Pare parecchio Parigi (2024). Basato su una storia vera

Condividi su

Trailer di Pare parecchio Parigi

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Il comico fiorentino nato nel 1965, Leonardo Pieraccioni, noto attore e regista di opere cinematografiche come “I laureati” (1995), “Una moglie bellissima” (2007) e “Il sesso degli angeli” (2022), all’inizio del 2024, precisamente dal 18 gennaio 2024, presenta al cinema la commedia “Pare parecchio Parigi” (2024). Il film si basa su un fatto di cronaca accaduto nel 1982, quando i fratelli Michele e Gianni Bugli partirono con il padre malato in roulotte, facendogli credere di compiere un viaggio verso Parigi.

Questa storia è liberamente ispirata ai fratelli Michele e Gianni Bugli che nel 1982 partirono con il padre malato in roulotte e gli fecero credere di essere arrivati a Parigi. Viaggiarono non uscendo quasi mai dal loro podere. Il film è dedicato a loro. E a tutti i sognatori

La pellicola, distribuita da 01 Distribution, vede nei ruoli principali, oltre a Leonardo Pieraccioni, Chiara Francini (nota per film come “Miracolo a Sant’Anna” del 2008, “Femmine contro maschi” del 2011 e “Martin Eden” del 2019), Giulia Bevilacqua (“L’ora di punta” del 2007, “Natale col boss” del 2015, “Il principe di Roma” del 2022), Nino Frassica (“Vacanze di Natale ’91” del 1991, “Eccezzziunale veramente – Capitolo secondo… me” del 2006, “L’estate più calda” del 2023) e Massimo Ceccherini (“Zitti e mosca” del 1991, “Lucignolo” del 1998, “Il racconto dei racconti – Tale of Tales” del 2015).

Trama di Pare parecchio Parigi

Per esaudire il desiderio, ormai rimpianto, di un vecchio e malato padre (Nino Frassica) di non aver fatto un viaggio a Parigi con i figli (Leonardo Pieraccioni, Chiara Francini, Giulia Bevilacqua), i tre fratelli, che non si parlano da cinque anni, decidono di fingere di partire con lui da Firenze a bordo di un camper per raggiungere Parigi. Tuttavia, a causa delle condizioni del padre, il camper non uscirà mai dai confini di un maneggio di cavalli. Questo viaggio, messo in scena perché ai figli è stato vietato di allontanare il padre dalla struttura ospedaliera che glielo ha affidato, diventerà un’occasione paradossale, avventurosa e irresistibile per tentare di far riavvicinare i fratelli e cercare di riconciliarsi con il loro papà. Con il motore dell’immaginazione, si possono fare migliaia di chilometri: se non si può andare a Parigi, Parigi può venire da noi! Dopotutto, anche se fai il giro del mondo, ritorni sempre nel solito punto, no?

I personaggi principali di Pare parecchio Parigi
I personaggi principali di Pare parecchio Parigi

Recensione di Pare parecchio Parigi

Con “Pare parecchio Parigi”, Leonardo Pieraccioni affronta la sua maturità narrativa, compiendo uno switch importante nella sua carriera cinematografica come narratore di storie. In questo lungometraggio, Pieraccioni si reinventa, tentando di cambiare la sua prospettiva narrativa entro le corde di una commedia, rimanendo però fedele a sé stesso, sia a livello attoriale che nel personaggio trattato: un uomo buono, semplice dai modi sognanti, una caratteristica che accomuna il suo Bernardo a tutti quei personaggi nati dalla sua penna e a cui ha dato vita a livello attoriale. Ciò che manca, però, in questa pellicola è l’elemento sentimentale, sempre centrale, a eccezione de “I laureati” del 1995, in tutte le pellicole di Pieraccioni, dove vedevamo l’attore toscano recitare accanto a delle belle donne con cui scaturiva, spesso e volentieri, una complicata storia d’amore a lieto fine.

L’amore, inteso in ottica romantica e sentimentale, in “Pare parecchio Parigi”, è completamente assente, soppiantato da una tematica prettamente familiare immessa in un viaggio on the road, dal sapore favolistico, che si sviluppa tra le strade di un maneggio nei dintorni di Firenze all’interno di un camper. La pellicola, con un tono sempre ironico che non ricerca, fortunatamente, la comicità forzata, mette al centro quattro storie, quattro individualità appartenenti a una famiglia, quattro personalità che non vanno d’accordo, ma che a causa della morte della loro madre ci sono persi del tutto, non vedendosi più da ben cinque anni.

La malattia del padre, abilmente interpretato da un Nino Frassica quasi irriconoscibile, diviene il motore scatenante di una serie di accadimenti che condurrà la famiglia a trascorrere del tempo nuovamente insieme all’interno di un camper che dovrebbe andare a Parigi, come sogna il cattivo padre Arnaldo, ma che in verità si muoverà sulle strade di Firenze, all’interno di un maneggio di proprietà di Bernardo. Così prende vita un’avventura dal sapore riconciliatorio, dove i figli si tolgono i sassolini dalle scarpe dichiarando la loro verità e identità. Allo stesso tempo, i tre fratelli, tra discussioni accese e momenti di allegria, scoprono anche la vera identità di loro padre, un genitore che nella loro giovinezza è stato praticamente sempre assente, come dichiarerà lo stesso Bernardo al padre in una delle prime scene della pellicola.

Leonardo Pieraccioni

Nei tanti film che ho fatto c’è sempre stato un momento più acceso di tenerezza, ma subito spento dalla parte comica. In questo film, sotto questo punto di vista, mi sono lasciato molto più andare. Era importante raccontare bene i rapporti di questi tre fratelli con questo padre che avevano perso di vista da anni. Ovvio che quando si raccontano queste dinamiche familiari prende il sopravvento la parte emozionale. In ogni famiglia ci sono dei non detti, delle acredini mai sopite, la mia famiglia Cannistraci non vuole vivere di rimpianti, che è come guidare una macchina che si muove solo all’indietro. I nostri quattro sentono che hanno l’ultima occasione se non per recuperare il loro rapporto per mettere almeno qualche importante tassello a posto. Insomma, in questo viaggio è anche arrivato il momento per i nostri tre fratelli di recuperare immediatamente un Natale non passato insieme anche se siamo a Giugno e anche se siamo in un’aiuola di servizio vicino a “Parigi”.

Il tema familiare, il bisogno di ricreare un’armonia familiare prima della morte di un proprio genitore, trascorrendo gli ultimi giorni di vita insieme, è probabilmente l’unico elemento, realmente, salvabile della pellicola. Per il resto, “Pare parecchio Parigi” è lontanissima dai fasti di Pieraccioni, che in passato ha saputo coinvolgere gli spettatori attraverso storie più accattivanti, interpretazioni più riuscite (seppur semplici), e, soprattutto, un altro tipo di scrittura che non trasforma i suoi personaggi in mere macchiette, ma individui pieni di anima.

Questa commedia inizia male, attraverso una scena in aereo discutibile tecnicamente, che funge da espediente narrativo, abbastanza inverosimile, per permettere a Bernardo di raccontare a noi e al comandante dell’aereo, ma non solo, un estratto della sua vita, ovvero il viaggio in camper. Poi la pellicola passa alla presentazione dei vari personaggi, una presentazione immediata ma che non riesce a narrare con forza l’interiorità dei singoli personaggi ma che sa raccontare solo la loro esteriorità. Infatti, le loro tematiche, specialmente quelle riguardanti Giovanna (Chiara Francini), vengono narrate con ampia superficialità, rendendo questo personaggio abbastanza bidimensionale all’interno della storia. Contrariamente, Bernardo e Ivana, seppur malamente, svolgono un loro viaggio interiore di cambiamento, anche se è narrato abbastanza superficialmente. In particolare, il cambiamento di Ivana viene mostrato in modo spiazzante, senza fornire alcun elemento caratteriale nel corso della pellicola che ci permettesse di comprendere, in precedenza, questo suo cambiamento.

Un altro elemento negativo è la scrittura dei personaggi di Paolo (M. Ceccherini) e della madre. Entrambi fungono da villain del racconto, ma non possiedono alcun ruolo di spicco entro la vicenda trattata, dando la sensazione di essere due personaggi fuori posto, immessi nel racconto solo per ampliare la vicenda trattata.

Leonardo Pieraccioni

Il personaggio di Ceccherini è la cattiveria fatta persona! In ogni favola c’è un personaggio così che mette, in questo caso letteralmente il bastone tra le ruote. Lui è l’altrettanto cattivissima madre (Gianna Giachetti) vivono ai bordi del maneggio e guardano questo camper che passa loro davanti come un elemento di disturbo. Sono una coppia che rappresenta il veleno contrapposto alla dolcezza di quel viaggio.
I tre fratelli in Pare parecchio Parigi
I tre fratelli in Pare parecchio Parigi

In conclusione

“Pare parecchio Parigi” presenta una transizione narrativa per Leonardo Pieraccioni, ma alcuni aspetti, come la superficialità di alcune caratterizzazioni, non risultano così riuscite. Il film risulta poco adatto alla sala cinematografica, ma un discreto prodotto per una serata a casa. Ovviamente la mancanza dell’elemento sentimentale, tradizionalmente presente nei film di Pieraccioni, potrebbe essere deludente per gli spettatori che si aspettano quella componente romantica e affettiva tipica delle sue opere precedenti all’interno anche di questo lungometraggio.

Note Positive

  • Maturità narrativa: Il film rappresenta un passo avanti nella maturità narrativa di Leonardo Pieraccioni, evidenziando una volontà di sperimentare nuove prospettive nella sua carriera cinematografica.
  • Ironia e comicità non Forzata: L’uso dell’ironia senza forzare la comicità è un punto positivo, poiché conferisce al film un tono leggero e divertente senza cadere in cliché comici troppo scontati.
  • Tema familiare e riconciliazione: Il tema familiare, con la ricerca di armonia prima della morte di un genitore, è un elemento rilevante e toccante che può connettersi con il pubblico.
  • Interpretazione di Nino Frassica: L’interpretazione di Nino Frassica è evidenziata come un punto forte, con la sua performance che contribuisce a dare vita al personaggio del padre malato.

Note negative:

  • Superficialità nella caratterizzazione di Giovanna: La superficialità nella caratterizzazione del personaggio di Giovanna rende il suo ruolo bidimensionale e meno coinvolgente rispetto agli altri.
  • Scena iniziale in aereo discutibile: La scena iniziale in aereo ha un esecuzione discutibile dal punto di vista tecnico e per la sua inverosimiglianza, anche a livello di sceneggiatura con l’utilizzo di un espediente narrativo che potrebbe risultare poco convincente.
  • Il cambiamento repentino di alcuni personaggi, come Ivana, potrebbe risultare spiazzante e poco coerente non essendo adeguatamente sviluppato nel corso della trama.
  • I personaggi di Paolo e della madre, se presentati come villain, avrebbero potuto essere più sviluppati all’interno della trama per risultare più convincenti e integrati nella vicenda principale.
Condividi su
Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

Articoli: 890

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.