha ottenuto il plauso della critica ottenendo: l‘Orso d’Oromiglior film al festival di Berlino e venendo candidato come rappresentate dei film Italiani al premio oscar 2016/17 come miglior film straniero e documentaristico.

Trama di Fuocoammare

Samuele ha 12 anni e come tutti i giovani Italiani va a scuola e trascorre i pomeriggi a giocare, lui tira la fionda e adora andare a caccia. Gli piacciono i giochi di terra, anche se tutto intorno a lui parla del mare e di uomini, donne e bambini che cercano di attraversarlo per raggiungere la sua isola. Ma non è un’isola come le altre, è Lampedusa, approdo negli ultimi 20 anni di migliaia di migranti in cerca di libertà. Samuele e i lampedusani sono i testimoni a volte inconsapevoli, a volte muti, a volte partecipi, di una tra le più grandi tragedie umane dei nostri tempi. 

Fotogramma di Fuocoammare ©01 Distribution
Fotogramma di Fuocoammare ©01 Distribution

Recensione di Fuocoammare

“Lo abbiamo ammazzato, basta.”

cit. Fuocoammare

Il cinema nasce nel documentario per poi diventare altro, un racconto di storie nate dalla fantasia in grado di parlarci del presente, di tematiche importanti per la vita attuale degli spettatori, ma non sempre accade così, alcuni cineasti prediligono il documentario, il mostrare il mondo nella sua crudezza, nella sua verità più autentica privando lo spettatore della “favola” della possibilità che quella non sia la verità. Il documentario riprende ciò che accade, senza nascondere la bruttezza e la bellezza del mondo. Gianfranco Rosi è un maestro italiano del documentario e con Fuocoammare ci narra una storia semplice, quella di un bambino siracusano che vive in un epoca segnata da un importante movimento migratorio africano – medio orientale causato dalle guerre post undici settembre. Il problema è che al pubblico la narrazione è stata presentata, esclusivamente, come un film sull’immigrazione e probabilmente tutti i premi che ha ottenuto sono dovuti a questo argomento e non per il film. Fuocoammare è realmente un film sul tema dell’immigrazione?

Rosi però non fa un film che parli realmente dell’immigrazione, né cerca di spiegarla né di trattarla sporcandosi le mani. Il regista sfrutta questo avvenimento per raccontare la storia di un bambino siracusano, Samuele Caruana, che trascorre la sua “fanciullezza” con la fionda e giocando alla guerra. Viene mostrato come la sua vita è già stabilita, benché lui sia ancora un piccolo uomo, Samuele dovrà vivere di pesce (nonostante ami l’entroterra) e dovrà saper usare la barca e saper pescare. Il fanciullo tenta d’imparare tutto ciò, ma notiamo che non è “probabilmente” portato per quella vita. Lui soffre di mal di mare e non sa condurre una barca. Chissà se imparerà con il tempo quel mestiere. La storia del bambino funziona, anche grazie al ragazzino di un estrema simpatica e che riesce a tenere a galla il documentario che soffre di un ritmo eccessivamente lento.

L’opera cinematografica è così divisibile:

  1. C’è una cornice: gli sbarchi, le storie dei sopravvissuti al mare, i loro dolori e i racconti commoventi del dottor Pietro Bartolo.
  2. La vita dei siracusani, in un isola desertica rimasta indietro negli anni. Un isola che sembra essere situata fuori dal mondo e dell’Italia stessa. Qui, sembra d’essere in un altro spazio temporale. Udiamo la trasmissione radiofonica del paesino, vediamo i componenti della famiglia Caruana nelle più semplici mansioni di vita. Notiamo la semplice monotonia della vita siracusana in contrapposizione  a quella che gli migrati hanno avuto fino ad allora: esistenza insicura e turbolenta.

Onestamente le riprese, il montaggio e la regia stessa sono ben fatte; non gli si può dire nulla, ma – a mio modo di vedere – c’è un piccolo ma: Un film deve dire qualcosa, non può rimanere nel mostrare eventi senza dare un senso all’opera. Il film non mostra nulla, spiega poca roba e non dà nessuna conclusione, né prende posizione d’avanti ai fatti. Uno sceneggiatore deve innanzitutto porsi una domanda ”Che cosa voglio raccontare e che messaggio intendo trasmettere al pubblico?” e poi, dopo un accurata risposta, può procedere alla scrittura avendo nella sua testa un filo conduttore. Qui ci vuole parlare della vita normale di un bambino e si sfrutta l’evento per creare un film sull’immigrazione, quando non lo è, a loro è dedicata solo di una mezzora su 106 minuti.

In conclusione

Consiglio di vederlo, ma non è assolutamente un film sul tema dell’immigrazione ma tratta della vita di un bambino sull’isola di Lampedusa. Unica pecca è che può risultare a tratti un po’ noioso! Il film si salva solo per alcuni pezzi sugli immigranti – molto belli – e sull’incredibile simpatia comica di Samuele.

Note positive:

  • La scenografia “naturale” – il panorama è veramente incantevole
  • La simpatia del bambino
  • Alcune scene sono interessanti

Note negative:

  • Il regista non ha saputo dare un tema al film, sicuramente è più un film sui Siracusani che non sugli immigrati
  • La sceneggiatura poteva essere svolta meglio
  • Il Montaggio rende il film noioso

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Review Overview
Regia
Fotografia
Sceneggiatura
Colonna sonora e sonoro
Emozioni
SUMMARY
3.8
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.