Glassboy: Il film per ragazzi di Samuele Rossi

Poster Glassboy

Glassboy

Titolo originale: Glassboy

Anno: 2020

Paese: Italia

Genere: Drammatico

Produzione: Solaria Film, Minerva Pictures

Distribuzione: Solaria Film, Minerva Pictures

Durata: 90 minuti

Regia: Samuele Rossi

Sceneggiatura: Samuele Rossi, Iosella Porto

Fotografia: Ariel Salati

Montaggio: Marco Guelfi

Musiche: Giuseppe Cassaro

Attori: Andrea Arru, Giorgia Wurth, David Paryla, Loretta Goggi, Massimo De Lorenzo, Giorgio Colangeli, Pascal Ulli, Mia Polemari, Rosa Barbolini, Gabriel Mannozzi De Cristofaro, Stefano Trapuzzano, Luca Cagnetta

Trailer di Glassboy

Si è tenuta lo scorso 19 gennaio la conferenza stampa di Glassboy, l’ultimo film di Samuele Rossi, che sarà disponibile dal primo febbraio in TVOD presso piattaforme streaming come Chili, Sky, io resto in sala.

Progetto fortemente voluto dal produttore Emanuele Nespeca e soprattutto dal regista il quale durante la conferenza stampa via Zoom ha dichiarato: «Glassboy rappresenta la realizzazione di un mio sogno. Quando ho iniziato, quando sono arrivato a Roma nel lontano 2005 avevo un desiderio: quello di produrre film per ragazzi nel vero senso della parola».

Lo stesso Rossi ha dichiarato di aver lavorato per quasi sei anni al progetto motivato dal desiderio d
portare in Italia un genere maltrattato ovvero il cinema per ragazzi: «Aver scelto di fare questo cinema è un po’ una lotta, la mia è una lotta per il cinema di genere in questo caso una lotta per il cinema per ragazzi». Il film infatti è stato concepito con intento ben preciso «Spero davvero che Glassboy ‒ ha aggiunto il regista ‒ rappresenti nella sua sincerità nella sua magia, nella sua purezza, anche la voglia di provare a fare un cinema nuovo che forse troppo spesso è stato motivo di una certa pochezza o mediocrità del nostro cinema». Rossi ha inoltre sottolineato come questo film sia nato dalla voglia di portare nuove visioni e prospettive nel cinema italiano: «lo dico con grande onestà prima da spettatore e poi la regista credo che in quello che abbiamo fatto c’è anche la voglia di cambiare qualcosa di cambiare anche paradigmi del nostro settore».

Se in America, ma anche in Europa, il genere è sempre stato presente, realizzato anche da nomi importanti quali Steven Spielberg o Richard Donner, in Italia invece è mancato e continua a mancare un cinema a misura di ragazzo con protagonisti ragazzi in grado di trasmettere il coraggio e l’amore per l’avventura, ma anche valori e strumenti per capirsi e capire gli altri. Un tempo la televisione compensava questa mancanza attraverso la tv dei ragazzi con contenuti pensati appositamente per loro però da qualche decennio è venuto a mancare anche quello, lasciando così i ragazzi privi di un contenuto pensato per loro.

Com’è stato saggiamente sottolineato da Loretta Goggi (che ne film è nonna Helena), presente anche lei alla conferenza, è importante tornare a fare contenuti di questo tipo soprattutto in una società come la nostra sempre più caotica, in cui i ragazzi ma anche gli adulti possono ritrovare una guida per la realtà ed evasione. La speranza è che questo film dia inizio a nuova stagione per il cinema fatto di storie in grado di appassionare, divertire ma anche riflettere.

Glassboy, scritto e diretto da Samuele Rossi, è una trasposizione cinematografica del libro Il bambino di vetro di Fabrizio Silei, edito da Einaudi ragazzi nel 2011. Sarà disponibile dal primo febbraio in TVOD.

Foto dal Backstage di Glassboy
Foto dal Backstage di Glassboy

Trama di Glassboy

Pino ha undici anni e come molti ragazzi della sua età ama i fumetti e disegnare ma, a differenza dei suoi coetane, i a lui è stato proibito dalla sua famiglia di uscire, in special modo dalla nonna materna Helena. Divieto imposto per via della sua malattia: l’emofilia, caratterizzata da un difetto nella coagulazione del sangue che può provocare anche gravi emorragie interne ed esterne. Pino ha ereditato la malattia dal defunto nonno materno. I genitori e la nonna sono pronti a tutto pur non rivivere il dolore già vissuto e così Pino resta a casa e prende lezioni dal professore Fidenzio, braccio destro della nonna. La finestra della sua camera è l’elemento che lo unisce all’esterno, attraverso cui osserva o meglio spia, i suoi coetani mentre giocano in piazza, come il celebre malato di cuore nell’omonima canzone di Fabrizio De Andrè. Tra i vari gruppi ce ne è uno che ha attirato maggiormente la sua attenzione: gli Snerd, composto da due ragazzi e due ragazze di cui una ne è il capo ovvero Mavi.

Gli Snerd si sfidano spesso in gare in bicicletta (vincendole) con un gruppo rivale. Durante una di queste solite gare però, Pino si rende conto che per vincere il gruppo rivale ha messo una corda tesa a sbarrare il percorso, un senso di giustizia e affetto provato per il gruppo tanto spiato darà a Pino il coraggio giusto per intervenire. Questo è l’inizio di una grande amicizia che li porterà a vivere avventure e guai ma anche l’avvio di un percorso di crescita che coinvolgerà ugualmente i suoi genitori che piano piano diventeranno più permissivi a differenza della nonna che reagirà con maggior durezza. Riuscirà Pino a vivere la sua adolescenza come gli altri ragazzi?

Citazione di ET Glassboy
Citazione di ET Glassboy

Recensione di Glassboy

Per il volere del regista, il film si ricollega, con citazioni puntuali ed evidenti, ai grandi cult degli anni ’80: come I goonies di Richard Donner, E.T- l’extraterrestre di Steven Spielberg, Ritorno al futuro di Robert Zemeckis, un filone del grande cinema per ragazzi fatto di storie fantastiche e di crescita, che hanno al centro e come punto di vista quello dei ragazzi. Queste influenze danno al film un retrogusto nostalgico degli anni’80 alimentando il suo carattere favolistico o meglio fumettistico, di fatto l’inizio e la fine del film sono presentati attraverso delle tavole che alla fine del film si scoprirà essere disegnate da Pino.

Il lungometraggio è un racconto di formazione non solo del protagonista Pino ma anche della famiglia e di Mavi. Ognuno di loro riuscirà a superare la sua fragilità. Pino troverà il coraggio di vivere all’esterno nonostante la paura di poter stare male, un terrore creatogli più dalla famiglia che dalla sua malattia, poiché il medico stesso è primo a dire che potrebbe vivere una vita normale; la famiglia, e in particolare la nonna supereranno invece la paura di rivivere il dolore della perdita comprendendo che la scelta di rinchiudere Pino a casa non è una vera soluzione. Mavi invece, la cui crescita rimane un po’ sullo sfondo ma è ugualmente significativa, riuscirà a superare il suo lutto per la madre morta di cancro legame simboleggiato dal fatto che Mavi continua a tagliarsi i capelli e che nell’ultima scena vedremo più lunghi.

Una storia particolare sulla fragilità, che assume caratteri universali, in cui ognuno di noi può identificarsi, in particolar modo in questi tempi in cui la pandemia in corso ha costretto anche noi a stare a casa e spiare il mondo da una finestra o da un balcone.

Note positive

Note negative

  • Si esplicita troppo nella sceneggiatura quello che potrebbe essere lasciato dire dalle immagini.

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