Giulio Regeni – Tutto il male del mondo (2026) – Restituire la figura di Regeni all’Italia.

Recensione, trama e cast di Giulio Regeni - Tutto il male del mondo (2026), il documentario che illustra il caso Regeni dal punto di vista di chi ha indagato.

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Giulio regni tutto il male del mondo (2026) Immagine ricevuta a uso editoriale da Ufficio stampa Fandango
Giulio regni tutto il male del mondo (2026) Immagine ricevuta a uso editoriale da Ufficio stampa Fandango

Trailer di “Giulio Regeni – Tutto il male del mondo”

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Giulio Regeni è stato un ricercatore italiano che studiò negli Stati Uniti e in Inghilterra. I suoi studi lo portarono in Egitto, è qui che inizia la storia del documentario dedicato a lui. Il film è un racconto esaustivo sul caso Regeni e viene esplorato attraverso le testimonianze dei genitori del ricercatore e dell’avvocato Alessandra Ballerini. La storia parte proprio dai primi giorni di incertezza, dove Regeni era “semplicemente” sparito, prosegue linearmente mostrando le immagini del funerale, le riprese in aula del processo ai quattro imputati assenti, la modalità con la quale si svolsero le indagini, gli sforzi dei genitori e dell’avvocato per mantenere vivo l’interesse sul caso. Sostanzialmente, il documentario pone l’accento su un elemento che ancora oggi non è pervenuto in questa storia: la giustizia.

Il film è diretto da Simone Manetti, regista classe 1978 che si è dedicato ad una lunga gavetta tra regia e montaggio. Nel 2019 ha diretto il documentario Sono innamorato di Pippa Bacca, per poi lavorare a progetti più mainstream come Marta – Il delitto della Sapienza o Il giovane Berlusconi. Il 3 febbraio 2026 esce Giulio Regeni – Tutto il male del mondo, presentato come film evento. Dopo alcuni mesi, il film torna a far parlare di sé dopo il rifiuto di fondi pubblici da parte di una commissione scelta dal governo. La commissione che stila la graduatoria ha escluso il film, nonostante fosse un argomento di identità culturale italiana di grande rilevanza, preferendo assegnare punteggi più alti ad altri titoli. La notizia ha fatto indignare diversi cittadini, i quali continuano a chiedere giustizia per Giulio Regeni. Dopo le polemiche, nel corso di aprile 2026, oltre sessanta sale italiane hanno deciso di riportare il film in sala, registrando una buona partecipazione.

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Trama di “Giulio Regeni – Tutto il male del mondo”

Giulio Regeni è un giovane ricercatore che si trasferisce in Egitto per condurre i suoi studi. Il 25 gennaio del 2016 sparisce improvvisamente e vengono allertati gli organi competenti. Il 3 febbraio dello stesso anno viene ritrovato senza vita in una strada periferica de Il Cairo. Da quel momento, vengono svolte delle indagini per scoprire la verità sulla sua morte.

Recensione di “Giulio Regeni – Tutto il male del mondo”

La vicenda di Giulio Regeni è ancora oggi una ferita aperta per l’Italia, perché nonostante tanti anni, non si è arrivati ad una conclusione soddisfacente, o meglio, non si è arrivati ad un verdetto che corrisponda alla giustizia. Chi ha ucciso Regeni non ha ancora pagato per il crimine commesso, anzi, si atteggia per ciò che ha fatto (testimonianza del cittadino kenyota). A distanza di anni, il caso Regeni non ha trovato un epilogo. Con Giulio Regeni – Tutto il male del mondo, il regista Simone Manetti restituisce la figura del ricercatore all’Italia, costruendo un discorso cristallino sulla sua figura. Si insiste su un punto fondamentale: Regeni non era una spia, era in Egitto per fare il ricercatore e nient’altro. Era un ragazzo pieno di vita e con grandi ambizioni in ambito accademico, non era lì per qualcosa di losco. Come al solito, quando accadono cose di questo tipo, c’è sempre qualcuno che prova a mettere in cattiva luce la vittima, oppure c’è qualcuno che avanza ipotesi complottistiche. Ma sia i genitori di Giulio che la produzione del film ci tengono a mettere in chiaro che nulla di quelle teorie è vero. La spiegazione più semplice e più logica ci viene data verso metà film: l’Egitto è vittima di un governo repressivo, come tale, elimina personaggi scomodi o che possono sembrare scomodi, perché non dà un vero valore alla vita. Giulio Regeni, con le sue domande sui sindacati indipendenti egiziani, era scomodo per il governo egiziano e per il servizio segreto egiziano. Lo dimostra il fatto che c’è stata una mancata collaborazione tra i due paesi, con l’Egitto che si è sempre messo sulla difensiva, pur di salvare in qualche modo la sua reputazione, o meglio, pur di nascondere le sue responsabilità. Il film è costruito per far capire come nessuno lì abbia fatto qualcosa di concreto per scoprire la verità, anzi, l’Egitto ha spesso cercato di depistare le indagini, costruendo falsi scenari (i documenti trovati nella casa dei presunti aggressori, la sparatoria) e cancellando prove che avrebbero potuto aiutare a trovare i colpevoli. Inoltre, la polizia e i media egiziani cercarono di attribuire la causa del decesso ad un incidente stradale in seguito ad un litigio, sottintendendo che Regeni fosse omosessuale e dipendente dalla droga. Tutti questi elementi hanno inasprito i rapporti fra Italia ed Egitto, anche se ancora oggi restano floridi gli accordi commerciali. Quest’ultimo fatto può aver influito sulla timidezza dimostrata dai diversi governi italiani che si sono succeduti nei confronti del caso, governi che hanno lasciato soli i genitori di Regeni. Il documentario illustra ottimamente lo stato attuale dell’Egitto, facendo intendere che è uno stato severissimo con i “curiosi”, ma soprattutto, mette in evidenza che il presidente Al-Sisi non ha cambiato le sorti del paese, anzi, i diritti civili sono ancora in pericolo.

Il film ha uno svolgimento molto semplice: inizia dalla sparizione di Regeni, prosegue con i dettagli delle indagini post morte e si conclude con il nulla di fatto dell’ultimo processo. Nel mezzo, ci sono diverse testimonianze dirette ed indirette che aiutano a unire tutti i puntini sul caso. Lo stile non è colorito, non cerca di impressionare nessuno, ciò che conta è la verità del racconto. Anche la modalità con la quale il regista agisce è eloquente: ci ricorda come non ci sia bisogno di spettacolarizzazione, è necessario mostrare la storia di Regeni per quello che è, attraverso le voci di chi lo conosceva davvero. Sicuramente le musiche cupe e i toni incutono maggiore angoscia, creano un clima di tensione ed un senso di empatia tra la figura del ricercatore e lo spettatore, ma non c’è dubbio che il regista abbia voluto evitare la spettacolarizzazione, proprio per cercare di fare emergere, come detto, la verità. Inoltre, non si fa uso di tanti testimoni, il focus è su pochi intervistati, vengono interpellati i genitori e l’avvocato perché sono coloro che hanno vissuto al 100% questa situazione. Il resto del film è composto da immagini di repertorio che arricchiscono la narrazione. Queste immagini sono le riprese fatte dal venditore ambulante che accusò Regeni, le immagini di strade, palazzi e piazze. In più, ci sono i dettagli delle indagini spiegati durante il processo ai quattro imputati, ci sono video dei notiziari, i servizi giornalistici. Insomma, il montaggio è eseguito in maniera precisa per dare modo allo spettatore di seguire le fasi in modo netto, senza perdersi gli elementi principali. È un film che per la prima volta porta la storia di Regeni sul grande schermo, lo fa con umiltà e passione.

Giulio Regeni – Tutto il male del mondo è un film importantissimo per il panorama cinematografico italiano, perché nobilita ancora una volta un genere spesso messo da parte: il documentario. Tramite esso, è possibile dare informazioni importanti, impostando la realtà dei fatti, ma soprattutto, è possibile coinvolgere direttamente i protagonisti della vicenda. Tecnicamente ed emotivamente, è un documentario eccellente, perché segue le regole giuste e coinvolge lo spettatore attraverso un percorso asciutto e rispettoso. A dieci anni dalla morte di Regeni, questo film è fondamentale.

In conclusione

Giulio Regeni – Tutto il male del mondo è un documentario ben impostato grazie al montaggio composto da un perfetto mix di immagini di repertorio e interviste. Vista la natura della vicenda, non è un film che spettacolarizza, rende giustamente omaggio alla figura di Giulio Regeni, analizzando le vari fasi, dalla sparizione, alla morte, fino alle indagini che portano al processo dei quattro imputati assenti. È un documentario lineare, che mostra l’essenziale.

Note positive

  • Montaggio
  • Musiche
  • Sviluppo del racconto
  • Gestione delle interviste

Note negative


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Review Overview
Regia
Fotografia
Sceneggiatura
Colonna sonora e sonoro
Interpretazioni
Emozione
SUMMARY
4.5
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Francesco Lesti
Francesco Lesti

Laureato presso il DAMS di Roma Tre. Sono appassionato di cinema da quando ne ho memoria, ma non smetto mai di cercare nuovi film e nuove storie da amare.